Ciao Sara “Pozzy”.

August 12th, 2013

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Capita di voler interrompere il flusso di coscienza rivolto al passato e condiviso, da un po’ di tempo, con chi passa da queste parti. Capita di voler (sottolineo voler, non dover) ricordare una persona che se n’è andata. Una persona che faceva parte di quella strana famiglia virtuale di river-lettori. Gente che, quasi sempre, non si conosce dal vivo, ma che, in qualche modo, ruota attorno a questo blog. E che, chi più e chi meno, sento vicine a me. Sara “Pozzy” Gabrielli era una di quelle persone, discrete, che di tanto in tanto si palesavano nella mia casella di posta, per un po’ di sano cazzeggio. Si è sentita male dopo aver preso parte alla sagra della contrada del Pozzo, di cui era una tamburina. L’hanno portata in ospedale, per dei dolori allo stomaco, ma poi la sue condizioni si sono aggravate, ed è andata in arresto cardiaco.

Sara non c’è più, stroncata da un arresto cardiaco, ad un’età in cui si ha ancora una vita davanti. Era una ragazza giovane, 22anni compiuti a dicembre, e non doveva andarsene. Mi ha scritto un suo amico, anche lui river-lettore, che ringrazio di cuore di avermi informato del fatto. Era stato lui a far leggere, per primo, il mio blog a Sara. Riporto alcune sue parole, perché da queste traspare l’affetto che provava per la sua amica.

“Ho iniziato a leggerti svariati anni fa -2007 o 2008, non ricordo – e ho consigliato il tuo blog alla mia migliore amica dell’epoca. Che è ancora la mia migliore amica, dopo tutti questi anni, ma intuirai l’uso forzato del passato. Se n’è andata per un arresto cardiaco. Mi ha lasciato “solo”. Non mi sono mai interessati in modo viscerale grandi amori, avere una “persona speciale” accanto, perché avevo lei. L’amica sincera, senza pretese. L’amica che si è fortunati se si realizza di avere verso i ’50, dopo decenni di rocambolesche avventure. Non per citare Tarantino, ma lei era l’amica con cui ci potevano essere silenzi. Non avevamo bisogno di sproloquiare. Se n’è andata una settimana fa (lungi da me dire che è volata in cielo – lei era atea ed io agnostico – mi darebbe “un cazzotto che “ti raddrizzo il naso”. Il naso, notoriamente un po’ (…) storto me lo sono rotto in una scena da paperissima. Comunque Lei è Sara, o meglio Sara POZZY Gabrielli. Ma per me sarà sempre la mia Pozzy. So che eravate amici su fb e instagram, e che vi eravate scambiati qualche battuta. Sappi che ti leggeva con coscienza ed era una persona eccezionale, come facilmente traspariva dai social network che tanto amava. Grazie di aver fatto parte delle cose che ci accomunavano”.

Non posso dire moltissimo su Sara, sarei ipocrita. Era una di quelle meteore che piombavano, di tanto in tanto, nella mia casella di Facebook, oppure nella mia timeline con – questo me lo ricordo bene – con foto di bei ragazzi. Commentavamo quelli, me lo ricordo. Rileggo alcuni suoi messaggi, e un brivido mi attraversa la schiena, a sapere che il suo cuore ha deciso di smettere di battere. Il giorno di Santo Stefano mi aveva scritto, per raccontarmi di un coming out natalizio: “Storielle. Amico gay, ieri pranzo in famiglia. Alla domanda “la fidanzata dov’è?” lui ha risposto semplicemente: ‘sono single, e sono gay’. Dichiararsi a Natale”. Poche settimane prima, era stata a Roma, e mi aveva raccontato di aver scoperto la pasticceria francese di via Borgognona, specializzata in macarons: mi segnalava i commessi, molto carini. Il suo ultimo messaggio è del 16 giugno. “Ok, magari non te me frega nulla…ti ricordi il mio post a cui ti eri ‘interessato’ a Capodanno? Venerdì scorso prima volta insieme”. Ogni tanto scherzava pure sul fatto che facesse leggere il blog ai suoi amici più carini, nella speranza che nascesse chissà cosa. Dolce.

Sara sognava, amava, giocava, si divertiva. Come tutte le ragazze della sua età. Ricorderò il tuo sorriso, stampato su quasi tutte le foto che sfoglio, oggi, nel tuo profilo Facebook. Alla famiglia, agli amici, a chi le ha voluto bene, mando un grande abbraccio, vero.

Ciao Sara.

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One Response to “Ciao Sara “Pozzy”.”

  1. rita Says:

    Sara. Mh. Abbracci inutili i miei.

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