La questione supposta.

October 31st, 2011

Si torna dal medico. Dopo sei giorni di antibiotico (Augmentin), la tosse ancora non è passata. E quando mi alzo, la mattina, sulla schiena, sento qualcosa di strano. Boh. Tipo un alien nel mio corpo. Lo studio medico dove vado di solito è chiuso: prefestivo. Morisse pure la gente. Chiamo la Bios e sento se c’è un internista qualsiasi disposto a sentire l’alien dentro di me. Sono le 16.50. La signorina al telefono è perentoria: “Il professore va via alle 17.15″. Panico. Ce la faccio per cinque minuti, San Taxi m’ha assistito (del resto, a Roma, nella zona dove mi trovo, non ci sono scioperi, piogge o manifestazioni). Il tizio ha tre specializzazioni (m’ero sempre fermato a due): medicina interna, endocrinologia e geriatria. Sulla terza direi anche di passare, c’è ancora tempo. Mi fa spogliare, del tutto (ma deve sentirmi solo i bronchi!!). Febbre negativa, gola arrossata, pressione ok. Si sofferma a lungo su polmoni e bronchi. “E’ qui che sentiva qualcosa di strano?”. Sì. E’ entrato in contatto con l’alien.

Alla fine mi prescrive il Sobrepin, in supposta (ricetta sopra: il farmacista non riuscirà a decifrarla, devo richiamarlo per farmelo leggere da lui). Gli faccio subito notare che avrei poca dimistichezza con quell’oggetto. Lui fa finta di non aver sentito. “Torni giovedì a farmi risentire la schiena”. Neanche un consiglio. Niente di niente.

Le supposte sono legate, per me, agli anni under 10. Forse anche under 12. Insomma: ci pensava la mamma. Poi il vuoto. Qualche altra volta c’ha pensato un fidanzato – e giuro di non ricordarmi neanche chi fosse. Ricordo la sensazione di scivolamento, e le chiappe che faticano a tenerla stretta.

Vabbè. Stasera, quindi, ci sarà il momento-supposta. Qualche anima candida, su Facebook, mi ha consigliato di metterla da seduto, magari sul bidet :-( We’ll see.

Una fila così era da parecchio che non si vedeva. Stamattina da Abercrombie (ore 12.30), c’era da esser molto pazienti.

Cartello fotografato ieri in piazza Fontana, Milano.

L’associazione a delinquere.

October 30th, 2011

Arriva un momento in cui le relazioni tra gli animali di casa fanno un salto di qualità. Come avviene con la criminalità organizzata, quando più criminali uniscono le forze per un obiettivo comune. Lo stesso accade con gli animali, nello specifico quando due bestie, che un tempo si soffiavano e ringhiavano, iniziano a ragionare con una sola testa. Nel nome del cibo. Già. E’ accaduto oggi. Non avendo ancora trovato una giusta collocazione per la busta della spazzatura (finirà sul balcone very soon), la sistemo su un pensile, in cucina. Pensile al quale riesce ad arrivare solo il gatto. Che, ovviamente, nonostante le sgridate, sculacciate e dopo averlo tirato giù n volte, continua imperterrito ad esplorare le cose che vi appoggio sopra. Stamattina ho commesso l’errore di buttare una confezione di pappa per gatti (vuota) nella spazzatura. Entro in cucina e mi trovo di fronte alla seguente scena: la busta della spazzatura tirata giù dal pensile, semirovesciata, ciuffi di peli svolazzanti ovunque, col cane che sta leccando una confezione di yogurt, mentre il gatto ha la testa infilata nella sua bustina, per cercare ciò che resta (zero) del mangime.

Meritano un applauso. Prima o poi li troverò che si cucinano qualcosa ai fornelli, dopo averlo tirato fuori dal frigorifero.

Sui baci.

October 28th, 2011

bacio, baciati dal sole. al mare, forse. dietro di voi c’è una parete di mattoni grezzi, non lavorati. indossi i ray ban da sole bianchi che avrei voluto comprare io, ma poi, data l’insolita inclinazione della montatura, ho preferito quelli più classici. sorridete, una sequenza di foto m’appare nel flusso di notizie di Facebook, poco prima di uscire dalla redazione, pensieri da week-end e ponte dei morti (wow). cerco di rubare il vostro odore, mi immagino quale possa essere il risultato delle fragranze di due corpi che si sovrappongono e sovrascrivono, olografia sentimentale, cerco di assaporare la leggerezza di quei due volti sui 20 e qualcosa. foto-sequenza, prima del bacio, durante, dopo. labbra che si riposano, l’una sopra l’altra, occhi che sembrano chiudersi nel preciso momento in cui le salive si mescolano e si mastica forte il sentimento dell’altro. coccole, lui le morde il labbro superiore, e lo mangerebbe, se fosse zucchero filato. se potesse rubare un pezzo di lei.

infusione d’amore. trapianto di certezze. passeggere, ma in quel preciso momento certe e granitiche. mattoni levigati d’affetto, accatastati uno sopra l’altro, il bacio li cementa, la saliva riempie i buchi per evitare pericolose oscillazioni e dubbi ingegneristici. l’architettura dell’amore si basa sulle inondazioni di liquidi invisibili. e visibili.

aspirare. quello che l’altro vuole, può darti. aprire la bocca è come spogliarsi al centro di una stanza, una luce da tavolo operatorio al centro, finestre chiuse. si è nudi, ma solo per la persona che hai davanti. apri, spalanca la bocca, lasciami sentire quello che hai da darmi. non dirlo, sarò io a coglierlo, dopo averlo spogliato dei costrutti che spesso usiamo per proteggerci. baciarsi è fidarsi. ascoltare cosa il corpo dell’altro ha da dire. le lingue giocano a solleticare papille, mentre con la punta ci si sforza di arrivare in fondo. penetrazione orale, ti posseggo, voglio entrarti dentro, quasi a toglierti il respiro. sarò io a darti l’aria, metafora relazionale che non reggerebbe un minuto di vita reale ma che dura il tempo d’un bacio profondo. sentire che sapore ha il tuo amore. magari c’è dell’altro, ma in quel preciso momento non importa. non è il tempo delle domande. il bacio è una risposta. l’unica che puo’ darti la persona con la quale hai scelto di condividere quell’attimo di vita. le tue mani si appoggiano sul volto di lui, liscio, candido, chiaro. e allora la tua memoria smette di funzionare, importa solo l’adesso, quel che è stato prima, le paure su ciò che sarà dopo non contano. in quel momento violenti la barriera tonsillare altrui, ci provi, con i denti che giocano a scontrarsi, smalto intaccato, furia dentistica orale. dimentichi tutto intorno a te. la luce diventa buio, intorno si sente solo la musica dell’intimità, silenziosa, protettiva. lingue intrecciate, strette strette, scivolano via, ma non fanno troppa fatica a rimanere attaccate, unite dal magnete dell’attrazione fisica. parte da dentro, da un punto indefinito nelle proprie viscere, tra merda e sangue, lo stimolo a uscir fuori, per incontrare l’altro, per incontrarsi.

e poi leccarsi. una salsedine carnale stuzzica lingue bisognose di certezze – che l’altro voglia nutrirsi dei tuoi liquidi visibili e invisibili, poi domani si vedrà. do ut des, io ti lecco, tu mi lecchi, sapori paritari.

effimera certezza d’affetto.

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Il Venditti dei tempi che furono non c’è più da un po’. Però “Unica”, il singolo da oggi in rotazione sulle radio, riesce ad emozionare.

Qualcuno – quell’orecchio attento di G. – ha notato una certa somiglianza con la canzone dei Train, “Hey, Soul Sister”. A tratti molto marcata.

A spasso lungo il precipizio.

October 28th, 2011

Io non ce l’ho fatta ad arrivare fino alla fine. La cosa assurda è che il pazzo, pur di riprendere la scena con una telecamera, si sorregge con una sola mano.

(il sentiero si trova in Cina ed è uno dei più tosti del Paese)

Il biondo del video si scola 33 cl di birra in 3,298 secondi.

Tra sputacchiamenti e allargamenti oral, il video ha il suo perché.

3msc, video-dedica.

October 27th, 2011

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ncqFD3b5pZw

Una cosa va detta: Il ragazzo si è applicato. I risultati, però, sono quello che sono.

(e la colpa è sempre di Moccia)

Al mercatino napoletano.

October 27th, 2011

Una specie di gara a chi cucina prima (e meglio) serpenti e pesci (vivi fino a un secondo prima di finire sul tagliere).

Il pesce che respira sul piatto è veramente troppo eh. Ma che senso ha?