In the name of Lorella.

October 30th, 2012

Non sono mai stato un bravo ballerino (anche senza bravo e senza aspirante, direi anzi una frana totale, sempre e comunque), nel senso più ampio del termine – e non mi sono mai applicato per diventarlo. Ammiro chi la danza (e il ritmo) ce li ha nel sangue, e riesce a muovere il proprio corpo assecondando gli ordini musicali di questa o quella canzone. Qualche tentativo, però, l’ho fatto. Casa dei miei, l’età a cavallo tra le medie e le superiori, una sessualità abbastanza definita (nei film porno guardavo lui – quelli gay non osavo noleggiarli – e negli spogliatoi del liceo avevo sempre gli occhi puntati sul punto migliore), e tanti punti di domanda. C’era una certezza catodica (e non solo), in quegli anni, e si chiamava Lorella Cuccarini. Oltre a Raffaella Carrà, sempre sia lodata, e che dio ce la conservi ancora, lei e il suo caschetto. Una delle canzoni colonna sonora del periodo dei brufoli, delle seghe fatte pensando agli n compagni di classe, e dei panini alla marmellata con the (nero o alla menta) preparati da mamma – quella che t’abbraccia quando esci di casa per andare a scuola e che al ritorno ti fa trovar pronta la pasta al pomodoro, e tu un po’ ti ci abitui e non farai neanche in tempo a rimpiangere tutto ciò che già sei adulto – è “Io Ballerò”, sigla di apertura di Festival. La riascolto per la prima volta stasera, link pubblicato da qualcuno sul suo profilo Facebook (grazie), e subito si trascina dietro un ricordo dopo l’altro, grappoli di emozioni. Brutte e belle. E mi fa pensare a quando avevo quella voglia di ballare – senza mamma e papà in casa – davanti allo specchio e non solo (ne avevo uno solo, grande, in bagno, ma la stanza era un po’ piccola, e quindi il più delle volte dovevo accontentarmi del riflesso del vetro in salotto), imitando le sue mosse, con una goffaggine commovente (ne ero però consapevole, avevo capito che non sarei mai finito su un palco, nossignore). Le parole le ricordo ancora – “dammi un ritmo dai, dammi la vita”, quante volte l’ho canticchiato in quel passato che mi sembra un capitolo chiuso? – anche quei movimenti che cercavo di riprodurre, con risultati quasi sempre disastrosi. Però ci credevo, eccome se non ci credevo, e per quei tre minuti di canzone mi sentivo un po’ Lorella anche io. Ricordo che mi piaceva il suo vestitino colorato – sindrome Rainbow ? – sempre diverso da quello degli altri ballerini – più scuri, la regina doveva essere lei – e io, invece, dovevo combattere con mamma per una t-shirt dai colori troppo accesi o le scarpe slacciate o la camicia fuori dai pantaloni oppure i capelli con le meches nell’unico tentativo mai fatto in vita mia dal parrucchiere, etero eh, alle superiori (il “ma dove vai conciato così” mi ha tormentato per anni). “Dammi un ritmo dai, dammi la vita”, lo diceva e ci credeva davvero, e voleva invitarci a seguirla. E volevo essere come lei, circondato da una decina di ballerini, belli, giovani (ah, anche io lo ero, quindi direi più che giovani *coetanei*) e bravi e tutti sincronizzati nel nome di Lorella, che alzano le gambe come fossero piume e mi chiedo se anche dietro le quinte si muovano tutti come una truppa armoniosa. Io che a malapena riuscivo a toccare con le mani le punte dei miei piedi – lo streching, questo sconosciuto, anche quando facevo agonista a tennis. E chissà quei ballerini se, tornati a casa, dovevano spiegare a mamma il perché di quegli abiti colorati, e larghi (anni Ottanta rulez) e un po’ kitsch. Ma penso di no, loro potevano farlo, erano liberi di essere artisti. Ricordo anche i capelli di Lorella, mai scomposti, che si muovevano con lei e tornavano sempre al loro posto, evviva la lacca a chili.

Grazie Lorella, per aver colorato quei pomeriggi alla ricerca di qualcosa che hai contribuito a tirar fuori da me :-)

Buona notte blog.

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8 Responses to “In the name of Lorella.”

  1. Max Says:

    Twins!

  2. MarcoD Says:

    La adoro!!! Punto

  3. Dubbioso Says:

    Oddio… Lorella e Raffaella hanno contributo a far cercare quel *qualcosa* che ENTRASSE dentro di noi.

  4. Mosè Says:

    …a quel tempo la sigla era un rito; ballata sempre dal vivo, infatti il coreografo Gino Landi amava far fare alla ‘stoica’ Lorella passi e prese acrobatiche (soprattutto in Fantastico) e spesso durante le prove veniva massacrata dalle mancate prese al volo dei ballerini. Com’era bella… Rassicurante, gambe incredibili, fianchi a clessidra e seno adolescenziale che mai ha voluto rifare. Così diversa dalle donne ‘drive in’, sensuale ma mai volgare. Ricordo che avevo 11 anni, andai in ufficio da mio padre e aprendo uno armadietto lui ci attaccò dentro una foto di Lorella che ballava ‘tuttomatto’, gli chiesi: ‘e questa?’ …è lui: ‘conforto morale per la giornate difficili!!’ Non era brava come la Parisi, anche perché molto alta, ma se Heather era il folletto americano, sexy e virtuale, Lorella era una ragazza quasi normale, e questo alla gente è piaciuto. Adesso è una splendida 47enne con lo stesso marito da 20 anni e 4 figli. …e quando balla in teatro a vederla dal vivo sembra bionica… Ah… Altro che Belen…

  5. 10ottobre Says:

    L’ho incontrata anche questa domenica….una delle poche che è sempre stata prima di tutto ” persona” e mai personaggio! Stupenda Lorella, anche ora…..bellissima dentro e fuori :-)

  6. fulvio Says:

    Dubbioso

    Mi hai fatto letteralmente scompisciare!

  7. fabrizio parigi Says:

    DUE NOTE E MI RITROVO A CANTARLA A MEMORIA !!! Lorella la mia diva ( Carrà esclusa ) fino alle sue dichiarazioni anti legami gay …

  8. stefanoesse Says:

    Ho mandato il link di questo post a Lorella, sono sicuro che le piacerà molto…
    io la seguo dall’inizio… avevo 5 anni e restavo incantato nel vederla ballare la sigla di Fantastico…dopo 27 anni ancora mi emoziono e quando ci parlo mi trema la voce…
    Lorella è una persona speciale, di sicuro per cio che fa in tv ma soprattutto per quello che fa dietro le quinte con la sua associazione benefica 30oreperlavita.
    Lorella è vera e sincera ma soprattuto semplice.
    grazie River per questo post.

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