Cani adottati, prima e dopo.

January 8th, 2015

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Su Reddit, alcuni padroni di cani hanno pubblicato le foto dei loro amici a quattro zampe prima e dopo l’adozione in canile. Struggenti.

Ecco, sì, due cose mi mancano. Un fidanzato. E un cane. Non un cane-fidanzato, sia chiaro. Ma purtroppo, con i miei orari di lavoro, senza fidanzato niente cane :-(

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Una lettera in cassetta.

January 8th, 2015

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Luglio 2012, alla mia porta bussa, un po’ per caso, sicuramente per fortuna, R. studente di economia, di Berlino. Ha 20 anni, i capelli biondo-platino e un sorriso che porto ancora dentro di me. Viene a stare tre giorni a casa mia, per intercessione di una collega. Sono tre giorni splendidi. Lui etero, convinto, io invaghito di lui, ma rispettoso delle distanze. Nonostante le camminate per casa in fantasmini, rigorosamente a torso nudo e in slip. Diventeremo amici. L’anno scorso torna a Roma, tre giorni, per stare insieme a me. La ragazza la lascia a Berlino, è innamorato, siamo sempre e solo (per fortuna) amici. Cazzeggi notturni, Gay Street, Villa Borghese, chiacchierate fino a notte fonda.

Qualche giorno fa, tornando a casa, nella cassetta della posta, trovo una lettera blu. Sopra ci sono stampati due Babbo Natale. Penso ai soliti auguri standard – anche se in genere quelli mi arrivano in redazione. La apro mentre salgo le scale – e sì, niente ascensore, ancora – e vedo che è scritta a mano. E’ di R. Inizia con My Dear Friend, proprio come quelle lettere che scrivevamo ai nostri pen friend alle superiori, per migliorare l’inglese e per viaggiare un po’ con la fantasia. Il tempo di arrivare al quinto piano, e mi sciolgo. Mi racconta dei suoi studi terminati, del nuovo lavoro a Francoforte e, soprattutto, mi chiede di andarlo a trovare, la prossima estate.

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Quella lettera mi ha riportato indietro di venti anni fa, quando, durante il periodo della relazione con B., a Los Angeles, non avevo mezzi di comunicazione alternativa. Niente internet, il telefono era troppo caro, e così ci si scriveva. E, ogni volta, scartavo avidamente la sua busta, facendo attenzione a non rovinarla troppo, per vedere cosa mi aveva scritto. Mi ricordo che di tanto in tanto passavo dalla parte finale, per vedere se ci fossero clamorose novità (tipo un “vengo presto a Roma”).

Mi dispiace aver perso la consuetudine di scrivere e ricevere lettere e sono grato ad R., questa meteora biondo-platino (ma oggi non è più tinto) piombata nella mia vita, di avermi fatto rivivere quell’emozione.

La bambina e il pitone.

January 7th, 2015

Jamie Guarino è un papà sui generis, che coltiva la passione per i serpenti. Per questo, ha da sempre abituato le figlie alla loro presenza in casa. Lui sostiene che non siano pericolosi, e che possano essere trattati come dei normalissimi cani o gatti. Ma il video della figlia piccola che gioca con un pitone lascia davvero perplessi.

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Due anni fa, dopo aver scoperto un sito dedicato agli arrestati #gnocchi, avevo riportato un po’ di foto segnaletiche che, a mio avviso, meritavano di essere segnalate. E oggi ho raccolto un’altra mandria di gente arrestata per vari motivi – che noi preferiamo non conoscere – e che è stata mandata ad allietare la vista dei carcerati. Ehm.

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Un 2014 di grazie.

January 2nd, 2015

Ci ho messo un po’, a scrivere questo post. E non è un caso, non volevo farlo l’ultimo dell’anno, quando arriva il momento di fare il solito bilancio e ci si sente pressati a stilare l’elenco del bene e del male, di quello che ha funzionato e di cosa non avremmo mai voluto vivere. Ho aspettato il giro di boa, di togliere un altro anno dal calendario della vita, segnare un – 8760 ore di colazioni-pranzi-cene, per dire un po’ di grazie. A chi mi ha accompagnato in questo cammino.

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Al cardiologo del pronto soccorso del San Camillo, che, alle 4 di una notte di settembre, ha capito in tempo quello che mi stava succedendo, m’ha attaccato a una macchina, e mi ha fatto guarire. Grazie anche al primario. Non dico grazie agli e alle infermieri, svogliati, spallati, superficiali. Non tutti sono così, ma quelli che sono capitati a me sono un pessimo esempio di dedizione al lavoro.

Ad A., per essermi stato vicino nei momenti belli e brutti, per avermi portato la pizza in ospedale quando lo stomaco si ribellava alle minestrine, ad avermi seguito negli “eventi” del 2014, dalla #seratariver agli addii che mi hanno ferito di più.

A C., per rispondere cinque, sei, sette volte al giorno al cellulare, per avermi regalato la cena di Natale e Capodanno, per aver dato da mangiare al gatto mentre ero in ospedale, per avermi consigliato (bene) in tanti casini.

A B., che da anni segue le circonvoluzioni della mia mente, cercando di farmi uscire dal labirinto dell’ansia e della paura, con risultati altalenanti. La tranquillità della sua stanza, la sedia bianca stile tedesco, il lampadario a palla come quello che avevo da piccolo, sono lenitivi.

Agli Spaghettari, che sono sempre lì, anche quando finisco di lavorare a mezzanotte, e il cuoco mi cucina al volo una cosa prima di chiudere la cucina. Ai proprietari, ai camerieri, a chi mi fa compagnia quando ho il muso che arriva a terra.

A tutti quelli che hanno reso possibile la #seratariver. Chi ci ha lavorato, i dj, i River Boys, gli amici, i proprietari del Seven, il grafico, il vocalist, il cantante e chi ha sparecchiato. Tutti, ma proprio tutti, hanno fatto squadra. E chissà.

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A chi mi ha regalato, ogni mattina, un cappuccino caldo al punto giusto e con un cuoricino o una stellina sopra.

A Giusva, che c’è sempre, anche se vive lontano.

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A chi ha vissuto con me per un mese e mezzo, facendomi passare uno dei periodi più belli che abbia mai vissuto. A chi si è lasciato accarezzare e baciare, a chi mi ha fatto sognare. Ora sei felice, altrove, ma ti ricorderò sempre.

A chi mi ha abbracciato, stringendomi forte, e dandomi l’illusione di aver trovato qualcosa che, ancora oggi, mi appare irraggiungibile.

Al GayVillage, compagno di un’estate di cazzeggiona. A Dj Brezet, che mi ha regalato la colonna sonora di queste notti d’estate. A Imma, per aver reso possibile, ancora una volta, questo parco del divertimento. A Vladimir, vulcanica e direttrice suprema del cazzeggio. E tanti altri che ho conosciuto e che non vedo l’ora di rivedere. Giugno è vicino, after all.

Al tuffatore, scoperto una notte d’estate, e da allora diventato amico e confidente. Uno dei pochi etero di fronte ai quale ho elevato la sana barriera dell’amicizia, quella che ci evita di far danni.

Agli autisti che mi hanno scorrazzato da un angolo all’altro della città. In particolare a quelli più silenziosi.

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Al mio gatto, che continua, per dispetto o non so perché, a pisciarmi per casa. Ma la lettiera proprio no?

Al pneumologo che ha scoperto che la tosse che mi trascinavo dietro da mesi era colpa di un’infiammazione al naso.

A Cesare Cremonini, per avermi regalato emozioni in musica.

Ai miei detrattori o hater o poracce, perché in fondo spendono sempre tempo (e pure tanto) a leggere, maniacalmente e ossessivamente, quello che scrivo. A loro auguro di vivere un 2015 più ricco di impegni e carico di felicità, magari si dimenticano di contarmi quanti peli abbia il mio lato b ;)

Alla mia vecchia filippina, che mi ha seguito per tanti anni e ora ha scoperto di essere allergica al gatto. Al suo posto, arriva il cugino, che sarà degno sostituto – spero.

A chi è finito sotto le mie lenzuola e ha scelto di tornarci.

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A Trastevere, e al calore dei vicoli, della gente, all’arcobaleno e ai tramonti, alle scalinate ripide ripide, ai suoi randagi.

A Monteverde, che mi ha accolto. A un nuovo affitto. Più lungo?

Alla mia banca, per saper tollerare le mie numerose intemperanze.

Al mio ex, che è sparito, per sempre. Perché forse è stato meglio così, perché sai che ci saremmo ancora voluti bene e, quindi, era meglio finirla lì. O no?

A Justeat, compagno nei giorni di riposo, quando i piedi restano incollati alle pantofole.

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A Uber, che ha saputo innovare, contribuendo – lo spero – a dare una scossa ai tassisti.

Ai ragazzi #gnocchi che ho incrociato in strada, sui bus, nei ristoranti, perle di bellezza anti-depressiva. Non vi rivedrò mai più, ma in qualche modo mi ricorderò di voi.

Al mio avvocato, che c’è anche quando avrebbe il diritto di non esserci, e che mi assiste dalla A alla Z.

A chi ho baciato, e mi ha fatto sognare anche solo il tempo dell’intreccio delle nostre lingue.

E, naturalmente, ai river-lettori, a quelle migliaia di persone che passano di qui, ogni giorno, una volta a settimana, o ancor più sporadicamente, e che fanno parte di quella straordinaria famiglia che contribuisce a farci sentire tutti un po’ meno soli.

Grazie.