images-1.jpg Contro gli abusi sessuali sui cetrioli. picture by riverblog

Un cartellone pubblicitario che vuole promuovere uno stop “agli abusi sulle verdure” ha suscitato qualche protesta in Texas. Una grande foto di un cetriolo, trasformato in cartone animato, e un video, protagonista lo stesso cetriolo. E’ la trovata di due negozi per adulti, che vogliono stimolare la gente a provare altri oggetti del piacere, al di là delle solite verdure.

Avatar, appunti riveriani.

January 30th, 2010

Sono allergico ai film di cui parlano tutti, ma, causa pioggia+venerdì uggioso, alla fine abbiamo puntato su Avatar in 3D. Rapida ricognizione dei siti, per acquistare biglietto on-line: al Barberini, al Moderno di piazza della Repubblica (il mio preferito a Roma), e all’Adriano, tutto esaurito. Alla fine si va sotto casa (altra cosa alla quale sono allergico: la pigrizia che ti fa scegliere pub e ristorante in un raggio di 40 metri). Due ore e passa. Qualche interrogativo.

– Direttamente da un commento su Facebook, che sintetizza la trama: “Morale della storia? La tua ragazza ti perdona se ritorni con l’uccello più grande!”.

– Gli uomini, noi, fanno così schifo? Insomma: il film è una parodia dell’ottusità e della volgarità della guerra. La guerra condotta non per un fine nobile, ma per soldi. Ché poi è la filosofia ispiratrice anche di conflitti che ci vengono spacciati per “necessari”.
Sigourney Weaver è una grande.
– Il messaggio subliminale della scena in cui il protagonista domina l’uccello grande e torna acclamato tra gli abitanti blu è chiaro: “chi ha l’uccello più grosso è un figo”.
– Non ho avuto alcun senso di nausea, come lamentato da molti. Le scene che in assoluto mi hanno sudare di più, sono state quelle ad alta quota: con i protagonisti in volo sugli uccelli (io, innamorato di quello arancione della parte finale), o quando si arrampicavano sulle rocce, e così via.
– Non c’è stata una scena di pupù e pipì. La fanno?
– I ragazzi col viso rotondo (leggi il protagonista) non mi piacciono.
– L’interrogativo più persistente, però, è sull’accoppiamento: gli uomini hanno un pene? E, se sì, è proporzionato alle dimensioni del corpo (ma col costumino non si vedeva nulla)? Secondo me si accoppiano usando la treccia, e infilandosela nonsodove.
– Il regista – lo stesso di Titanic – soffre evidentemente di manie di grandezza. I produttori, quando lo vedono, hanno paura.
– Perché il nostro cinema punta sempre sul noiosissimo intimismo e/o sul cazzeggionismo? Una scusa per non spendere soldi in produzioni kolossal come questa?
– I primi venti minuti del film ho desiderato la morte della mia vicina di posto: ciancicava i popcorn in maniera oltremodo irritante. Gli occhiali non solo sono scomodi, ma mi facevano anche un po’ senso: anche se ci hanno dato un salviettina, avrei voluto il mio gel igienizzante. Insomma, su quale naso son capitati prima di me?
– Quando il protagonista (umano) registrava le sue impressioni in webcam, e, sotto, compariva la data del 2154 (anno nel quale è ambientato il film), ho avuto una stranissima e brutissima sensazione. La consapevolezza che non ci sarò. E non ci sarà neanche nessuno dei river-lettori. Già.

Per l’immaginario collettivo etero e gay, direi, è una conferma: il 50% delle relazioni gay non sono monogame. Un dato che, sinceramente, mi spiazza. A sostenerlo è una ricerca, condotta dalla San Francisco State University, che ha preso in esame 556 coppie di maschi, seguendole per 3 anni. Il 50% di questi soggetti ha ammesso di aver fatto sesso con altre persone – con l’approvazione del compagno “ufficiale”. Ed è proprio questo consenso a differenziare questo tipo di relazione da quelle eterosessuali: “Nelle coppie etero, si parlerebbe di tradimento”, dice una delle ricercatrici, “mentre in quelle gay non ha una connotazione negativa”. Un’altra ricerca, risalente al 1985, arrivò alla conclusione che le coppie gay aperte duravano più a lungo.

Non c’è niente da fare. Per me una relazione aperta non è una relazione. Ma una trombamicizia.

Il ragazzo della Bocconi.

January 29th, 2010

images1-1.jpg Il ragazzo della Bocconi. picture by riverblog

Pernonsoqualemotivo sono finito nella mailing list dell’Università Bocconi. Che, nella sua ultima comunicazione, ha inviato un messaggio con una bella testata estiva. Studente modello o modello?

Calcio per non vedenti.

January 28th, 2010

soccer-for-the-blind4.jpg Calcio per non vedenti. picture by riverblogsoccer-for-the-blind2.jpg

Tra le specialità sportive aperte anche ai non vedenti c’è il calcio. Per quanto difficile possa sembrare (non riesco davvero ad immaginarmelo), ci sono veri e propri tornei, anche a livello internazionale. Uno di questi si è svolto a Mosca, nel distretto Sokolniki. Quattro squadre si sono affrontate in una serie di partite “al buio”. Alcuni giocatori non sono completamente ciechi e, per questo, tutti indossano una mascherina, per essere allo stesso livello. La partita dura 50 minuti, ed è suddivisa in due tempi. Ogni calciatore è guidato, oltre che dall’udito, dalle indicazioni dell’allenatore e di appositi “assistenti” che sono fuori dal campo. Il pallone è più pesante di quelli normali, non rimbalza e ogni volta che si muove emette un suono. I portieri, invece, sono vedenti. Eppure si fa goal.

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Modello per 16.

January 27th, 2010

cameron-schultz1_71337234.jpg Modello per 16. picture by riverblog

Cameron Schultz.

skycouch.jpg Letti in economy. Rivoluzione Air New Zealand. picture by riverblog

Un vero e proprio terremoto. Una mossa che spiazzerà le compagnie aeree mondiali – e che, mi auguro, venga “copiata” da molti. A oggi la grande differenza tra Economy e Business/First è, oltre al cibo, nei letti. Insomma: davanti si dorme, dietro no (a meno che non si sia abituati a dormire con la schiena quasi perpendicolare). La Air New Zealand è la prima compagnia aerea al mondo che lancerà i letti in economy. Si chiama “Sky Couch” e sarà introdotta sul Boeing 777, da novembre. In pratica, tre sedili attaccati che si trasformano in un unico letto – dopo la rimozione dei braccioli. Sul primo aereo, ci saranno 11 file di economy con i letti. Una fila da tre costerà l’equivalente di due biglietti e mezzo in economy.

Una rivoluzione.

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Per presentare il centro Aquaniene del Circolo Canottieri Aniene, il settimanale Sportweek ha seguito per una giornata alcuni giovani nuotatori italiani – che si allenano proprio nel famoso club romano. Sono: Lorenzo Benatti (campione italiano, classe 1986), Piero Codia (1989), Marco Fanti Rovetta (recordman dei giovanili, classe 1991), Ambra Migliori (detentrice record staffetta 4×100, classe 1984), Mattia Aversa (1986, nazionale ai campionati europei del 2006), Damiano Lestingi (1989, detentore del record italiano dei 100m e 200m dorso in vasca corta).

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Solo, polmonipensieri, coppia.

January 26th, 2010

L’aria pesa come il bilanciere da 28 all’ultima ripetizione della terza serie, piedi contorti per tirarlo su, unghie premono contro le scarpe, le voci mi distraggono, cazzo, devo riuscirci, fate silenzio, qui si lotta per vivere. I polmoni sembrano dover forzare la resistenza di un fil di ferro che li tiene ancorati ad una parete di cemento armato, risultato di un dispetto di qualche ragazzo del destino. Ragazzo contro, ancora invisibile, ma so che ci sarà, tra me e lui. Già, lui. Ogni singolo respiro è l’espressione della pesantezza dei miei pensieri. Uno sembra voler ostacolare l’altro. I polmoni reclamano energie per gonfiarsi – maledetti parassiti, ma di vostro farete mai qualcosa? – la testa per pensare a dove indirizzare la scarsa voglia che ho di essere lucido.

Sono le 16.48. Seduto. Rilassato.
10 secondi: Inspiro 3 volte, ed espiro 3 volte.
1 minuto: 18 volte espiro, 18 volte inspiro.
10 minuti: 180 volte espiro, 18 volte inspiro.
1 ora: 1080 volte espiro, 1080 volte inspiro.
10 ore: 10800 volte espiro, 10800 volte inspiro.

Vorrei poter credere in Dio, sapere che qualcuno là sopra faccia in modo che non mi stanchi di respirare. Faccia, tempo futuro. E vorrei sempre che questo qualcuno, una volta messo di fronte all’ineluttabilità della fine del corpo, si preoccupasse di spegnere l’interruttore generale senza salvavita. Preoccupasse, tempo presente, forse. Ma alla fine so che sta tutto a me, e che non c’è nessuno a vegliare sul lento susseguirsi di scatti d’orgoglio da amante geloso e, per questo, gelido. Tocca a me rispettare l’obbligatorietà dell’alimentazione a base d’ossigeno. Siamo energia umana centrifugata in una città di intrecci solitari, disegni senza cornice, storie che si sovrappongono, rabbia schizzata contro le pareti di un finestrino al semaforo – e ti chiede pure se gli dai 10 centesimi alla fine del servizio – dolore in corsia d’ospedale cullati dall’indifferenza ineluttabile della vita che oltre le finestre va avanti, cappuccino con sorriso stampato sopra la mattina quando hai appena augurato ai tuoi organi di esplodere sul sampietrino squagliato dal sole d’agosto. Le batterie hanno un’anima? Perché se così fosse dovrebbero rifiutare l’alimentazione forzata. Le scariche elettriche sono palliativi, pompini emo-tivi prima che si esali l’ultimo respiro. Un ultimo schizzo, e poi via risucchiati dal nero dell’ in-esistenza.

Quando si è in due è più difficile sembrare soli. Molto più semplice esserlo.

Monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, non prova alcuna vergogna. Non la prova quando, intervistato da un sito vicino agli ambienti religiosi, si lascia andare ad una serie di considerazioni sull’omosessualità che neanche papa Ratzinger… Perché qui siamo alla vecchia e disgustosa storia del gay “conclamato”, malato, e così via.

Come Vescovo che non cede alle lusinghe della modernità, dico che la pratica conclamata della omosessualità é un peccato gravissimo, costituisce uno scandalo e bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola”, dice parlando col sito Pontifex. A proposito della “pratica omosessuale” (uso l’orrendo termine impiegato dall’intervistatore di turno): “Mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura. I Vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. Penso che dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, sia uno scandalo, e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio e scandalizza“. Ovviamente i gay non vanno uccisi, questo lo concede: “Chi ha la tendenza ha diritto alla misericordia e non ad essere discriminato, ma colui il quale addirittura ne fa vanto, si mette fuori della comunione della Chiesa e non merita questo sacramento. Fanno in tempo a pentirsi da questo orribile difetto. Lo ribadisco: all’omosessuale praticante e conclamato non va amministrata mai la comunione, quando si presenta davanti, il ministro abbia il coraggio di tirare avanti. Ad uno come Vendola io non la amministrarei mai“.

So che su questo blog passano molti preti – per ragioni che, devo dirlo, mi sono in parte oscure. E sono certo che anche loro troveranno ripugnanti queste affermazioni. La chiesa predica il rispetto, ma quand’è che inizierà a rispettare tutti gli esseri umani? Quelle che, dal suo punto di vista, sono creature dello stesso Dio?

Una ragazza di 16 anni, che è rimasta incinta dopo essere stata stuprata, è stata punita con 101 frustate. Suo padre, invece, è stato multato. La ragazza era stata violentata da un 20enne, nell’aprile dello scorso anno, e per la vergogna non aveva voluto sporgere denuncia. La sua storia, però, aveva iniziato a diffondersi nel villaggio in cui vive, nella zona di Brahmanbaria, e gli anziani avevano lanciato una fatwa: la 16enne sarebbe dovuta rimanere in isolamento fino a quando la famiglia non avrebbe acconsentito alla punizione corporale. Gli stessi membri anziani hanno successivamente perdonato lo stupratore. “Voglio giustizia, quell’uomo ha rovinato la mia vita”, ha commentato la ragazza.

Marines in Iraq.

January 25th, 2010

Coordinati, preparati e tremendamente nella parte.

Billionaire01.jpg Bambini vip, l'atroce idea Billionaire. picture by riverblog

Prendi un miliardario annoiato, una compagna in cerca di notorietà, ed ecco il risultato: Gi.Mel. Un nuovo brand, una linea d’abbigliamento per bambini. La filosofia ispiratrice è quell’aura di glamour che, secondo la coppia Gregoraci-Briatore, circonda i vip. Perché non inebriare anche i nostri bambini con questa idea? Il giochino è presto fatto. Lo slogan è chiaro: “Kids today, successful people tomorrow”. “Protagonisti – spiega il comunicato che spiega il senso di questa iniziativa – sono due bambini che, come piccoli VIP in perfetto stile Billionaire, già promettono ‘Kids today, successful people tomorrow'”. Il manifesto è stato affisso in piazza Duomo.

A quando il giochino del “piccolo paparazzo cocainomane”?