Oggi in salone abbiamo montato delle nuove mensole (cioè: ha, l’operaio, ché io ho un rapporto conflittuale con il trapano, da lavoro)  e, quindi, ho spostato un po’ di libri, scartoffie, oggettistica. Ho scovato un modem Fastweb di non so quanti anni fa, che sicuramente avrò pagato come penale. Multe per cui Equitalia prima o poi mi chiederà il conto, pignorandomi il gatto, visto che altro non ho. Poi, tanto per farmi un po’ del male (sicuro?), giusto per passare sull’avambraccio tiepidino la lama sottile e gelida del coltello che non uso mai per tagliare la carne, sono andato ad aprire le scatole dei ricordi. Quelle con le lettere e le cartoline, di amici ed ex ma anche di conoscenti, che oggi non saprei neanche riconoscere. Ho ripreso a sfogliarle. Non è la prima volta che lo faccio. Accade, quasi sempre per caso, una volta ogni due anni. Ricorrenze biannuali, una sorta di timer dei ricordi passati, che tornano a galla come il rigurgito di un neonato. Le cartoline e i messaggi sono raccolti senza ordine cronologico, alla rinfusa, senza rispettare un ordine sentimentale. C’è l’amico, l’amica, il fidanzato, l’amante. Uno sopra l’altro. Ci sono pure le nonne, confuse in quel groviglio indistinto di sentimenti.

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Rileggo quelle parole, me ne ero dimenticato, quasi del tutto. Non dei sentimenti, quelli no, restano dentro di me, in un posto che solo io sento. Sono nel cassetto chiusi a chiave, uno spazio che nessuno potrà mai cancellare, neanche il dolore o un nuovo amore. Ho deciso che ogni tanto, su questo blog, ne condividerò uno. Perché la condivisione dei sentimenti è quanto di più bello ci possano offrire ancora i blog – che, me ne sto rendendo conto in queste settimane – sembrano essere sempre più divorati dalla rapidità (a volte cieca e ottusa) dei social network, che offrono condivisioni fast e easy to consume, spesso con poche riflessioni annesse. Ed è paradossale quanto il blog mi sembri, in fondo, la carta di oggi. Certo, c’è l’elemento della condivisione pubblica, che arricchisce quei fogli di carta con i quali, un tempo, ci dicevamo “ti amo”. Io e te, senza altri. Ma è anche bello gridarlo al mondo, io e lui ci amiamo, ci siamo amati, ce lo ricordiamo, vero?

Questo è un messaggio di A., il mio secondo fidanzato. Eravamo due ragazzi che navigavano in un mare ancora tutto da esplorare. Alla sua prima storia lui, io reduce da una relazione complicata con l’America. Bimbi dentro, entrambi. Insieme prendemmo il cagnolone River. Ho trovato tanti sui biglietti. Questo è il primo che mi è capitato tra le mani. Un’estate d’amore, un luglio confuso, una tempesta all’orizzonte?

Sì, mi ricordo quel ti amo.

3 Responses to “Dalle #scatoledeiricordi, meteore emotive da accarezzare.”

  1. Andrea Says:

    Bellissimo Riv!La mia scatola giace ancora sopra un armadio…..forse un giorno vedrà la luce!

  2. rashid Says:

    Hai ragione sul blog…una sorta di diario di una volta. Continua ti prego….

  3. Filly Says:

    leggere del cagnolone m’ha fatto commuovere. ho qui Briciolo che dorme sul letto vicino a me ed entrambi ti esortiamo a continuare a raccontarci di te e dei tuoi sentimenti. è bello conoscere anche questo lato di te..
    buonanotte. bacio

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