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“Questo week-end faccio il bravo”, erano state le ultime parole famose, dopo l’ultima tripletta ven-san-dom. Perché sabato e lunedì si lavora e, quindi, si è un po’ a pezzi e non ci si può strapazzare troppo. Le ultime parole famose naufragarono sulle sponde del Tevere, zona Magliana, in un locale con vista sui sorci e un’auto incendiata, fresca di vandali.

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Sabato notte. Cena post-lavoro con due amici, uno t-shirt Hollister-munito. Si mangia sushi. Ho violato il mio comandamento di non mangiare mai in un cino-giapponese (qualità mediocre), perché questo è, in parte, un’eccezione. Non siamo ai livelli di Rokko, ma il salmone è decente (pessimo, invece, il tonno, che aveva un colorito malaticcio). Ritorno a casa, cambio abito, ché siam tutti un po’ Alessia Marcuzzi. Chi troverò? Me lo chiedo, anche se la risposta è che alla fine siam sempre gli stessi. Tutti meno uno, il nuovo buttafuori che prenderà servizio tra un paio di settimane. E’ nel privé con #personaggioodioso, me lo faccio presentare da un amico. Pare sia bisessuale. Si chiacchiera un poco. Il giorno dopo si finisce su Whatsapp. Chi vivrà vedrà, anche se il genere è un po’ libertino. La serata pre-Pasqua è dedicata a Madonna. Gran spettacolo dei Karma B, un tributo che fa sempre bene, alla faccia di Lady Gaga. Mi incontro con un ragazzo inglese, in vacanza a Roma fino a lunedì. Ventitré anni, studia recitazione, ci baciamo, lui è con un amico, io pure, ci salutiamo. Si fanno vasche fino alle 4 di mattina. E dopo? Mica si puo’ andare letto, no? Idea: si va all’after hour. La mia prima volta.

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 Destinazione Frutta e Verdura. E’ alla Magliana, in via di Santa Passera. Già. Arriviamo alle 4.30. Ma è troppo presto. Il locale ha aperto da poco. Di fronte all’entrata una Cinquecento bruciata. Due buttafuori inquietanti. Decidiamo di tornare dopo. Chiediamo al parcheggiatore – l’unico simpatico che abbia mai conosciuto – che genere di pubblico ci sia. Dice un po’ di tutto. Andiamo a mangiare un cornetto a via Oderisi da Gubbio, dove l’orda del sabato notte si rifocilla prima di andare a letto. Torniamo alle 5. Ci mettiamo in fila. Davanti a noi cinque transessuali, che erano state scaricate da due auto guidate da un uomo. Sono rumorose, si toccano i seni, sculettano. Unica nota di colore in una strada buia e, francamente, un po’ inquietante. Potrebbe essere un’istantanea di un girone dantesco: “lussurioso a bordo fiume”. L’ingresso viene 15 euro, la tessera – gratuita – è per sempre. Il buttafuori ci chiede se sia la nostra prima volta lì: “Beh, dentro ci sono persone così”, dice, indicando le trans. Gli chiedo se qualche gay sia previsto, mi risponde che sono pochi. E, in effetti, ha ragione. Un unico stanzone, mattonelle bianche in terra, due dj, e, in fondo, camerini per chi vuol consumare. La musica è da sballo: non bella, orrenda, ma perfetta per chi è in fase pasticche-droga o altro. Si beve molto. La gente sempre essere più disposta a interagire. C’è testosterone nell’aria. Un’aria molto orgasmica. Sono gli orgasmi trattenuti nelle discoteche dalle quali proviene il pubblico del locale. Chiacchiero con un ragazzo di Centocelle, coattissimo. E’ là con due amici: uno è sulla carrozzina, molto bello. Mi piace l’amicizia fra quei tra ragazzi. Le trans sono quasi tutte all’entrata, fanno gruppo, forse aspettano di essere rimorchiate. Mi si avvicina un argentino, bello, spalle possenti, sorrisi, mi allunga il suo bicchiere, ma preferisco dire di no. Mi sdebito massaggiandogli le spalle, mi piace, noto che ha la fede al dito (e non è un anello qualsiasi). Stiamo là fino alle 7. Uscendo, parliamo col proprietario, ci dice che in genere è molto più pieno, che con la Pasqua la gente è partita, ecc.

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Un video pubblicato da River (@riverblog) in data:

Esco alle 6.30. Manca poco all’alba. Saluto il parcheggiatori, mi fa gli auguri di buona Pasqua. Strano riceverli, là. Scivolo sotto le coperte, per risvegliarmi alle 15.30, nel silenzio di una domenica piovosa. E quando la musica è finita, gli attori hanno lasciato il palco, le luci sono state spente, il calore dei baci e dei sorrisi è svanito, devi abituarti di nuovo a non sentirti solo.

Buona Pasquetta, blog.

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6 Responses to “After hour, rincorrendo l’alba.”

  1. Davide G. Says:

    Il mondo delle discoteche appartiene ai ventenni. Io l’ho frequentato molto nel periodo dell’università. Una delle ultime volte, ricordo avevo 28anni, ci ero andato insieme al mio ragazzo di allora, ricordo che rimasi colpito da un gruppo di 18enni che mi sembravano anni luce lontano da me, in quel momento decisi che quello non era più il mio posto.

  2. riverblog Says:

    Davide, il mondo delle discoteche appartiene a chi vuol divertirsi. Fossi in te, rivedrei certi cliché.

  3. Razzo Says:

    Ma che vai nelle discoteche per limonare e farti venire la deprescion quando vai a nanna? Ahahah che personaggio che sei

  4. Fede Says:

    Concordo con Davide. La discoteca mi fa sentire vecchio, perchè agli occhi dei 18enni si risulta tali.

  5. riverblog Says:

    Fede, frequenti le discoteche sbagliate ;) Vieni al Giam!

  6. macsib Says:

    Ancora oggi, per me, non c’è luogo migliore dove celebrare il fine settimana. Certo ci morirò in pista, come la povera Disco Dottie in “Studio 54”, che è un po’ come dire Angela “favolosa cubista” ma meno di provincia.

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