OlympicBoys/Louis Smith.

July 30th, 2012

Serie di post olimpici. Non sui “soliti” nuotatori/tuffatori, ma su qualche “volto” meno noto. Lista, ovviamente, non esaustiva e personalissima.

Louis Smith, ginnasta, Regno Unito.

 

Poi voglio vedere quando si deve pulire.

16 luglio 2011. E’ passato un anno da quando raccolsi, in un bollente venerdì romano, quattro mici spelacchiati e malandati, buttati tra due cassonetti da qualche bestia umana, che li aveva abbandonati all’interno del loro trasportino, senza cibo e acqua. Puzzavano di pipì e stavano morendo di fame. Li notai perché un idiota si stava divertendo a far correre loro dietro il cane. Li feci visitare tutti quanti dalla veterinaria. Tramite river-blog, poi, partì una bella corsa all’adozione: in pochi giorni (e per fortuna, gestirne 4 era una follia) ne piazzai una a Firenze (per la veterinaria, in verità, si sarebbe dovuto trattare di un maschio…) e due ad Aprilia. Il quarto, che pure qualcuno si era offerto di adottare, decisi di tenermelo (sopra, mentre dormicchia appollaiato sulla spalliera del divano nella casa nuova). Mai decisione fu più giusta, oggi gli voglio un mondo di bene. Ho voluto fare un aggiornamento sugli altri tre. Belle e cattive notizie, scritte dai nuovi padroni e padrone. Sono anche tornato sul luogo del “delitto”, i cassonetti.

Firenze/Connie ha compiuto un anno (foto sopra). È stato un anno per lei di una vita diversa da quella che le si prospettava. Ha trovato una famiglia che le vuole bene. Ha trovato un fratellino più grande, Sonny, che tortura in continuazione, gli ruba il cibo, gli tira la coda. Il suo carattere è molto cambiato, da piccola era molto timida, molto spaventata adesso… figuriamoci: è spavalda, invadente, tamarra ma mai aggressiva. È una gatta dolcissima, è molto affettuosa. Non le piace stare in braccio, decide lei quando e come volere le coccole, a volte alle 4 del mattino mi sveglia mettendo la testolina nella mia mano come a dirmi “grattami”. Non ha regole, è tremenda ma la perdoniamo sempre. Mangia tantissimo e dorme insieme al fratello abbracciati e si baciano se non si vedono per qualche giorno. È sempre attenta, controlla tutti. E ci ha avvertito quando Sonny, preso dall’idea di avere le ali, si è gettato di sotto. Lei ha cominciato a piangere finchè non ce ne siamo accorti. Lui sta bene, lei lo ha salvato. Va pazza per i tetti, ma non ha le stesse doti di salto e volo di sonny! Sta attenta. ha paura delle scale, tantissima. È una gatta felice, gioiosa, tenera, affettuosa e indipendente. Le vogliamo tanto bene.

Aprilia/River e Ulisse. A distanza di un anno posso assicurarvi che adottare un animale abbandonato (se ci sono le condizioni per farlo) è qualcosa che s’adda fare assolutamente. In primis si salva una vita (sarà una goccia nel mare, ma si dovrà pure iniziare da qualche parte?); in secundis, l’animale “salverà voi “! Non saprei da dove iniziare per raccontarvi questa mia piccola esperienza. Anzi sì, posso dirvi che i mici neri hanno da sempre colpito il mio istinto da incallita gattara. Sono ipnotici e sinuosi, veri felini. E per questo l’ho scelto! River (così l’ho chiamato) era una peste, qualcosa di inarrestabile, un micio guidato solo da curiosità e golosità. Dico “era” perchè purtroppo queste sue passioni l’hanno spinto dove non doveva più volte. La centesima volta che si è andato ad impicciare nella ciotola del boxer non ho potuto fare molto, perchè il cane l’ha semplicemente spostato, ma facendo presa gli ha reciso la “nostra” carotide. La natura si sa, per quanto crudele possa essere, alla fine fa sempre il suo corso. E come mi diceva River (persona) spesso noi “umani” ce ne dimentichiamo. Ma il miracolo della vita è sempre in agguato e per una che va, una viene: Ulisse (foto sotto) è diventato papà! E’ un genitore un po’ (tanto) assente, perché come da bravo gatto maschio non c’è quasi mai. Diciamo che si limita a dare gli alimenti :) E’ un micio schivo e solitario. Dedito alla caccia e allo sport estremo (proprio alla Bear Grylls ), non disdegna però una bella dose di croccantini al pesce. Coccole no, non ne vuole, non ha tempo da perdere! Vi lascio due foto di suo figlio – battezzato Peppiniello da mia nonna, non chiedetemi il perchè – ha le sue stesse orecchie alla Spock, la stessa coda lunga e lo stesso viso triangolare. Peppiniello è insieme ai suoi “cugini” (da notare il roscio, che se la tira a manetta).

Buon compleanno a tutti :-)

Poche righe, per annunciare ai suoi lettori che la crisi ha colpito anche lui – nello specifico, il suo editore. Mariano Sabatini, volto televisivo ma, soprattutto, giornalista, scrittore e critico particolarmente “scomodo” (nel senso che non fa parte dello stuolo di colleghi-lecchini delle star della tv), è stato costretto a chiudere la sua rubrica sul free press “Metro”. Una decisione che era già nell’aria da qualche tempo, vista la crisi che ha investito – ormai da qualche anno – la carta stampata. Padre, marito e persona estremamente civile e rispettosa verso le differenze, Mariano si è congedato dai suoi lettori con queste parole:

“Annuncio con dispiacere di dover lasciare, non per mia scelta, la rubrica sulla Tv che avete letto ogni giorno in questi anni. Spero di avervi aiutato a scegliere nella bolgia dei palinsesti, mi auguro di avervi provocato e talvolta, perché no, divertito. Guardare tanta televisione, nelle stagioni di profondo cambiamento del mezzo, è stata un’avventura professionale avvincente di cui ringrazio il direttore Giampaolo Roidi, anche per la libertà accordatami. Cosa farò ora? Andrò a letto presto, magari per sognare di tornare a proporvi il mio amato “Fattore S””.

Mariano era (ed è) una voce libera – uno che non dice “sì” indistintamente a tutte le ospitate televisive, tanto per farvi capire il personaggio – e penso che chiunque abbia sfogliato una volta “Metro” si sia imbattuto nei suoi commenti. A volte entuasiastici, altre caustici e feroci. Ma sempre onesti. Chiunque volesse esprimergli solidarietà o, comunque, avere ulteriori lumi può scrivere a: lettere@metroitaly.it.

Preparando la tavola.

July 27th, 2012

Ouch.

Poteva “Call me Maybe” non contagiare anche le Olimpiadi di Londra? Questo è il video che vede per protagonisti le nuotatrici ma, soprattutto, i nuotatori della nazionale americana. E’ stato girato tra aereo (Michael Phelps in apertura), hotel e vasca…L’idea è venuta alla 17enne Missy Franklin, grande fan di Carly Rae Jepsen, che ha coinvolto tutti i suoi colleghi di squadra. Il video, postato ieri, ha superato le 250mila visualizzazioni.

Ci sono volute otto ore, due viaggi, qualche imprecazione per alcuni mobili smontati che non si volevano far montare, ma poi alla fine è andata. Iniziato alle 8, puntualissimi. Non era la stessa impresa dell’ultima volta. Gli amici scherzando dicono che dovrei farmi un abbonamento per un trasloco l’anno. Spero di no. I traslocatori sono tre: il proprietario, sui 60 anni (gli invidio cuore e fisico, portava pure lui pacchi e mobili), e due ragazzi stranieri, marocchini, parlata romanaccia e battuta sempre pronta. Le scatole da portare sono una trentina (tutte preparate da me: il miglior modo per non rompere nulla). Poi una libreria, un divano, tavolo, sedie, armadio, tanti quadri, mobili vari. Il letto no: mi sono liberato del mio, matrimoniale (anzi, quasi a due piazze e mezza), perché toglieva troppo spazio. Nella casa nuova ho mantenuto una sola cosa: il letto singolo. Magari porta fortuna. O forse sarà solo scomodo. Vedremo. I viaggi casa-vecchia/casa sono stati due: siccome nella zona di piazza Fiume il parcheggio non si trova neanche per le auto normali, i traslocatori hanno dovuto usare un camion di dimensioni “ridotte”. Per parcheggiarlo comunque in divieto di sosta. Ho capito che riempire il camion è assai più faticoso che svuotarlo. Ma al secondo viaggio non finivano mai. Con il divano sono stati fortunati, nel portarlo nella casa nuova, visto che è entrato in ascensore; il mobile per la tv e la libreria, invece, se li son dovuti portare a mano fino all’ultimo piano. Il gatto l’ho portato per ultimo, la sera. Nella casa vecchia aveva paura: quegli ambienti privi di mobili lo terrorizzavano, tanto da farlo camminare strisciando. Nella nuova non è andata molto meglio: sempre sul chi va là, coda bassa bassa (qua il video dell’ingresso in casa). Solo stamattina si è tranquillizzato (foto in basso, lui che dormicchia).

Ho iniziato subito a fare le pulizie. In cucina, litri di amuchina. Poi toccherà al bagno. Ho iniziato ad ascoltare i rumori nuovi di questo quartiere. Ho conosciuto il vicino, sposato, molto simpatico: mi ha detto che la chiesa fa rumore solo la domenica (prima campana alle 10 di mattina, sopportabile), in settimana tace. E poi gossip sull’architetto che ha comprato tre appartamenti per fare una specie di open-space megagalattico con vetrate spettacolari. Sempre pensato di aver sbagliato professione. Io m’accontento dei miei 55 metri quadrati con 15 di terrazzino. Ecco, capitolo terrazzino: non ha nessuna copertura, quindi devo inventarmi qualcosa. Forse un ombrellone, visto che il sole batte fino alle 14. Il gatto non ce lo farò andare, almeno fino a quando non avrò sistemato una rete e dei vasi sull’estremità che affaccia fuori. Sono anche preoccupato dal terrazzo dei vicini, è abbastanza facile raggiungerlo per un gatto. Penso che se lo vedessi in piedi sul davanzale morirei per lui. Ho dormito bene, direi. La camera da letto affaccia su un cortile, che ha dei rumori tutti particolari, diversi da quelli stradali (vicini, invece, devono combattere con rumore dei camion dell’Ama che puliscono le strade alle 6 di mattina). C’è la signora che parla sul balcone al cellulare, oppure quelli che hanno gli ospiti in salotto e lasciano le finestre aperte. Nessun terrazzo che permetta di invitare più di 10 persone. Mi sono nuovamente goduto l’aria condizionata, in salotto ma abbastanza potente da raffreddare la camera da letto. Così tanto, che stamattina mi sono svegliato infreddolito. Eppure l’avevo settata a 21 gradi.

Internet ancora non mi è arrivato, se tutto va bene passano in settimana. Per Sky devo chiamare i tecnici: c’è antenna centralizzata, quindi il lavoro dovrebbe essere facile, si spera. Volture di luce e gas fatte. Ho già capito che il parcheggio è un dramma, nonostante tanta gente sia partita: vedremo se riuscirò ad evitare di pagare un garage.

Ciao blog.

Io con George ci sono cresciuto. Medie e superiori, ma probabilmente anche un pezzo di università. Ricordo i colori sgargianti dei suoi maglioni, ridevo per come maltrattava simpaticamente Wizzie (anche se la capa era lei) e la domestica, le battute sui vicini “zebra”, il linguaggio poco politicamente correct. Un acidone sarcastico, buono inside.

Sherman Hemsley è morto oggi all’età di 74 anni. Nel 2004 era toccato a Louise-Wizzie (Isabel Sanford).

L’Adidas ha invitato alcune persone a farsi scattare una foto nello stand del “Team Great Britain”, allestito in un centro commerciale: sul più bello è entrato David Beckham. Un bimbo s’è messo a piangere. Un ragazzo, invece, l’ha baciato (sulla guancia), e lui si è prestato.

I gabbiani e il lassativo.

July 24th, 2012

Un gruppo di piccole pesti prepara un cocktail a base di lassativo e lo somministra a dei gabbiani. Il risultato è facilmente immaginabile.

Hanksy, graffitaro che fa il verso al più famoso Banksy, dedica questo suo lavoro a George Clooney e alla sua bisessualità. “Bi curious George” è stato disegnato all’incrocio tra Ludlow e Orchard, a New York.

Domenica, le 12. Un paio di ore prima, il padrone di casa aveva ultimato il passaggio di consegne con la precedente inquilina. O meglio, con la madre: trattavasi di giovane studentessa liceale. Perché i genitori le abbiano preso casa in affitto a Roma rimarrà un mistero. Come ho scritto più volte, non amo questo proprietario. Avaro (e più passano i giorni, più trovo conferme), ossessivo (ripete le cose tre, quattro volte e, ogni volta, finge di stupirsi per la domanda), fa parte di quella razza di persone che cercano di fregare il prossimo. Non rubando, eh, ma sicuramente facendo spendere agli altri ciò che si vuole risparmiare (anche quando non se ne ha titolo). Della casa, mi piace molto il palazzo: bellissimi cassettoni decorati sul soffitto, scala maestosa all’ingresso, bella ringhiera antica. Mi piace persino l’ascensore: per un claustrofobico non è poco. Odio quelli metallici, modello bara verticale tipo “Buried”. Questo è d’epoca, in legno, aperto sui lati. Magari cigola un po’, ma almeno non mi sento soffocare. Nella casa c’è già una prima rogna: l’inquilina non ha portato via i suoi mobili. “Ah, ma come, non lo sapeva?”, mi fa il padrone, quando, in sede di firma di contratto, gli avevo chiaramente detto che avevo le mie cose. Non voglio (ancora) lo scontro frontale e, quindi, medio: il mio traslocatore li porterà via in cambio di una cinquantina di euro. So che dovrei farli pagare a lui, ma stavolta preferisco soprassedere. Tornerò alla carica per cose più serie. Tipo le finestre. Sono tutte nuove, meno due: quella in camera da letto e quella in salotto, un vecchio alluminio che neanche le fa chiudere bene. “Adesso non ho i soldi, dovrà aspettare un po’ prima che riesca a cambiarle”, dice sibillino il proprietario, paravento. Eppure l’affitto che ti verserò non è malaccio, no? Comunque penso che gli chiederò la sostituzione di quella in salotto questo inverno, con la scusa del freddo.

La casa, nell’insieme, mi piace. L’ho vista una sola volta a maggio, e me ne sono innamorato subito. Neanche ho fatto una seconda visita. Impulsivo, tipico di River. Il salotto me lo ricordavo più grande, la camera da letto più piccola. Punti di forza: la cucina e il bagno, nuovi di zecca. Sono alla prima lavasciuga (che tanto non userò, pare che rovinino i capi), e la seconda lavastoviglie (nell’ultima casa non c’era, e mi mancava). Aria condizionata ok (c’è in salotto, ma non in camera da letto). Bel pavimento, bei lampadari e luci, porte antiche in legno massello. E’ molto luminosa, a differenza di quella dove sto adesso. C’è una potenziale criticità: la casa non è distante da una chiesa. Gli amici dicono che sentirò le campane. Forse. Magari inizierò una singolar tenzone col prete, sul modello di Don Camillo e Peppone. Comunque i rumori esterni non mi hanno mai infastidito (le ambulanze non mi svegliano, neanche i temporali), mentre detesto quelli dei vicini. Staremo a vedere.

Si trasloca tra mercoledì e giovedì. Ho preparato circa 25 scatole, ne mancano ancora altre. Poca malinconia, verso questa casa. Ho deciso di lasciare questa casa cinque mesi dopo esserci entrato. Non è stato un nido protettivo, ma piuttosto un posto fonte di stress. Qua ho dato qualche bacio, fatto parecchio sesso, lasciato le aspettative nel freezer, as usual. Mi mancherà la vicina col cagnolino pestifero, ogni volta lunghe chiacchierate. E’ stata la casa in cui ho detto addio al mio bau.

Il gatto deve aver capito. Dorme sugli scatoloni, quasi a voler controllare che non li porti via senza di lui.

Buona notte blog.