Libri da piangere.

December 27th, 2009

foto by you.

Non sono uno dalle lacrime facili, anzi. Figuriamoci se potevo immaginare che un libro – un libro! - sarebbe riuscito nell’impresa. Me ne avevano parlato bene in tanti, e da un bel po’ era nella mia libreria. C’era anche il film. Il racconto di una storia d’amore, l’amore che nasce tra un padrone e il proprio cane, dai primi giorni di vita, fino all’ultimo, inevitabile addio. Qualche giorno fa mi sono fatto coraggio – ché già presagivo lo strazio – e ho iniziato a leggerlo. Stamattina ho affrontato due capitoli in lacrime. Mi resta l’ultimo, ma davvero non me la sento. E’ una storia vera – certi sentimenti sarebbero impossibili da inventare in maniera così realistica - e l’autore ha anche creato un sito con le foto di Marley. Ce n’è una, scattata a pochi giorni dalla fine.

Sarà perché il mio cane ha la sua stessa età (il protagonista, Marley, è un labrador e il proprietario è un giornalista), o perché l’autore ha saputo raccontare così bene i tic e i vizi di quel peloso, ma il libro è un cazzotto nello stomaco.

Il topo. by you.

Lo consiglio, a chi vuol davvero capire cosa si viene a creare, in tanti anni, tra un uomo e un buffo e folle ammasso di peli e sentimenti.

Piero Guidi e la fellatio.

December 27th, 2009

untitled by you.

Vetrina di Piero Guidi, con strana posa di queste due statuine. In teoria, lui dovrebbe guardare verso il suo volto, o no? (grazie Stefano!)

Modello nel parco.

December 27th, 2009

Il modello non ha freddo. by you.

Pasha, modello russo – e studente al Fashion Institute/Menswear Design.

Il modello non ha freddo. by you.Il modello non ha freddo. by you.

A grande richiesta ecco la versione originale del video del soldato alle prese con la banana. Si scopre che il ragazzo si chiama Adam. Al termine del filmato, che risale al 2007, Adam gira la banana al commilitone e dice: “Ora tocca a te”. Un amico, nei commenti, ci tiene a specificare che non è gay, e che quelle cose si fanno per passare il tempo.

Auguri in busta Abercrombie.

December 25th, 2009

Auguri Abercrombie. by you.

Le buste Abercrombie non sono affatto eterosessualmente sobrie. Insomma: non passano inosservate. Però riservano delle simpatiche sorprese. L’amico che mi ha regalato il profumo Fierce (flacone molto Jean Paul Gaultier, anche questo gayamente decorato), è stato avvicinato sul Frecciarossa da una signora, età 70 anni: “Ma alla fine lo hanno aperto a Milano il negozio?”. Sguardo allibito.

Auguri Abercrombie. by you.Auguri Abercrombie. by you.

Busta da incorniciare, direi (profumo buono: peccato che nei negozi, dove lo spruzzano pure sulla carta igienica, faccia venire la nausea).

Immagine by you.

Noticina di servizio: da ieri il servizio messaggistica di Tim è andato in tilt. Troppi sms. E’ successo quello che succede quando, da un luogo affollato – i.e. un concerto - si cerca di fare una chiamata. Gli sms arrivano anche dopo 9 ore, tutti insieme. Il servizio clienti, candidamente, ammette che le linee “sono congestionate” per via degli auguri. Però fanno notare che la Tim “deve garantire la consegna di un sms entro 24 ore”. Quindi, se rispettano questa scadenza, non violano nessun contratto. Disagio-beffa, che si verifica proprio con l’immissione sul mercato dell’offerta “last minute sms”. Se non riescono a garantire un servizio ragionevolmente funzionale (perché diciamocelo: un sms che arriva anche solo dopo mezz’ora è inutile), perché lanciano queste iniziative? Nel mio caso specifico – anche se sembra assurdo – ho notato che i problemi si verificano verso il Sud. Qualche disagio anche per la 3: linee cadute ed errori di connessione.

La vigilia è andata. Resta il pranzo. La cosa più bella, finora, è stato il tronchetto (della felicità), saturo di panna e fragoline.

Buona giornata blog.

Racconto della vigilia.

December 24th, 2009

La porta a vetri è ancora chiusa, le luci spente. Il buio protegge il segreto della stanza magica. La stanza dei regali. Fuori c’è un piccolo bambino dai capelli chiari, le guance rossastre, paffutelle, e la convinzione che dalla finestra, anche quell’anno, passerà Babbo Natale. Non se lo immagina come l’immaginario collettivo lo descrive da secoli, ma piuttosto come l’infinito spaziale. C’è, ne è certo, ma non si può disegnare. I regali sono merito suo, e per questo bisogna scrivergli una letterina. Il postino è speciale: mamma e papà, custodi, ogni anno, di sogni e desideri, più o meno realistici. E’ ancora presto, e mentre gli altri parenti parlottano tra di loro, guardano divertiti quella piccola peste in ciabatte corrosa dal nervoso. La casa di nonna è piccola, forse sessanta metri quadrati in tutto. E’ al secondo piano di una palazzina anonima, grigia, in tutto una quindicina di appartamenti. Lavoratori, famiglie, nessun single, parecchi anziani. Mia nonna aveva messo sul suo pianerottolo due piante, che dovevano servire a rendere più piacevoli quelle scale. Amava il verde, e sul piccolo balconcino non riusciva ad assecondare questa sua passione. Chi mi prendeva più spesso in giro, quella sera, era mio nonno. “Quest’anno non è venuto, Babbo Natale”, mi diceva. Era un omone – lui sì che sembrava Babbo Natale – vissuto nella seconda guerra mondiale, grandi mani, una risata contagiosa. Volevo bene ad entrambi, anche se quando c’era da infilarsi sotto le coperte calde di qualcuno, quella era mia nonna. Lato destro, grande piumione, materasso ad effetto sprofondo. E poi tanto profumo. Di nonna. Le luci si accendeva intorno alle 20. La nostra vigilia sarebbe stata molto laica, anche se mia nonna era religiosa (meno mio nonno) e sarebbe andata con qualche isolato parente alla messa di mezzanotte. Cena tutti insieme, giochi, televisione, e poi i regali. Il magico mondo dei pacchetti e pacchettini, delle carte e del loro rumore, dei nastrini colorati e dello scotch che non voleva mai venire via. Ero ancora l’unico nipote della famiglia. Coccolato e, per forza di cose, viziato. Anzi, il viziarmi era un obbligo morale, in assenza di concorrenti diretti. Erano gli anni dei videogiochi e delle macchinine evergreen. La tecnologia aveva appena iniziato ad affacciarsi nei grandi supermarket – i centri commerciali erano un miraggio. In uno dei quei periodi mia nonna mi avrebbe fatto il regalo più emozionante della mia adolescenza: il commodore 64, bianco. L’albero di Natale era sulla sinistra, tra la poltrona reclinabile dalla quale solo mio nonno guardava la tv, e il mobile marrone, con una delle foto alle quali avrei tenuto di più: mia nonna seduta sul divano, e io abbracciato a lei, con un sorriso che la avvolge tutta. Oggi quella foto è su una mensola, a casa mia. L’apertura dei regali era ad alto tasso di emotività, anche se alla fine non mi sono mai fatto la pipì addosso. Solo una volta mi capitò, ma era all’asilo, e i miei compagni mi avevano organizzato una festa a sorpresa. Mia madre dovette venirmi a prendere per cambiarmi i pantaloni. Ricordo che non riuscivo mai ad essere abbastanza veloce, e qualcuno, da dietro, mi invitava a non strappare tutto con frenesia. C’era odore di albero – sempre vero – di vino, qualche sigaretta, e poi c’erano le calde carezze della nonna. Usava sempre una crema per ammorbidire le mani, e lasciava dietro di sé una scia profumata. Morbida dolcezza d’altri tempi. In una di quelle sere sarà partorito il mio odio verso la senape. Uno dei miei zii, in vena di scherzi, infilò il ciuccio in un barattolone di senape, e me lo rifilò. E io, che ero anche attratto da quella crema giallognola, infilai il tutto in bocca. La reazione è finita nel libro dei ricordi della mia famiglia, e la storia dell’incontro con quel sapore si racconta ancora a tutti i discendenti.

Oggi nonna è in un posto dove si prendono cura di lei, h24. Non ce la fa più a stare da sola, a marzo l’hanno salvata per miracolo. Il cuore aveva deciso di non pompare più, ma poi qualcosa l’ha convinto a continuare a lavorare. I medici hanno usato una parola che, in un ospedale, fa impressione: miracolo. Nonno se n’era andato molto prima, nonostante avesse insistito per lavorare, qualche sabato pomeriggio, anche molti anni dopo essere andato in pensione. Vive lontana da noi, ma presto la andrò a trovare.

L’odore dei ricordi mi accompagnerà in questa serata.

Buona vigilia, a chi passa di qui, per scelta o per caso.

Water di prima classe.

December 23rd, 2009

foto by you.

Foto scattata ieri nel bagno di prima classe, sul TAV Frecciarossa Milano-Roma. Anche un secondo bagno era fuori servizio. E capisco che, a fronte di ritardi imbarazzanti, questo sia sparare sulla croce rossa.

2 by you.

Problema annoso, legato (oltre che all’inciviltà di chi fa otturare il water) agli appalti delle pulizie. Settore delicatissimo. E il risultato – da tempi immemori – è che nei lunghi viaggi, verso la fine, ci si debba tenere la pipì.

Piccola postilla sui disagi di questi giorni legati al maltempo: L., che oggi è venuto a Roma per poche ore, è rimasto bloccato un’ora e mezza sulla pista di Linate, nell’aereo. Il personale di volo ha spiegato che quel ritardo era dovuto alla carenza di liquido anti-ghiaccio, necessario a decollare in condizioni di sicurezza  (“Ce n’è moltissimo”, aveva detto un dirigente Enac ieri sera, a Sky).

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Louis Vuitton – che, secondo la vulgata finocchia, fa fiKo a prescindere – ha lanciato, durante le sfilate per l’autunno inverno 2009/2010, delle comodissimi, praticissime e funzionali orecchie da coniglio. Il capo si chiama “Louis Vuitton Bunny Headband”, e altro non è che un cerchietto con grande fiocco, che ricorda le orecchie da coniglio.

Per testarne la “praticità” e, soprattutto, la vestibilità, due giornaliste del New York Magazine le hanno indossate e sono andate in giro per New York, a raccogliere sguardi (sconvolti) e pareri della gente. Qui il video.

Quando la moda è fatta per starsene nel cassetto – chiuso a chiave.

Sorseggiando nel backstage.

December 23rd, 2009

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Il modello Cory Bond in una pausa di lavoro.

Banana deep throat.

December 23rd, 2009

Banana deep throat. by you.

Piccolo momento trash-issimo, per premiare soggetto militare, con relative guance rosse. Tanto perché è bello giocare con le banane (sotto il gif).

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Zampe di rana danzanti.

December 23rd, 2009

Aggiungere un po’ di sale, e il risultato è questa macarena.

Ma c’è qualcuno che davvero si mangia quello schifo?

Bacio pugilistico.

December 23rd, 2009

daily_20 by you.