Mai avrei immaginato di sentirmi a mio agio in una tradizionale processione di un Paesino marchigiano sperduto sul cucuzzolo della collina. I provincialismi mi hanno sempre spaventato, così come la dimensione claustrofobica del paesino con meno di 100 abitanti. Eppure, nella serata clou dei festeggiamenti del patrono San Giovanni Battista, siamo stati bene. La sfilata, in costumi d’epoca, ha visto per protagonisti moltissimi bambini, emozionatissimi. Anche gli adulti, però, non erano propriamente a loro agio, pur essendo fieri di poter marciare tra le transenne sistemate sulla piazza principale di Camerano. Me le immagino le signore dal parrucchiere, a farsi belle per non far brutta figura. C’erano proprio tutti, in piazza: la gente di Camerano – di ogni età – e dei paesi limitrofi. Il migliore è stato un discepolo di Gesù: viso fotogenico, sfilava come un modello di D&G. Era una sorta di Capodanno in piazza. Lotteria, of course, e cibo locale (un inno al cinghiale) inclusi. Ho pensato alla dedizione con la quale la gente ha preparato quella serata, e alla fine, vedendo avvicinarsi delle minacciosissime nubi, sono anche stato in ansia per loro (qualche goccia è caduta, ma niente di tragico). E poco importa per quell’attimo di kitschissima Corrida dei dilettanti – con tanto di sosia del maestro Pregadio – presentata con enfasi da un presentatore che non aspettava altro da mesi.

Penso che, di tanto in tanto, mi piacerebbe immergermi nel silenzio di un posto del genere. Lasciare a casa clacson e l’ansia della città.

P.s. Qualche vetrina di agenzia immobiliare l’abbiamo vista, e, ovviamente, i prezzi fanno paura. A Camerano – che è a circa 7 Km dal mare – con 100mila euro si prende una bella casa, anche con giardino. Salendo di prezzo, neanche troppo, si arriva alla villa.

Conero/Annuncio di matrimonio.

August 30th, 2010

A Camerano, una coppia ha deciso di far sapere a tutto il paese, il giorno e l’ora delle nozze, ispirandosi al film “Scusa ma ti voglio sposare”. Una versione romantica degli annunci mortuari.

Kitsch, era ovunque.

Si interrompono le trasmissioni vacanziere per foto preview del calendario dei giocatori di rugby dell’Edimburgo. La foto l’ha pubblicata il giocatore Alex Grove sul suo profilo Twitter.

Tanta salute.

Conero/Rambo ai lati.

August 30th, 2010

Portonovo, graffiti su segnaletica verticale.

Conero/Guida per principianti.

August 30th, 2010

Il Conero – la parte più bella – si articola in tre luoghi diversi (in due casi su tre trattasi di città distinte, nel terzo città mi pare troppo), ognuno coi suoi pregi e difetti. La posizione del nostro agriturismo era ottimale: di fatto, era equidistante da tutti e tre i punti. Ben presto, però, non abbiamo avuto dubbi su dove trascorrere la nostra vacanza. Caratteristica comune ai tre punti, la presenza di spiagge libere. Pare un’ovvietà, ma a Roma gli stabilimenti non rispettano mai la regola dello spazio riservato a chi non vuol pagare l’ingresso. In mare l’acqua, purtroppo, diventa subito profonda.

Portonovo: per arrivare, si puo’ usare la macchina, anche se 3 volte su 4 non abbiamo trovato parcheggio (in quel caso, si deve lasciare l’auto ad un paio di chilometri, e prendere bus navetta). I parcheggi disponibili sono solo due: siccome noi arrivavamo in genere alle 12, erano sempre pieni. Portonovo si presenta come una sfilza di ristoranti e bar, spalmati sulla spiaggia. L’arenile è piccolo: massimo 3, 4 file di ombrelloni. Anche questi, sempre pieni, occupati dagli stagionali. Quindi, o si prenotava tutto giorni prima, oppure niente. A complicare il tutto, la presenza, nei pressi, di un camping comunale: gente = caos. Posto scartato: claustrofobico (e ‘sticazzi se l’acqua del mare è bella).

Sirolo: per arrivare in spiaggia bisogna essere allenati. Si parcheggia l’auto in alto (6 euro al giorno), e si scende (e sale) a piedi. Discesa ripida. Siamo stati solo una volta, e abbiamo incrociato una signora che si era ferita, cadendo. Uno stabilimento offre il servizio di navetta: ma è sempre pieno, e c’è da prendere il numeretto. L’arenile è decisamente più grande, la vista del Monte Conero è suggestiva. Spiaggia, però, piena fino all’inverosimile. Abbiamo trovato posto solo grazie alla cancellazione di un tizio. Al bar c’era sempre la fila. Più bello il Paese, in alto. La piazzetta era il luogo perfetto per lo struscio: molto provinciale, ma il catalogo umano era niente male. Qui abbiamo incrociato Leo Gullotta, abito lungo bianco, insieme ad amici attori, per consegna premio. A Sirolo, spiegava, è molto legato, e ci ha anche vissuto. Finita la piazzetta principale (con vista mozzafiato) è finita Sirolo.

Numana: spiaggia davvero grande, sul modello di Rimini. Tanti stabilimenti, uno accanto all’altro, ma non c’era la sensazione claustrofobica da ombrelli-attaccati. Dieci e anche più file di ombrelloni. L’auto si parcheggia ad una distanza ragionevole (costo giornaliero: 5 euro circa), e se si trovano le strisce bianche non si paga. Attenzione ai divieti di circolazione: se si parcheggia sulle strisce bianche, ma non si è fatto caso che la circolazione in zona è riservata ai residenti (curioso per una città che campa sul turismo), ci si becca una multa: 39 euro. Il nostro stabilimento non era troppo distante dal porto. Pranzo al chioschetto (a differenza di certi romani, questo cucinava anche primi e secondi decentissimi). Qui dominava la figura mitica del bagnino, calciatore. Bello, sapeva di esserlo. E’ stato un piacere vederlo sfilare, ogni giorno, su e giù a sistemar ombrelloni. Era fidanzato e aveva un difetto: si grattava in continuazione il pacco. La sera Numana non è niente di che: si va al ristorante, ma lo struscio sul lungomare è desolante.

Anche se ad otto chilometri dal mare, a me è piaciuto molto Camerano: delizioso borghetto, con un ristorante, un’edicola, un pubbetto e una farmacia. That’s it. Quando i residenti ti vedono passare, ti squadrano e, secondo me, ti bollano subito come forestiero. Però mi ha fatto venir voglia di casa in isolamento, per vacanze o periodi da esaurimento da lavoro. Tutti ci hanno consigliato la spiaggia delle Due Sorelle: si arriva con battello, durata viaggio da Numana circa 30 minuti. Sul posto, però, non c’è nulla: né bar e né ombrelloni. Scartata: l’idea che in caso di mare mosso saltano le corse del traghettino, m’ha messo ansia.

Sotto, alcuni scatti di cose e persone.

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– Odio guidare più di 100 Km.

– Andata: Adriatica odiosa. Una ventina di chilometri rallentati. Al ritorno: zero code. 1-1.

– Io e Asb ascoltavamo con attenzione maniacale Isoradio. Però non capivamo una cosa: quando ci dicevano che sull’Adriatica c’erano code, e noi ci stavamo dentro, cosa avremmo dovuto fare? E, soprattutto, è realmente possibile, ascoltando i programmi sul traffico, cambiare i propri programmi? Alcune strade sono obbligatorie.

– Premio coatto Agosto 2010: al tizio che aveva braccio sporgente con catenina d’oro. Mancava la musica di Gigi D’Alessio in sottofondo.

– Non è insolito che Autostrade per l’Italia stringa un rapporto di partnership (con relativa pubblicità sui pannelli luminosi), con una radio privata (Rtl 102,5), e non con Isoradio?

– Panico Viacard: hai presente quando un amico ti dà la sua carta, dicendoti “dovrebbe esserci credito”, e poi ti infili al primo casello nella fila per la Viacard, arrivi alla macchina e temi di ritrovarti credito 0 ? Ecco, fortuna che il credito, alla fine, era 45 (grazie C.!).

– Divieto di circolazione dei tir, sabato scorso: eppure ne abbiamo pizzicati diversi. Avevano merci deperibili?

– La presenza degli autovelox viene ormai data per certa dai cartelli “strada con controllo elettronico della velocità”. Sull’Adriatica, poi, ci sono i tutor, che calcolano la velocità media dei mezzi. Funzionano come deterrente, o servono solo a far cassa?

– Andata e ritorno: una sola volante della polizia incrociata. Magari c’erano quelle civetta. Ma forse non è un po’ pochino?

– Passione feticistica per gli autogrill. Sono luoghi magici. Ad eccezione della puzza dei cessi.

– All’autogrill de l’Aquila sono rimasto stregato dalla cassiera. Oltre a gestire una fila impressionante, si occupava pure di premiare i gratta e vinci, e di tanto in tanto offriva roba promozionale. Incredibile. Le ho fatto i complimenti. Erano le 12.30. “E’ dalle 4 di mattina che sto qui”, mi ha spiegato lei. Sorridendo. Un esempio.

– Il cielo dell’Abruzzo fa paura. Grigio e nuvoloso, sia all’andata che al ritorno.

– Le gallerie mi mettono ansia. Quella del Gran Sasso – oltre 10 km – è da percorrere di corsa col fiato sospeso. Temo sempre che: possa crollare un pezzo; possa esserci un incendio. Infatti controllo sempre dove sono le uscite di emergenza.

– Ma il libro di Bruno Vespa sul Cavaliere – venduto all’Aquila – qualcuno lo compra? Please, datemi i dati di vendita in quella zona.

– Si sconsiglia aggiornamento Twitter con Blackberry mentre si guida.

– In un parcheggio abbiamo trovato un signore con cofano motore auto (nuova di zecca) alzato. “S’è rotta?”, gli faccio io. “No, gli faccio prendere aria”. Singolare teoria.

– Il navigatore fa compagnia, ma si rischia di diventarne dipendenti. Quando a volte spariva il segnale Gps – anche se mancavano 80 km all’arrivo – andavamo nel panico.

– Una banale domanda di Asb a cui non ho saputo trovar risposta: “Se il cambio automatico è così comodo, perché non lo si trova su più auto?”.

– Gli ultimi 50 chilometri sono i peggiori. Le chiappe gridano vendetta.

– Al ritorno, nonostante il bollino nero (e la tipa di Isoradio che diceva: “Magari la situazione peggiora nelle prossime ore”), non abbiamo trovato nessuna coda. Né sull’A14, né sull’A24, e neanche alla Barriera di Roma Est.

Viaggiare col cane non è facile. Specifico: non lo è col mio. Per fortuna non appartiene a quanti soffrono il mal d’auto. Solo quando aveva un anno, vomitò nell’auto mentre stavo andando in Umbria – anche là per vacanza agrituristica. L’odore ci accompagnò fino a destinazione. Il problema, con lui, è che tende a non stare fermo, quando scendiamo in un’area di servizio è superagitato e se stesse senza guinzaglio farebbe la fine di una polpetta schiacciata. Stavolta è stato bravissimo. A poco è servito il lenzuolo che abbiamo sistemato sul sedile posteriore: causa aria condizionata, la sua muta è spaventosa. Avevamo peli ovunque. Penso anche nelle mutande.

Anyway, arrivati a destinazione è crollato distrutto a terra. Era davvero stanco.

Back home!

August 29th, 2010

Rientrati a casa!

Otto giorni senza un pc, ma solo col Blackberry. La Twitter-cronaca mi ha divertito. Ora ho un bel po’ di foto arretrate.

P.s. Il rientro è tremendamente drammatico. Meno male che mi resta un’altra settimana di ferie :)

Pronti, partenza, via.

August 21st, 2010

Domattina si parte. Dove andrò – 8 chilometri dalla spiaggia del Conero – non ci sarà una connessione internet -almeno non nell’agriturismo. Avrò solo il mio Blackberry, ma non mi spingerò oltre Facebook e Twitter. Magari mi capiterà un pc a portata di mano. Due le letture estive preparate, frociarola una, e una sui servizi segreti iniziata ma ancora non finita. Prevedo ricche cene pesciarole. Comprato oggi ultime cose (inclusa crema protezione 30, ché qui abbiamo la pelle di bimbi). Sfido chiunque a trovare un pantaloncino da mare taglia L a saldi quasi terminati. Un’impresa. Alla fine, Speedo verde acqua-pisello. Presi due ossi per il cane.

Buon tutto :-)

Little Miss America riesce ad essere una delle mie trasmissioni preferite e, al tempo stesso, uno dei “documentari” più atroci mai realizzati sulle mamme d’oggi. Vorrei specificare mamme americane, ma purtroppo il fenomeno delle baby-zoccole-truccate-tipo-veline è tutt’altro che raro nel Belpaese. Ne è una dimostrazione questo comunicato stampa, relativo alla finale nazionale “Stelline d’Italia”. Dove Stelline fa rima con Veline, ovvio. L’evento vedrà salire sul palco, allestito al Lido Delle Nazioni (Fe), bambine dai 3 ai 13 anni. E sottolineo 3. Nel comunicato viene spiegato che ci saranno “i bambini attratti dal mondo dello spettacolo, che nel corso dell’estate supereranno le varie selezioni regionali superando diverse prove: di canto, danza, cabaret”. Presentatrice della serata: Carmen Russo.

Quando vedo i genitori incalzare bambine di cinque anni, farle truccare (persino fare un trattamento per farle sembrare abbronzate), costringerle ad ore di esercizi, trasformare i loro anni giocosi in un supplizio, penso che quelli non siano genitori degni di avere figli.

P.s. Generalmente, a spingere sul palco le bambine, sono mamme racchie e chiatte che, così, hanno una specie di rivincita.

Arrivato alla metà del mese di ferie, sono giunto ad alcune conclusioni, relative ai trend romani d’agosto. Quest’anno sono partite meno persone. Ferie intelligenti a luglio/settembre? Sicuramente non credo alla solfa della “crisi”. Gli italiani, pur di farsi una vacanza, vanno da una finanziaria e si fanno dare un prestito. L’indice infallibile, sulle presenze in città, è il parcheggio sotto casa: l’anno scorso c’erano intere file di posti vuoti, oggi alle 12 manco una. A questa inversione di tendenza, non è corrisposta, purtroppo, una eguale voglia dei commercianti di rimanere a lavorare. Lo spettacolo offerto anche dalle vie commerciali è desolante: una sfilza di cartelli “chiusi per ferie”, quasi sempre fino alla fine del mese di agosto. Ecco allora che qualsiasi cosa si debba fare diventa un’impresa. E il dubbio è che le tariffe siano “gonfiate”. Il dentista mi ha detto che in queste settimane non ha fatto altro che curare capsule e denti rotti (ho anche notato che alcuni studi medici hanno comprato spazi pubblicitari sui giornali per dire “ci siamo”). Anche la solita ceretta alla schiena è stata uno strazio: tutti chiusi. Botta di fortuna andando a fare colazione alla Fiorentina (sempre aperta, mattina-sera): un estetista annunciava trionfante “aperti ad agosto”, con tanto di prezzi promozionali. Lei, ragazza, capelli neri tinti, neanche troppo spallata: “Quest’anno stiamo lavorando come ad aprile. La gente non è partita, ma i commercianti ancora non lo hanno capito”. Il prezzo, per una cera alla schiena, deve avere una tassa d’agosto: 25 eu (in centro ne pago meno di 20). Altra mission impossible, la toeletta per cani. Ne chiamiamo, tramite pagine gialle, una decina. Niente di niente. Alla fine, vicino alla metro Valle Aurelia, troviamo una signora che riceve ad agosto, solo per appuntamento. Ci siamo andati ieri. Quando la vedo so già di odiarla. Le toelettatrici sono di due scuole: quelle che permettono al padrone di assistere alle fasi del lavaggio ed, eventualmente, di stare vicino al cane; e quelle che vogliono fare tutto da sole. Lei era del secondo gruppo. E quando le ho detto che sarei rimasto nel negozio tutta l’ora del lavaggio, ha pure fatto una faccia strana. Il cane non è stato educatissimo: non ha fatto altro che abbaiare. Ma lei non ha fatto nulla per farlo calmare. La ragazza dove andiamo abitualmente gli parla e lo prende in giro. E lui, dopo un po’, si calma. I cani percepiscono se qualcuno è nervoso e non lo ama. Paghiamo 50 euro. Ultima rogna d’agosto: si è rotto il pistolotto in cui si infila il navigatore. In questo caso, officina dietro casa: il pezzo dovrebbe arrivare oggi pomeriggio. Just in time per la partenza.

Quanto ai trasporti pubblici, la metro è altamente differenziata. La A è poco frequentata – ad eccezione di fermate come Spagna e Termini. La B è piena piena. E, purtroppo, ci sono anche troppi vagoni senza aria condizionata. Sulla Roma-Lido ho trovato gli stessi convogli senza aria condizionata (il 50% del totale) che prendevo per andare al mare 15 anni fa. Giuro.

E chi resta a casa, ha davanti a se il pietoso palinsesto estivo, della Rai e di Mediaset (vien da chiedersi se si siano messe d’accordo…). I conduttori di SkyTg24 rimasti al chiodo, mi sembrano altamente provati.

Prepariamo le valigie!

Una paginata sul Corriere della Sera di oggi, per dirci che lei è brava e che si sente vittima dei pregiudizi. La compagna di uno che ha candidamente ammesso di aver cantato per i camorristi, perché si fa così (per chi avesse la memoria corta e per chi proprio ce l’avesse cortissima). Una che si è conquistata quella poltrona grazie ai meriti sul campo, of course.

Non è un po’ sfacciato far giudicare giovani talenti (o aspiranti tali), da chi un talento non ce l’ha?

P.s. Viva Elio e viva Mara Maionchi.

Quando decido di andare in vacanza con il cane, preferisco (cercare di) risolvere ogni eventuale rogna da convivenza, scegliendo un agriturismo. Di vacanze così ne ho già fatte un bel po’. La primissima, col cane, e con A., in Umbria. Poi in Toscana. Anche gli hotel, va detto, accettano i cani – anche di categoria superiore (magari conviene prima farsi un giro su Dogwelcome). Il problema è che da qualche anno a questa parte, gli agriturismi hanno manifestato una tendenza ad hotel-izzarsi, sotto molti punti di vista. Addio “contatto” con la natura (nessuno sembra ormai avere più animali da allevare e campi da arare), le strutture hanno i comfort di molti hotel, inclusi i “tic”. Ovviamente anche i prezzi sono quelli di un tre stelle, circa.

Quest’anno, spinti da un paio di suggerimenti molto decisi, abbiamo scelto il Conero. E siccome odio prenotare in anticipo (massimo tre settimane prima), siamo presto finiti in crisi. Ma quello che mi ha stupito, è stato il fatto che molti agriturismi non accettassero cani. Pare assurdo. Con un paio di proprietari ho anche avuto uno scambio vivace di battute. Un paio hanno avuto il coraggio di dirmi che loro prendevano solo cani “piccoli”. Ma lo sa che sono quelli più rompiscatole? Spesso, si tende a riservare ai cani le stanze al piano terra – per evitare il passaggio nella hall. Un altro voleva il certificato delle vaccinazioni.

Dopo una decina di telefonate – il problema principale era trovare posto – abbiamo puntato un mini-agriturismo a gestione familiare. Circa sette chilometri dal mare, nel verde del Conero. Poche stanze, la cosa che ci ha convinti di più è stata la reazione della proprietaria quando le abbiamo detto che abbiamo un cane: “Ci mancherebbe se non accettassimo cani in un agriturismo”. Le camere sono molto belle, con aria condizionata. Il prezzo decisamente basso: 120 a notte, con prima colazione. Non ci sarà internet e, quindi, mi accontenterò di qualche appunto tramite Blackberry.

Sono preoccupato. Il cane è un po’ “coatto”. E quando arriva in un posto nuovo soffre della sindrome dell’abbandono, abbaiando all’infinito. Abbiamo pensato di comprargli un osso, per distrarlo. Vedremo dopodomani.