Ai furboni della Cepu non viene proprio in mente che l’unica cosa che si dovrebbe fare per passare un esame è studiare?

Ci voleva un contest di pseudo-studenti a tempo perso? Cosa si vince? Un esame-voto-incluso?

Graffiti-ripensamenti.

October 25th, 2011

E quanno ce vo’ ce vo’. Meglio accorgersene tardi, che mai.

Sarebbe lui il ragazzo responsabile della morte di Gheddafi.

Ehm. Insomma. Se la cavicchia ;)

Esplorazioni calcistiche.

October 25th, 2011

(grazie a Chiara!)

Tim Tebow festeggia col compagno di squadra un colpo andato a segno. Il ragazzo non solo è etero, ma è stato anche testimonial dell’associazione “Focus on the Family”, nota per le sue posizioni antigay e antiabortiste. Non è neanche la prima volta che Tim condivide coi compagni un momento di gioia spalmando un bacio sulle loro labbra.

Capito etero di tutto il mondo? Baciare in bocca si puo’! ;)

Un cameraman sembra essere rimasto colpito da un particolare di Jabar Gaffney, giocatore dei Washington Redskin.

Mani-modello.

October 24th, 2011

Di lei si conoscono solo le mani. Sono tra le più famose d’America, viste in svariate pubblicità. Il punto è che questa modella, intervistata dalla Cbs, è inquietante. Dice che la sua vita quotidiana ruota attorno al benessere delle mani, che non fa nessun lavoro in casa, non apre neanche le finestre o, figuriamoci, cucina. Da quindici anni, quando esce in strada, protegge le mani con i guanti, perché il sole potrebbe far loro male. Certo, le mani sono la sua unica fonte di reddito: si mantiene con le pubblicità.

Psycho.

Casa, aggiornamenti.

October 22nd, 2011

A tre settimane dal trasloco, vivo ancora come – definizione di qualche notte fa – un homeless with a home. Scatole ovunque, panni appesi a porte e scale, un piano di lavoro in cucina che sembra più una credenza poggia-tutto. Eppure, il mio conto corrente piange miseria. Soldi usciti, merce ancora non arrivata – o arrivata sbagliata.

- L’unica cosa saldamente montata è la libreria. C’ha messo due ore di lavoro, due operai della Italmondo (la società che, per conto di Ikea, si occupa del trasporto e del montaggio): e io mi chiedo un povero cristo quanto c’avrebbe messo a tirarla su. Mai soldi – quelli del montaggio – furono spesi meglio.

- Il guardaroba Pax è arrivato. Peccato fosse quello sbagliato. L’addetto di Ikea ha commesso un errore di progettazione. Ergo: da tre settimane sono con le scatole sbagliate. Prossima settimana ritirano quelle vecchie e consegnano/montano il guardaroba giusto. I miei vestiti gridano vendetta. Non ce la faccio più a cercarmi le mutande in giro per le scatole.

- Bisogna rivalutare (in peggio) Ikea. E’ come le low cost: si parte da un prezzo basso, e poi, pezzo dopo pezzo, consegna dopo consegna, montaggio dopo montaggio, arrivi a spendere un sacco. Il guardaroba m’è costato 1050 euro. Spendendo poco di più, ne avrei preso uno “non-Ikea”, con molti meno casini. Ikea può andar bene per cose poco impegnative.

- Archiviata l’esperienza Ikea (prima che effettuerò un altro grande acquisto con loro ce ne dovrà passare di acqua sotto ai ponti), per il tavolo da pranzo ho puntato su Maisons du Monde (consiglio di river-lettore). Hanno davvero un bello stile. Prezzi abbordabili. E, soprattutto, qualità superiore ad Ikea. Unico inconveniente: il tavolo mi arriva intorno alla metà di novembre. Le spese del trasporto sono più basse di quelle di Ikea. E si può fare tutto on-line (a Roma c’è un negozio a Fiumicino).

- L’acquisto di cui vado più fiero è una credenza made in Madrid, presa in un negozio dietro al Pantheon. Legno quasi grezzo, bianco sporco, con sei cassettoni di sei colori diversi. Cara, ma splendida.

- Nello stesso negozio ho preso zerbino beneaugurante: c’è scritto “Good luck”, con coccinella. Inizialmente avrei voluto cazzeggiare con quello “Just single”: ma secondo me porta sfiga.

- Delusione Fastweb. Che dà la colpa a Telecom. Per il trasloco, il tempo massimo, da contratto, è di un mese. Mese già passato. La prima visita deve essere dei tecnici Telecom, che devono attivare la linea. I tecnici si son fatti attendere, con Fastweb che mi ripeteva che loro non c’entravano nulla, che dipendevano da Telecom (ma sollecitare un intervento dell’Authority, no?). E chi se la prende in saccoccia è il cliente. Ogni tanto mi sono appoggiato alla wireless non protetta del vicino di casa. Meglio di niente.

- Il sifone in bagno perde. Ogni tanto, tornando a casa, trovavo un rivolo d’acqua. Pensavo sempre alla ciotola con l’acqua del micio, accanto al sifone. Stamattina, invece, lavatrice accesa, ho notato che in fase di scarico escono fiotti d’acqua. Lunedì chiamo la padrona di casa.

- I vicini, per adesso, sembrano civili. Quelli accanto alla mia camera da letto, però, sono fissati con Fiorella Mannoia. In genere me la sparano alle nove di mattina, non prima.

- La zona di piazza Fiume: in love with it. E mi fermo qui. La devo ancora esplorare per bene, ma poter arrivare a piedi a Termini e in altre zone è straordinario. Diciamo che è una casa aperitivo-friendly (e poi, vuoi mettere il bar River di piazza Fiume?).

- Nella mia scala non ho giovani: quasi tutti anziani. Innamorati del cane. Lunghi pipponi su quanto sia bello, ecc. ecc. Il problema è che li incontro sempre quando sono in fase di uscita: ovvero quando a bau scappa da morire la pipì. Temo di essere risultato scortese un paio di volte.

- Senza garage sarei morto. Trovare un parcheggio in zona è un DELIRIO vero. Temo che i 150 euro mensili diventeranno una spesa fissa. E poi è uno di quei garage dove arrivi, molli l’auto e loro te la parcheggiano: manco quella fatica devi fare.

- Acquisti collaterali minori: mensole per la cucina (pochissimo spazio), appendiroba per il bagno (accappatoi, rotolo carta igienica, mensolina per lavabo), luce per salotto (fili metallici aggrovigliati, all’interno di una sfera di vetro con lampadina al centro).

- Prossimi acquisti – appena il conto riuscirà a respirare un po’: divano (penso con letto incorporato), sedie, appendiabiti.

- Sapevo che abitava in zona e, quindi, ritrovarmelo davanti non m’ha sorpreso più di tanto: però Luca Argentero ha sempre il suo perché (fa la spesa dal biologico – con la moglie).

Buchi.

October 21st, 2011

Un lutto lascia dietro di sé un buco. Un grande nulla, nero, che non saprei descrivere. Un po’ come scattare una foto all’universo. Conosciamo le immagini della Terra, vista dal satellite, del Sole, di Marte, circondati da tanto spazio nero. Mi ricordo pure tanti punti luminosi (che delusione sapere che erano quelle belle stelline che nei fumetti erano sempre assai più belline). Scatti made in scuole superiori, quadri con una cornice, album con un bordo nero spesso. Disegnato con precisione e decisione. Oltre quella cornice non sappiamo cosa ci sia. Come si deve immaginare l’infinito? Sono filosoficamente ignorante per saper fornire una risposta valida. Il buco dentro te lo senti, e non sai spiegartelo. Ce l’hai, e te lo vivi tutto. Non tutto il giorno, non è che ci si debba ricordare di respirare, no? E’ là, qualche volta te ne ricordi, altre ci passi sopra o sotto. Banale come un mal di testa, impenetrabile come lo sfarfallio nello stomaco al primo intrecciarsi di lingue d’amore insaporite. Due mesi dopo la partenza – spiegazioni sì, verità poche, bugie alcune, umanità prossima allo zero, riconoscenza sotto zero – mi guardo intorno e vedo un’altra persona. O meglio: vedo una persona più consapevole dell’ineluttabilità di quella fine. “Ma tu ci vuoi tornare insieme?”, domanda che mi ripetono tutti quelli ai quali parlo del buco. Risposta chiara, netta, inequivocabile: “No”. Allora, cerco di pensare a cosa mi manchi, di più. Un po’ è la routine. Sì, sicuramente. I riti. Ma quelli si ricreano, no? Ho smesso di elencarmeli. Sono riuscito a creare una sezione nel mio cervello, in cui ho rinchiuso tutto ciò che riguarda quella storia. E lo lascio là. Ma non è solo quello.

Nella grande voragine nella quale, spesso, mi sento risucchiato, vedo l’evaporazione dell’affetto. Forzata. Forzosa. Violenta. Disumana. Anche incivile.

In ogni rapporto che si rispetti, se la fine non è segnata da eventi drammatici (tipo: corna, furti, rapine, catastrofi naturali), l’amore riesce ad evolversi in altro. Quell’affetto che prima ti faceva dire “voglio vivere con te”, matura in un sentimento d’unione asessuata, un distacco fisico ma non interiore. L’amore cede il passo al volersi bene. I “ti amo” ai “ci vediamo per un cinema”. Il “voglio rivederti” viene sostituito da un più blando “fammi sapere se hai problemi”. Qualcosa non cambia. E’ la voglia di aiutare l’altro. Di vederlo sorridere. Senza di te. Fili che non si tagliano, ma cambiano colore, spessore, consistenza. Almeno questo è ciò in cui ho sempre creduto io. Speranza, illusione? Anche quando ci si è lasciati in maniera distruttiva, ho cercato di aggrapparmi a quanto di buono era rimasto con gli ex. Non ho mai avuto l’interesse a proseguire una storia che avrebbe solo potuto continuare a danneggiarci.

Quando ad aprile ho ripreso a soffrire di attacchi di panico, ho capito che c’era qualcosa che non andava. Ed era quel rapporto, claustrofobico, per entrambi. Un’insoddisfazione che covava da qualche parte, e che io non riuscivo a spiegarmi. Forse non ne abbiamo parlato bene, in tempo, entrambi. Io ho messo la polvere sotto al tappeto, lui ha aspettato il momento giusto – le vacanze e l’inizio del terzo anno – per andarsene. Abbiamo sbagliato entrambi nel non voler cercare di crescere. Sempre che – il dubbio è a tratti certezza – lui non abbia recitato una parte, per mesi, covando l’odio e il rancore, fino a quando non li ha lasciati follemente liberi di prendere il sopravvento sull’umanità.

Oggi c’è questo buco. Circondato di nuove abitudini, nuove persone, nuovi riti, nuove speranze, nuovi obiettivi, altri stimoli. C’è anche la mia rabbia, a volte violenta, altre più razionale, ma sempre frutto dell’incapacità di capire perché una persona sia voluta svanire nel nulla (un nulla fittizio, ancora nella stessa città, con una virtualità che ha minacciato di farci incrociare – cambiamo mail e nick, ma le persone dietro sono sempre le stesse -, strade reali che si sono incrociate, senza che ce ne accorgessimo). Ma continuo ancora a interrogarmi sul perché quel filo sia stato sbruciacchiato, con una freddezza e un distacco degni di uno spietato medico legale sventracadaveri. Quasi che i due anni e due mesi insieme siano stati vissuti nella menzogna e nell’attesa di un “qualcosa di meglio”. Lo faccio, perché non ho paura di raccontare come mi sento, perché non mi vergogno a mostrarmi nella mia umana delusione. Debole non è mai colui il quale cerca il confronto, ma solo chi scappa, vigliaccamente.

Sono pensieri confusi, i miei. Buttati su questo file bianco tra un Rokko e una passeggiata canina. Avevo voglia di condividerli, con tutti e nessuno. Con chi passa di qui, il tempo dello scorrimento di queste emozioni, lettura di uno zero affettivo dal sapor nero. Nero silenzio.

Buona notte blog.

Non è la prima volta che accade (qui il protagonista fu un gatto), ma le foto colpiscono sempre:

Coda, un labrador di 7 anni, era rimasto intrappolato nella casa in fiamme, a Wausau, nel Wisconsin. Quando i pompieri lo hanno trovato era in stato di choc, rifugiato sopra ad una sedia a dondolo. I due vigili del fuoco Jamie Giese e Jared Thompson lo hanno portato fuori e vedendo che aveva perso i sensi non ci hanno pensato  troppo: uno dei due gli ha praticato la respirazione bocca a bocca. Eroi.

Animalosità/La cucciolofobia.

October 21st, 2011

Prendi un uomo grande e grosso, catene e tatoo-munito, con un’unica grande paura: quella dei pitbull, soprattutto se piccoli. Traumi infantili, probabilmente. In questo video, una psicologa lo aiuta a toccare, per la prima volta, un cucciolo di pitbull.

Foto scattata da un river-lettore a Palma De Maiorca: distributore di esche vive, disponibili in molte varietà (grazie Mark!)

Addio surfisti che si spogliano a bordo-mare, nascosti tra le auto, per cambiarsi il costume. Ecco che arriva sul mercato un prodotto destinato proprio agli amanti delle onde: un costume che si asciuga in pochi minuti, senza bisogno di essere cambiato. Si chiama Quick Dry, lo commercializza la Bonds, ed è stato presentato da tre surfisti (foto sopra).

Ah, ecco, i surfisti. Australiani, poi. In vacanza a Roma, meglio ancora. Sospiro d’una notte.

:-)