Natale anticipato, regalo assicurato. by you.

Il post su panettoni e pandori, già in vendita in alcuni supermarket italiani, ha fatto breccia. Mi sono arrivate varie segnalazioni sul Natale d’ottobre. La più simpatica è questa: arriva da Bari, per l’esattezza via Paolo Lembo (grazie Marco!).

Da brividi!

Innamorate, da 32 anni.

October 13th, 2009

Raramente mi occupo delle campagne per questa o quella legge in Paesi esteri. E non perché non mi interessino, ma semplicemente per non scoraggiarmi e non vedere a quale punto di civiltà siano arrivati oltre i nostri confini italioti. Il video che pubblico oggi è un pretesto. E’ stato realizzato da un comitato che si batte per mantenere, nello stato di Washington, una legge che tutela le unioni civili, anche tra gay (tramite il cosiddetto Referendum 71). E’ un pretesto, perché quello che mi ha colpito, in questi 30 secondi, è la storia di queste due donne. Vivono insieme da 32 anni. Hanno cresciuto una figlia, che ha regalato due nipotine.

Queste due donne sono un monito e, al tempo stesso, regalano una speranza. Il monito è che la lotta per i diritti gay prosegue, deve proseguire, in ogni parte del mondo. Con rabbia e determinazione. In alcuni Paesi più che altrove. Segnala anche che siamo ancora lontani dall’attribuzione alle unioni GLBT della stessa dignità di quelle tradizionali. Ma la storia di questi due cuori, legati al di sopra della legge e delle convenzioni, regala la speranza che, prima o poi, riusciremo a spazzare via l’ipocrisia cattolicheggiante verso un amore che si vorrebbe dipingere con le tinte fosche del Male e della Malattia.

Anche in Italia.

Bacio tra calciatori. by you.

Vincenzo Santoruvo, attaccante del Frosinone, festeggia un gol, baciando il compagno di squadra Aurelio (la partita è Frosinone-Crotone, nona giornata di serie B).

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Karl Lagerfeld difende le modelle-grissino. by you.

Karl Lagerfeld taglia la testa al toro, fa pochi giri di parole e va subito al dunque: “Quelle che criticano le modelle magre sono grasse donne mangia-patatine”, “invidiose” delle ragazze non in carne. Lo stilista risponde così ad una sorta di crociata, lanciata dalla rivista tedesca “Brigitte”, che ha deciso di cancellare dai propri servizi fotografici le modelle troppo magre. “Nessuno vuole vedere delle donne dalle curve pronunciate”, ha poi sottolineato Lagerfeld, commentando la campagna del giornale. “Ci sono queste mamme grasse, con le loro confezioni di patatine, sedute davanti alla televisione: sono loro a dire che le modelle magre sono grasse”. “Il mondo della moda – dice il 71enne – è fatto di sogni e illusioni. Nessuno vuol vedere una donna rotonda”. La rivista Brigitte ha preso la decisione di sposare la causa anti-magre, dopo aver ricevuto molte proteste, da parte delle lettrici, che lamentavano di “non potersi identificare con le modelle”.

Mi sento di essere d’accordo con lui, eccessi esclusi.

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L’avevo anticipato la scorsa settimana. Ecco altri scatti, alcuni dal backstage della pubblicità Bikkemberg, altri dalle riviste che hanno pubblicato il lavoro finito. Foto realizzate in Sud-Africa.

Bikkemberg, scatti sud-africani. by you.Bikkemberg, scatti sud-africani. by you.

La prossima puntata, invece, sarà un “focus” su uno dei modelli. Un Alessandro già visto su river-blog.

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Modelli in slip a Times Square.

October 12th, 2009

La “Undergear” ha portato un manipoli di modelli a Times Square, nel cuore di New York, e li ha fatti spogliare, per la gioia dei (e delle) presenti. I modelli: Paul Marron, Carlo Romero, Kennen Miller, Markus Trocha e Nick Gogel.

Considerando la temperatura di New York (e l’abbigliamento del pubblico), penso che si siano morti di freddo.

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Il giorno dopo la manifestazione anti-omofobia, una coppia gay è stata aggredita nei pressi di via del Corso, oggi pomeriggio intorno alle 14. I due si trovavano a piedi in via del Collegio Romano, quando sono stati avvicinati da sei giovanissimi, su tre motorini. Il più giovane dei due, Francesco, di 25 anni, è stato colpito con il casco sulla testa e all’inguine. “Abbiamo sentito le vittime dell’aggressione – aggiunge Marrazzo – a cui abbiamo espresso la nostra vicinanza e solidarietà e forniremo loro tutto il nostro supporto. A colpirci è soprattutto l’età dei giovanissimi aggressori, e il fatto che abbiano urlato slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay”. I sei aggressori, infatti, avrebbero urlato “Camerati”.

A denunciare il fatto è Massimo Fusillo, il compagno di Francesco e presidente di un’associazione di orientamento gay, “Leather Club Roma“. “Eravamo appena usciti da Palazzo Venezia – ha raccontato Fusillo – dopo aver visitato la mostra, volevamo andare a pranzare in un ristorante al Pantheon. Ci siamo incamminati lungo via del Corso e abbiamo deciso di tagliare per una delle stradine laterali quando,ad un certo punto, siamo stati avvicinati da sei ragazzi in motorino: erano giovanissimi, forse dai 16 ai 18 anni“. L’ipotesi di Fusillo è che ad attirare l’attenzione degli aggressori sia stato l’abbigliamento della coppia gay, che indossava capi in stile “Skinhead SHARP” (quest’ultimo è l’acronimo di kinhead against racial prejudice, ovvero contro il pregiudizio razziale), tra cui anche i classici lacci delle scarpe gialli. «Forse – ha spiegato – hanno visto il nostro modo di vestire come un affronto o forse hanno solo capito che siamo una coppia gay, anche se in quel momento non ci stavamo neanche scambiando effusioni. Ci hanno avvicinato, erano alle nostre spalle, ci hanno fatto il saluto romano, ma noi non abbiamo risposto, poi ci hanno più volte gridato “camerati”. Io ho cominciato a correre verso via del Corso pensando che anche il mio compagno lo stesse facendo ed invece è rimasto indietro. Il tempo di accorgermene e lo avevano già aggredito. “Io non sono fascista”. ha gridato Francesco mentre i suoi aggressori fuggivano in sella agli scooter diretti verso piazza Venezia. “Appunto, lo siamo noi”, hanno risposto. I due fidanzati sono stati immediatamente soccorsi da alcuni turisti italiani per poi andare a raccontare il fatto agli uomini della polizia municipale che erano in un’auto nelle vicinanze. «Ci hanno consigliato di prendere un taxi – ha concluso Fusillo – ma ci aspettavano di essere almeno accompagnati ed invece, sconvolti, ci siamo incamminati da soli a piedi verso piazza San Silvestro».

Mi fa rabbrividire l’idea che dei 16enni facciano saluti romani e urlini “camerati”. Ma i genitori?

Aggiornamento/In serata, Francesco, il ragazzo aggredito, ha detto di “avere paura”. Questa, per lui, non è la prima aggressione. “Ora ho paura, ho paura di essere me stesso e di esprimere la mia personalita’, anche nel vestire. In quegli attimi mi sono sentito davvero solo. In meno di un anno che mi sono trasferito a Roma da Lecce ho gia’ subito due aggressioni. Sono scappato dalla mia citta’ perche’ non mi sentivo libero ma oggi ho capito che Roma ha una mentalita’ ancora più chiusa. Ma a camminare con la testa bassa non ci sto, la vera sfida e’ rimanere qui, perche’ i problemi non si risolvono scappando”. Nei prossimi giorni il venticinquenne ha detto che sporgera’ denuncia alla Procura contro ignoti, anche con l’assistenza legale dell’Arcigay. Intanto rimane la paura per un gesto “che più che un danno fisico, – ha detto – mi ha provocato un danno morale e psicolgico. In fondo ho solo una contusione ad un dito, poteva andarmi peggio”. Solo 6 mesi fa a viale Marconi, ha raccontato Francesco, c’e’ stata la prima aggressione. “Due nazisti mi hanno avvicinato minacciosi perche’ sono gay e skinhead di sinistra” ha raccontato. “Mi hanno rapinato e minacciato con un coltello. Mi hanno detto che se mi facevo rivedere in giro vestito cosi’ mi avrebbero tagliato la gola” ha concluso.

Anteprime natalizie al supermercato. by you.

Tutto ciò è molto triste.

Anteprime natalizie al supermercato. by you.

Alla Gs sono arrivati pandori, panettoni e torroni. Mi sembra sempre troppo presto.

Buona domenica blog.

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Cinquantamila, secondo gli organizzatori; molti di meno, secondo chi, come me, ha visto sfilare il corteo “Uguali”, contro l’omofobia e i razzismi. Ma non è delle cifre, che vorrei parlare. Piuttosto di Mara Carfagna, ministro delle Pari opportunità (e, val la pena ricordarlo, ministro che dovrebbe tutelare la comunità gay italiana). Questa settimana, forse grazie anche alla vicinanza con la manifestazione di oggi, la ministra ha incontrato per la prima volta le organizzazioni GLBT. Prima non l’aveva mai voluto fare. A loro ha promesso di sostenere – finanziandola – una campagna contro l’omofobia. Un primo passo importante. Sicuramente un atto dovuto, di fronte al quale, in un Paese normale, si dovrebbe rispondere: “dov’è la notizia?”. Oggi non era presente al corteo. Dal palco, è stato letto un suo messaggio: “Ringrazio la comunita’ Glbt per l’invito alla manifestazione ma per precedenti impegni istituzionali non potro’ essere presente. Non siete soli nella battaglia contro tutte le intolleranze e la violenza. La mia volonta’ e’ di lavorare al contrasto di ogni discriminazione“. Nella nota inviata ai manifestanti, ha fatto sapere che “a breve partira’ una campagna di comunicazione promossa dal Governo contro l’omofobia e tutte le forme di intolleranza“.

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Messaggio che è stato accolto da fischi e da urla “Vergogna”. Se non avessi ricevuto una telefonata e un’e-mail, forse, avrei condannato quegli insulti. In fondo è un primo, timidissimo segnale di apertura verso la “problematica”.

Dicevo: una telefonata e un’e-mail, in cui due amici mi segnalano di aver visto la ministra. Già. Proprio lei. Alle 15.15, circa, la prima volta; mezz’ora dopo, la seconda. E dov’era? Secondo il comunicato letto dagli organizzatori aveva degli impegni istituzionali. Già. Tutto può essere, ma alle 15.15 era insieme al fidanzato e ad un gruppo di amici, vicino all’hotel Ritz, in via Veneto. Completo marrone chiaro, borsa Bottega Veneta (ho degli amici che amano i dettagli), grandi occhiali da sole. Una bellezza che non passa inosservatMezz’ora dopo, viene avvistata in via del Babuino, stesso gruppo di amici, nel “quadrilatero” romano dello shopping.

Magari era una sosia. Oppure i miei amici erano un po’ brilli. Oppure, ancora, aveva degli impegni proprio là. A spasso, con gli amici.

Zara celebra Keith Haring.

October 9th, 2009

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Visto qualche giorno fa, da Zara, nella Galleria Colonna. La collezione dedicata a Keith Haring – mito di casa-river, presente in camera da letto con tre stampe. Di lui ho anche una felpa, presa a N.Y.: ma l’enorme cuore grande la rende poco “low profile”, ecco. Zara Man ha messo in vendita 4 modelli di t-shirt e 2 di felpe, con cappuccio, nei suoi 1200 negozi sparsi per 60 Paesi.

Keith Haring Zara Tees[1] by you.

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Mentre vado alla Casa del Cinema, per l’anteprima stampa di “Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il Diavolo (v.o. “The Imaginarium of Doctor Parnassus”), penso quanto il trailer mi abbia in realtà dissuaso dal vederlo. Fondamentalmente perché non mi è mai piaciuto il genere Fantasy. Insomma, l’inverosimile puro, fiero della propria irrealtà. E poi c’era la durata: quei 122 minuti mi preoccupavano. Le 21, per la visione di un film, ti pongono di fronte ad una scelta drammatica, altro che fantasy: cena come le galline, o, dopo ululati vari, a mezzanotte. In platea c’è Paolo Bonolis, con la compagna, e un nutrito gruppo di amici.

Immagine by you.

Poi vedi Heath, Ledger. Appare impiccato, appeso ad una corda che gli stringe il collo, penzolante da un ponte, abito bianco (foto sopra). E’ quasi morto. E in quel “quasi” c’è tutta la dimensione di omaggio e ricordo testamentario cinematografico dell’attore, scomparso lo scorso mese di gennaio. Scomparso, raccontano le cronache, proprio mentre erano in corso le riprese del film. Così, è impossibile non riuscire a fare a meno di cercare di cogliere qualsiasi segnale che potesse far presagire il suo malessere, sfociato in quella maledetta overdose di farmaci. Un tono di voce diverso, uno sguardo perso, la percezione di qualsiasi anomalia. Mi aiuta la visione del film in lingua originale: la voce di Heath ti trafigge come la sua sparizione improvvisa dal set. Sparizione che il regista, il visionario Terry Gilliam, ha compensato con tre amici di Heath: Colin Farrell, Jude Law e Johnny Depp. I loro compensi sono stati interamente devoluti alla figlia del loro amico, Matilda. Heath scompare all’improvviso, nella finzione cinematografica e nella realtà. Nel film, la sua sparizione avviene dietro lo specchio che il dottor Parnassus, l’uomo che voleva sfidare il Diavolo (e interpretato da uno strabiliante Christopher Plummer), usava per regalare viaggi in un fantastico mondo parallelo. Vi entra, e non ne esce più. Il pubblico, così, non ha neanche la possibilità di salutarlo, di regalarsi quell’ultima visione, unico dono che i morti possono offrire ai vivi. E’ a Colin Farrell, che ha assunto le sue sembianze, che tocca il compito di interpretare una delle scene finali, un’impiccagione, una morte che servirà a Parnassus per vincere la sua scommessa col Diavolo. Ledger non c’è già più, è la realtà. Ha perso, non con il Diavolo, ma con la Vita.

I titoli di coda omaggiano la vita spezzata di Heath, e questo film è l’ultimo respiro di un’anima che non è riuscita a trovare l’equilibrio terreno, la chiave della sopravvivenza.

(Il film uscirà nelle sale italiane il 23 ottobre, distribuito dalla Moviemax, dopo la presentazione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma).

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Stoccatina inguinale.

October 9th, 2009

Stoccatina inguinale. by you.

Diego Occhiuzzi “infilza” (lo so, non si dice così), il rumeno Gelu Florin Zalomir, durante in mondiali in Turchia.

Ma farà male?

Deep-throat estremo.

October 9th, 2009

Da una segnalazione su Facebook, la Regina incontrastata nell’Arte dell’Oral. Quella per la quale oral è sinonimo di anal, visto che i due buchi sono comunicanti. Circa.