Il Green Man Pub, a Wellington (Nuova Zelanda), ha iniziato a servire alla propria clientela cicchetti allo sperma di cavallo. 30 ml al prezzo di circa 20 dollari. La bibita è realizzata utilizzando lo sperma proveniente da una fattoria di stalloni: ogni cicchetto contiene circa 300 milioni di spermatozoi. “Lo bevono sia le donne che gli uomini”, ha spiegato il titolare del pub, che consiglia a chiunque lo voglia provare di berlo in un sol sorso (forse perché il sapore non è dei migliori).

E per uno abituato a far smettere di piangere i neonati, è un grande smacco.

Strane interazioni/La pomiciata con l'orso (buono).

Canoisti a riposo/Pensieroso.

Il gran giorno è il 5 luglio, quando, alle 9.30, nella sala delle Colonne di palazzo Marini a Roma, sarà presentato quello che si preannuncia già come un caso editoriale. “Scilipoti Re dei Peones – Perché Berlusconi”, il libro incentrato sulla figura di questo nanerottolo voltagabbana, stampella dell’attuale governo, passato alle cronache per aver tenuto in mano con volto sorridente, la cornetta attraverso la quale stava intervenendo, a un convegno, Silvio Berlusconi (foto sotto). Il coraggio di mandare alle stampe il testo (di cui River-blog pubblica la copertina in anteprima) è di una casa editrice calabrese, la Falzea, che vuole riabilitare la figura del deputato, celebrandone le gesta e la figura di grande spessore. Il testo è stato scritto dalla brindisina Giuseppina Cerbino che collabora, guardacaso, con il gruppo parlamentare di Iniziativa Responsabile. Insomma, un testo super partes scritto da un’autrice super partes. La prefazione è di Silvio Berlusconi (o di chi per lui). Nel comunicato stampa inviato oggi per annunciare il parto, si sottolinea quanto segue:

Nel saggio (viene proprio definito così, ndr), si ristabilisce la verità su un personaggio ampiamente discusso degli ultimi tempi, entrato, suo malgrado, nell’elenco delle vittime della macchina del fango massmediatica. La tesi di fondo è che parlando di Domenico Scilipoti si può usare il termine “peón” nella sua accezione positiva, cioè infaticabile, pragmatico lavoratore, e non in negativo come di solito fa la stampa. Con uno stile asciutto e veloce, sono raccontate le “gesta” dell’onorevole nel campo delle medicine non convenzionali, complementari ed integrative e le sue iniziative parlamentari. In più, l’approfondimento in corso d’opera si concentra sulle grandi battaglie di Scilipoti a sostegno delle vittime dell’usura bancaria, contro l’amianto e la privatizzazione dell’acqua, per la tutela e la salvaguardia dell’essere vivente. Ne esce un quadro confortante di una persona vittima di un ingiustificato pregiudizio negativo, un uomo di grande efficienza ed energia. Un lavoratore vero, frenetico, che non conosce soste. Nel testo si arriva alla radice delle cause di allontanamento dall’Italia dei Valori, spiegando lucidamente l’uscita del politico dal partito dipietrista, dai più ritenuta improvvisa e immotivata. Sono tracciati, inoltre, i principi fondanti del nuovo Movimento di Responsabilità Nazionale, che ha la peculiare prerogativa di esprimere un senso di reale attaccamento alle sorti del Paese. Il libro si arricchisce delle testimonianze di colleghi, amici e collaboratori di Scilipoti, i quali raccontano delle mille battaglie di buon senso apartitico, a favore della salute e della tutela dei cittadini, condotte dal politico come promotore e responsabile di numerosi forum sui più svariati temi d’interesse sociale”.

Insomma, arrivati alla fine di questa Bibbia, dovremo tutti dire: “Scilipoti, grazie di esistere”.

Il Paolini portoghese.

June 30th, 2011

Il Paolini portoghese si chiama Emplastro e, a differenza di quello romano, è ancora più insistente. Ma la cosa che mi colpisce, è l’indifferenza del giornalista. Che, anzi, sembra giocarci sopra.

In ogni caso, è uno dei quei rarissimi casi in cui i calci nel sedere sono auspicabilissimi.

Ironico cartello apparso in un locale di Chelsea – dopo l’approvazione dei matrimoni gay. Direi che come ragionamento non fa una grinza.

Notte blog. Spero che la pioggia che ha bagnato i fortunatissima padani, domani scenda nella Roma terrona.

Antonello Caporale, perfido e bravo collega di Repubblica, riesce anche stavolta a mettere a nudo il politico di turno. Facendogli fare la figura del babbeo. In questo caso, del babbeo che piange miseria con 12mila euro al mese. Ora: guadagnassi così tanto, avrei la decenza di tacere. Insomma: direi “sto bene, grazie”. Lui no. Ecco i passi salienti dell’intervista, che sta già facendo il giro del web, suscitando le ire della generazione mille euro al mese.

“Propongo che il 2012 diventi l’anno del parlamentare a chilometro zero. A costo zero. Ridotto a vero proletario: dal prossimo 1 gennaio al successivo 31 dicembre lo lasciamo senza busta paga e senza uno straccio d’auto blu su cui salire e pavoneggiarsi».
Di lei si apprezzava la sobrietà e la misura.
«Infatti aggiungo: dal 1 gennaio del 2013 tutto torna come prima. La politica ha un suo decoro e la democrazia è un valore supremo».
Resterebbe comunque denso di significato anche spirituale un’astinenza così assoluta.
«Però poi l’astinenza termina. Non dimentichi questo passaggio altrimenti la proposta perde di forza propulsiva ».
Affamare il deputato ma solo per dodici mesi.
«Lei crede che il parlamentare navighi nell’oro?».
La sua domanda fa dubitare.
«Conosco colleghi che valutano se possono restare a Roma un giorno in più. Costretti a fare il conto della serva ».
Siamo addirittura all’afflizione.
«8000 euro di indennità più 4000 di portaborse. Fanno dodicimila».
Forse c’è qualcosina ancora da aggiungere.
«E vabbè. Uno che ti apre l’ufficio a Roma lo devi pagare. E devi fargli un contrattino, per quanto leggero. Un altro che ti apre l’ufficio nella città di residenza lo devi pagare».
Anche se con un contrattino leggero.
«Un terzo che magari ti segue».
E sono bruciati i primi quattromila euro.
«Duemila euro per dormire a Roma ».
Infatti.
«E poi devi mangiare: vanno via altri duemila euro»
E devi pure mangiare, certo.
«Per la famiglia ne restano quattromila ».
Insomma.
«Da sempre faccio le vacanze al lido Miramare di Pineto degli Abruzzi. La casa di vacanza dei genitori».

Che Rotondi non sia un politico brillante è evidente a tutti, da molto tempo. Del resto l’ha messo là a fare la macchietta-figurante. Ora sappiamo anche che è un politico che non sa cosa significhi sudarsi quattro soldi per arrivare a fine mese.

Un paio di amici mi hanno fatto notare che il logo del nuovissimo sito di notizie del Vaticano (il cui lancio è avvenuto proprio oggi, anche via Twitter, con tanto di messaggio del Papa in persona) ricorda, vagamente, qualcosina di molto maschile, ecco. Ambiguità voluta o gaffe?

River all’inferno.

June 28th, 2011

Il River all'inferno.

Più di qualche lettore s’è preoccupato. Anche io, a dire il vero. Insomma, non foss’altro perché con questo caldo all’inferno proprio non ce la farei.

(Roma, se more. Sfoggio look balneare: t-shirt e pantaloncini. Niente infradito: ma solo perché son troppo scomode se devo camminarci un po’)

Chi glielo dice che forse…ma solo forse… gli piace qualcos’altro?

(alla fine fa tenerezza)

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha annunciato che manterrà fede agli impegni presi in campagna elettorale: quindi, pari diritti per i gay (per quanto di competenza del Comune). Nulla di che. Ha fatto ciò che ogni primo cittadino di sinistra dovrebbe fare. Tra le tante repliche (pretestuose) che gli sono arrivate, mi ha colpito per ottusità e oscurantismo, quella del coordinatore provinciale del Pdl, tal Romano La Russa, “fratello di”. Il suo comunicato stampa è una summa di banalità demagogiche e sciocche considerazioni omofobe.

- Immagino la gioia delle tante famiglie milanesi che attendono da tempo una casa popolare, nell’apprendere dall’assessore comunale Majorino che a breve qualche coppia gay potrebbe scalzarle e ottenere un’abitazione.

Caro La Russa, le do una grande notizia: anche i gay sono cittadini milanesi. So che lei li immagina come una via di mezzo di ibridi senza cittadinanza e senza diritti, quasi dei rom sprovvisti di permesso di soggiorno. Secondo quale principio parla di “scalzare”? Le graduatorie non si fanno sulla base dell’orientamento sessuale. No. Se una coppia (tradotto: due persone che si amano e convivono) ha un reddito basso, e ha diritto ad avere una casa popolare, è giusto che la ottenga. Senza “scalzare” nessuno.

- Dopo il patrocinio al Gay Pride, mai successo prima a Milano, ora ecco l’apertura alle coppie di fatto e ad eventuali matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Il fatto che non sia mai successo a Milano, non vuol mica dire che non debba mai succedere, no? Le do un’altra grossa notizia: a Roma, il sindaco, Gianni Alemanno, ha patrocinato le iniziative culturali dell’Europride. Alzi la cornetta, e protesti col suo collega di partito. Grazie.

- Non c’è dubbio: se la sinistra di Pisapia vuole trasformare Milano in una sorta di Babilonia, città aperta a tutto e a tutti, dove ognuno può fare quel che gli pare in barba alle più elementari norme etiche e morali, ci sta proprio riuscendo.

Una città “aperta a tutto e tutti”: lo sa che ha appena descritto quell’ideale di città tollerante e democratica (aggiungo: europea) che lei dimostra di non aver neanche mai sognato? Qual è la correlazione tra “città aperta” e “città dove ognuno puo’ fare quel che gli pare in barba alle norme etiche e morali?”. Strano che non abbia definito i gay dei “fuorilegge”. Poco ci mancava.

- È inspiegabile come parte dei cattolici milanesi possa avallare, senza batter ciglio, scelte contrarie alla dottrina della Chiesa. E ciò vale sia per i fedeli, sia per le alte gerarchie della Curia milanese.

E cosa dovrebbero fare mai? Fustigarsi col cilicio, sulle orme di Paola Binetti? Lo sa che una città è amministrata da un sindaco, e NON da un vescovo? Più della metà dei milanesi ha scelto questo sindaco, che ora ha il diritto di governare secondo il progetto illustrato nella campagna elettorale. I cattolici possono criticare: ma dato che quelli realmente bacchettoni come lei sono 4 gatti, la vedo dura che inscenino chissà quali protesta eclatante. Un’altra notizia: molti cattolici sono per concedere diritti ai gay. Accade in Spagna, Francia, e America. Accadrà anche da noi. La avviseremo noi.

- La domanda sorge spontanea: è questo il tanto agognato ‘vento che cambià che si aspettavano da Pisapia e i moderati di sinistra? La delegittimazione della famiglia tradizionale a favore di unioni estranee al nostro ordinamento giuridico e, soprattutto, alla nostra cultura?.

E perché mai concedere pari diritti alle famiglie Glbt, dovrebbe significare “delegittimare la famiglia tradizionale” ? Eh? Tradizionale è un concetto che avete aggiunto voi bacchettoncelli da strapazzo. Esiste la famiglia. I due “modelli” di famiglia coesistono già da tempo, aspettano solo di avere un riconoscimento giuridico che solo l’Italia stenta a concedere loro. Del resto, lo stesso premier, Silvio Berlusconi, ci ha dimostrato che non esiste solo un tipo di famiglia: lui è ancora sposato, ma ad Arcore s’è intrattenuto con tante compagne, no? E non mi venga a parlare di cultura, lei che avrà letto sì e no gli ultimi numeri della Settimana Enigmistica o de Il Giornale.

Invettiva finita. Azionare il cervello prima di premere invio nella casella email. Grazie.

Tutti lo odiano. Nessuno è disposto ad ammettere che una sua comodità potrebbe avercela. E, però, lo confesso: esteticamente è orrendo. Bianco poi, non ne parliamo nemmeno.

Il mio unico marsupio risale ai tempi dell’università. Era sfacciatamente colorato: arancione, con qualche tonalità fosforescente. Invicta. Avevo 20-22 anni, e lo usavo solo per viaggiare all’estero. Era utilissimo per passaporto, portafogli e robe varie. La più grossa discriminazione della moda delle donne, verso gli uomini è la borsa. Già. Noi dove ce li mettiamo cellulari, spiccioli, giornale, gomme da masticare e tutte quelle cosine là? Ma si sa: la moda celebra la bellezza (spesso, ma non sempre), e mai l’utilità. Scartato il marsupio, sono passato al monospalla (blu, Mandarina Duck). Ma fa sudare, soprattutto d’estate. Idem lo zainetto, unica seria alternativa alla borsa femminile: ma, spesso, è troppo grande per contenere il set da sopravvivenza giornaliera di un uomo. Ora ripiego sui pantaloni con tasconi ai lati. Ma anche là rimani fregato: qualcuno ha mai provato ad infilarsi in tasca un bloc notes?