scatole

Vorrei raccontare una storia. Forse non nuova, qualcosa di inedito ci sarà, ma nessuno scoop. O forse sì. Perché questa sarà una storia di emozioni, e scava scava ce n’è sempre una nuova. Vorrei farlo per il solo gusto di raccontarla, questa storia, a me stesso. Voglio raccontarmi. Vorrei sfogliare, da solo mentre sono letto da chi vuol passare di qui, la mia storia. Scrivere di e per me e, forse, capire come e perché sono diventato quello che sono oggi. Sì, ritorno, ma sono un altro. River è un involucro, che contiene pezzi di vita sbatacchiati nel frullatore dei post, un puzzle infinito. Anzi, finito, ma spero manchi ancora un po’ di tempo perché l’ultimo pezzo trovi la sua giusta collocazione. Un involucro al cui interno c’è il collante della malinconia, che mi ha sempre guidato nello scegliere cosa raccontare. Scelta non razionale, ma sempre emotiva. Rabbia e amore, delusione e dolori, speranze, si parte sempre da là. I post personali nascono sempre su sollecitazione di qualche scossa emotiva, esterna o interna. Era da un po’ che ci pensavo. Stasera è stato merito di Raffaella Carrà, dei filmati spulciati su Youtube di quando ballava in tv e io ero tornato da scuola e mi perdevo, assai poco eterosessualmente, dietro al suo caschetto biondo innaturale. E allora ho sfogliato foto, le mie e quelle di qualche ex, ho ripensato alle scatole dei ricordi, anche quelle involucri reali di pezzi che non dimenticherò mai. Scatole piene di lettere – di carta ( che oggi, a riprenderle in mano, mi emoziono; emozione tattile), fotografie, badge, ricordi, regali, tessere, biglietti aerei e ferroviari, appunti, numeri di cellulare e soprattutto di telefono fissi. Là dentro ci sono io, e non lo voglio dimenticare.

Poco prima della morte di bau, anzi, di River, ho scritto che avrei voluto ripercorrere la mia storia d’amore losangelesina. Oggi ho pensato che, invece, vorrei spalmare su queste pagine virtuali, così calde – grazie a chi sceglie di condividere suoi stati d’animo, indotti da quelli del sottoscritto – i pezzi più importanti di quel castello di esperienze che ho avuto la fortuna di vivere. Non sfortuna, perché anche dal male si ricavano insegnamenti che ti aiutano a crescere, a essere più forte. E penso che i momenti salienti del mio passato siano tutti legati a qualche persona. Ai miei genitori, fino agli anni dell’università. Ad alcuni amici. Ai miei cinque amori. Ma anche alle storie fulminee – alcune, non tutte – ognuna delle quali mi ha lasciato qualcosa. Anche in un one-night-stand può esserci una dolcezza che non ritroveremo mai più.

Quindi scriverò. A intervalli irregolari. Quando ne avrò voglia, quando potrò, quando qualcuno o qualcosa mi avrà stimolato. Alcune persone, più scaltre, più organizzate di me, avrebbero scritto un libro. Quello che in tanti, in questi anni, mi hanno consigliato di fare. Ma River non è questo. River è un gioco, un racconto, emozioni, condivisione, interazione. For free e senza secondi fini. E allora niente capitoli, qualche anno di riferimento ci sarà, anche qualche nome. Di quelle persone che ho perso di vista e che vorrei rivedere. O che mi illudo di voler rivedere, perché il passato non ritorna, mai. Forse scriverò ogni tanto dell’oggi, ma ho pensato che per quello ci sono Twitter e Facebook. Dopo tanti anni, vorrei smettere di inseguire post e premere il pulsante slow-down.

Scelgo una foto, quella di una delle scatole. E una canzone. Quella che mi ricorda l’anno della maturità. L’anno dal quale inizierò questo racconto, con un inizio e la cui fine è già scritta, da qualche parte.

Ciao blog. A presto.

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52 Responses to “Una storia, racconti, pezzi di vita.”

  1. lola Says:

    Un caro bentornato!
    …e la dolce emozione di leggerti

  2. ari Says:

    Ciao Riv! Raramente commento ma sono sempre presente! Mi sei mancato con i tuoi racconti e le tue emozioni… è sempre un piacere leggerti, scrivi talmente bene! A presto… Un abbraccio virtuale da me e la mia piccina… Nel frattempo sono diventata mamma :)

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