Una sorpresa per il fattorino.

January 15th, 2015

Un balletto a sorpresa per un pizza-boy, da parte di un gruppo di ragazzi a torso nudo. E lui è stato al gioco. Invidia.

Il cane e il barbiere.

January 15th, 2015

No, ma la pazienza?

Il cavallo e i peti.

January 15th, 2015

Io me lo son sempre chiesto. Chissà come fanno i cavalli quando hanno la pancia gonfia. Ecco.

In fuga dagli zombie.

January 14th, 2015

Com’è fuggire da una mandria di zombie affamati? E’ la risposta che hanno cercato di dare gli autori di questo video, in cui il protagonista, telecamera montata sulla testa, cerca di scappare ad una serie di mostri che lo attendono tra un tetto e l’altro. Girato in stile “Dying Light” sui tetti di Cambridge dalla “Ampisound” (un gruppo di fanatici del parkour e del freerunning), contiene alcuni salti davvero mozzafiato.

Finale inaspettato a tutta adrenalina.

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Dolce. E non solo.

Oggi in salone abbiamo montato delle nuove mensole (cioè: ha, l’operaio, ché io ho un rapporto conflittuale con il trapano, da lavoro)  e, quindi, ho spostato un po’ di libri, scartoffie, oggettistica. Ho scovato un modem Fastweb di non so quanti anni fa, che sicuramente avrò pagato come penale. Multe per cui Equitalia prima o poi mi chiederà il conto, pignorandomi il gatto, visto che altro non ho. Poi, tanto per farmi un po’ del male (sicuro?), giusto per passare sull’avambraccio tiepidino la lama sottile e gelida del coltello che non uso mai per tagliare la carne, sono andato ad aprire le scatole dei ricordi. Quelle con le lettere e le cartoline, di amici ed ex ma anche di conoscenti, che oggi non saprei neanche riconoscere. Ho ripreso a sfogliarle. Non è la prima volta che lo faccio. Accade, quasi sempre per caso, una volta ogni due anni. Ricorrenze biannuali, una sorta di timer dei ricordi passati, che tornano a galla come il rigurgito di un neonato. Le cartoline e i messaggi sono raccolti senza ordine cronologico, alla rinfusa, senza rispettare un ordine sentimentale. C’è l’amico, l’amica, il fidanzato, l’amante. Uno sopra l’altro. Ci sono pure le nonne, confuse in quel groviglio indistinto di sentimenti.

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Rileggo quelle parole, me ne ero dimenticato, quasi del tutto. Non dei sentimenti, quelli no, restano dentro di me, in un posto che solo io sento. Sono nel cassetto chiusi a chiave, uno spazio che nessuno potrà mai cancellare, neanche il dolore o un nuovo amore. Ho deciso che ogni tanto, su questo blog, ne condividerò uno. Perché la condivisione dei sentimenti è quanto di più bello ci possano offrire ancora i blog – che, me ne sto rendendo conto in queste settimane – sembrano essere sempre più divorati dalla rapidità (a volte cieca e ottusa) dei social network, che offrono condivisioni fast e easy to consume, spesso con poche riflessioni annesse. Ed è paradossale quanto il blog mi sembri, in fondo, la carta di oggi. Certo, c’è l’elemento della condivisione pubblica, che arricchisce quei fogli di carta con i quali, un tempo, ci dicevamo “ti amo”. Io e te, senza altri. Ma è anche bello gridarlo al mondo, io e lui ci amiamo, ci siamo amati, ce lo ricordiamo, vero?

Questo è un messaggio di A., il mio secondo fidanzato. Eravamo due ragazzi che navigavano in un mare ancora tutto da esplorare. Alla sua prima storia lui, io reduce da una relazione complicata con l’America. Bimbi dentro, entrambi. Insieme prendemmo il cagnolone River. Ho trovato tanti sui biglietti. Questo è il primo che mi è capitato tra le mani. Un’estate d’amore, un luglio confuso, una tempesta all’orizzonte?

Sì, mi ricordo quel ti amo.

Amici ad alta quota.

January 13th, 2015

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Che succede se due pazzi come James Kingston e Mustang si vedono in Ucraina? Mica vanno in discoteca…troppo scontato. Si arrampicano insieme nei posti più irraggiungibili. In alcuni casi, anche a piedi scalzi.

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Happy Holidays, James and Mustang :)

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Lo scherzo #uber.

January 12th, 2015

Se da noi Uber sta gradualmente prendendo in piede, in America è così popolare da aver ispirato i primi scherzi a tema. Come quello di Yousef, che si è infilato nelle auto di alcuni anonime persone, fingendo di scambiarli per il suo autista Uber. In alcuni casi ha anche rischiato di prenderle sul serio.

River! Wanna party again?

January 12th, 2015

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Mentre combatto con una tosse che parrebbe provenire da ipotesi 1) stomaco, conseguenza del reflusso; ipotesi 2) infezione vie aeree superiori, e dopo aver letto i commenti in quel gruppo un po’ chiuso che è la mia pagina Facebook, sto seriamente pensando di ripetere l’esperienza di River! Ovvero di quell’incontro (non mi va neanche più di chiamarlo solo serata, fin troppo riduttivo) di persone che ruotano attorno a questo blog ma non solo. Incontro in un posto nuovo, a Roma, un sano e innovativo mix tra galleria d’arte, spazio teatrale e discoteca. Circondato da uno staff che, per primo, mi ha incoraggiato a ripetere l’esperimento (soprattutto per il clima che si è respirato). Una botta e via, come lo avevo definito tempo addietro. Ma una botta e via piacevole. E quindi una botta che vorrei ripetere, una trombamicizia notturna, pur tra mille incertezze. Perché quello che mi ha colpito, alla fine, è stata l’adesione di tante persone che sul blog erano passate poche volte o addirittura mai. Un fatto sicuramente positivo, che però ha sollevato in men molti dubbi su quando di reale ci sia dietro alla virtualità sulla quale è stato costruito, negli anni, il rapporto tra questo sito e i suoi lettori. Un rapporto che fuori dallo schermo è destinato a non replicarsi? Non lo so. Sono stato felice di aver visto volti nuovi, alcuni – e questa è la cosa che mi ha colpito di più – che avevano interagito con persone per me molto importanti (sì, gli amici degli ex), altre che avevo incrociato in contesti lavorativi, altre nelle discoteche più collaudate della capitale.

Fatto sta che vorrei lavorarci di nuovo. Stesso gruppo, stessa energia, una ricetta i cui ingredienti mi stanno già ruotando nella testa. ’cause girls wanna have fun.

Stay tuned.

Sono cose da allenatori.

January 9th, 2015

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Ecco, l’unico lavoro al mondo in cui sei tutelato se tocchi il sedere ad un collega.

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Per rispondere ai ragazzi che non usano il preservativo “perché ce l’hanno troppo grosso”, la cantante svedese 17enne Zara Larsoon ha pubblicato una foto-sfottò su Instagram: nello scatto ha indossato un preservativo su una gamba. La dida recita: “To all the guys saying ‘my dick is too big for condoms’ take a seat”.

Fortunata, la ragazza ;)

In principio fu “a o p” (o “m o f” nei contesti etero o più misti), ora gli acronimi da chat non si contano più, soprattutto nella lingua inglese. Noi siamo un po’ più scontatini, linguisticamente parlando. In questo video, a tre etero – di cui uno molto gnocco, tra l’altro ferratissimo sul tema – viene chiesto di spiegare alcune espressioni tipiche dello slang chattarolo gay.

Dal classico “top”, “bottom” e “vers” a “pnp” (party and play, sottointeso con droghe), e tanti altri: “rice queen” (i gay che preferiscono gli asiatici), “rosebud” (l’aspetto dell’ano dopo una sessione di fisting), “dairy queen” (indica chi esce solo con i ragazzi bianchi), “ff” (fist fucking), “kiki” (un’orgia anche con popper), “felch” (che schifo! qui la spiegazione).

Tempo fa pubblicai una foto ad alto contenuto omoerotico. Un ragazzo, nudo, seduto sulle spalle di un altro ragazzo (ovviamente nudo anche lui). Dietro a quello scatto c’è un video (durata: 63 minuti e 39 secondi) ad alto contenuto onanistico. E’ il solito (perché ormai si è visto un po’ ovunque) backstage del calendario dei canottieri. Però: vederlo così, in fast forward, per fermarsi nei punti più interessanti, è un’esperienza mistica interessante.