Placcaggio pubico.

April 28th, 2011

La nuova pubblicità di Ikea.

Ikea, per non scontentare il governo italiano e il ministro Giovanardi, ha ideato una nuova campagna pubblicitaria. Come si vede tiene conto delle indicazioni di Palazzo Chigi, e segue le indicazioni fornite dal premier in persona, sulla sua idea di famiglia.

(via Facebook)

Canoisti a riposo/Feet view.

April 27th, 2011

Bikkembers, la campagna primavera/estate 2011.

Lo stilista belga Dirk Bikkembergs, con questa campagna Spring/summer 2011, continua a servirsi della solita posa/schema: calciatori e modelli, in formazione militaresca, sospesi sull’acqua. Sarebbe ora, forse, di ragionare su qualcosa di nuovo.

La carne (poca) potrebbe compensare, in parte, la scarsa inventiva e gli (inutili) smanettamenti photoshoppari.

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“Anche io ti voglio bene”.

Attacchi di panico reloaded.

April 26th, 2011

Chi mi segue, sa che ho sofferto per un bel po’ di tempo di attacchi di panico. Diciamo che la fase “acuta” – quella durante la quale a malapena riuscivo ad uscire di casa – è durata qualche mese. Fine del 2000, inizio 2001. Poi, siccome dovevo pur lavorare, mi decisi a chiedere aiuto. Terapia farmacologica, e psicoterapia. Qualche mese e ne sono uscito. La cura coi farmaci  è durata svariati anni. Direi che si è conclusa definitivamente nel 2009. Fine.

Ma chi ha sofferto di ADP – acronimo che d’ora in avanti sceglierò, perché scrivere ‘panico’ evoca stati d’animo negativi – sa che è difficile uscirne per sempre. La paura che questi possano tornare, cova dentro di noi. Sempre. E’ una “mirror” dell’ansia anticipatoria, che determina il panico (si sta male non tanto per l’attacco in sé, quanto piuttosto per l’ansia che questo possa tornare: ovvero la cosiddetta ansia anticipatoria), e che prima o poi riesploderà.

E’ risuccesso qualche settimana fa. Due. Si parte da qualcosa di oggettivo: un calo di pressione, la vista che si annebbia (anzi, a voler essere precisi, le strisce luminose, che rendono difficile anche inviare un sms). Ed ecco scatenarsi il panico. La paura che ti manchi il respiro. Che l’ambulanza non arrivi in tempo. Inizi a sudare. Chi ti sta accanto – in quel caso Asb – non puo’ aiutarti, non capirebbe, e allora preferisci liberartene e affrontare il mostro da solo. Come un pesce cerca d’istinto l’acqua, inizia a ragionare sul pronto soccorso a te più vicino. Nella fase acuta, nel 2000, avevo mentalmente suddiviso Roma in quadranti: a seconda della zona, sapevo quale fosse il pronto soccorso al quale dirigermi. Quella domenica, riesco a contenere il tutto. Arrivo fuori il pronto soccorso, ma non entro. Qualche minuto al telefono con un amico, e passa tutto. Ma so che qualcosa sta cambiando.

Oggi è stato tutto più violento. Metropolitana. Fermata Colosseo. La stessa nella quale ebbi uno dei miei primissimi attacchi, a 19 anni: il giorno dopo i funerali di mio nonno. Stamattina stavo leggendo il giornale. Repubblica. Articolo sulle destre ungheresi. Si parte con la tachicardia. Ripiego il giornale, ricordo l’immagine di Giovanni Paolo II, su un’altra pagina. Mi fissa. La fermata successiva mi sembra infinitamente lontana, il tempo di volare da Roma a Milano. Ce la farò a scendere? A Cavour il pronto soccorso più vicino è… minchia, è lontano. Scendo. Risalgo la fermata successiva. Sento le gambe che mi tremano. Penso anche di essere stanco. Non funziona. L’ansia c’è ancora.

La terapia ti insegna a “sezionare” gli attimi precedenti un ADP. Capire cosa stavi pensando. Cosa ti potrebbe aver messo ansia. In genere funziona. Oggi, però, non riesco a trovare pensieri, a parte un’asettica lettura dell’articolo. Ripenso alle luci della metro, la signora accanto a me che sbircia il giornale, la vocina rotta che esce a fatica dagli altoparlanti, il bip delle porte.

Si va avanti. La paura c’è, ovvio. Non è la stessa di 11 anni fa. Qua c’è una consapevolezza diversa. Anche se il panico è bastardo. Ti conosce, e sa come aggirare le tue difese. Se ne va, e se un giorno decide di tornare, non ti chiede certo il permesso di farlo. E’ un verme che ti striscia dentro, e gioca a divorare la tua serenità.

Della polemica anti-gay di Giovanardi non avevo voglia di scrivere (il signore in questione s’è svegliato tardi, manifesto vecchio e stravecchio). Mi ha, invece, stupito, poco fa, la presa di posizione di un esponente di spicco di Fli, quello che a molti gay di destra è sembrato il nuovo partito in cui confluire (per chi è di destra). Penso a Gaylib – gay di destra – che hanno abbandonato il Pdl per sposare il partito di Gianfranco Fini, che pure, su questi temi, si era dimostrato molto aperto. Poco fa, ha parlato Roberto Menia, coordinatore nazionale di Fli (quindi non un esponente locale, che parlava a titolo personale), che si è sostanzialmente detto d’accordo con Giovanardi (ci vuol sempre stomaco a dirsi d’accordo con certi soggetti):

“Io come Giovanardi sono di cultura cattolica, quindi quel manifesto non piace. La famiglia riconosciuta dalla Costituzione è quella composta da uomo e donna e anche io non sono d’accordo che quella raffigurata nel manifesto sia una famiglia. Se il mondo funzionasse in ‘quel’ modo nell’arco di una generazione sparirebbe”.

Attenzione: la destra italiana, oggi, è ancora antigay. E lo sarà per un bel po’ di tempo ancora.

P.s. Poi mi sono andato a ripescare un vecchio volantino elettorale di Menia, e ho capito molte cose.

In questa pubblicità della Budweiser c’è qualche neanche troppo velato elemento queer. Il soldato chiama a casa, per avvisare che sta per rientrare dalla guerra: il primo a chiamare è un amico. Il quale gli organizza una festicciola. Al suo ritorno, bacia prima lui e poi una ragazza. Uhm.

Pigneto day.

April 26th, 2011

Pigneto day.

Ieri saremmo dovuti andare ai Castelli, ma le nuvole ci hanno convinti a non spingerci oltre il Pigneto. Pranzo e cena. Ci siamo ritrovati in una festa organizzata, non distante da via del Pigneto, su una piazza, con stand gastronomici e balli molto multietnici (non capita spesso, a Roma, di veder ballare extracomunitari e italiani, neanche all’Esquilino). Tanto rosso – uno striscione celebrava la festa della Liberazione – giovani, bambini, cani. E poi fave e pecorino romano. Aria di festa, davvero insolita e, sicuramente, inimmaginabile in molti altri quartieri romani. Qua sembra esserci un’idea di comunità (la festa era organizzata dal comitato di quartiere, che edita anche una rivista), al di là delle divisioni sociali tradizionali determinate da nazionalità e lavoro. “Sembrano tutti così felici”, il commento di Asb che, in effetti, fotografa bene questa piazza così poco romana. Pausa dolce e aperitivo da Necci, è stata la prima volta, nonostante tutti me ne avessero parlato (pure troppo). Belli i tavoli con maioliche incastonate sopra; qualcuno spieghi al barista che se ha 10 persone in fila per prendere il caffè, sarebbe anche educato, di tanto in tanto, girarsi per servirne un paio: è il dramma dei posti radical-chi un po’ troppo sopravvalutati. Ah, da Necci non si vendono Coca-Cola, Fanta o Sprite, a prescindere. Inutile chiedere una spiegazione: “Si è sempre fatto così”. Almeno hanno la Schweppes. Incrociato un Pif che gironzolava malinconicamente in solitaria. Il vero dramma del Pigneto è il parcheggio, anche se ieri siamo stati fortunati. Abbiamo parcheggiato sulla Circonvallazione Casilina, sotto alla pubblicità di un sexy shop automatizzato. Ovviamente siamo andati a verificare di persona (di fronte alla fermata Alessi del trenino): cinque distributori, all’interno di un negozio senza personale. Molto tristi. Peccato per gli spacciatori africani sull’isola pedonale. Il meno timido di tutti è stato un ragazzo romano, sulla trentina: “Vi serve fumo”, ci ha detto, come se ci stesse offrendo una sigaretta. Sarà.

Pigneto day.

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Con la coppa in mano.

April 26th, 2011

Con la coppa in mano.

Sono italiani, direi. Direi anche che sono calciatori. Ma non ho la minima idea di cosa abbiano appena vinto.

Aggiornamento/Grazie a Giovanni scopro che si tratta della Fiorentina primavera, che ha vinto la Coppa Italia di categoria. Clap clap.

Il dito di Sean O’Pry.

April 26th, 2011

Il dito di Sean O'Pry.

La bellezza internazionale e indiscutibile di Sean O’Pry è cosa nota. Ma in questo scatto, realizzato da Saverio Cardia per l’ultimo numero di “Playing Fashion magazine”, sono rimasto colpito (in negativo) da un’altra cosa: non gli si poteva chiedere di tagliarsi/limarsi le unghie?