Piersilvio (Berlusconi) palestrato.

Dopo il mega-servizio su Marina Berlusconi, “Chi” prosegue la serie delle marchette di famiglia e punta, su quest’ultimo numero, su Piersilvio Berlusconi.

L’intervista – spezzoni – circola vorticosamente sul web da qualche ora, e sta già suscitando parecchie reazioni che non saranno argomento di questo post. Sulla foto a corredo dell’intervista non si puo’ proprio dire niente niente.

Un business che m’ha sempre interessato è quello dei personaggi televisivi, al di là dello schermo televisivo. Un mondo che riserva indotti multi-zeri. Comparsate in discoteca, serate varie, e, soprattutto, stage e corsi vari. Quest’ultima categoria è quella frequentata soprattutto dagli insegnanti di canto e danza, made in “Amici”. Mi son sempre chiesto quanto si guadagni. E proprio ieri mi è arrivato l’invito ad uno stage tenuto da Grazia di Michele, la cantautrice (ex?) riconvertitasi ad insegnante di Amici, dove lavora da sette anni. L’appuntamento è per domenica prossima, a Viterbo, in un Bed & Breakfast. “Durante lo stage l’insegnante approfondirà i diversi aspetti della tecnica e dell’interpretazione vocali, lavorando singolarmente con ogni partecipante”, promette l’invito promozionale. L’evento è organizzato da un’associazione locale, che promette di “sostenere”, con i proventi un’altra associazione, che riunisce i donatori del midollo osseo (senza specificare che percentuale donerà in beneficenza). I costi: 110 euro a persona (più 20 euro di iscrizione).

Il prezzo è abbordabile, per carità. Mi chiedo solo quale sia l’utilità, per un aspirante cantante. Non è che, sotto sotto, si spera di essere “portati” in palmo di mano ai provini?

Ma se chiamo per disdire, lui mi implorerà di restare?

(sì, mollerò Fastweb, in pole position c’è Tiscali)

L’annuncio è ambizioso e potrebbe far gola a tanti. E’ rivolto a “giornalisti” e “blogger esperti” (poi qualcuno deve poi spiegarmi la differenza tra blogger esperto e inesperto). Sfido chiunque a trovare, dalle nostre parti, un “Cercansi giornalisti”. Roba rara nel nostro Paese. Poi vai sul sito del Guardian, sezione annunci, e ti ritrovi ricerche di Editor-in-chief e Journalist. La solita vergogna.

“Testata giornalistica internazionale online e primo quotidiano dell’impresa italiana all’estero presente in Italia da Aprile 2010 cerca Giornalisti e Blogger Esperti”.

Benissimo. Hanno persino degli “inviati” (termine sognato dal giornalista medio, e dall’aspirante tale, che si immagina una vita lussuriosa tra granate e hotel di lusso).

“In Helloimpresa.com operano più di 4000 inviati virtuali nel mondo e grazie al loro contributo, il quotidiano affronta le più importanti tematiche giornalistiche ma con un taglio editoriale nuovo”.

Per candidarsi, bisogna collegarsi al sito, e visitare l’apposita sezione “Fai parte della nostra squadra”. Attenzione: prima di inviare il proprio cv, i fiduciosi giornalisti e blogger devono leggere l’accordo di adesione. Suggerisco la lettura del punto 3, che istituisce la figura del “collaboratore virtuale”:

a. Per collaborazione virtuale è intesa una libera e privata intesa fra il Titolare e l’Utente senza subordinazione, ove il primo mette a disposizione investimenti e servizi, materiali e tecnologie web sui propri portali internet mentre il secondo il suo ingegno e le sue capacità negli ambiti del ruolo prescelto
b. In questo modo l’Utente potrà ottenere una propria visibilità commerciale e professionale attenendosi però alle condizioni del presente regolamento.
c. Fatto salvo diversi accordi scritti intrapresi con l’Utente, la collaborazione non prevede alcuno scambio economico o sottoscrizione di qualsiasi contratto di lavoro o di retribuzione alcuna; bensì uno scambio d’opportunità e di esperienza.
d. La finalità della collaborazione sarà quella di creare le basi (di esperienza, fiducia, stima, professionalità, qualità) per una collaborazione futura più solida e vincente fra l’Utente ed il Titolare, con la prospettiva di una integrazione professionale per l’Utente all’interno della/e società del Titolare e/o di una collaborazione remunerativa per l’Utente e l’erogazione da parte di quest’ultimo di servizi e prodotti acquistabili da parte del Titolare.

Tradotto: in cambio della “visibilità” (maddeche!), si lavora gratis, con la speranza, un giorno, di venir pagati. Quanto? Quando?

Essere giovani in cerca di lavoro, oggi, mi farebbe paura. E a chi deve districarsi in questa giungla di proposte free va tutta la mia solidarietà (umana e professionale), per quanto possa contare.

Las Vegas. Immagino quanto sia contenti dei flash, delle luci, e della gente che ronzi loro attorno.

Da notare l’intervento della leonessa. “Uè, statte calmo, quello lavora, lascialo stà”.

Mr SkyTg24, appunto.

September 9th, 2010

Ricordando che scade alla mezzanotte di domani il termine ultimo per segnalare giornalisti di Skytg24 (la mail cui scrivere è mrskytg24@gmail.com ma si possono usare anche i commenti) da inserire nella rosa dei candidati al titolo di Mr SkyTg24, ho un quesito da girare ai river-lettori:

Mi sono arrivate segnalazioni su Luca Ciceroni, del meteo. Vorrei sapere se è giornalista (visto che lui, su Facebook, non risponde), o meteorologo, essendo il concorso riservato ai primi.

“Sono molto arrabbiato con il mio compagno che amo e che mi ama, ma che oggi mi ha lasciato da solo a pranzo e non avrebbe dovuto. Stiamo insieme da 4 anni viviamo sotto lo stesso tetto da 3, “il mio tetto”. Non mi ha avisato per tempo ed io gli stavo preparando un ottimo ragù per i ravioli ricotta e spinaci che gli piacciono tanto. Così ho deciso di arrabbiarmi e gli ho scritto questo messaggio: ‘Non fa niente. Sono io che ho troppe aspettative dal nostro rapporto. Ma sto imparando che presto non mi preoccuperò più di prepararti i ravioli al ragù che ti piacciono tanto. Presto ti cucinerai quello che cazzo ti pare. Buona prosecuzione di giornata’. Lo so sembra retorico ed anche molto checca. Ma non ci crederete quando vi dico che lui è pure quello passivo. Infatti uno avrebbe detto bè almeno però dopo averti dato buca a pranzo torna la sera e ti sbatte a sangue. Invece no. Niente da fare lui è solo passivo, e lo prende solo. Io ogni tanto ho delle fantasie da passivo, e mi piacerebbe un pò provare a prenderlo. Insomma sono quì per vedere se riesco a calmare la mia ira, ed il mio scontento. Buona vita a tutti”.

Annuncio pubblicato su Gayromeo (grazie ad Angelo!)

La scorsa settimana ero rimasto colpito da un’insolita richiesta, apparsa su un volantino scritto a mano, e appeso ad una cabina elettrica in viale delle Medaglie D’Oro. Ripassando per la stessa strada, qualche metro più avanti, ho visto che ne è comparso un altro, con lo stesso messaggio. Stavolta, però, era stata allegata anche una ricevuta di una ricarica telefonica: è stata effettuata il 3 settembre. Ovviamente c’era un numero di telefono: l’ho segnato, nei prossimi giorni chiamerò. Risponderà Vanessa o Marco?

E, soprattutto, perché ha dovuto dimostrare di aver fatto quella ricarica?

E dopo il tormentone del poliziotto svedese (qui il video), ora tocca ad un collega danese.

Si chiama Maurizio Cevenini e, secondo quanto narrano le cronache bolognesi, sarà il candidato sindaco del Pd nella città. Ancora niente ufficialità, ma ieri sera, alla Festa dell’Unità, ci sarebbe stata una vera e propria investitura popolare. Applausi. Bene, bravo, bis. Lo chiamano già il sindaco dei matrimoni (per le oltre 5mila unioni celebrate). Lui si professa il candidato della gente, e non del Pd (come se essere organici ad un partito sia qualcosa di cui vergognarsi). Ora dovrà essere eletto dalle primarie di coalizione.

Ma quello che mi ha scosso, è la sortita di Cevenini sulle nozze gay. Ci deve aver pensato un bel po’, prima di aprire bocca, nella laicissima Bologna. La sua è una presa di posizione cerchiobottista. Vuol far contenti i gay, salvo poi mettere le mani avanti. Protetto da una formalissima posizione attenta alla “legalità”, ma non alle speranze dei cittadini gay.

Da un lato, infatti, dice: “Sono rigorosamente per il rispetto della legge, ben venga se l’Italia farà la scelta di altri paesi europei che ammettono i matrimoni tra persone dello stesso sesso“. E ci mancherebbe. Sarebbe stata una notizia il caso contrario. Ma poi arriva la puntualizzazione. Becera. Si parla della celebrazione di nozze gay simboliche. Se Cevenini indosserà la fascia tricolore nelle vesti di sindaco, fa sapere che non celebrerà matrimoni fra coppie omosessuali come hanno fatto altri primi cittadini. Per Cevenini sarebbe soltanto “una provocazione“, “una forzatura“. Parole pronunciate in una fase in cui l’Italia assiste ad un rigurgito omofobico. Qualcuno gli spieghi che celebrare un matrimonio gay simbolico non significa violare la legge.

Certo. E’ il sindaco di tutti. E’ il sindaco della legge. E questi froci non li sposerà, simbolicamente.

Un partito sempre meno democratico, anche simbolicamente.

P.s. Dov’è il coraggio di Vendola?

Letto così, questo titolo, potrebbe provocare un’alzatina di spalle, e via. Insomma, a me non piacciono le riviste di giardinaggio, penso che quelle sulla casa siano un ammasso di spot promozionali travestiti da editoriali, e non riesco ad appassionarmi a buona parte dei magazine di informazione. Già. In questo caso, però, le parole valgono soldi. Milioni di euro, direi.

Tutto parte da un ferocissimo tweet, che Stefano Gabbana, di rientro dalle ferie e ora alle prese con la precollection invernale uomo/donna, ha voluto condividere col twittermondo (e anche con quanti, nelle riviste di moda di cui sopra, ci lavorano e lo followano).

“Non capisco perché tante riviste di moda siano così orrende!”.

Giudizio lapidario. Niente nomi, però. Neanche quello di “A”, che, un paio di mesi fa, ha scritto in un sommario di un pezzo sui due stilisti, “Stefano Dolce e Domenico Gabbana”. Poche ore dopo, lo stilista rincara la dose, e punta il dito contro un argomento che ha sempre fatto discutere: l’ideale di donna presentato dai magazine.

“Quale donna si vestirebbe come consigliato da alcune riviste di moda?”.

Dolce & Gabbana sono due tra i maggiori inserzionisti del mercato moda italiano. Non è esagerato dire che le riviste di moda (e, in maniera minore, i quotidiani) campano anche grazie a loro (non dimentichiamoci che alla base della crisi del mercato editoriale, negli ultimi due anni, c’è proprio la diminuita vendita degli spazi pubblicitari). Qualcuno, ora, teme che queste parole possano avere una conseguenza. O si è trattato di uno sfogo momentaneo, dettato magari da qualche brutto pezzo?

Spesso anche io mi chiedo se le riviste di moda italiane siano competitive, come certe corazzate Usa, e se siano un prodotto editoriale degno di essere acquistato.

La religione è come il pene.

September 7th, 2010

La religione è come il pene.

Punto di vista su volantino.

(sulla carta, non fa una grinza)