Il tatuaggio? Si fa in chiesa.

November 25th, 2009

churchtattoo by you.

Anche un tatuaggio puo’ servire a veicolare un messaggio religioso, durante una messa. Ne è convinto padre Kellogg (sì, come i cereali), che ha fatto partire un progetto, denominato “Permanent Ink” (inchiostro permanente). Così, domenica scorsa, nella sua chiesa, a Mill Creek, ha fatto effettuare il primo tatuaggio, durante il suo sermone (in foto). La “volontaria” è Erica Armendariz, membro della stessa comunità religiosa del pastore. “L’unico tatuaggio che non ci piace è il 666″, ha scherzato il prete, rivolgendosi ai fedeli, che hanno assistito all’operazione. Il progetto “Permanent Ink”, della durata di sei settimane, vuole trovare e mostrare quelle cose, nella vita, che dovrebbero essere permamenti, oltre a quelle di cui, invece, si dovrebbe fare a meno. Una scelta, questa del prete, in contrasto con il credo di molte chiese, che considerano i tatuaggi una profanazione del corpo. “Anche se per alcuni miei colleghi i tatuaggi sono una cosa sbagliata, io non sono affatto d’accordo – replica Kellogg – Pensiamo, invece, che si tratti di un qualcosa alla quale possiamo applicare una verità spirituale”.

Arcigay_IlPreservativoSì_Amore by you.

Arcigay ha lanciato una nuova campagna di prevenzione dall’HIV, “Il preservativo sì”. Composta da tre locandine informative che saranno appese nei comitati provinciali Arcigay, nei circoli ricreativi e in spazi di socialità in oltre 50 città italiane, a partire dal 1° dicembre 2009 Giornata mondiale per la lotta contro l’HIV/AIDS. “Abbiamo voluto ribaltare, con un pizzico di ironia, tre dei pregiudizi legati alla diffusione delle malattie a trasmissione sessuale. Non servono infatti la fortuna, i rapporti stabili d’amore o la religione per diminuire il rischio di trasmissione Hiv – spiega il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso – contano solo i comportamenti sessuali consapevoli delle regole del sesso sicuro”. Ad ogni immagine corrisponde uno slogan diverso: L’amore non basta, La fortuna non serve; Pregare non c’entra.

 Arcigay_IlPreservativoSì_Fortuna by you.untitled by you.

Uhm. Le coccinelle mi stanno simpatiche, ma i due tizi con le chiappe al vento sono un po’ inquietanti. Quella che preferisco, è quella con la suora.

Bacio con lingua, al topo.

November 25th, 2009

Bacio con lingua, al topo. by you.

La foto è di una ragazza che, su Flickr, si firma Mandy. E al suo topino deve voler davvero tanto bene.

In aereo, ordine su touch-screen.

November 24th, 2009

3ef116b9_620 by you.

Su Virgin Atlantic, le bibite si ordinano dal proprio posto (e si paga con carta di credito sul touch screen). Non solo: c’è anche il Wifi gratis, in aereo.

A me scoccia sempre premere il bottoncino per chiamare la hostess, anche quando viaggio in Business. Preferisco sempre andarmele a prendere le bibite, anche per sgranchirmi le gambe.

Con l’interruttore sulla testa.

November 24th, 2009

Con l'interruttore sulla testa. by you.

Dominic Wilcox è un artista inglese, che sviluppa, autonomamente o per conto terzi, progetti a tema. Il suo campo d’azione è nella vita di tutti i giorni: edifici, cose, interazione tra le persone. La normalità. Si parte dalla banalità e dalle cose che diamo per scontate, viste in un’ottica nuova.

Con l'interruttore sulla testa. by you.

Per un mese ha vissuto con un interruttore sulla testa, giorno e notte. Con reazioni di comprensibile stupore da parte della gente.

Salto in lungo.

November 24th, 2009

Da un palazzo alto otto piani. Sembra facile.

Aggrappati e tira forte.

November 24th, 2009

Aggrappati e tira forte. by you.

Sarà stato voluto il posizionamento?

Come sfruttare al meglio gli acquazzoni? Facendo surf. Accade a Porto Alegre, in Brasile, dove un gruppo di ragazzi, sprezzanti di infezioni et malattie varie, si diverte a surfare le acque di scarico. Feci incluse.

Almeno indossano la muta.

Gesù natalizio (secondo Banksy).

November 23rd, 2009

nathale by you.

Il Natale secondo Banksy.

Gesù ginnasta (secondo ESPN).

November 23rd, 2009

Gesù ginnasta per ESPN. by you.

ESPN Classic” è un canale televisivo dedicato ai momenti clou del mondo dello sport. Con questa campagna (dal titolo “Gods of sports”), si vuole lanciare il messaggio che, per alcune persone, gli atleti diventano delle semi-divinità. Lo slogan, infatti, è “Dove gli uomini diventano divinità”.

Della gelosia (e delle bugie).

November 23rd, 2009

Antefatto, giovedì. Vado alla fermata della metropolitana, dove dovrebbe arrivare dopo aver preso un autobus. L’università è iniziata da pochi giorni. Classe piccola, i dubbi, le paure di un geloso cronico iniziano a crescere, ora dopo ora, sms dopo sms. Non penso di vedere nulla di sconvolgente. Tutto nasce come sorpresa, a dire il vero. Immagino che scenda dall’autobus, e prenda la metro. Un amico, al telefono, mi prende in giro: “Ma che t’aspetti di scoprire?”. Gli autobus arrivano, uno dopo l’altro, ma lui non c’è. Niente. A un certo punto mi arriva l’sms: “Sto entrando in metro”. Penso che abbia cambiato programma. Lo chiamo. Gli chiedo con chi sia: “Da solo, sto entrando nella fermata X”. La fermata X era la mia. Capisco. Dopo uno scambio infuocato di sms, ci incontriamo. S’era fatto dare un passaggio da due colleghe di università, ad un’altra fermata. Aveva paura di dirmelo. “Avresti fatto una sceneggiata”. La stessa cosa era successa pochi giorni prima, con compagno e compagna. Sono furente. La gelosia si è trasformata in rabbia, anche se i due stati d’animo si intrecciano spesso l’uno con l’altro. Faccio e dico cose che non penso. Incontrollabilità allo stato puro.

Antefatto, venerdì. Agenda Smemo regalata martedì. Un pensiero per accompagnarlo a lezione. La riempio di dediche, nei giorni “topici”. Quando ci siamo incontrati la prima volta. Il mio compleanno. Il suo. Il Natale. Il giorno dopo il litigio di giovedì sta male, tra i compagni. Insomma, si vede che gli è successo qualcosa. La compagna di banco – “eh, ti capisco, anche il mio ragazzo è geloso” – per nulla intimorita di fronte alla gelosia del suo compagno, gli prende la Smemo e gli scrive una stucchevolissima dedica di una pagina. Una pagina il cui senso è: “La gente entra ed esce dalla nostra vita, capita, non è la fine del mondo”. Segno di una confidenza inequivocabile, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni. Rabbia. Si vergogna di quella pagina, la strappa, per poi farmela leggere. Mi riprendo la Smemo. Mi sento violato nella nostra intimità.

Fatto. Sono sempre stato geloso. Ma in genere, dopo qualche “prova incrociata” andata a buon fine, sono riuscito a mettermi con l’anima in pace. Io e lui ci leggiamo i nostri sms reciproci, senza grossi problemi. Anche le email. Penso di averne bisogno per essere più tranquillo. Sarà colpa della sua giovane età. O del fatto che negli ultimi mesi sia stato a casa mia, senza far nulla, in una condizione di irreale sospensione. Innaturale, perché l’interazione con gli altri è quasi un dovere sociale. Ora la vita, reale. Quella fatta di persone concrete, e di potenziali “intrecci”. Le lezioni sono giornaliere, sabato incluso. Ore e ore, “insieme”, e non con me. Sguardi e intimità, altrove, con altri.

Futuro. Della bugia si è pentito, molto. Ha capito che piuttosto che mentire per evitare un mini-casino, creandone uno mega, è meglio tagliare la testa al toro. Non c’è niente di male a farsi dare un passaggio, sia chiaro. Ma il nasconderlo, attiva una serie di processi alle intenzioni di proporzioni inimmaginabili. Qualche volta lo andrò a prendere, certo. Siamo due mondi separati, che hanno scelto di intrecciarsi. Non fondersi, ma sovrapporsi, rispettando i diversi ritmi e le diverse esigenze dell’altro.

Amarsi è anche avere paura di perdersi.

Fronte.

November 23rd, 2009

Retro.

November 23rd, 2009

back_boobs by you.

Dall’ormai mitico blog People of Wal-Mart.