Torno a visitare il sito del Ministero delle Pari Opportunità, per vedere se ci sono ancora tracce della campagna contro l’omofobia. Ribadisco che la campagna, in sé, è un’ottima notizia: un buon primo passo, certamente non un punto d’arrivo. Non basta solo lottare contro l’omofobia, se non si garantiscono anche pari diritti. Leggo la pagina della campagna e resto “folgorato” da questo passaggio:

Capita ancora troppo spesso che gli omosessuali vengano giudicati non in quanto persone capaci come altre di aiutare e di amare il prossimo, ma in base a un aspetto privato: il loro orientamento sessuale.

Immagine by you.

Premesso che non capisco cosa c’entri l’evidenziazione del solo fatto che i gay “aiutino” gli altri (embè? non è ovvio?), la cosa che più mi irrita è la definizione dell’omosessualità come aspetto privato. So che lo stesso movimento omosessuale è, almeno in parte, diviso tra quanti combattono il Gay Pride (“volgare ostentazione”) e quanti pensano che si debba vivere la propria condizione “normalmente”. Ecco, “normalmente” non significa tenere le proprie relazioni nascoste nell’armadio di casa (o closet, se si preferisce), ma parlarne e viverle alla luce del sole. Non si è gay in segreto. Si vive gayamente H 24, 365 giorni all’anno, festivi inclusi.

O vogliamo far passare il messaggio che della finocchitudine non si debba parlare, perché è roba da tenere relegata sotto le lenzuola?

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20 Responses to “Per il ministero l’omosessualità è un fatto privato.”

  1. deva raqiba Says:

    i gay sono esseri umani a prescindere se aiutano gli altri o meno… concordo con te che non si capisce l’evidenziare il solo fatto che aiutino gli altri…
    io però la definizione di privato l’ho interpretata come che se uno è attratto da una persona del proprio sesso o del sesso opposto sono fatti suoi e non è certo un motivo di guidizio… tantomeno di rifiuto

  2. Pisolo Says:

    Il fatto che è sia gay, etero o bisessuale è un fatto privato. Quello che sono o con chi vado è un fatto mio, della mia sfera privata e come tale non deve essere motivo di discriminazione. Credo che il senso di quel “privato” sia prorpio questo e non il dover tenere chiuso in casa o peggio ancora in camera da letto le proprie relazioni.

  3. henry Says:

    anche a me non disturba la definizione di “fatto privato”. credo che la sessualitá in generale sia un fatto della sfera privata della persona.

    quando credevo di essere etero non é mica che me ne andassi in giro sbandierando la mia eterosessualitá, cosí come non lo faccio ora.

    la differenza sostanziale é che mentre con le mie ragazze di un tempo potevo passeggiare tranquillamente mano nella mano o baciarle per strada, lo stesso é piú difficile che accada ora col mio ragazzo (ma accade lo stesso ;))
    questo peró non credo che abbia nulla a che fare col vivere la sessualitá come fatto privato, quanto piuttosto con un fatto culturale che, come altri, é destinato a cambiare (e poi c’é anche la ritrosia del mio ragazzo ma questo é un fatto ancora piú privato).

  4. river Says:

    Qua non si parla di sessualità.

    ma di “orientamento sessuale”.

    Ovvero, di “vita vissuta”. H 24.

  5. Cri Says:

    anche io credo che l’orientamento sessuale sia una cosa privata. Con chi vado sono affari miei e non pubblici. Che non vuol dire che mi debba vergognare per le mie inclinazioni e quindi tenerle nascoste, ma che ho il diritto di fare la mia vita ( in questo caso sessuale) senza essere giudicata e soprattutto senza che gli altri ne vengano messi a parte se non sono io per prima (di mia sponte) a renderli partecipi

    Sì, questa cosa dell’ “aiutare” è un po’ fastidiosa, sembra che si debbano sopportare i gay perché possono essere utili, che non è il massimo del messaggio

  6. aerdna Says:

    Io sono per l’interpretazione più pessimistica. L’idea dell’omosessualità come fatto “privato” rientra perfettamente nell’impostazione cattolica (dei consulenti) della ministra, impostazione che può arrivare a condannare la violenza contro gay e lesbiche (perché, eccezion fatta per quello che fanno “in privato”, sono uomini e donne come tutti gli altri), ma allo stesso tempo non accetterà mai un atto “pubblico” come il riconoscimento dei diritti di gay e lesbiche, a partire da quello di sposarsi. Mi dispiace, ma tutto questo è ancora lontano anni luce dal resto del mondo civile…

  7. torrente Says:

    condivido quanto dicono pisolo e cri.
    di fatto se sei omosessuale questo condiziona il modo in cui sono visti tutti gli aspetti della tua persona.
    L’avvocato (specializzata in separazioni e omogenitorialità)a cui ho chiesto delicidazioni per una eventuale separazione mi ha detto chiaramente che purtroppo l’argomentoomosessualità andrebbe tenuto fuori dalla separazione, tra le altre ragioni, anche perchè costituirebbe materia di diversi “succosi” paragrafi in fase giudiziale… quasi oscurando la persona che sono e questo è molto amaro…
    Personalemente vorrei vivere la mia sessualità serenamente, senza doverla sbandierare a tutti nè doverla nascondere.
    … in modo naturale… ok, è vita quotidiana, ma c’è un modo diverso, omosessuale, di fare colazione, di andare in autobus o in banca? non credo.

  8. torrente Says:

    sarebbe bastato che la frase fosse stata
    “Capita ancora troppo spesso che gli omosessuali vengano giudicati non in quanto persone , ma in base a un aspetto privato: il loro orientamento sessuale.”
    NOn siamo etero, gay o bisex, siamo persone, è questo che uno stato ci deve garantire.

  9. Nok Says:

    il fatto che l’omosessualità sia “un fatto privato” non necessariamente deve essere interpretato come “un fatto da nascondere”…in effetti la mia omosessualità la reputo un fatto privato, come possono esserlo molti altri aspetti della vita quotidiana di tutti.
    Cioè fatti che riguardano te e che, in quanto tali,puoi condividere o meno.

  10. G. Says:

    Non so gli altri, ma io non vivo il mio orientamento sessuale “24h su 24”, la mia vita quotidiana è fatta di tante situazioni nelle quali, credo, l’essere gay o etero mi sarebbe totalmente ininfluente.

    L’essere gay non credo sia il mio tratto PIU’ caratterizzante, è un aspetto ovviamente importante ma non è che quando lavoro, mangio, mi relaziono con gli altri, leggo o ascolto musica, etc. etc., lo faccio “da gay”, lo faccio piuttosto da “me stesso” come persona.

    Quindi l’essere gay E’ un mio “fatto privato”, che, sia chiaro, non tengo assolutamente nascosto ma che allo stesso tempo non sento assolutamente la necessità di comunicare a tutte le persone con le quali mi relaziono durante il giorno.

    Mi disturba invece di più quel “capaci come le altre di aiutare ed amare il prossimo”, perchè io posso essere un gay egoista disinteressato al prossimo e tu, finchè non vengo io a ledere una qualche tua libertà, mi devi rispettare comunque come persona, non è mica un premio che mi dai per il mio eventuale altruismo verso il mondo, del genere “poverino ha la disgrazia di essere frocio ma è tanto buono”.

  11. byb Says:

    mi vedo i vari impiegati del ministero (pochi, non è una grossa istituzione) litigare parola per parola con la ministro, che se dicono “gay” una volta di troppo si tappa le orecchie e comincia a urlare “lalalalala!” pur di non sentire certi discorsi peccaminosi.

    questa almeno l’immagine che non riesco a cancellare dalla mia mente.
    e in un posto del genere, riuscire a scrivere frasi “così moderne e comprensive” deve essere stata un’impresa ardua.

  12. umbip Says:

    Concordo con te:
    l’orientamento sessuale e’ pubblico stra-pubblico, su di esso di basano le politiche sociali , intere leggi ( vedi diritto di famiglia unica etero/eterea , santa e cattolica), le regole e le consuetudini del vivere quotidiano : matrimonio famiglia.. figli… pranzi di natale con i parenti …. che privano chi non vi rientra …..dei diritti… 24H su 24 H.
    è evidente che privata , per chi lo desidera, è la vita sotto le lenzuola, o l’indole caratteriale al mostrarsi in pubblico scelta che riguarda tutti …ma , il privare della titolarità di essere “pubblico” della campagna significa nascondere la testa sotto la sabbia… Don’t ask Don’t tell all’italiana. Eppoi che buoni che siamo ! anche “noi panda ” possiamo aiutare il prossimo ( bella impostazione catto) . Vergogna !

  13. uto_drodemberg Says:

    Per una volta sono in disaccordo con te Riv, credo tu abbia interpretato la dicitura “privato” nel modo sbagliato. Ovviamente secondo la mia interpretazione, poi magari sono io troppo ingenuo, ma non credo che in questo caso si volesse riferire al “teniamo l’omosessualità nascosta”. In tanti altri casi sì, accade che si spinga in questo senso, ma in questo io non ho letto tale intenzione.
    ^^ con stima

  14. DAvide Says:

    L’orientamento sessuale è un fatto privato. Non ci vedo nulla di strano in quella frase. Quanto alla prima parte credo che l’intenzione, fallita, fosse cercare di far capire che noi gay siamo persone che collaborano attivamente alla società. Siamo panettieri, muratori, avvocati, liberi professionisti, insegnanti etc etc…
    Quindi come tutti aiutiamo il prossimo. La forma avrebbe potuto essere migliore, questo si.

  15. alfadiha Says:

    sinceramente credo che ognuno vive la propria omosessualità secondo le proprie esperienze, il proprio vissuto…ma in effetti la propria sessualità è cosa molto pubblica anche….se io ho da presentare il mio fidanzato o lo devo baciare , la mia vita privata gaya si scontra con quella pubblica…siccome è privata, non posso renderla pubblica?….quindi ho e devo avere tutta la libertà di mostrarla ed anche volendo evidenziarla nel pubblico…perchè no??? cioè insomma nn è privato dare un bacio in strada al proprio fidanzato….nn è privato fare effusioni in pubblico…..perchè devo chiudermi in casa per farlo?….il ministro degli esteri tedesco è stra-gayo….nn nasconde a nessuno la sua omosessualità….nn è un fatto privato…. secondo me hai ragione riv….tutto sta in quella parola “privato”….in fondo qual è il confine tra privato e nn privato? e poi se nn aiuto gli altri, gli omofobi possono insultarmi??? in fondo bisognerebbe solo rispettare una persona per quello che è…senza creare distinzioni, inutili etichette sociali…..

  16. Pigi Mazzoli Says:

    Condivido quanto rilevato e detto da River, aerdna, umbip e alfadiha.

  17. supr3me83 Says:

    River, questo post mi ha un pò deluso….L’essere omosessuale E’ e deve restare una cosa privata che non deve modificare l’idea che una persona ha di un’altra. Spesso esplicitare la propria preferenza sessuale (nella società in cui ci troviamo) porta a modificare l’idea che si ha di quella persona e questo è sbagliato ma fà parte del mondo in cui viviamo; la speranza è che col tempo anche questo evolverà.
    Per concludere, credo che le cose debbano essere fatte con gradualità, già il far capire che non bisogna “discriminare” è tanto! Rendere troppo pubblica la propria omosessualità, osntentarla e sbandierarla, secondo il mio punto di vista non è positiva come cosa.

  18. alfadiha Says:

    noi dobbiamo migliorare questo mondo….non dobbiamo aspettare che questo mondo cambi da solo….fare il primo passo è sempre difficile…poi che cosa vuol dire farlo gradualmente?…che quando muoio o sono sul punto di morire si può essere più gay o più gay friendly? no, mi dispiace….io vivo adesso in questo periodo storico ed in questo luogo…chiedo solo di poter vivere la mia vita liberamente, senza aver paura di qualcuno o qualcosa…..che c’è di male chiedere una cosa del genere???? poi ognuno può vivere come vuole la sua vita..se ostentare la propria omosessualità o no….

  19. elrohir Says:

    Trovo la parola omosessualità ormai vetusta è decisamente ambigua.
    Da un lato sottinende l’omoerotismo e le pratiche omoerotiche, dall’altro una possibilità d’azione, all’interno del campo sociale che da queste pratiche prende spunto.
    Quello che faccio sotto le lenzuola può esser affar mio, ma se voglio invitare i miei amanti al matrimonio di mia sorella diventa un affare di tutti.
    Due interpretazioni s’intersecano con conseguente e continua confusione. Paradossalmente però questa confusione linguistica e semantica fa luce su una certa condizione civile in cui il nostro paese si dibatte: tanti uomini che scopano con uomini (o anche donne con donne chissà. esistono tanti luoghi di “fast sex” per donne quanti ce ne sono per gli uomini?) ma pochi omosessuali dichiarati che rivendicano compattamente i propri diritti. Ma diritti di chi? Di pochi appunto, che a seguito di un percorso in genere privato e introspettivo, insistono sul riconoscimento pubblico e legittimo delle loro esigenze. E gli altri? Sposati, bisex, etero part time, bicourious, velati, checche represse sono la nostra ombra, il lato oscuro di quel mondo di gay militanti che rivendica a gran voce i propri diritti. Che rabbia ci fanno! Sono malati, bugiardi, furbi, ipocriti, immorali! Eppure anche loro hanno i loro diritti. Silenziosi reclamano la possibilità di tradire la moglie con un uomo, se ne hanno voglia, di avere un ragazzo e dopo una ragazza e forse tutte due assieme, di partecipare di nascosto a qualche orgia mista, o di essere donnaioli impenitenti per mamma e papà ma passive altrettanto impenitenti in dark, senza dover necessariamente dover scendere a patti col proprio super io. Non è anche questa la morale della cultura mainstream?. Questa categoria senza nome dice in faccia – anzi quieti quieti, alle spalle – quello che l’omosessualità urla e urlava contro l’eterosessualità: il desiderio sessuale è ambiguo, misto, variegato e incontrollabile perché dovrei vivere secondo la vostra norma?

  20. nickelbackname Says:

    a me disturba tanto il definirla “fatto privato” quanto il doverla vivere per forza in un certo modo (“Non si è gay in segreto. Si vive gayamente H 24, 365 giorni all’anno, festivi inclusi.”): ognuno fa della sua vita il cavolo che gli pare, sia che voglia tenerselo per sè senza sbandierarlo ai 4 venti, e semmai dirlo se e quando se ne ha voglia, sia che uno voglia dirlo a chiunque, l’importante è che stia bene lui (degli altri chissenefrega, sia di chi dice “devi nasconderti” sia di chi dice “devi dichiararlo”).

    io poi resto dell’idea che i pride siano pagliacciate molto più dannose che utili alla causa, ma è un parere mio.

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