Quando si scrive un libro.

October 28th, 2010

Arriva un momento nella vita di tutti, giornalisti e massaie, in cui dai meandri del proprio cervello, più o meno sviluppato, si affaccia con forza un pensiero: “E se scrivessi un libro?”. Ci siamo passati tutti. Un po’ come l’analisi. O il sesso orale in un autogrill col lato passeggero attivo. Ti capita un’esperienza che tu giudichi memorabile – tipo ti muore un criceto oppure fai un viaggio ad Anzio – ed ecco il bisogno di fissarla su carta. Che è anche un bisogno di imporre al mondo il tuo microcosmo. Scrivere è, spesso, una forma di arrogante egoismo dittatoriale, una forma di nutrizione del proprio ego che ha bisogno di un pubblico al quale succhiare complimenti e tempo. Bloggare, in fondo, è più discreto. E’ free, e chi vuole passa di qui. Da quando blogga, river-blog non ha mai fatto autopromozione. Chi ne ha voluto scrivere, è stato bene accolto. Non saprei perché convincere la gente a passare da me, dovrei promettere cazzi e sentimenti? Meglio solo le cazzate del sottotitolo. Ovviamente, tra gli scrittori, ci sono anche quelli che denunciano. Che hanno verità scomode da urlare. Ci sono i libri-inchiesta. E son sacrosanti. Ma tutti, proprio tutti, sono accomunati da una cosa: dal giorno in cui il libro è in vendita (in realtà, alcuni iniziano qualche settimana prima), il suo autore inizia a fare ciò che un single in crisi di astinenza fa con la sua rubrica. Tira fuori tutti i numeri, dal compagno dell’asilo a quello al quale si faceva copiare il compito all’università, fino all’ex respinta. Ogni numero equivale a più copie potenziali. Dietro ad un numero ci sono amici, parenti, pagine Facebook. Ecco, facebook. La pagina dell’autore si trasforma in un linkificio e appuntamentificio. “Il 23 ottobre presento il mio libro qui e lì”, “recensione del sito”, “complimenti del dr.”, ecc. ecc. Partono inviti via mail, sms, via posta, via fax. Pure con fattorino. Si chiama promozione, of course, ed è l’anima dell’editoria. Quando si viene invitati in tv/radio, ecco l’invito ad ascoltare/vedere, la chiamata-tassa “mi hai visto?”, “che ne pensi?”. Se si vince un premio, ecco la mail di autocompiacimento. Sul web, la parola d’ordine è link, link e ancora link. Purché se ne scriva, va bene tutto.

Post dettato dall’onda emotiva di un mese costellato dagli inviti di due amiche, alla loro opera prima. Brave, per carità. Sono stato alla prima (ce ne sono state 4) presentazione, ma non sono ancora riuscito a leggere il libro. E loro cercando di farmi sentire in colpa, in ogni modo, visto che il testo deve essere così bello e unico, che andrebbe consumato in una notte (insonne). Per carità, auguro a loro di vincere il premio Strega. Ma vi prego, lasciate che sia il pubblico a venire da voi, e non viceversa. Se avete qualcosa di bello da dire, vedrete che le masse accorreranno.

E’ l’anima della condivisione delle emozioni.

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5 Responses to “Quando si scrive un libro.”

  1. ewan_j Says:

    river, cavolo, dovresti sapere quanto è difficile per un autore esordiente farsi conoscere e acquistare. la casa editrice dovrebbe (e quelle oneste lo fanno) tutto il lavoro “sporco” di promozione, ma anche l’autore deve mettersi in gioco. quante persone pensi che comprino il libro di un esordiente, per meraviglioso che sia? credimi, anch’io odio lo spam, ma in certi casi bisogna urtare i sentimenti degli amici su facebook, anche a costo di insozzare il loro wall…

  2. river Says:

    Le case editrici hanno gli uffici stampa.

    All’esordiente non l’ho detto io di fare l’esordiente. Cioè: vuoi scrivere il libro? Ok. Ma ora take it easy ;)

  3. ewan_j Says:

    ok, non lo metto in dubbio, ma è difficile sradicare nella gente l’abitudine di comprare i libri dello scrittore affermato. lo spam di un esordiente su fb credo sia il male minore

  4. Alessio Says:

    Concordo pienamente. Tra ex-colleghi, amici e conoscenti io sono a quota 6. Non ne ho letto manco mezzo.
    E più mi chiedono se l’ho letto o comprato e più taglio i ponti. E’ una cosa odiosa. E poi il libro va scelto, non imposto.
    E’ lo stesso motivo per cui non sono mai riuscito a leggere nemmeno i libri che mi sono stati regalati.

    La fase successiva è l’invito su facebook al “gruppo di quel determinato libro”. Per far credere che sia un caso editoriale. Puah.

  5. ale Says:

    magari vogliono solo il tuo parere da amico.

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