VergognaRai/"L'omosessualità è una branca della pedofilia".

Via Twitter, mi è arrivata la segnalazione della puntata di oggi di Blob, che ha rimandato in onda un atroce spezzone di “La vita in diretta” di cui ignoravo l’esistenza – beata ignoranza. Interviene Don Mario Pieracci, prete omofobo, predicatore d’odio e parrucchino-munito (abituale frequentatore del salotto di Lamberto Sposini), che se n’è uscito come segue: “La pedofilia è una branca dell’omosessualità”. A seguire difesa della Chiesa, che ha cacciato, a suo dire, la minoranza di preti pedofili, mentre gran parte delle violenza avvengono in famiglia (“e quelli non li caccia nessuno”).

(qua il video di Blob)

Per la cronaca: oltre a Luxuria, presente in studio e superincazzata, il conduttore non ha preso le distanze da quello schifo. Mandato in onda il pomeriggio, dal servizio pubblico italiano. Questa gente non deve avere diritto di parola, da nessuna parte.

Beatificazione laica/Altre candidature.

Fotografato oggi su Circonvallazione Gianicolense da un lettore (grazie A-male!).

Avevo bisogno di un paio di scarpe estive, poi si sa, una cosa tira l’altra e zac. Il punto è che per le scarpe sono stato in grossa difficoltà. Il mercato è davvero desolante. I due giganti, Tod’s e Hogan, sono fermi e sembrano essere a corto di idee. Lo Hogan son sempre quelle, le Tod’s stanno cercando di svecchiarsi un po’, ma io odio la suola bassa (e pure lo scamosciato m’ha stufato). Il problema di molte altre marche (Gucci e Prada), è che hanno la mania di piazzare un logo/scritta fin troppo riconoscibile. E così ho ripiegato, più per necessità che reale convinzione, sulle Hogan – pelle nera – anche se ho visto, dai commenti via Twitter e Facebook, che la scarpa è assai odiata. In effetti è altina, un tacco  maschile. Mi sentirò molto Gianni Alemanno. Prese in negozio all’angolo tra Cola di Rienzo e via Cicerone: commessa scoglionata, che alla sesta scarpa che le ho chiesto di vedere ha iniziato a guardarmi con aria ancora più scoglionata.

Comunque oggi ho fatto il kamikaze: shopping in via Cola di Rienzo, sfidando orde di pellegrini ombrello-muniti e canticchianti inni a noncapivochi. M’aspettavo di trovare un centro impazzito, e invece, alla fine, davano più fastidio le tende della protezione civile (c’erano posti di pronto soccorso avanzato…altro che 20 minuti per arrivare in Rai da Sposini) e alcune chiusure imposte dai vigili, che il traffico vero e proprio (sul Lungotevere si scorreva, fino a San Pietro e oltre). Mi è sembrata una cerimonia molto tipo saldi, con una forte ispirazione commerciale (la chiesa, in fondo, è un brand, che va “venduto”). Gli inglesi hanno William e Kate, noi abbiamo Wojtyla.

Da qualche minuto, Lamberto Sposini è ricoverato all’ospedale Santo Spirito, reparto di rianimazione. E’ in coma. Pare abbia avuto un ictus. La notizia non mi interessa tanto per il personaggio in sé. Da ipocondriaco, però, vorrei soffermarmi su un’altra cosa. Che riguarda noi tutti. Il tempo di intervento dell’ambulanza. Secondo il personale della Rai, presente in studio (Sposini si è sentito male prima di andare in onda), il 118 ha impiegato 40 minuti. E stiamo parlando di via Teulada, quartiere Prati. Secondo il 118, invece, il tempo è stato inferiore: 19 minuti. Un’immensità, quando si è in condizioni gravi. La telefonata al 118 sarebbe arrivata alle 14.11, mentre l’ambulanza lo avrebbe prelevato (Sposini già perdeva sangue dalla bocca) alle 14.30. Il motivo di questo ritardo? “Le ambulanze della zona erano tutte impegnate”. E se, invece che a via Teulada, Sposini o Mario Rossi si fosse sentito male in periferia? Mandavano direttamente il carro funebre?

Roma, Italia, 2011.

E’ passato quasi un anno da quando i medici gli hanno rimosso la bestia di cinque chili, che lui ha voluto chiamare Osvaldo. Il cancro che aveva scelto di albergare nel suo corpo, senza chiedere  permessi o avvisare nessuno. S’è piazzato là, e per caso lo hanno scoperto. Quello vissuto da Torrente, dopo l’operazione, è stato un anno di speranza. Forse anche di paura. La tensione prima delle tac di controllo (ultime analisi del sangue: ieri), e poi la soddisfazione, il respiro profondo che si fa quando il medico ti dice che è tutto ok. Al domani si pensa poco, il pensiero è fisso sull’oggi. Cambia la prospettiva di vita. E’ stato un anno di rivoluzioni. Torrente mi tiene aggiornato, in maniera irregolare e discreta. Quando gli va, mi scrive. Io non chiedo. Solo una volta, dopo mesi di assenza, gli ho scritto (e stavo pure per fare un danno, avendo inviato l’email ad un account che usava con la moglie…). In fondo, chi sono io per lui? Mani anonime che digitano sulla tastiera. Lui ha un volto – mi ha spedito le foto sue, e delle famiglia (moglie e figlie). E ha un volto persino Osvaldo, maledetto.

La sua storia dimostra che la vita può cambiare. Che nel dolore può esserci una rinascita. Chi crede in Dio vi vedrà un disegno. Chi non crede, si sentirà appagato nel leggere che, oggi, Torrente è felice. Passato e futuro contano, nella misura in cui oggi va a letto e sente di aver vissuto qualcosa di nuovo.

E’ riuscito a prendere di petto (affrontare?) la situazione con la moglie. L’amore e la passione per gli uomini. Il legame resta, l’amore per lei e le figlie pure. Lei ha sofferto, e sono certo che anche per lui la cosa non sia stata facile. Adesso è iniziata una nuova fase, la svolta. La fase in cui può amare. Puo’ lasciarsi andare. Dormire, la notte, con un uomo. Il suo destino, per adesso, lo ha fatto incontrare con due persone straordinarie. Gli sono state al fianco, e, forse, diventeranno ancora più importanti. Una è stata così discreta da dirgli: “So che adesso hai altre priorità. Quando vorrai, io ci sarò”. Ma la svolta – che mi ha colpito moltissimo – è stata anche quella professionale. Dalla Toscana, Torrente si è ora trasferito a Catania. Lui, uomo di quasi 50 anni, è stato assunto da Ikea. Hanno tirato fuori il suo curriculum tra le 45mila candidature arrivate, e lo hanno scelto. Gli hanno offerto la possibilità di cambiare radicalmente la propria esistenza. Di cambiare il paesaggio che, ogni mattina, vede affacciandosi dalla finestra. Dell’apertura di Ikea a Catania ricordo solo alcune disgustose affermazioni di quel signore (parola grossa), chiamato Lombardo – il successore di Cuffaro – che aveva da ridire sulle modalità di assunzione all’Ikea. Insomma, bisogna dare spazio ai precari, a quelli licenziati ad X, ai cassaintegrati di qui e di lì. Cazzate. Era la politica che voleva controllare, ancora una volta, il processo di selezione che autonomamente un’azienda ha il diritto di portare avanti. Alla faccia delle raccomandazioni politiche. Ikea se n’è fottuta di Lombardo, e ha dato spazio ai giovani, ma anche alle persone come Torrente. Lo ripeto: ha quasi 50 anni. In Italia – e parlo per esperienza diretta, amici e parenti – trovare un lavoro oltre i 40 anni è un miracolo, ancora di più che quando si è giovani. L’ambiente di lavoro è made in Svezia. Da far rabbrividire le nostre aziende. Il giorno prima dell’inaugurazione del negozio, la Store Manager ha fatto un discorso (peccato non avere un video, andrebbe fatto circolare). E’ il momento in cui si comunicano le regole dell’azienda. Questo è un passaggio decisivo del suo intervento, di fronte a tutti i dipendenti: “Come sapete nelle settimane precedenti abbiamo organizzato degli aperitivi, ed abbiamo pubblicato in bacheca delle foto scattate durante le serate. Qualcuno, sotto una di queste ha scritto la pessima parola ‘frocio’. Voglio sperare che sia solo un brutto scherzo, che altrimenti sarebbe una cosa di una gravità inaccettabile per continuare a far parte di questa squadra. Noi abbiamo assunto ventenni e cinquantenni, eterosessuali ed omosessuali, il rispetto fra le persone è indispensabile ed è un valore fondante, così come la diversita è un valore grandissimo e fondamentale, non c’è spazio per chi non sa vivere questi valori“. Mentre rileggo ad alta voce queste parole, un brivido mi scorre sul braccio. Torrente, che coi suoi colleghi ha fatto coming out, si è sentito fiero e orgoglioso di lavorare in un posto in cui l’essere omosessuale, la sua visibilità, non è solo ammesso, ma è anche un “valore” da tutelare.

Ecco, questa è la mia sintesi delle e-mail scambiate con Torrente. Spero di non aver calcato la mano, laddove lui mi ha scritto in punta di penna. Un abbraccio, caro Torrente. Sei un esempio. L’esempio che la vita è una grande arrampicata. Ci possiamo scorticare. Fare male. Anche cadere. Ma la forza che abbiamo dentro ci può e deve aiutare a superare tutti gli ostacoli che incontriamo.

In bocca al lupo!

Pubblicità-sfottò per la Easyjet, che ha deciso di prendere in giro Giovanardi e la sua uscita very smart sulla famiglia made in Ikea. Però, sbaglio, o gliela danno vinta (pur sfottendolo)?

Qualcuno le ha perse, in strada.

Tuffo al cuore.

Quando vomita l'astronauta.

Ecco, in effetti non ci avevo mai pensato. Spero sia un casco autopulente.

Cosa succede: i caccia italiani hanno iniziato a bombardare la Libia. C’è La Russa che non sa più gome dire ghe gli aerei non zi limitano più a neutralizzare soldando le difese aeree libiche, senza neanghe avere una bomba sugli aerei. Insomma, adesso le bombe ce le hanno e le sganciano pure.

Come dirlo? L’ingrato compito viene affidato allo Stato Maggiore della Difesa che, poco fa, ha diramato la seguente nota:

“In data odierna, hanno iniziato a partecipare alle operazioni aeree a protezione della popolazione civile anche le nuove configurazioni idonee ad assolvere gli ulteriori compiti assegnati dalla Nato”.

Splendida ipocrisia guerrafondaia (ah, lo dice uno a favore della cacciata, con ogni mezzo, di quel dittatore buzzurro di Gheddafi).

La macchina raccogli-sperma.

April 28th, 2011

Questo video è stato pubblicato su Youtube con una striminzita didascalia in cinese, che spiega la funzione dell’apparecchio: raccogliere lo sperma. Il perché non voglio saperlo. So solo che io il coso là dentro non ce lo infilerei mai. Chi mi garantisce che mi verrà restituito intatto?

Look revolution/2. Bikini da muscolosi.

Loro sono i “Big Troubles“, un gruppo alternativo del New Jersey. Il loro segno caratteristico sono le bustine con gli spaghetti, appese agli abiti. Un trend che starebbe prendendo piede tra gli sgangherati alternativotti.