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Mi sono ufficialmente innamorato di Sid: un cane che ama tenere in bocca il cibo, apparentemente senza mangiarlo. Ha un account Instagram followatissimo.

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Da alcuni giorni, David LaChapelle – come definirlo? uno dei pochi geni viventi nel settore delle arti – è a Roma. E, ieri sera, è stato il protagonista della cena dedicata a lui e alla mostra che aprirà i battenti al palazzo delle Esposizioni il 30 aprile. Insieme al fotografo e regista, per buona parte della serata, c’era Sergei Polunin (la foto, sopra, scattata proprio all’evento), ballerino ucraino che LaChapelle ha diretto in una versione ballata di “Take me to church” davvero toccante.

Lui è da davvero notevole.

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Terza e penultima ondata di pacchi al concorso bandito da Riverblog per eleggere #mrpacco2015. Anche stavolta ci sono dei concorrenti stranieri: da New York e dalla Spagna (e in quest’ultimo caso si tratta di anche un artista very pop). Concorrenti che ringrazio di cuore, innanzi tutto per seguirmi. Ci sono persino dei go-go boys (incluso un pornoattore) di alcune serate abbastanza popolari. La quarta e ultima pattuglia di pacchi sarà pubblicata all’inizio della prossima settimana: questo significa che accetterò candidature fino a domenica 3 maggio (ricordo che si scrive a mrpacco2015@gmail.com).

Per vedere le foto pubblicate fino ad oggi: Primo gruppo di concorrenti / Secondo gruppo di concorrenti.

Buona visione e in bocca al lupo.

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Pochi capiscono e condividono la mia passione smodata per le #guancerosse. Qualcuno, probabilmente, cambierà idea di fronte a queste foto che ritraggono un modello ungherese, che scopro solo oggi. Lui si chiama Misa Patinszki: è stato notato da un talent scout alla fermata dell’autobus nel lontano 2011. E da allora non si è mai fermato, lavorando per i più grandi stilisti internazionali. A partire da Dolce & Gabbana, che lo hanno arruolato in molte campagne pubblicitarie. Ha inoltre prestato il suo volto a Frankie Morello e Stone Island.

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Standing ovation.

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Lui è uno degli #gnocchi che pubblico giornalmente sulla mia pagina Facebook. Trovato nonricordodove. Viso perfetto. Un river-lettore lo rintraccia su Instagram, si chiama Alejandro. E scopre che è un anestesista spagnolo, studente di belle arti, straordinariamente bello. Orientamento sessuale non definito. Ma ci piace in ogni caso.

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Mi sposi? :-)

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Rhys Webb, classe 1988, gioca per la squadra del Galles. Segni particolari: uomo da sposare. Visto oggi per la prima volta, ancora sospiro.

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Ci pensavo qualche giorno fa. Melancholy mood misto a scazzo. Periodo così, il buio che c’è dentro oscura l’aria della primavera e l’odore di apparente novità che ci circonda in questo periodo. Cosa vorrei fare, se avessi 24 ore da vivere? Difficile da dire.

– Non vorrei comprare nulla. Ho avuto tante cose, e tutte mi hanno dato un mero appagamento materiale. Dovessi ripensare ai più bei regali della mia vita, penso al Commodore 64 che mi regalò mia nonna, tanti anni fa; all’auto che mio padre mi ha comprato quattro anni fa, il mese della fine della relazione con Asb; all’orologio che mi ha regalato mio padre. Il resto è passato, scivolato via per la tromba dei ricordi, risucchiato dall’oblio.

– Andrei sulla tomba di mia nonna, quella dei panini con la nutella preparati la mattina, quella che raggiungevo sotto le coperte la mattina, quella che si spalmava la crema alla camomilla sulle mani, quella che preparava piatti che non ho mangiato mai più in vita mia. Le direi che mi manca, e le porterei un fiore, bianco.

– Rivedrei un’ultima volta le persone che ho amato. Ringrazierei B. per avermi regalato la mia prima volta, a 21 anni, su un letto rigidissimo per gli ospiti appoggiato sul parquet chiaro della casa di West Hollywood, che pareva di essere a Melrose Place; gli chiederei scusa per tutte le scenate di gelosia. Ringrazierei A. per avermi aiutato a crescere il cane, nel primo anno di vita, e per essere stato così paziente; gli chiederei scusa per quel calcio dato dopo averlo lasciato. Ringrazierei M. per la passione e l’affetto sincero, e gli direi che dopo di lui non ho più fatto all’amore, di giorno, lungo il Tevere, sotto ad un punto; gli chiederei scusa per aver lasciato prendere il sopravvento alla mia possessività. Ringrazierei L. per essersi buttato a capofitto nella nostra storia, per essersi trasferito a Roma, per le cene a Bologna e Milano, e per aver tollerato i miei tradimenti; gli chiederei scusa per non essere stato sempre onesto. Ringrazierei Allstarboy del tempo trascorso insieme, tempo vero, dei cinema, delle cene, dei dolci cucinati per me, degli sms, della routine così poco noiosa, delle ninne insieme, del sesso; gli chiederei scusa per non aver saputo porre un freno alla mia gelosia e gli direi che mi ha aiutato a cambiare, molto.

– Abbracciarei mia madre e mio padre e dire loro che, anche se non hanno mai accettato la mia omosessualità, voglio loro molto bene. Li ringrazierei di tutte le volte che ho rischiato di schiantarmi a terra, e loro hanno aperto il paracadute di emergenza.

– Ringrazierei la mia terapista, l’ultima, per aver cercato di tranquillizzarmi, parlandomi e per infodermi una serenità che non sono mai riuscito a trovare.

– Mi sdraierei un pomeriggio sull’erba all’isola Tiberina, davanti al Fatebenefratelli, per farmi baciare un’ultima volta dal sole di Roma.

– Incontrerei quei 3, 4 river-lettori che, negli ultimi anni, hanno stuzzicato la mia curiosità. Li bacerei (sulla guancia) e li ringrazierei di essermi stato vicino.

– Mangiarei una bomba calda in via dei Magazzini Generali, al bar dove si va sempre dopo il Giam.

– Chiamarei I. e la ringrazierei per le notti al GayVillage e al Planet. Non mi ha mai fatto l’amore, ma mi ha fatto divertire tanto. La ringrazierei di essersi battuta anche per i miei diritti.

– Blocchierei con del silicone la serratura del vecchio pazzo che viveva sotto di me a Trastevere. Forse darei anche fuoco allo zerbino.

– Organizzerei un funerale su #periscope. Credo che mi farei cremare. Un invito via blog, rivolto a tutti. Anche agli hater, in fondo River è quello che è anche grazie a loro.

– Non farei sesso. Ne ho fatto tanto. Troppo usa e getta. Basta così.

– Saluterei i proprietari dei ristoranti dove ho mangiato più spesso: gli Spaghettari, a piazza San Cosimato; l’Osteria di C. in via della Giuliana; Rokko a Passeggiata di Ripetta; i Balestrari in via Alessandria. Li ringrazierei di avermi trattato come uno di famiglia.

– Andrei in una chiesa, da laico non battezzato, per dire al Dio di tutti, se c’è, di aiutare di più tutte quelle persone che lottano per sopravvivere. Il cancro mi ha sempre fatto paura perché mi sembra una bestia invincibile.

– Ringrazierei i miei due avvocati, per la pazienza e l’amicizia.

– Me ne andrei sereno, penso. Sapendo di aver amato, molte volte. Di aver fatto un lavoro che mi piaceva. Di essere stato felice a sufficienza. Di essere stato me stesso. Di non aver mentito troppo. E di aver fatto capire a poche persone quanto fossero importanti per me. Di aver girato il mondo a sufficienza, prima del blocco che mi ha impedito di riprendere un aereo. Di essermi divertito molte notti, pur avendo iniziato tardi a bazzicare il mondo delle discoteche.

– Abbraccerei forte il mio gatto, dandogli un bacino sul muso umido, e affidandolo all’amico C.

– Ringrazierei i miei migliori amici. Giusva, Psiko, C., e quelli che sento meno frequentemente. Sono stati amici veri, senza di loro non sarei mai riuscito a superare i brutti momenti.

– Chiamerei tre dei miei direttori passati. A loro devo tutto quello che ho ottenuto. Alla loro pazienza, ai loro insegnamenti, ai loro incoraggiamenti, ai loro cazziatoni.

– Scriverei un ultimo post sui miei 12 anni di blogging. Racconterei odi e amori che, passando attraverso lo schermo, sono entrati nella mia vita. Passerei la password del blog a due amici. Non cancellerei nessun account.

Lo spogliatoio-house.

April 22nd, 2015

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La classica festa negli spogliatoi: qua si balle e si beve.

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River ha le mani bucate.

April 22nd, 2015

Non sono mai stato un buon risparmiatore. Anzi. Ho sempre speso tutto quello che guadagnavo, e di più. Mani bucate, dice mia mamma. Ho sempre creduto che i soldi servissero a star bene e che non servisse a nulla farsi un gruzzolo inutilizzato in banca, a interessi pressoché zero. Che è anche il motivo per il quale non ho mai voluto comprare una casa: il mutuo è ansiogeno, gli impegni trentennali valgono solo in amore (forse), e preferisco vivere in una zona centrale, in una casa grande, piuttosto che dovermi adattare al classico cinquantino (50 metri quadrati in semi-periferia). Poi ovvio, questo comportamento ha avuto le sue conseguenze: tipo, il direttore che ti chiama perché hai sforato il fido (e non di qualche centinaio di euro), interessi sui buchi neri a go-go, oppure impossibilità a fare i cosiddetti grandi acquisti, tipo la macchina (grazie papà). Ma non mi sono mai preoccupato più di tanto, e son sempre riuscito a sopravvivere, bene.

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Da un paio di mesi, la mia banca ha creato questo tool che indica tutte le spese degli ultimi due mesi. Non è precisissimo: il capitolo “altre spese” è troppo vasto (comprende tutti i bonifici, la carta di credito e i prelievi al bancomat). E insomma: a vederlo, mi sono impressionato. Pensare che non sono neanche andato in vacanza. La paura di muoversi (volare, ecc.) mi ha salvato.

Ora dovrei dire che inizierò a risparmiare. Ci provo. Ma so che non accadrà :)

Hazelnut, due anni dopo.

April 22nd, 2015

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Ci sono delle storie alle quali ci si affeziona. Ne scrivo sul blog una volta, e poi continuo a seguire l’evoluzione del caso. Come con la piccola Hazelnut, il cui diario, la storia della sua lotta contro il neuroblastoma che ha cercato di ucciderla, è tra i miei siti Preferiti. Spesso ho paura a visitarlo, temendo brutte notizie. Temendo che dopo un controllo, le hanno trovato altre bestie da estirpare. Sono passati due anni da quando le è stato diagnosticato il Male. Io ne ho scritto a febbraio dell’anno scorso (qui la sua storia). Oggi la piccola, che ha 4 anni, sta bene, come racconta la mamma in un post che ripercorre le tappe di questa lunga e difficile guerra. Da dieci mesi non è stata più ricoverata in un ospedale. Continua a sottoporsi regolarmente a dei controlli, fondamentali per chi sta lottando contro il cancro. E, soprattutto, sorride sempre più spesso.

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Dedico questo post ad una persona che ha fatto moltissimo per il movimento Glbt italiano e che si è battuta perché potessimo avere gli stessi diritti delle persone eterosessuali. E continuerà a farlo con la stessa tenacia che lo ha sempre contraddistinto. Questa persona ha scoperto di avere un melanoma. Dovrà sottoporsi alla chemioterapia. Non sono religioso, ma questo post è una preghiera laica, affinché il veleno che inietteranno nel suo corpo uccida tutto il Male.

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Nuova ondata di pacchi, la seconda dall’inizio del concorso (qui la prima tranche), di concorrenti di #mrpacco2015. E devo dire che sono rimasto stupito dalla mole di scatti che sto ricevendo (si scrive a mrpacco2015@gmail.com). Sono un po’ in ritardo con la pubblicazione delle foto, ma visto che il blog segue la mia vita, di fronte ad uno stop è normale che si fermi un po’ tutto. Comunque, anche questi concorrenti provengono da tutta Italia (uno da Miami) e alcuni sono da applausi.

Ricordo le regole per inviare gli scatti a mrpacco2015@gmail.com (tra pochi giorni chiuderò la prima fase):
– Niente erezioni, ovatta e neanche falli barzotti: non si bara.
– Foto nitide e a buona risoluzione.
– La foto deve mostrare anche le gambe (fino alle ginocchia, o poco più sopra) e comprendere anche l’ombelico. I primi piani del pacco non consentono di valutarli in maniera adeguata.
– Non si accettano foto di nudi: il pacco deve essere coperto (preferibilmente da slip).
– Meglio non distrarre la giuria con mani e piedi, che non si dovrebbero vedere.
– La partecipazione è consentita esclusivamente ai ragazzi maggiorenni.
– In ogni email si deve indicare: Nome (o nick), età e città.

Buona visione.

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Amicizie che nascono.

April 17th, 2015

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L’incontro avviene per caso, durante una delle folli notti targate Muccassassina. Notti che ho ripreso ad amare, dopo una lunga assenza. Tra una vasca e l’altra – e un bacio a un milanese scivolato via in fretta, peccato, c’est la vie – ci si inizia a conoscere. Vite opposte, non soltanto dal punto di vista anagrafico. E’ “uno dei talent”, bollino che ti marchia a vita, nel bene e nel male. Quelli che, usciti da un programma televisivo in cui hanno dovuto dimostrare di sapere fare cose (ballare, cantare, presentare), si ritrovano, spente le telecamere, a dover lottare, ogni giorno, per far vedere che valgono davvero qualcosa. Spesso una navigazione su una zattera in un mare in tempesta. Lui mi parla di sé, io gli parlo poco di me, come spesso avviene. Preferisco ascoltare racconti altrui, e scrivere quelli che mi riguardano. E sono tante le confidenze che mi fa, cose che non ha mai detto ad altri. Si finisce la prima serata a chiacchierare davanti ad un cornetto, via di Portonaccio, bar sgangherato, siamo nel cuore della notte, con l’alba alle porte. Lo riporto a casa, periferia sud, una zona dove non andresti mai a piedi da solo dopo il tramonto. Il giorno dopo deve partire. Ci si rivede appena rientra, domenica. E da lì si inizia a tessere, giorno dopo giorno, la matassa di un’amicizia che mi stupisce, risveglio dopo risveglio, sms dopo sms. Perché sembra partire in quinta, ma con l’airbag montato, quindi niente ferite in vista. Riesce a tranquillizzarmi – involontariamente – anche in situazioni che per me sarebbero un po’ ansiogene. Tipo una cena in luogo de-ospedalizzato, un po’ in the middle-of-nowhere. Non gli dico tutto di me, mi piace molto starlo a sentire, quella parlata simpaticamente coatta, schietta, vera. E lui non chiede, quando ho voglia di parlare della mia vita, di cosa faccio, delle persone con le quali dormo e così via, lo faccio. Il libro della mia vita è qui, in fondo, ma i nomi, i volti sono custoditi gelosamente in un posto che in pochi conoscono. E io apprezzo la discrezione di quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita, con la fresca e delicata irruenza di qualcuno che si vuol far conoscere, senza metterti con le spalle al muro. E’ un uragano di emozioni positive, questo ragazzo dal passato difficile, che per arrivare in Rai ha dovuto fare tutto da solo, muoversi con le sue gambe, zero raccomandazioni, zero amicizie, anzi, più ostacoli che spintarelle. E non è poco. E oggi che è uscito con un buon piazzamento da quel talent un po’ così (i dati degli ascolti non sono stati il massimo, è roba nota), è pronto a combattere per dimostrare di valere. Presto uscirà il suo primo singolo, collaborazione con grande artista internazionale, dita incrociate per lui.

Ma questo post non è per l’artista. E’ per un’amicizia che è arrivata, senza bussare alla porta. Meglio di un one-night-stand. E di molto altro. Perché sai che non ci saranno lame a ferirti.

Ciao blog, ti ho trascurato, ma sono sempre qui.