L’altra faccia della medaglia, in America. Il Paese bigotto, che si aggrappa a Dio per offendere i gay.

(Mezza pagina acquistata su un giornale del Michigan dai “Now Jesus Ministries”, per pubblicizzare una guida di 26 pagine su come tenere alla larga i gay)

Naturale, dolce, e non vietato ai minori. Insomma. Not a big deal.

(Trevor Donovan bacia il collega Kyle Riabko, dopo che un lungo percorso per seguire il coming out del primo. La scorsa sera, Trevor si è reso conto di provare qualcosa per Kyle. E’ il loro primo bacio)

Affettuosità tra soldati.

November 30th, 2010

Il video di Stefano-che-non-balbetta-più si è diffuso viralmente, col risultato di dividere la blogosfera in due. Da una parte c’è chi si ritiene preso in giro dal ragazzo di XFactor, noto per le difficoltà ad articolare qualsiasi frase; dall’altra i classici complottisti – in netta minoranza – che si sono aggrappati alla scarsa qualità del video, e alla mancanza di sincronizzazione (la verità è che il video è stato scaricato da Facebook, con un processo che ne ha compromesso la qualità iniziale). La parolina fake, ormai, è diventata musica per le mie orecchie.

La polemica è arrivata fino a Stefano, che ha fatto rispondere sulla sua pagina ufficiale Facebook, a quanti chiedevano conto della ritrovata fluidità linguistica. Ecco la spiegazione di chi cura il suo profilo:

“Per un balbuziente la tranquillità è tutto! E comunque sta anche usando una tecnica che implica lo spostamento degli accenti nelle parole, il che aiuta la fluidità nel parlare. Ieri con estrema calma (e dopo molte prove) è riuscito ad attuarla. Ovvio che in un altro momento qualsiasi, senza possibilità di ripetere, l’effetto non sarebbe lo stesso”.

Insomma, sta facendo passi da gigante. Certo, poteva pure farli durante la trasmissione, già che c’era.

Lo avessi trovato prima, lo avrei pubblicato in apertura di mattinata. Quale modo migliore per iniziare un lunedì cupo as usual?

I video che preferisco sono quelli girati dagli studenti dei college (e non solo perché son studenti): sono una ventata di freschezza. Questi sono i ragazzi e le ragazze del Trinity College, presso la University of Western Australia. Interpretano a modo loro “Don’t stop me now”. Ah, lo fanno baciati da uno splendido sole.

Il video sta circolando da ieri sera su Facebook, dopo che Stefano, ex “caso” di XFactor, lo ha pubblicato sulla sua pagina ufficiale, per salutare i suoi Stefans (che sarebbero i suoi fan – atroce). Lo stupore di chi l’ha visto è stato grosso. Insomma, la tv deve averlo guarito. (grazie a Nadir per lo spunto)

P.s. A me Stefano non è mai piaciuto. Il pietismo indotto non m’è mai andato giù. E magari la colpa non è neanche sua.

Buon lunedì. Tornato al lavoro. Tosse ancora c’è.

Dal variegato mondo dei cosiddetti head-hunters – appellativo carico di chissà quale figosità – arriva un nuovo software in grado di scartare i curriculum, senza neanche il bisogno di leggerli. Lo utilizza la General Electrics, cazzutissima multinazionale americana, con varie sedi e attività presenti in Italia. Diversi mesi fa, attratto da un paio di posizioni supercool con la NBC Universarl – avevo mandato il mio Cv, attraverso il loro sito. Una volta registrati, è possibile seguire lo status della propria domanda: “posizione aperta” o “chiusa”, oppure “curriculum in fase di visione”, ” da visionare”. Ebbene: mi sono reso conto che la persona in oggetto era stata assunta, ma che il mio curriculum non era mai stato visionato. “Curriculum inviato ma ancora non visionato”, recita ancora oggi una tristissima scritta accanto a quel lavoro nel settore Communication. Incuriosito di fronte a quello che parrebbe un bug del sistema – non riesco ad immaginarmi un atteggiamento superficiale da parte degli americani quando si tratta di selezione del personale – scrivo un’email di simil-protesta. Ricevo una risposta che ha dell’incredibile (sarà automatizzata?). Intanto mi viene spiegato che per una singola posizione, la General Electrics riceve migliaia di CV. Già. Migliaia. Ma il bello arriva adesso: “Uno speciale software rimuove quei curriculum che non presentano i requisiti minimi previsti dalla posizione”.

Orbene: uno potrebbe aver vinto 3 premi Pulitzer, aver scoperto l’origine dei traffici di organi umani dalla Nigeria, aver contribuito a far arrestare Totò Riina, ma se il software non riconosce delle paroline magiche, niente da fare.

Lazy and superficial recruiting.

Pazzo Est/Con le mucche in auto.

November 26th, 2010

Una già sarebbe una notizia. Ma due…

Ma si saranno conosciuti davanti all’altare? Ci vorrebbe il tag “tristezza infinita”.

I primi tre sono abbastanza comprensibili, ma il quarto è certamente singolare. In effetti, il vomito fa molto antisesso.

Oggi river è malato. Influenza :-(

In mutande nel garage.

November 24th, 2010

Pubblicità per la linea underwear di Gregg Homme. Sfacciata, ma molto simpatica. Ah, slip orrendi.

Assassino virale.

November 24th, 2010

Emilio Eduardo da Rocha Deveza, di Cerro Azul, è stato arrestato per aver assassinato la madre. Il tipo si era infastidito per il fatto che la mamma avesse usato una delle sue carte di credito. Il video è diventato virale, raccogliendo quasi due milioni di contatti.

Il sogno di ogni “nerista” è quello di poter intervistare un assassino. Ma non a distanza di anni, quando l’attenzione dei media scema sistematicamente. Il top è sentirlo con le manette ai polsi e le mani ancora sporche di sangue. Una cosa, di fatto, impossibile. Per chi non frequenta i giornali: quando si vedono interviste a killer, queste sono quasi sempre “farlocche”. Nel senso che il le parole dell’assassino sono state riferite al giornalista dal poliziotto, dal magistrato che lo ha interrogato o dal suo avvocato, e rivendute al pubblico come botta e risposta. Ovvio, ci sono le eccezioni. Ma la regola è quella sopra esposta.