0,25 ad sms, per farsi augurare il buongiorno da Padre Pio (link, per chi fosse interessato). Una fortuna riservata soltanto agli utenti Vodafone – che, evidentemente, deve aver fiutato l’affare. Immagino che una percentuale vada anche ai frati che gestiscono il brand. (Grazie a Gerry!)

Buon Halloween!

October 31st, 2010

Il video non c’entra granché con Halloween. Non c’entra neanche con la torta di mele di mamma (tre fette divorate).

:-)

Penso di essermi già occupato di Matteo Renzi. Il vecchio dentro, che vuole fare il giovane fuori. L’unica cosa che, sulla carta, gioca a suo favore, è la data di nascita (1975). Ma Renzi è la perfetta incarnazione del principio secondo il quale non necessariamente young, in politica, sia sinonimo di liberale. Arrivo al dunque: Renzi si è da sempre dichiarato contrario ai matrimoni omosessuali. Non è una novità. E, ogni volta, ha sempre fatto storcere la bocca ai militanti del Pd che, invece, guardano a giovani veri, tipo Nichi Vendola. Giovani ma, soprattutto, europei. Del resto, cosa ci si può aspettare che uno che viene dal Partito Popolare e dalla Margherita? Ieri sera, il signor Renzi – molto preoccupato, adesso, a “rottamare” i vecchi del Pd (ma qualcuno gli spieghi che alcuni vecchi sono meglio di lui) – è stato ospite della Invasioni Barbariche, su La7. E, qui, c’è ricascato. Commettendo l’errore di paragonarsi – circa – a Barack Obama. Uno che per i gay sta sicuramente facendo molto.

“Io non sono d’accordo col matrimonio omosessuale – ha detto sputicchiando tra i denti – la penso come quel pericoloso reazionario di Barack Obama; perchè penso che il matrimonio sia l’unione di una donna e di un uomo”. Piccola concessione ai finocchi del Pd: “Quando si è trattato a Firenze di recuperare il centro storico e dare delle case, io non mi sono posto il problema se le coppie che ci andavano ad abitare fossero coppie eterosessuali o omosessuali. Abbiamo aperto il bando perchè il problema era riportare giovani generazioni nel centro storico”. Insomma, lui dei gay farebbe volentieri a meno. Ma siccome ci sono, meglio dar loro qualche “concessione”. Giusto perché non rompano troppo le palle.

Se questo è il nuovo che avanza, datemi D’Alema, grazie.

Gli aerei privati, si sa, fanno molto figo. Non ne elenco i vantaggi. Dal sesso ad alta quota senza il rischio di essere denunciati allo scaccolamento indisturbato, per citarne due. Diciamo che sono una delle principali rappresentazioni materiali della ricchezza e del benessere, alla pari degli yacht. Ora, una compagnia nata nel 2009 punta sul principio di lusso “conveniente” – per modo di dire. Offrono il noleggio di aerei privati a cifre più basse rispetto a quelle tradizionali. Si chiama K-Air, e mette a disposizione la sua flotta privata per viaggi in tutta Europa. La differenza tra questa compagnia e le altre è l’offerta Multibase: in pratica, si pagano solo le effettiveore di volo, senza le alte spese di riposizionamento dell’aereo (cioè, il ritorno alla base). Sei le basi operative disponibili: Milano Linate, Roma Ciampino, Bologna, Genova, Albenga, Treviso. Gli aerei (foto sotto) sono 6 Piaggio P180 Avanti.

Un esempio di prezzo “conveniente” ? Milano – Roma, andata e ritorno: 5200 euro più iva al 10%.

Ricordo che agli esordi della Festa del Cinema, a Roma, Robert De Niro per partecipare pretese il pagamento del suo aereo privato – non piccolissimo – da Los Angeles a Roma. Costo: 150mila euro.

E, comunque, io su queste scatoline non ci salgo manco morto. Neanche gratis.

Con le palle di fuori.

October 29th, 2010

Fa paura…

Il calendario dei rugbysti di Edimburgo, altre preview.

Qualche mese fa, avevo pubblicato uno scatto-preview del calendario dei rugbysti di Edimburgo – una delle alternative più note ai Dieux du Stade. Ecco altri scatti. Il calendario sarà in vendita dal 4 novembre. Bello sfoggio di piedi.

Quando si scrive un libro.

October 28th, 2010

Arriva un momento nella vita di tutti, giornalisti e massaie, in cui dai meandri del proprio cervello, più o meno sviluppato, si affaccia con forza un pensiero: “E se scrivessi un libro?”. Ci siamo passati tutti. Un po’ come l’analisi. O il sesso orale in un autogrill col lato passeggero attivo. Ti capita un’esperienza che tu giudichi memorabile – tipo ti muore un criceto oppure fai un viaggio ad Anzio – ed ecco il bisogno di fissarla su carta. Che è anche un bisogno di imporre al mondo il tuo microcosmo. Scrivere è, spesso, una forma di arrogante egoismo dittatoriale, una forma di nutrizione del proprio ego che ha bisogno di un pubblico al quale succhiare complimenti e tempo. Bloggare, in fondo, è più discreto. E’ free, e chi vuole passa di qui. Da quando blogga, river-blog non ha mai fatto autopromozione. Chi ne ha voluto scrivere, è stato bene accolto. Non saprei perché convincere la gente a passare da me, dovrei promettere cazzi e sentimenti? Meglio solo le cazzate del sottotitolo. Ovviamente, tra gli scrittori, ci sono anche quelli che denunciano. Che hanno verità scomode da urlare. Ci sono i libri-inchiesta. E son sacrosanti. Ma tutti, proprio tutti, sono accomunati da una cosa: dal giorno in cui il libro è in vendita (in realtà, alcuni iniziano qualche settimana prima), il suo autore inizia a fare ciò che un single in crisi di astinenza fa con la sua rubrica. Tira fuori tutti i numeri, dal compagno dell’asilo a quello al quale si faceva copiare il compito all’università, fino all’ex respinta. Ogni numero equivale a più copie potenziali. Dietro ad un numero ci sono amici, parenti, pagine Facebook. Ecco, facebook. La pagina dell’autore si trasforma in un linkificio e appuntamentificio. “Il 23 ottobre presento il mio libro qui e lì”, “recensione del sito”, “complimenti del dr.”, ecc. ecc. Partono inviti via mail, sms, via posta, via fax. Pure con fattorino. Si chiama promozione, of course, ed è l’anima dell’editoria. Quando si viene invitati in tv/radio, ecco l’invito ad ascoltare/vedere, la chiamata-tassa “mi hai visto?”, “che ne pensi?”. Se si vince un premio, ecco la mail di autocompiacimento. Sul web, la parola d’ordine è link, link e ancora link. Purché se ne scriva, va bene tutto.

Post dettato dall’onda emotiva di un mese costellato dagli inviti di due amiche, alla loro opera prima. Brave, per carità. Sono stato alla prima (ce ne sono state 4) presentazione, ma non sono ancora riuscito a leggere il libro. E loro cercando di farmi sentire in colpa, in ogni modo, visto che il testo deve essere così bello e unico, che andrebbe consumato in una notte (insonne). Per carità, auguro a loro di vincere il premio Strega. Ma vi prego, lasciate che sia il pubblico a venire da voi, e non viceversa. Se avete qualcosa di bello da dire, vedrete che le masse accorreranno.

E’ l’anima della condivisione delle emozioni.

127 hours, il trailer.

October 28th, 2010

Ecco il trailerone ufficiale di “127″, film dominato dallo splendore di James Frano. Il quale ha anche una calda voce – da risveglio con caffè under the pezze.

Yigit Pura, dai fornelli alla spiaggia.

Essere gay dichiarati, in Turchia, non è sempre facilissimo e, quindi, bravo Yigit Pura. Il ragazzo, 29 anni, è uno dei protagonisti del reality di Bravo Tv “Top Chef: Just desserts”. E’ nato ad Ankara, ma ora vive a San Francisco. Eccolo in alcuni scatti privati.

Ovviamente le foto passano per le guance rosse. Chiaro, no?

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Capodanno da single?

October 27th, 2010

27 ottobre. Il primo comunicato stampa sul Capodanno. Il format è quello paraculo del dato statistico, usato a fini commerciali: un brand si inventa un sondaggino o una ricerca, per far circolare meglio il suo nome. In questo caso è un tour operator, che vuole convincere la gente a prenotare un capodanno in crociera.

Mai stato in crociera. Mi dà ansia l’idea che, in caso di mare agitato, non si possa scendere (è lo stesso principio della turbolenza d’aereo). E poi, pure da single? Che tristezza. Molto meglio perdersi in un’enorme metropoli.

Ah, sempre in tema festività: da due settimane (due!) alla Carrefour sono arrivati i pandori e i torroncini!

Non c’entrano niente, ma siccome li ho visti nello scorso fine settimana e, siccome ho trovato solo ora il tempo di scriverne, ecco il post. Spettacoli accomunati da una cosa: la cafonaggine del pubblico (adulto in un caso, bambino nell’altro – ma la colpa è sempre dei grandi…).

- Paranormal Activity 2. Non è un 2, bensì uno 0. In pratica, racconta come si è arrivati all’1. Si usa il solito espediente della casa monitorata dalle telecamere (stavolta la scusa è un furto subito dalla coppia che vi vive). Inizio troppo lento: ci vuole circa mezz’ora prima che gli spiriti si animino. Tanti sbadigli. Un paio di scene ad alta tensione: tipo quella in cui, dopo minuti di silenzio, si aprono all’improvviso tutti i cassetti della cucina. Finale molto scontato: l’indemoniata dell’1 uccide la coppia e rapisce il bambino. Amen. Avrei preferito che uccidesse quelle quattro coatte sedute davanti a noi (momento clou, quando il nostro vicino di post ha urlato loro contro: “Basta”).

- La Bella e la bestia. E’ la scommessa del rinnovato teatro Brancaccio, “abbandonato” da Maurizio Costanzo e ora preso in mano dalla Stage Entertainment, che ha rinnovato la struttura. Scommessa ad alto rischio: il teatro presenterà soltanto questo spettacolo. Prezzi alti: due poltronissime 166 euro, inclusi diritti di prevendita. In cambio, moquette cambiata e uniformi nuove di zecca del personale. Tutto esaurito – del resto il primo giorno è stato il 22. Così esaurito, che gli unici due posti – belli, seconda fila – che abbiamo trovato, erano per domenica pomeriggio. Mi ero dimenticato della presenza dei marmocchi. Ma il problema non sono mai loro: accanto a noi era seduta una nonna con nipotina educatissima, pareva uscita da un collegio svizzero. Non ha fiatato una sola volta. Dietro, buzzicona con tre coattelli che sapevano solo ripetere “come fa?” (sogna, e non rompere le palle). Per non parlare di quelle mamme che, per bypassare la fila al bagno delle donne, andavano nel bagno degli uomini, con le loro figlie. Perverse. Quanto allo spettacolo vero e proprio: sono rimasto incantato dall’orchestra dal vivo (è stato recuperato lo spazio sotto al palco, in passato chiuso per ragioni di sicurezza), ma anche dai costumi. Alcuni co-protagonisti erano davvero straordinari. Grande mimica facciale, ritmo perfetto. Nello specifico: Din Don (Simone Leonardi) e Lumiere (Emiliano Geppetti). La protagonista (Arianna Martina Bergamaschi), pur avendo un Cv da far impallidire chiunque, non mi ha entusiasmato. La Bestia (Antonello Angiolillo), recitava meglio con la maschera da Bestia. Brava la frizzante Babette (Alice Mistroni), mentre mi sono chiesto tutto il tempo perché Gaston (Andrea Croci) cantasse con la bocca storta (personaggio eccessivo, volutamente sgradevole). Qualche pecca per il trucco: l’attaccatura delle parrucche era visibilissima. Bel viso per i ragazzi Sale e Pepe (interpretavano proprio quello): Alessio Impedovo (classe 1992, alla sua prima esperienza) e Giammarco Gallo (classe 1987). Grande affiatamento complessivo, impeccabile la regia. Ah, nota di colore finale: quando L. mi aveva detto di essersi commosso, io lo presi in giro. E, invece, alla fine, mi sono ritrovato con gli occhi lucidi pure io.

Il bibliotecario Graham Barker ha collezionato le schifezze che il suo ombelico ha “prodotto” nell’arco di 26 anni. Ogni sera, prima di andare a letto. Una vera e propria raccolta, documentata in appositi barattoli di vetro, anno per anno. Adesso, il 45enne, di Perth, in Australia, è entrato a far parte del Guinness dei Primati. “Non è un comportamento ossessivo”, dice però l’uomo, che ha anche in mente di creare un cuscino con quelle schifezze.

La domanda è: che roba è quella?

La nazionale di rugby si sottopone ad un trattamento di crioterapia.

Brrrrrr.