Remembering Pietro Calabrese.

September 12th, 2010

La stima che nutro verso singole persone – sempre poche, sempre di meno – non dipende sempre dall’esperienza diretta che, con queste persone, mi è capitato di avere. E non ho mai creduto che per pensare bene di qualcuno, bisognasse conoscerlo di persona. Pietro Calabrese è uno di quei colleghi al quale mi univano alcune amicizie in comune. Colleghi, che avevano lavorato con lui, e che di lui mi avevano raccontato storie e aneddoti. Era un tipo tosto. Uno che il giornalismo italiano lo aveva vissuto tutto, sulla sua pelle, dirigendolo. Direttore del Messaggero, della Gazzetta dello Sport e di Panorama. Da tempo, era passato a curare alcune rubriche. Su Prima Comunicazione – sui suoi ricordi da giornalista, alcuni davvero spietati (qui un mio post) -su Iodonna (dove firmava i “Dialoghi tra Pippo e Tuna tradotti in umanese”) ma anche sul Magazine del Corriere. E proprio su quest’ultimo avevamo iniziato una randomica corrispondenza. La mia casella Gmail mi dice che il primo contatto epistolare c’è stato il 13 giugno del 2008. Gli scrivevo del mio cane (lui era legatissimo al suo Pippo), ma, soprattutto, condividevo con lui alcuni pensieri sulla professione di giornalista. Sull’ottusità di molti colleghi nostrani, sulla meritocrazia, sul modo di gestire le notizie. E lui, pacatamente, ma sempre con una punta di amara consapevolezza, rispondeva, argomentando, ribattendo, smussando. Rileggo i nostri scambi di mail, sono una sessantina. E’ una di quelle belle corrispondenze, che nascono, e vanno avanti senza troppi interrogativi (nella foto sotto, il suo adorato Pippo). Abbiamo iniziato a scriverci quando ancora non era malato.

Remembering Pietro Calabrese.

Mi scriveva dei precari che non hanno un posto di lavoro (“ne conosco tanti, che non ho abbastanza vergogne dentro di me per comprenderli tutti”), mi consigliò di scrivere un libro, mi fece i complimenti per un obiettivo raggiunto (“Un passo dopo l’altro, un gradino dopo l’altro: non c’è altro mezzo in questa professione addormentata”), ragionò sui ricordi (“c’è una sorta di allegria nella malinconia conquistata sulle cose lontane”), non mi sembrò entusiasta quando si diffuse la voce di una sua nomina a presidente Rai, poi sfumata, scrisse per l’errore di un politico di rilievo di cui, oggi, non mi va di fare il nome (“Non credo che fare il presidente a viale Mazzini sia un lavoro adatto per me”), sulla crisi economica (“vedrà che la situazione economica (mondiale) obbligherà l’italia ad adeguarsi e a tagliare. A tagliare. A tagliare.  Mi spiace enormemente per tutti i giovani in cerca di lavoro… che tristezza, che spreco!”), sul suo amore per l’Italia, nonostante tutto (“Ma le confesso che mi piace essere italiano, e che amo questo paese.  Se guardo il mondo, così vasto e vario, penso che c’è di peggio. Detto questo, sarebbe bello riuscire a far cambiare alcune cose nel nostro paese. Magari ci riusciranno i nostri figli”). Mi fece anche un appunto su come, oggi, si ricordano i morti, quando scomparve una figura storica del giornalismo italiano, Candido Cannavò: “Non è poi così difficile ricordare le persone morte in un articolo. In realtà, se ci fai caso, quando ricordiamo un morto finiamo per parlare di noi, e del nostro rapporto con la persona scomparsa”. E aveva ragione.

Aveva iniziato a raccontare la sua lotta contro il cancro servendosi di Gino. Nella rubrica sul Magazine, infatti, narrava le vicende di questo suo amico, malato, e i suoi alti e bassi. Per un anno ho creduto che questo amico esistesse, nella realtà. E, invece, rientrato dalle ferie, e pranzando con un’amica in comune, la verità è venuta a galla. Gino era  proprio lui. Tornato a casa, gli scrissi subito una mail. Mi rispose con dolcezza, il giorno dopo, il 3 settembre.

Pietro non c’è più. Stanotte ha perso la sua battaglia. Aveva finito di scrivere un libro, in uscita alla fine di settembre. Era la storia di Gino, la sua.

Addio Pietro, giornalista, uomo.

14 Responses to “Remembering Pietro Calabrese.”

  1. Carlo Says:

    Mi spiace!

  2. Naman Says:

    Anche noi crediamo tu sia un bravo ragazzo.
    E siamo commossi dopo aver letto queste parole.

    Grazie, river.
    Anche lui forse avrebbe detto così.

    Addio Pietro.

  3. duccio Says:

    io dico sempre le stesse cose. ma secondo me le parole in certi casi sono particolarmente importanti.

    un malato di cancro non combatte nessuna “battaglia”.
    non ci sei tu con la spada ad infilzare il Tumore, Signore Supremo del Male, ci sono flebo, letti, puzzo d’ospedale, procedure che mettono a dura prova la tua dignità in quanto persona.

    tra gli altri l’ha spiegato molto bene Christopher Hitchens

    http://www.vanityfair.com/culture/features/2010/09/hitchens-201009

  4. Imma Says:

    Mi dispiace molto.
    Un giornalista con una grande umanità. Mancherà.

  5. azorzi75 Says:

    Calabrese era bravissimo, un giornalista raro di questi tempi, credevo anch’io che Gino fosse un suo amico, ed invece era lui, tutti i racconti fatti sulle sue esperienze delle vacanze, sui suoi luoghi dell’anima fatti durante quest’anno adesso si vedono con una luce diversissima.
    Certo che, pur non avendolo conosciuto, nè avendo con lui la passione dei cani, a differenza tua, anche a me mancherà molto. Lui ed anche Berselli, che pur così diversi erano entrambi fuori dai soliti schemi dei giornalisti italiani ed entrambi ci hanno lasciato quest’anno.

  6. george Says:

    @DUCCIO
    credo tu non ci sia passato ERGO mi permetto con molta grazia di dirti NON DIRE STRONZATE
    persino il “puzzo di ospedale” diventa qualcosa cui aggrapparsi, addirittura piacevole, per restare a galla……

  7. SexPot(Rosa) Says:

    Che tenerezza…
    Addio

  8. river Says:

    Evitiamo polemiche, a prescindere. Grazie.

  9. Simone Says:

    Un grande giornalista, uno dei pochi rimasti in Italia.
    Ci mancherà tanto…

  10. albert Says:

    GRAZIE. A Pietro Calabrese avevo confidato la mia malattia e aveva risposto con tenerezza infinita.

  11. torrente Says:

    …….

    ……..

    ..vorrei leggere il libro, posso sapere titolo ed editore?
    grazie ed un abbraccio.

  12. river Says:

    Esce a fine settembre.

    Ora sto andando ai funerali.

    Te lo scrivo dopo.

  13. monica Says:

    volevo solo dire che ho scoperto solo adesso che in realtà l’amico “gino” era solo un modo di dire. non avevo proprio capito che il malato fosse proprio lui. mi sento una vera idiota. e come mi sono commossa per gino, ripensando a tutti quelli che questo “brutto male” mi ha portato via, adesso piango per pietro.
    adesso allieterà quelli lassù!

  14. Alessio Says:

    Hai scelto un bellissimo modo per ricordarlo. Grazie River.

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