Solo perché è la nonna di James Franco (e quindi deve aver contributo, in qualche modo, a produrre siffatta perfezione), mi sta già simpatica. In questo video, James (dopo aver salutato il bel fratello Dave) le chiede se abbia visto il suo film “127 hours”, e cosa ne pensi delle scene più cruente. Simpatica risposta finale.

Sexy pure con la nonna.

Le ragazze a Roma Est.

December 27th, 2010

Il ragazzo deve essersi emozionato, tanto da scordarsi una “l”. (grazie a Claudio per lo scatto!)

La chiave – l’idiozia e l’ottusità di quei web-naviganti che, in nome del tanto-è-gratis, pigiano inoltra, e chi s’è visto s’è visto – è tutta nell’incipit della mail che mi arriva il giorno di Natale: “Non ci credo, ma tentare non costa nulla. Ciao”. Quindi: è una cazzata, ma visto che le email sono gratis, metto in copia circa 100 persone. E poco importa se sfascio loro i marroni. Ecco un motivo in più perché le e-mail dovrebbero essere a pagamento. Tutte. Una cifra simbolica: addio spam.

Arrivo al dunque: in questa email si sostiene che Microsoft e Aol, per sperimentare un nuovo software, sono pronti a pagare chiunque inoltri il seguente messaggio:

“Generalmente non invio messaggi di questo genere, ma questo mi è arrivato da un’ottima amica, avvocato, e mi sembra che sia un’opportunità interessante. Lei dice che funzionerà, e FUNZIONA!!! Dopotutto, non c’è niente da perdere! Ecco qui quello che dice: Sono avvocato, e conosco la legge. Questo, E’ reale. Non sbagliatevi. AOL e Intel manterranno le loro promesse per paura di essere trascinate in tribunale e dover far fronte a una causa di milioni e milioni di dollari. Come quella della Pepsi Cola contro la General Electric , non molto tempo fa. Cari amici, per favore, NON prendete questo messaggio per un bidone. Bill Gates STA condividendo la sua fortuna. Se lo ignorate, potreste rimpiangerlo più tardi. Windows rimane il programma più diffuso ed utilizzato nel mondo. Microsoft e AOL sperimentano inviando questo test via messaggio elettronico (e-mail Beta Test). Quando inviate questo messaggio elettronico (e-mail) ai vostri amici, Microsoft può rintracciarvi (se siete un utilizzatore di MicrosoftWindows) per 2 settimane. Ad ogni persona che invierà questo messaggio, Microsoft pagherà 245 euro. Per ogni persona a cui avete inviato questo
messaggio e che lo invierà ad altre persone, Microsoft vi pagherà 243 euro. Per la terza persona che lo riceverà, Microsoft vi pagherà 241 euro. Fra due settimane, Microsoft vi contatterà per la Conferma del vostro Indirizzo Postale e vi invierà un assegno. (Sinceramente, Charles Bailey, General Manager Field). Pensavo che questo fosse un imbroglio, o uno scherzo, ma 2 settimane dopo aver ricevuto questo messaggio e averlo riinviato, Microsoft mi ha contattato per conoscere il mio indirizzo postale e mi hanno inviato un assegno di 24.800 euro. Dovete rispondere prima che questa prova sia terminata; se qualcuno ha i mezzi per fare quest’operazione, è Bill Gates. Per lui,c’è un ritorno commerciale. Se questo vi soddisfa, inviate questo messaggio a più persone possibile. Dovreste ricevere almeno 10.000 euro. Non li aiuteremmo, inviando questo messaggio, se non ce ne venisse un qualche cosina anche a noi. La zia di un mio caro amico, che lavora per Intel, ha appena ricevuto un assegno di 4543 euro, semplicemente inviando questo messaggio. Come ho detto prima, conosco la legge, e c’è del vero, Intel eAOL sono in negoziato per una fusione, con la quale diventerebbero la compagnia più importante del mondo nel settore, e per essere sicuri di rimanere il programma più diffuso e utilizzatoin assoluto, Intel e AOL sperimentano con questa prova. E vero….ho ricevuto 34.540 euro…figataaaaaaaaaa…
Il giorno 8 ottobre 2008 15.22, Thrash Catch ha scritto:
Ciao Dani!!!E’ vero 1 mese fa mi ha chiamato Microsoft…mi hanno dato un assegno di7776 o!Pensa che ora me ne hanno appena accreditati 12050!Faccio festa tutte le sere!!Paura!!!”.

1) Qual è la mente ottusa che ha partorito il testo, condito da luoghi comuni e banalità? 2) Ma, soprattutto, chi è così tonto da credere che qualcuno ci caschi?

Uhm. “Tanto non costa nulla. Non ci credo. Ve lo giro”.

Il Natale dei river-lettori.

December 25th, 2010

Di quello mio ho già detto. Da solo, coi genitori – e loro cagnetta (che non sopporta il mio, quindi meglio separati). La metà se n’è andata a trovare i suoi genitori, come da copione.

Questo post è per i river-lettori. Il loro Natale. Dove, con chi, come.

Quella di ieri passerà sicuramente alla storia come la mezzanotte della vigilia di Natale più tormentata, per bau e per il sottoscritto. Già la mattina non era iniziata bene: svegliato alle 7.30 da una serie di colpi di tosse del cane, per una ventina di minuti. Ergo, decido di portarlo dal veterinario. Sta girando una tosse virale canina niente male. Telefono per accertarmi che ci sia il responsabile, mi risponde l’assistente. Maschio. Così penso. Arrivo nello studio e, come sempre accade quando non c’è il titolare, nella sala d’attesa non trovo nessuno. Porta socchiusa, è il segnale che si puo’ entrare. C’è una ragazza. Senza neanche troppo pensarci sopra, le dico che al telefono aveva una voce da maschio. Lei, che mi pare un po’ lesbica, si stranisce, e neanche risponde. Il gelo. Vabbè. Antibiotico, sette giorni, e poi controllino. “Spero di non averla offesa con lo scambio iniziale”, le dico, tanto per accennare una scusa. “In effetti è partito male, però le perdono tutto perché questo cane è splendido”.

Sera. Torno dalla cena  a casa dei miei, con il tipico spallo natalizio. Il cane adora dormire sul divano. E io adoro non farcelo dormire, perché questo si trasforma sempre in un tappetino peloso inutilizzabile dagli umani. Ieri, però, ha superato se stesso. Per disincentivarlo dal salirci sopra, ci piazzo su la borsa della palestra e un altro borsone. Ma lui se ne era altamente fregato, e si era piazzato sulla mia borsa. Quando apro la porta, lo colgo di sorpresa: ha la coscienza sporca, e per questo si sbriga a scendere, rimanendo incastrato tra il divano e il tavolino. Penso che la cosa sia finita lì. Usciamo per la passeggiatina serale, e mi accorgo che, dalla zampetta destra inizia ad uscire sangue. Neanche poco, visto che lascia delle tracce per terra. Torniamo a casa, e le tracce sono sempre lì. L’unghia è storta, e lui zoppica pure. Sono le 23.30. Le alternative non ci sono: si va al pronto soccorso, in via Gregorio VII. Lui sembra sereno, e, anzi, si sofferma volentieri ad annusare tutto l’annusabile, mentre io vorrei arrivare subito dentro. Il cane non ha paura delle visite mediche – alcuni si terrorizzano già davanti allo studio del veterinario. Arriviamo – mezzanotte meno dieci – la porta è chiusa. Al di là della vetrata, dietro al bancone, non c’è nessuno. Sulla maniglia lampeggia un “attesa”. Niente citofoni. Devono esserci le telecamere, perché dopo pochi minuti arrivano un ragazzo, e qualche attimo dopo, due altre ragazze. Lui non ha la divisa, si chiama Marco, ha circa 35 anni, accento del nord. “Dica la verità: non se l’aspettava un cane a quest’ora eh?”, gli faccio io, anche per portargli la mia personale solidarietà di chi deve lavorare, nonostante la festa. Ci ride su, e mi fa: “No, no, anzi, siam qui apposta”. Ci porta in una saletta – ovviamente neanche l’ombra di un altro cane, gatto, animale – e lo carichiamo sul tavolino. Diagnosi: unghia rotta, alla base. Soluzione: va strappata. Argh. Mi tolgo il giaccone, che si è già impelato. La ragazza – forse una tirocinante – mi chiede se mi stia sentendo male. “Addirittura!”. Il veterinario mi dice di tenerlo bene fermo, con la testa. Uno, due tre, e zac. Con la pinza gli ha tirato via l’unghia. Me la fa anche vedere, insanguinata. Ecco, questo passaggio me lo sarei risparmiato. Bau ha emesso un lamento, fortissimo. Poi ha pianto quando c’è stato da medicarlo. Alla fine, benda rosa, non in tinta col pelo. Però alla fine gli dona. Tra qualche giorno gliela posso togliere. “Senta, facciamo 25 euro, è stata una banalità”, mi dice il veterinario, dopo aver regalato a bau una mezza lattina di mangime. Vorrei andargli a prendere una bottiglia di qualcosa, ma è tutto chiuso.

Su questa struttura ho sentito tante cose – come sempre accade, dalle più belle alle più brutte – ma per quanto mi riguarda, posso solo ringraziare Marco e le due ragazze che, ieri sera, con un sorriso hanno accolto il paziente della vigilia. Quando esco è mezzanotte e un quarto. Auguri.

Storia di Natale.

December 23rd, 2010

Chi mi segue da tempo sa che io alle storielle la cui morale è “in Africa c’è gente che muore di fame, pensa a quanto sei fortunato” non c’ho mai creduto. Anzi, mi fanno abbastanza vomitare. Ognuno vive i problemi che ha con l’enfasi che si adegua al suo stato sociale, al suo passato, alla sua condizione esistenziale. That’s it. Quindi, questa storia non vuole sovvertire questa convinzione. Questa storia è un punto di partenza. Una bozza intorno/sopra alla quale costruire qualcosa.

Da circa due settimane sto combattendo con l’impianto del gas. In realtà, ci sta combattendo il padrone di casa, che ha fatto ristrutturare la cucina, cambiando prese e presette e rivoluzionando la zona cottura (a gas). Lavori veloci, finiti due settimane fa. Per una serie di ragioni tecniche e di voltura, che non sto qui a spiegare, occorreva una sorta di sopralluogo dei tecnici di una grande compagnia del gas. Così grande che se ne frega se uno dei suoi clienti resta senza gas per due settimane. Telefonate, proteste, e-mail. Un giorno scrivo su Facebook che avere un nuovo allaccio del gas è come chiedere dell’acqua corrente in Africa. Mi risponde S. Lo conosco, è un collega di vecchia data. Lui lavora soprattutto nel gossip. Magro, la battuta sempre pronta, paraculo quanto basta per fare il giornalista. So che non se la passa bene, fisicamente sta messo male. Non ho mai voluto chiedere nulla di specifico, per paura di essere inopportuno. Anche io, in fondo, sono vittima di quell’umanissimo riserbo che circonda il Male. Insomma: S. si offre di aiutarmi. La fidanzata lavora nella compagnia in questione. Gli dico: “Guarda che non voglio chissà quale favore. Questi dovevano venire una settimana fa, ora hanno i sistemi informatici bloccati e non riescono a fissare un altro appuntamento”. Seguono telefonate, e-mail, e così via, per 24 ore. Alla fine, ottengo un appuntamento.

Stamattina. Problema risolto (cinque minuti cinque di sopralluogo, una firma e via). Mando un sms ad S. “Sei stato un amico, grazie di nuovo”. Mi risponde: “Tranquillo, mi ha fatto piacere aiutarti. Sentiamoci nel pomeriggio, ora sono in ospedale. Sto terminando la chemio”.

Sono rimasto a bocca aperta, e quando ho letto quell’ultima, tremenda parola, ho sentito un brivido.

Il tuo aiuto è valso tanto. Non so perché lo abbia fatto, ma è stato un bellissimo regalo. Grazie.

Silenzio.

December 22nd, 2010

Non lo so se la colpa è del Natale o della voglia di cambiar città e vita o della necessità di dire basta a tante cose. Ma questo periodo – oggi, ieri? – non ho più voglia di pensare, ragionare, scrivere, cercare. Se non fosse per i clacson strombazzanti e le lucine rosse simil-glitter, neanche mi renderei conto che siamo a Natale. Ma il Natale, più che una festa, dovrebbe essere uno stato d’animo – regalicenefamigliapromessesperanze. Stato d’animo che, di questi tempi, è quanto di più lontano ci possa essere da quello vissuto dal sottoscritto.

Sssshhhh.

River-blog può vantare alcuni significativi primati, a livello di produzione di notizie. Risparmio l’elenco di quelle riprese, anche con giorni di ritardo, dai principali siti di informazione italiana (sì, quelli con redazioni di 15 persone e una pletora di collaboratori). E tutto just for fun. L’ultima soddisfazione arriva dallo spot per il libro di Alfonso Luigi Marra, starring Manuela Arcuri. Il merito, va detto, è tutto di S., che ha portato alla mia attenzione il video, su Facebook. L’ho ricaricato su Youtube, e in pochi giorni ha fatto decine di migliaia di contatti. Ne è nato un caso. Un simpatico remix. Persino minacce di querela da parte dell’autore del testo, che si è sentito offeso dal video (del suo spot…). Qualche sera fa, ad una cena semi-vipparola, il massimo della soddisfazione: a tavola non si parlava d’altro. E nessuno sapeva del river-post. Oggi la consacrazione definitiva: Aldo Grasso ne parla sul Corriere della Sera.  Fine parentesi egocentrica.

P.s. E Marra? Lui ha replicato, con il messaggio sopracopiato. Abbastanza strategicamente condordo. Sarei comunque lieto di sapere se qualcuno ha effettivamente letto il testo.

David Beckham continua a farsi ricoprire di tatuaggi. Questo scatto, pubblicato dal calciatore su Facebook, documenta l’ultimo lavoro, durato circa sei ore. Bella la posizione del corpo. Secondo me si mette in posa anche quando fa la pupù.

Non-sense.

December 21st, 2010

Toccatina sportiva/Nuoto.

December 20th, 2010

Toccatina sportiva/Rugby.

December 20th, 2010