Kelly McGarry, uno che di professione sfida la morte in bicicletta, ha messo a segno, un paio di giorni fa, un’altra impresa: una folle discesa di un canyon a Virgin, nello stato dell’Utah, con tanto di salti mortali all’indietro. Il tutto ripreso dalla telecamera.

Da nausea.

Se ci si innamora di un morto.

October 23rd, 2013

Definire inquietante il nuovo video del gruppo “Night Cadet”, dal titolo “Seaside”, è dire poco. Eppure è una metafora di quello che ci può capitare in amore. Racconta la storia di un uomo che si innamora di un ragazzo morto, che giace sulla spiaggia. Decide di portarlo a casa sua, rivestirlo, e vivere con lui per il resto della vita.

Il senso di questo video, secondo uno dei ragazzi della band, è che l’amore è una cosa complicatissima e che, quasi sempre, non siamo noi a scegliere le persone di cui innamorarci.

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Cristiano Ronaldo ama così tanto starsene in giro in slip, che ha pensato bene di creare la sua linea. A settembre, ha annunciato il lancio – dal 1° novembre – di “CR7 Underwear”. La particolarità è che, oltre agli slip riservati agli adulti, ci saranno anche quelli della linea “boys”, per bambini e giovani adolescenti. Per promuoverla, è stato lanciato un concorso, nel quale si invitavano tutti i giovanissimi a mandare una loro foto. Scatti che sarebbero piaciuti a Ronaldo, almeno a giudicare dal tweet nel quale ringraziava tutti di averli inviati. Una piccola gaffe, rimediata con la cancellazione del tweet. Ma la frittata era fatta.

(P.s. Inquietante lo spot per la linea Boys CR7)

L’evoluzione della moda virale del planking, probabilmente, è questo nuovo movimento del bacino, che può ricordare tante belle cose, e di cui Youtube inizia piacevolmente a riempirsi. Ispirato dalla canzone Grind with me, di Pretty Ricky.

E buona notte blog!

Roma 70, colori in periferia.

October 22nd, 2013

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A Roma 70, ovvero nella zona dei Granai (a Sud di Roma), la street art dimostra – ancora una volta – come sia in grado di portare colore in periferia.

Questo graffito è stato terminato oggi, e lo hanno firmato gli artisti Orma e Jerico.

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Il morso mi mancava.

Cercasi ragazze per lapdens.

October 22nd, 2013

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A Riccione c’è il signior Raffaele che cerca ragazze (grazie a Simone!)

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Chi ha detto che per sciare si debba per forza andare in montagna?

(parkour creativo, in versione invernale, del gruppo Team O’Neill)

Morrissey è bisessuale.

October 21st, 2013

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Era una delle autobiografie più attese. Non solo dai suoi fan, ma anche dagli osservatori ed estimatori di quello che è stato ed è un fenomeno della musica Rock: Morrissey. Non appena il libro è uscito nelle librerie, su Twitter hanno iniziato ad arrivare cinguettii che ne riportavano i passi più significativi. Alcuni di questi, tra l’altro, relativi alla permanenza di Moz a Roma. Ma una delle parti più ambigue è quella relativa alla sua sessualità e, nello specifico, al racconto di un rapporto con un uomo. Dopo la diffusione di quell’estratto, Morrissey ha voluto “precisare” meglio la natura della sua sessualità:

“Unfortunately, I am not homosexual. In technical fact, I am humasexual. I am attracted to humans. But, of course … not many”.

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Uno splendido modo per dire che è bisessuale.

(e ad ascoltare le sue canzoni non ci voleva molto a capirlo…)

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Questo scatto è un’opera d’arte (involontaria).

Pettorali senza fatica.

October 21st, 2013

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Chi vuole avere pettorali senza andare in palestra ha due possibilità: le salutari iniezioni con il Synthol oppure un nuovo capo di abbigliamento, che presenta sicuramente meno effetti collaterali. Il Funkybod, prodotto da un’azienda londinese, costa 50 sterline e, indossato sotto ad una camicia o maglione, dà lo stesso effetto di due bei pettorali. Circa.

Ma solo io preferisco quelli magri, de-pettoralizzati? :-)

Buongiorno blog.

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Parto dai numeri. Dalla conclusione, ormai nota, di un corteo che ha tenuto un bel po’ di persone col fiato sospeso. Incluso il sottoscritto, che ha dribblato una serie di petardoni niente male e ha avuto la fortuna di trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto (evitando una delle cariche più toste, quella al Mef di via XX Settembre).

– 11 agenti feriti (un poliziotto colpito da infarto)
– 15 manifestanti fermati;
– sequestrate biglie, mazze, estintori;
– trovate 2 bombe carte, di cui una contenente un proiettile calibro 12 che, se fosse esplosa, sarebbe stata più potente di una bomba a mano;
– due cassonetti dati alle fiamme;
– distrutta una banca di via Boncompagni;
– fioriere distrutte qua e là.

La sintesi perfetta del corteo è di un funzionario che segue manifestazioni da una ventina d’anni: “Ci è andata di lusso, per noi è stato un successo”. Già. La “guerra” paventata da molti non c’è stata, incendi nemmeno, auto date alla fiamme neanche. Basta?

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No. Perché ieri, chi ha avuto il merito di non far degenerare il corteo del #19O, sono state le forze dell’ordine, che hanno saputo mantenere sangue freddo, in almeno due occasioni “calde”.

1) La sassaiola al Mef di via Venti Settembre. Ho contato almeno una quindicina di esplosioni (petardoni nella migliore delle ipotesi, alcune volte – a vedere i segni in terra – direi bombe carta), prima che i finanzieri che presidiavano il ministero (ah, complimenti a chi ha avuto l’idea di far sfilare il corteo proprio là davanti…) facessero una carica di alleggerimento, per disperdere i manifestanti. Hanno resistito almeno quindici minuti: e posso garantire che quando ti esplode un petardo addosso, fa male (oltre che paura). Alla fine del corteo, sono passato in mezzo a loro: in terra c’era bulloni, bottiglie spaccate, sassi. Di tutto. Onore a loro.

2) L’assalto al palazzo delle Ferrovie, a Porta Pia. Anche là, verso la fine del corteo, ho assistito ad un lancio impressionante di bombe carta contro una ventina di agenti. Impassibili. Io ero ad una ventina di metri, e le esplosioni erano tali da doversi tappare le orecchie.

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Per non parlare delle sassaiole qua e là, rabbia random contro gente che, dopo tutto, stava lavorando (alla fine, a Porta Pia, davanti al ministero, sono stati lanciati a più riprese oggetti contro i poliziotti). La manifestazione non mi è piaciuta. Perché non si può mettere in ginocchio una città (il cinquanta per cento dei negozi ha abbassato le saracinesche), appellandosi al diritto a manifestare. Ieri, nel corteo, c’erano tanti ragazzi, anche famiglie che con gli scontri non c’entravano nulla e che erano là per delle rivendicazioni legittime. Guai a giudicare chi ha diritto a manifestare e chi no, ma tutti devono farlo rispettando il luogo in cui sfilano. Dove sono i movimenti, quando si tratta di denunciare le presunte violenze della polizia, se a commettere quelle violenze, invece, sono gli stessi manifestanti?

Peace & love.

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Remembering 15 ottobre 2011.

October 19th, 2013

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Me lo ricordo bene, quel maledetto giorno. Quando la rabbia ha vomitato fiamme e sanpietrini, bulloni e bastoni, e io ho visto l’odio in faccia. Anzi, non proprio in faccia, visto che tanti di quei ragazzi incazzati col mondo avevano il volto coperto da caschi. Giornata di sole, preceduta da giorni di previsioni cupe: “Corteo degli Indignados a rischio scontri”, formula ripetuta sistematicamente da tutti i principali quotidiani. E non si trattava di fare allarmismo. I nostri Servizi, su molte cose, sono tra i migliori in Europa e i segnali che avevano ricevuto erano inequivocabili. Frange violente volevano mettere a ferro e fuoco la città, e così è stato.

Di quella giornata ricordo due momenti. Una delle prime cariche della polizia in via Labicana, subito dopo che era stata incendiata la caserma, e io, con alcuni colleghi, eravamo scappati via, ritrovandoci in un vicolo cieco. Temevano ovviamente  che potessero colpire indistintamente tutti – visto che quando c’è una carica, non conta molto essere giornalisti, le manganellate sono democraticamente uguali per tutti. Alla fine ci rifugiammo in un portone, con alcuni anziani residenti e dei manifestanti, spaventati quanto noi. Ci passammo i limoni, indispensabili a non soffrire troppo per i lacrimogeni e riuscimmo pure a trovare il coraggio di ridere di quello strano assortimento di persone in fuga dalle fiamme. Il secondo momento, sicuramente il più duro di tutta la giornata, a piazza San Giovanni, alla fine del corteo. Ricordo ancora il furgone dei carabinieri incendiato, gli agenti  che zoppicavano perché erano feriti (alcuni col sangue che scorreva sui loro visi), le fiamme e, soprattutto, quei maledetti sanpietrini sradicati dai marciapiedi, che volavano ovunque. Noi giornalisti cercavamo di proteggerci dietro ai blindati, anche se venivamo sfiorati in continuazione da sassi e petardi. C’era l’odore acre e penetrante dei lacrimogeni, il rumore delle bombe carta che venivano lanciate contro chiunque fosse dall’altra parte (quella dei “cattivi”, di poliziotti e carabinieri), e poi il buio della sera che arrivava e ci faceva ancora più paura. E’ stata una giornata buia e, sinceramente, una delle poche volte in cui ho avuto paura per me, per questa città e la sua gente (qui il mio post di allora).

Se c’è una cosa che ho imparato facendo questo lavoro, è quella di basarmi solo sui fatti, evitando di ingigantire supposizioni, ipotesi, “voci”. Per questo, anche alla vigilia di questo 19 ottobre, ho cercato di capire, ascoltare i movimenti, leggere i segnali contrastanti che arrivavano dal popolo della #sollevazione. E, sinceramente, anche oggi sono preoccupato, proprio come quel 15 ottobre. Perché c’è qualcuno che, questo sabato, cercherà lo scontro frontale, senza mediazioni. E se pure non saranno la maggioranza – perché nel corteo colorato ci saranno anche i ragazzi che protestano, con civiltà – avranno un ruolo determinante nel trasformare un corteo di rivendicazioni legittime in una guerriglia urbana.

Anche oggi sarò in piazza, come due anni fa. Con un pizzico di apprensione, più che per me, per Roma, per i quattromila agenti – spesso giovanissimi, pagati quattro soldi – per chi dovrà garantire la sicurezza di tutti e, ovviamente, per i ragazzi che vogliono sfilare pacificamente.

Buona notte blog.