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Scopro Andrea Maestrelli, classe 1991, made in Empoli, straordinario accento toscano, per puro caso, tramite uno dei comunicati stampa che inondano (a volte infestano) la mia mail. Il suo annuncia l’uscita dell’album d’esordio: “E’ arrivato Remo”. Esordio, 23 anni, “caspita deve essere bravo”, penso. Non lo conosco, confesso la mia ignoranza. E inizio a documentarmi. L’occhio, a dire il vero, cade prima sulle foto, i colori di lui sdraiato in un furgoncino, la barbetta sbarazzina, lo sguardo furbetto e intellettualoide, una gnoccaggine testa-munita, direi. Scorro i testi delle sue canzoni, la storia di ciascuna e scopro un ragazzo che nel 2015 sembra voler accarezzare tempi (e melodia) andate. Un ragazzo che deve il suo primo successo – o, almeno, riconoscimento ufficiale, come il premio Lunezia 2014, categoria Nuove Proposte – ad una canzone, “Holden”, dedicata a quella che è una pietra miliare della letteratura straniera, scritta da J. D. Salinger. E un pezzo importante della storia di quei ragazzi che, negli anni del liceo, volevano scappare via. Come me. Come Andrea.

“Holden – spiega il cantautore – l’ho scritta dopo aver letto Il Giovane Holden di Salinger, un libro che mi ha ispirato molto perché rifletteva perfettamente il mio stato d’animo di quel periodo, quando avrei voluto andare via e fuggire da tutto. Da qui ho scritto questo pezzo, che mi ha aiutato a fuggire con la musica e i miei pensieri in luoghi che non avrei mai potuto realmente visitare se non in questo modo”.

Dodici brani che sono 12 storie, in cui Andrea parla, con una voce che ti cattura (è dolce, mai rabbioso, anche quando sembra voler urlare noia, paura e pure indignazione), della (sua) vita quotidiana, dal lavoro ai sentimenti fino al viaggiare, con un’aria un po’ scanzonata e malinconica. Come quando racconta di un passato da accarezzare con nostalgia – praticamente the story of my life – si ritrova anche in “Come nel ’53”:

“Questo è il primo brano che ho scritto ed è stato per me l’inizio di una grande avventura. Avevo appena terminato la vendemmia, un lavoro che regala stanchezza e gioia al tempo stesso. L’ultimo giorno, dopo un bicchiere di vino, tornai a casa, impugnai la chitarra e, senza che me ne accorgessi, scrissi “Come nel ’53”. Nel pezzo si sente di quanto sia nostalgico degli anni ’50 e dell’ammirazione per Elvis Presley. Nello scrivere il brano ero stufo della situazione generale italiana, infatti: “chiamami pure pazzo se non sento le persone che si agitano e s’incazzano perché lo spread non va giù”.

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L’8 e 9 maggio sarà a Roma, al Pierrot Le Fou e allo Shelter. Wanna know him better e, quindi, ci sarò.

3 Responses to “Andrea Maestrelli, il ragazzo che accarezza il passato.”

  1. Apollo Says:

    Quanto-cazzo-odio il giovane Holden. Dopo aver letto (all’età “giusta”!) appena una mezza dozzina di righe dei suoi gne-gne, già m’era venuta voglia di incappucciarlo, attaccargli un paio di elettrodi ai genitali e tenerlo sotto il tiro di un mitra, per dire.

    Elvis rocks, Holden sucks.

  2. nicola83 Says:

    Molto bella la canzone, mi piace.
    Grazie Riv per avermi fatto conoscere questo cantautore promettente.

  3. p Says:

    ah la meritocrazia che trionfa

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