Seconda media. Brufoli ancora sparsi per il viso. Mi ero appena visto con Angelo. Ragazzo sardo, sopracciglie folte, capelli scuri. Non era il mio ideale di ragazzo, diciamo. Non aveva neanche delle belle mani (possibile che mi ricordi ancora le mani dei miei compagni delle superiori e di alcuni delle medie?).  Abitava in un palazzone semipopolare, lontano da me, e ogni tanto ci si vedeva per una passeggiata. Niente internet, niente cellulare, ci si chiamava sul fisso. Il magico Sirio. La madre aveva un accento fortissimo, lui un po’ di meno. Ci trovammo appoggiati alla ringhiera di un giardino e, non ricordo come, iniziammo a parlare del suo pene. Proprio così. Ovviamente eravamo entrambi etero. Io di facciata, lui di sostanza. Parlava lentamente, non era neanche una grossa cima a scuola. Aveva un fratello minore che, a distanza di anni, sarebbe diventato più carino di lui. Mi ricordo questo preciso particolare: quando aveva un’erezione, lui (il pene) superava l’ombelico. Me lo raccontò senza enfasi, il che rese tutto ancora più eccitante. Feci delle prove in casa, e mi parve grosso. Mi disse anche che a malapena entrava nella mano, congiungendo pollice e indice. Insomma: c’erano tutti gli ingredienti dell’eccitazione. Tornai a casa e iniziai toccarmi. Non avevo mai sentito parlare di masturbazione: lo giuro solennemente. I video non esistevano. Il massimo era sempre stato sfogliare un “Le Ore” vecchio, nascosto nel giardino di un circolo tennis dove mi vedevo in gran segreto col figlio del custode. Insomma: strofina strofina, alla fine è venuta la sorpresina. Rimasi davvero sorpreso, anche se la sensazione fu molto piacevole. Una specie di esplosione solleticosa.

Postilla. Il racconto mi eccitò così tanto, che insieme al mio migliore amico dell’epoca, il buon G., anni dopo quel pomeriggio organizzai uno scherzo telefonico (circa). Chiamai a casa di Angelo, e mi spacciai per un impresario di film hard. La parte mi riuscì così bene, che lui descrisse ancora l’armamentario. Ma siccome finsi di essere diffidente, gli chiesi di mandarmene una prova, fotografica. Niente e-mail, gli diedi l’indirizzo del mio amico (che, ovviamente, accettò – non era propriamente felice). Successe un patatrac: la mamma di Angelo andò a citofonare al mio amico, il quale se la cavò con “devono avermi fatto uno scherzo”.

Internet ha reso tutto così facile e scontato. Insomma, era bello essere un po’ sprovveduti e coglioncelli, after all.

15 Responses to “La mia prima volta (con me stesso).”

  1. RAZZO Says:

    La mi aprima volta by myself guardavo porci con le ali film tratto da un romanzo 68ino vedevo l eimmaggini clou e strofinandomi sul cuscinone del divano sentii qualcosa di nuovo…

  2. m@t Says:

    “devono avermi fatto uno scherzo”
    mi viene da ridere a pensare alla scena…
    parlare da ragazzini tra “etero” e poi pensare a tutto quello che ti è stato raccontato e fantasticare sugli amici… quante volte!

  3. valerio Says:

    XD ci piacciono quest post XDDD

  4. davide soggia Says:

    ahahahhha è vero… noi sardi ce l’abbiamo grossooooe lungo ahahahah lo dicono tutte le ragazze…!

  5. Michele Says:

    @ davide: buona parte :) non tutti!

  6. edelP Says:

    Avete mai visto quelle vignette dove il vilain di turno sfinisce il polizziotto raccontando le sue malefatte ed è solo al tredicesimo anno d’età? Ecco, quando sono arrivato alla fatidica scoperta ero più o meno nelle stesse condizioni. Son sempre stato curioso come un gatto

  7. Discostick Says:

    Questo post, nonostante abbia un alto contenuto erotico, mi ha fatto capire molte cose.
    Io sono attualmente un adolescente, che nonostante abbia capito cosa cerca, ha sempre la voglia continua di scoprire.
    Di scoprire cosa vuole, cosa gli piace, cosa gl’interessa, cos’è veramente.
    Al giorno d’oggi la cosa è di una facilità incredibile.
    Posso confrontarmi con persone come me in ogni momento della giornata.
    Eppure, questa comodità non mi appaga.
    Mi sarebbe piaciuto scoprire cosa sono in modo “selvaggio”, un po’ come si racconta nei film.
    Proprio quando non esistevano -come tu stesso hai detto- né internet e né i telefonini: incontrare una persona dello stesso sesso e capire da uno sguardo cosa vuole, cosa desidera. Capire che anche lui -o lei, all’occorrenza- è come te, ed avere la voglia di spingerti oltre, per verificare se la tua teoria è giusta o meno: un esperienza senza finte emozioni che si consumano dietro uno schermo.

  8. ale Says:

    Davide, allora speriamo che stavolta la foto arrivi ;)

  9. Beps Says:

    Mi hai fatto sorridere River!Ripensando alla mia prima…..!Sei un mito River.

  10. Roberto Says:

    Per me,ci ha pensato un mio compagno di classe,in 3a media,che,spesso,veniva da me per i compiti ed io avevo cercato in tutti i modi di fargli capire che mi piaceva. Avevo paura mista a ormoni. Avevo 13 anni ed era la fine degli anni Settanta. In casa mia gli argomenti sesso e omosessualità erano depennati dal vocabolario.Comunque fu un pomeriggio divertente e illuminante,nel senso che da lì ho avuto la certezza della mia strada. Grazie River per il tuo post. Mi ha riportato col pensiero a quegli anni.

  11. cuoreconleantenne Says:

    la mia prima fuoriuscita è stata con 3 ragazzine sotto un ulivo dopo pranzo in aperta campagna, vicino al mare, in costume da bagno

  12. Luca Says:

    mamma mia, 13 anni…

    Ho ricordi molto fumosi del mio periodo delle medie (ma anche del biennio delle superiori)

  13. MARTO Says:

    ………aoooooo, me dai l’infirizzo di Angelo??? ;-)

    Davide.. confermo, i sardi che mi son capitati (3 o 4, non di piu’) erano tutti piselloni!! :-)

  14. Bi Says:

    Ho sempre affermato di essere nato nella regione sbagliata.

  15. Il cappellaio matto Says:

    La mia prima volta è stata guardando Samantha de Grenet in seconda media, e per un po’ è andata avanti così. Poi ho fatto una sega a uno (come si usava ai tempi, bastava che fossero mani estranee e tutto andava bene) e da allora non ho (quasi) mai cambiato sponda.

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