Già nei servizi fotografici emerge tutta la sua contagiosa simpatia: ma in questo video, che si riferisce al backstage di una serie di foto scattate per la rivista “Heat Magazine”, l’olimpionico Tom Daley è ancora più adorabile. Anche la mamma è simpatica.

Matthew Mitcham e l’ode alla vacanza romana: il tuffatore gay ha realizzato, ukulele alla mano, un simpaticissimo video-mashup delle sue vacanze nella capitale, combinando le canzoni “Rome Wasn’t Built In A Day” (dei Morcheeba) e “Roam”, (B-52).

Pisa, quando i muri parlano.

August 27th, 2012

Quando i muri parlano. Cioè sempre, nelle grandi città. Racconti rabbiosi, d’amore, a volte banalmente inutili, altri artistici ma anche politici. I graffiti dividono – creatività o vandalismo? -, io li considero da sempre una voce insostituibile dei nostri paesaggi urbani. Colori e storie, se fatti bene. Per questo ho apprezzato il pezzo-inchiesta firmato su Il Tirreno (Pisa) da un giovane giornalista (Cesare Bonifazi Martinozzi), che ha voluto documentare i racconti dei muri della sua città. La stessa in cui Keith Haring, nel 1989, ha firmato il suo murales, “TuttoMondo” (sua ultima opera pubblica). Al pezzo pubblicato sull’edizione on-line viene accompagnata una bella fotogallery, che vuole raccontare (ovviamente in maniera parziale) le mille sfaccettature della street art. Ne scelgo quattro, le altre qui.

Festa a sorpresa da Ikea.

August 27th, 2012

Un simpatico ragazzo inglese ha deciso di sfruttare gli ampi spazi messi a disposizione dei punti vendita Ikea. Nello specifico, ha “occupato” un dei tanti salotti di esposizione, ha collegato il suo iPod alle casse, e ha iniziato a ballare, invitando gli altri clienti a fare lo stesso. Festa durata pochi minuti, il tempo di far intervenire la vigilanza. Il ragazzo è stato accompagnato fuori, tra i sorrisi dei dipendenti di Ikea.

(La mia preferita, comunque, resta la mamma con la figlia).

Affettuosità calcistiche.

August 27th, 2012

Pare quasi tenero, in questa foto.

Il cane e la scala mobile.

August 27th, 2012

Ma povero!

Stasera, spalmato sul letto a recuperare le energie dopo una settimana di sveglie all’alba e tanto lavoro. “Ex” su Rai 1. Visto non per scelta, forse per inerzia da zapping, o forse perché sapevo che avrebbe smosso qualcosa dentro di me. L’avevamo visto assieme. Con una di quelle persone che ora non ci sono più. Perché la vita è così. L’amore che strappa i capelli è perduto ormai. Già. “La canzone dell’amor perduto” arriva a metà film. E mi regala un tuffo nelle svogliate carezze che mi/ci hanno sempre condotto, più o meno d0lorosamente, verso l’addio. Con alcuni è stato un arrivederci. Con altri un tiodieròfinoadammazzarti. E ci son stati pure sbadigli, noncelafacevopiù. Ma non voglio ragionare sulla fine. Ma sugli inizi che ho vissuto. Inizi d’amore. Cinque. Fiero di tutti, oggi. Li ricapitolo qui, per una specie di memorandum storico degli affetti. Decisamente parziale, perché restano fuori quei rapporti che d’amore non sono stati – le relazioni di qualche mese, baci&sesso, credevofosseamoreinveceerauncalesse, prove tecniche di innamoramento finite male -, ma ai quali tengo ugualmente. Perché in alcuni casi mi hanno dato affetto. E amicizia. A tutti dico grazie, per aver scritto assieme a me, nel bene e nel male, pezzi del libro della mia vita.

B. Los Angeles. Io ero là per una vacanza studio. Il mio insegnante era gay. Si chiamava Michael. Attore che si manteneva insegnando (il 90% degli aspiranti attori si mantiene con un secondo lavoro, che è necessariamente primo finché non si riesce a ingranare la marcia giusta ai provini). Prima di lui non avevo avuto nessuna storia. Ero vergine, perché mi ero fissato di volerlo fare solo con la persone che avrei amato. Roba da film, eh. Ero là da una decina di giorni, senza auto, e Michael mi aveva promesso che mi avrebbe portato a West Hollywood, cuore gay di Los Angeles. Decidiamo la sera. Fino all’ultimo lui è indeciso. Ha mal di testa. Alla fine andiamo, “però stiamo poco, devo dormire” dice lui. Il locale si chiama “Revolver”, pareti nere, musica alta, casino. Intravedo un bel ragazzo, alto, occhi azzurri, pelle chiarissima, capelli neri. Meraviglia. Ci iniziamo a guardare. Michael se ne accorge e inizia a prendermi in giro. Dopo un po’, il ragazzo si avvicina a me. Ho il batticuore, ma sul serio. Parliamo. Michael si fa da parte. B. è con gli amici. A un certo punto mi dice che si deve congedare da me. Ma mi scrive il suo telefono di casa sul biglietto da visita del locale. Prefisso 310. Lo conservo ancora. L’ho chiamato il giorno dopo.  Da allora siamo stati insieme un anno e mezzo, facendo su e giù, io là e lui da me. Finita perché per rincorrere la carriera di attore non puoi fare altro che rimanere a Los Angeles. Mentre io dovevo finire l’università. Prima o poi ne scriverò meglio. La più bella storia d’amore della mia vita.

A. Un anno dopo B. Estate. Ci conosciamo ad un corso per volontari di un telefono di ascolto operativo 24 ore su 24. Bellissima esperienza. Difficile. Ma molto stimolante. Lo corteggio, lui è alla sua prima storia. Mi piace da subito. Ricordo che rimasi incuriosito dai suoi calzini colorati. Oltre che dagli occhi chiari. Ancora più alto di B. La prima mossa la faccio io. Nei week end andavamo al mare. Uno di quei giorni, mentre eravamo sdraiati tra le dune dell’ottavo cancello – meravigliosa spiaggia libera dopo Ostia – ho appoggiato la mia mano sulla sua. Ricordo di aver interrotto il respiro, aspettando la sua reazione. Temevo che la ritirasse. E, invece, è rimasta là. Da quel giorno, è durata un anno e mezzo. Anche questa. Finita perché mi sono accorto che l’amore che provavo per lui si era trasformato in amicizia. A. era una persona di una dolcezza unica. E’ stato lui a crescere River, il primo anno di vita. L’ho comprato con lui e quando andavo a Roma all’università o a lavoricchiare, lui rimaneva a casa con River.

M. E’ un incontro di chat, Mirc, sul mitico canale Gayroma. In realtà, ci vediamo dopo una buca che ho dato ad un altro. Appuntamento dall’altra parte di Roma – Talenti – rispetto a dove vivevo io. Lo vedo, non mi piace, e dopo poco mi invento una scusa per liquidarlo. M., che avevo conosciuto via chat pochi giorni prima, mi aveva dato il suo cellulare. Eravamo rimasti che ci saremmo visti per “una birra”. La storia del succo d’arancia non la spiego sempre da subito. Gli mando un sms: “Sei libero? Ti va di vederci?”. Mezz’ora dopo siamo nella mia auto a piazza Mazzini, dietro casa sua, a chiacchierare. Piove. Bacio. Un anno insieme. La mia sintesi è sempre stata la seguente: “Le due persone sbagliate, che si sono incontrate nel momento giusto”. Litigi, troppi. Amore carnale. Si risolvevano tutti i problemi a letto. Anche lui andava d’accordissimo col cane. Vacanze in agriturismo. Gelosie. Storia finita perché l’odio aveva preso il sopravvento. Mai più rivisto. Gli ho scritto dopo 8 anni esatti, per salutarlo. Ma è stato inutile.

L. Lettore del blog. Una sera mi scrive una mail. Dopo un concerto a Milano. La storia parte come corrispondenza virtuale. Sempre più intensa. Dalla mail si passa al cellulare. Di lui mi piacciono subito l’accento (non è di Milano, ma emiliano), il taglio degli occhi e il naso, e anche un po’ l’ironia. Ha una delle doti che invidio di più alle persone: la capacità di sapere ascoltare, con reale empatia (io sono una frana, nell’ascolto e nelle risposte empatiche). Iniziamo a vederci, e a fare su e giù. Mi fa rivivere quel piacere di rivedersi dopo una lunga assenza che avevo provato con B. Ogni week end assieme è una vacanza. Storia d’amore che si è presto tramutata in amicizia, senza che me ne sia reso conto. E senza avergliene parlato in tempo. Abbiamo cercato di rimanere amici, a lungo. Ma come spesso avviene quando uno dei due prova verso l’altro qualcosa che unisce diffidenza e risentimento, non è facile proseguire con un’onesta amicizia. E così ci siamo gradualmente persi di vista, senza dirci addio, ma di fatto pensandolo.

Dell’ultima storia si è letto abbastanza, quindi mi risparmio il riassuntino dei due anni e passa. Che potrebbe essere: Blog-Facebook-Toscana-Roma. Amore-indifferenza/odio-Adieu.

L’amore perduto non torna mai. Ma arriva qualcosa di più bello: l’amore nuovo.

Buona notte blog.

L’olimpionico Ryan Lochte ha festeggiato il compleanno a Las Vegas (incrociando anche il principino Harry), insieme ai compagni di squadra a Conor Dwyer e Cullen Jones. Location della festa, l’Azure presso The Palazzo.

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Fallo felice, a Bisceglie.

August 25th, 2012

(foto scattata da Dert, grazie!)

Ben è un giovane marine molto legato al nipotino Cade, che però non riesce a vedere spesso. Così, per rimanere in contatto con lui, si è inventato questo video-progetto – titolo “Supernerds” -, realizzato con l’aiuto della sorella, che ha fatto da tramite tra i due. Al nipotino ha fatto avere una serie di domande, alle quali ha risposto di fronte ad una telecamera. La video-storia racconta una fittizia missione segreta per salvare il presidente americano, preso in ostaggio dai terroristi.

Adorabile Ben. In love with him :-)

Pubblicità svedese per il servizio di inoltro della corrispondenza. Una giovane coppia si incontra e innamora a Parigi. Quando tornano a casa, uno dei due inizia a scrivere lettere d’amore all’altro. Che, però non arrivano mai a destinazione, perché lui nel frattempo aveva cambiato casa, senza comunicare il suo nuovo indirizzo. Peccato per il finale, brutto.

In Italia c’è il servizio Seguimi. Funziona una volta su due, e la posta arriva sempre con grossi ritardi.

Segni del destino.

August 25th, 2012

Una grandissima – e inquietante – metafora sull’imprevedibilità della vita (e della morte).

(Brasile, 17 agosto 2012)

(la serie mancava da un po’, ma i canoisti son sempre nel cuore)