Storia di Natale.

December 24th, 2014

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Questa è la storia di un bambino che si emozionava per il Natale. Quello degli alberi e delle decorazioni, dei dolci e dei loro relativi odori, del presepe e delle letterine scritte, ogni anno, nella speranza di ricevere quella benedetta pista per automobiline (che non è mai arrivata, in compenso un anno arrivò il Dolce Forno). Amava il Natale come tutti i bambini, forse non quelli di oggi, fin troppo smart, del resto a loro bastano due click al cellulare di papà per scoprire che è tutta una finzione, che quell’omone con la barba bianca non è altro che un facilitatore di acquisti la cui leggenda è stata alimentato dal Dio Commercio. Si emozionava, ogni volta che si avvicinava il 24, seguendo il calendario dell’Avvento. Quello con i cioccolatini nascosti dietro ad ogni data, e si aspettava sempre il giorno dopo per mangiarne uno nuovo, poi finiva tutto e bisognava aspettare 12 lunghi mesi. Contava i giorni, le ore che lo separavano dal fruscio della carta, dalla sensazione dai pacchi grandi tra le mani, così grandi che pareva brutto poi buttarli via, svuotati del loro contenuto. Si emozionava, quando, in genere una settimana prima delle feste, saliva su un aereo con mamma e papà e andava da nonna. Quella che preferiva, quella che gli preparava le fette biscottate burro e nutella, quella che lo lasciava andare nel suo letto, la mattina, o che, quando mamma era uscita, e lui iniziava a fare domande sull’orario di rientro, lei indicava sull’orologio le lancette (“mamma torna quando la lancetta grande sta qui”). Per un figlio unico, il Natale era il momento in cui la famiglia si allargava, quando il silenzio di una casa a tre si trasformava nell’emozionante vociare di una stanza piena di zii, nonni e amici. A Natale si festeggiava l’essere famiglia, nel senso proprio del termine, tante vite diverse – dal meccanico al docente – che per alcuni momenti all’anno decidevano di stare insieme, di raccontarsi l’anno che era stato. Tra questi grandi, c’era questo bambino emozionato, un po’ paffutello (ah, quanto amava mangiare fuori pasto), le guance rossastre, che per molti anni aveva avuto l’esclusiva sui nonni: niente cugini a fargli da concorrenti. Tutti i soldini, le carezze, gli abbracci, le attenzioni erano per lui, inutile chiedere a nonna “ma vuoi più bene a me o a lui”, perché lui, per tanto tempo, non c’era. Come in tutte le famiglie, anche la nostra aveva il suo rito natalizio. La stanza con i doni veniva chiusa, non a chiave ma quasi. Chiunque, sotto il metro mezzo di altezza, toccasse la maniglia, sarebbe stato fulminato dall’urlo del parente di turno a guardia del tesoro incartato. L’albero veniva sempre messo in un angolo, a sinistra, accanto alla poltrona che nonno usava per guardare la televisione. Poltrona reclinabile, sulla quale il bambino, una volta cresciuto, si sarebbe divertito a far salire e scendere l’appoggio per i piedi, quasi fosse un tagadà in slow motion per over 60. I regali, ovviamente, erano sotto l’albero e all’80% erano per il bambino. Gli adulti se li davano a mano, magari il giorno dopo, a Natale. Perché in questa famiglia i doni si son sempre scartati la sera del 24. Non a mezzanotte, troppo tardi, nonna e nonno vogliono andare a letto, poi gli viene sonno, meglio aprirli subito. Ma per arrivare alla tanto agognata apertura dei pacchi, bisognava essere molto pazienti. Ogni tanto, quando qualcuno entrava nella stanza, il bambino cercava di sbirciare, ma si ricorda che gli arriva solo l’odore del pino (albero sempre vero, mai tollerato quelli di plastica) e delle candele profumate che illuminava la stanza da dietro la porta. Era una porta a vetri, con il vetro lavorato, di quelli che si usano anche per le finestre dei bagni: anche se il bimbo ci appoggiava il suo nasino, lasciando scivolare la bocca, non riusciva a distinguere nulla di nulla, neanche la grandezza del pacco più grande che avrebbe avidamente afferrato non appena il capo di turno (in genere la mamma del bimbo) avrebbe deciso di girare quella maniglia verso il basso, con un click che suonava come un avantiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii da assalto alla diligenza. A terra c’era un parquet finto, in alcuni punti si era pure scollato e si erano formate delle bolle, i nonni non avevano mai avuto tanti soldi e hanno vissuto una vita in affitto, ma sotto al grande tavolo del salone c’era un bel tappeto scuro, che di Natali se ne è fatto davvero molti. Il bambino aspettava quel momento, ogni anno, non importa se i mesi precedenti fossero stati belli o brutti, i bambini non fanno bilanci, vivono per assaporare la felicità del momento, la memoria dei momenti da dimenticare scivola via come la pallina tra le zampe del gatto. Eppure la memoria di quella porta che si apre, dell’albero illuminato – tutto pronto, per accoglierlo, per regalargli ancora tanti doni, tanti pacchi da scartare (e poi la nonna a lamentarsi della carta sprecata, che è meglio tenerla per l’anno prossimo, ecc.) – è ancora vivissima, nel bambino che è cresciuto, e che ha buttato giù tante di quelle porte, ma che conserva ancora dentro di sé l’emozione dell’attesa di un dono.

Oggi i regali li fa, ai genitori. Un po’ svogliatamente, la magia si è spenta, i nonni non ci sono più da tanto tempo (anche se ancora si ricorda a memoria il telefono di nonna, quello che di tanto in tanto digitava per un saluto, un racconto, un “come stai” a chi ha avuto la fortuna di spegnersi circondato dall’affetto dei famigliari), gli zii vivono lontani, il Natale lo si passa assieme, forse per prassi. Eppure ci si vuole bene. Quel bambino, diventato adulto, non ha mai fatto un albero, perché sa che non avrà dei bambini ai quali mostrarlo, e agli altri non ha senso, non sono così importanti, forse.

Domani rivedrà sua mamma e papà, li ha invitati a casa sua, ha usato una scusa, perché vorrebbe che per una volta il Natale lo passassero altrove rispetto a una casa in cui troppo spesso si è dovuto nascondere, ha dovuto celare la sua vera identità, è stato costretto ad essere un altro. Un altro rito si consuma, ma non è più lo stesso, la magia è svanita insieme all’ingenuità e agli occhi incantati del bambino che amava sognare.

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15 Responses to “Storia di Natale.”

  1. VINZ Says:

    Buon natale Rvr. ^^

  2. Valentina C. Says:

    Buon Natale. E piccolo consiglio se posso. Non limitarti, che non è detto che un figlio non potrai mai averlo.

    Passa buone feste, il più possibile :)

  3. barbanera77 Says:

    auguri di un sereno natale :*

  4. paperosbronzo Says:

    Non far spegnere la magia e far tornare in vita quel bambino che amava sognare è la cosa più giusta da fare. L’albero lo si può fare anche per sé stessi, perché non bisogna sempre mettere gli altri al primo posto. Un altro bambino, ormai cresciuto, lo ha finalmente capito dopo un anno abbastanza triste e, dato che non ha ancora perso( del tutto) la voglia di sognare, si è ancorato con forza ai suoi ricordi e ai suoi piccoli riti.
    Tanti auguri River! Non commento praticamente mai, ma ti seguo con tanto affetto.

  5. davide Says:

    È un po’ la storia di tutti.
    Buone feste!!!! :)

  6. Giacomo Says:

    Buon Natale! :)

  7. Eddie Says:

    Buon Natale River! Ti abbraccio con questo racconto che mi ha fatto pensare … assisto alla discussione fra i nipotini, nell’attesa della magica notte: il grande ha saputo dai compagni che babbo Natale non esiste, e ne fa parte ai fratelli più piccoli; aggiunge che anche il topino che porta il soldino quando perdi i denti non esiste … una magia che si è infranta! Interviene la piccola, con piglio da caporione: “che stronzate (sic!) dicono i tuoi compagni: i topi esistono, i dentini cadono eppoi l’anno scorso babbo Natale ci ha portato i regali, non ricordi che abbiamo pure visto le strisce della slitta sulla neve?”. Spettacolo, anche sapere che quella fatica l’anno scorso nel disegnare sulla neve le strisce della slitta … è servita a farli magicamente sognare.

  8. passero solitario Says:

    L’importante è NATALE CON I TUOI.
    Auguri di cuore River :-*

  9. Alessandro Says:

    Buon Natale Riv

  10. nicola83 Says:

    Mi ci rispecchio nel tuo racconto Riv, in particolare concordo che il Natale è la festa della famiglia e io so che una famiglia e dei figli non li avrò mai… ma niente tristezza, la vita è troppo breve e troppo bella per piangersi addosso!

  11. martino89 Says:

    Io invece sto piangendo come una fontana. Quanta nostalgia dei natali passati. Dei natali dell’infanzia. Purtroppo non tutti hanno la fortuna di rivivere simili momenti negli occhi di bambino. E il natale degli adulti non so bene che senso abbia.

  12. Peppe Says:

    Buon Natale Riv.
    E’ sempra una delizia leggere i tuoi racconti/ricordi ed aggiungere un nuovo tassello all’immagine che mi sono formato di te.

  13. monica Says:

    Il Dolce Forno al posto della pista delle macchinine? E ci credo che ora odi cucinare! Tanti auguri River, di stare bene e trovare un Amore che sappia magari anche prepararti buoni piatti. (Anche mio figlio adora burro e nutella, ma come fate? Bleah!). Tanti auguri anche alla tua mamma e al tuo papà.

  14. gm Says:

    Buone feste River! :-*

  15. sonia Says:

    auguri per un anno all’altezza della splendida persona che sei!!!

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