Una gestazione abbastanza lunga – tra lavoro pre e post-produzione e firma di accordi a livello europeo – ma alla fine il tanto atteso video di Belaid è arrivato. E mi fa piacere condividere il suo “We Gon Ride” proprio su River, nel giorno della sua uscita ufficiale. Featuring a cinque stelle (Flo Rida, T-Pain e J-Rand), è uscito ora in Germania, all’interno della compilation Kontor Top of the Clubs, una delle più gettonate per quanto riguarda la musica da discoteca. Con Belaid, c’è Gigi Giangrossi (insieme formano il duo B-Goss), oltre al campioncino biancoceleste Keita Balde. Video girato nella zona della Cassia, in una villa mozzafiato che dava la sensazione di stare a Miami. I lettori più attenti riconosceranno in un frame anche Giusva.

Tanti in bocca al lupo ad un ragazzo al quale River tiene molto.

Time to change. How?

July 13th, 2015

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When I was 21 and I started dating an American actor, in Los Angeles, I immediately realized that Italy was not the place I wanted to grow, personally and professionally. I was gay and I knew that life would have been far more difficult for me, if I stayed there. Having being raised in a small place, almost claustrophobic, with two parents who didn’t accept my homosexuality (although I never came out to them in those years), I was longing for freedom. That’s why I moved to LA, I fell in love, started making big plans, I even thought of studying at UCLA (I applied and got admitted). Everything was ready for the big move. In the end, however, love ended (sigh) and I had to go back do Italy. After a few years, I started working as a journalist and since then I never stopped. It was not my dream – I’d lie if I said that I always thought of doing that – but it was enojable enough, so I kept doing it, year after year.

Something has changed, today, in the past month. I’ve been hit by a turmoil which reminds me of how I felt when I was in the LA-mood. Yes, I want to move. And rationally I think that I’m totally crazy. I’ve got a good salary (above-average), a good position, good colleagues. The typical job someone would never change, with thousands of people who would pay to be in my shoes. But change is a state of mind, and I feel like I need a revolution. In my personal and professional life. I know it when I wake up and I’m not happy anymore to work 13 hours. And I know it when I get back home, tired and depressed. Revolutions are risky, and you may lose everything. Money, friends, family. I don’t want to start from zero, I might not have the strenght and determination. However I feel that time has come to change.

So where? Europe, of course (unless I find an American guy willing to marry me, so I can get a green card). Germany, with Berlin being the centre of many startups. Or London. Having met the English guy, in Rome, has meant a lot to me. Not because I’ve fallen in love (but I could have, hadn’t he left), but rather because I felt something I like. In the way he approached life, future, gay life, friends, his professional career. I’ve started talking to some readers of this blog who live in London, and well: no one has given me one reason to stop thinking about this dream. No one has come back to Italy, since he moved to the UK. Everyone has found its own level and is happy. It’s weird, because London is the first place Italians in their Twenties want to go, when looking for a job abroad. I’m not 20 any more, but the energy is still the same.

I don’t know what I will do. But I wanted to share all this with you. And yes: I’m open to suggestions.

(sì, ho scritto in inglese, non per fare il figo, ma perché questo era il mood, un mood che non parlava all’Italia, ma guarda fuori. E i Take That perché in quegli anni ascoltavo proprio loro)

#Londra, biglietto preso.

July 10th, 2015

Ho contato sei procedure di registrazione, sei “inserisci i tuoi dati” e sei “esci”. Poi alla fine, mentre una laringite mi ha tolto la voce, è partito il “compra”. Ero sovrappensiero, lo confesso, ma non me ne sono pentito. Neanche quando mi è arrivato l’sms di addebito alla mia carta di credito. Alla fine sono riuscito a prendere il biglietto per Londra.

Ora c’è un altro task: riuscire a salire su quel benedetto Airbus 321, che è anche l’aereo più grande che Alitalia impiega su quella rotta. La British aveva un ottimo 767 – più vecchio – ma ho preferito contare sugli assistenti di volo italiani, generalmente (sottolineo: NON SEMPRE) più pazienti.

Per me è tipo la sesta volta a Londra, ma l’ultima è stata quasi 15 anni fa. Non so cosa troverò. So che ho un lungo elenco di persone da vedere, anche river-lettori storici. Due persone importanti. Un progetto. E poi chissà.

Chi viene a Fiumicino a fare comitato di incoraggiamento? Fingers crossed for me.

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Prima notte di lavoro in ospedale e selfie di rito in bagno. Ignote le sue generalità. So solo che molti di noi lo sposerebbero a occhi chiusi. E ora scateniamoci su Google Images.

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E’ una piccola rivoluzione nel giornalismo italiano: per la prima volta un magazine sportivo a diffusione nazionale, Sport Week, il settimanale della Gazzetta dello Sport, metterà in copertina sabato prossimo 11 luglio, il bacio tra due atleti gay, due giocatori di Libera Rugby Club, la prima squadra di rugby gay-friendly d’Italia. La foto è stata scattata il 13 giugno durante l’evento ‘Le leggende del rugby a Milano’ all’Arena Civica, dove, per iniziativa e con lo sponsor di Althea sughi (marchio tradizionalmente a favore della community LGBTI), prima della partita tra gli ex nazionali italiani e gli ex Al Blacks, Libera aveva potuto giocare contro una selezione di club milanesi.

Applausi alla direzione di Sport Week (e ai protagonisti del bacio!)

Avendo preso la decisione di cui al post precedente, ero tutto intenzione a fare quello che una persona viaggiante fa: andare sul sito della compagnia aerea e prenotare. Già. Stamattina avevo completato tutto le procedure, inserito il numero di carta di credito, ma alla fine non sono riuscito a cliccare su “acquista”. L’aeromobile era anche uno di quelli che mi danno sicurezza – Airbus 321, 200 posti, sufficientemente grande per me. E mi fa strano pensare che fino a qualche anno fa prenotare un volo era un’operazione tranquilla, anche divertente, primo passo di una fuga lontano dalla routine. Non adesso. Non più. E’ dal gennaio 2011 che non riesco a superare il blocco volante. Ma tant’è. La psicoterapeuta dice che continuare a darla vinta alla paura non fa altro che aumentare questa sorta di paralisi, in un circolo vizioso in cui il panico si auto-alimenta e rinforza, anno dopo anno. Vaglielo a spiegare delle extrasistole che mi tormentano, del sudore, della tachicardia. Anni fa, risolvevo questi problemi con un po’ di Tavor sublinguale: due pasticchette e passava tutto, o quasi. Ora non so. Penso che a conti fatti mi basterebbe una mano da tenere. Qualcuno mi ha consigliato il treno (Roma-Milano-Parigi-Londra), ma sono molte ore di viaggio.

Voglio andare a Londra per tre motivi. Non tutti di eguale importanza. Due sono collegati a delle persone, uno ad un progetto, di cui, forse, parlerò un giorno.

Idealmente vorrei prenotare l’andata i primi di agosto. Il ritorno dopo una decina di giorni. Ce la farò?

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Le meteore non bussano mai alla tua porta. E se lo fanno, non è certamente per mostrarti in anteprima la sceneggiatura di quella che sarà la natura della loro interazione con te. Perché una sceneggiatura fondamentalmente non c’è. C’è un libro del destino, che, da qualche parte, deve aver annotato quelle randomiche iniezioni di felicità che ci arrivano quando non ce le aspettiamo, ma che – it’s the story of my life – possono lasciarci sempre sul più bello. E così, #inglese ha bussato ed entrato in casa mia, giovedì notte, dopo esserci incrociati virtualmente. Tour per l’Europa, per lui. Studente di farmacia, vive a Londra ma è originario di un posticino sperduto nel Regno Unito, a Roma si ferma tre giorni – da giovedì a lunedì notte. E questo lo so da subito. Entrambi siamo consapevoli del fatto che abbiamo una scadenza stampata sui nostri baci. Ma il saperlo non mi impedisce di lasciarmi andare, e di farmi incantare dal suo odore. Già. Forse il dopobarba, o forse lo shampoo, sicuramente nessun profumo. Quello che ho odorato stanotte, quando è salito su un taxi alle 4, per salire su un volo, con destinazione Atene. The End.

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Giovedì notte, primi approcci, ci studiamo, al Gay Village, scenografia delle nostre serate. Ne aveva sentito parlare da un amico, che sarebbe voluto venire con lui e che lo ha invidiato molto per aver visto il dietro le quinte di questo villaggio rainbow da cinquemila persone a serata. Il nostro rapporto non nasce su nessuna base sessuale. Già. Niente “a o p”, dormiamo insieme o queste cose qui. Lui non fa sesso (completo) da settembre, in tutta la sua vita ha dormito con quattro persone. Lo ammiro, perché almeno è riuscito a dare valore al sesso. Conosce Giusva e Psiko – il secondo gli toccherà e strizzerà il sedere, dopo aver bevuto un po’ troppo (ricostruzione da lui smentita, ma diciamo che mi fido più di uno lucido), e tante altre persone. Dormiamo separati, ogni singola notte, perché fondamentalmente ci comportiamo da amici. Non sempre. Non alla fine.

Venerdì lavoro, lui macina chilometri su chilometri. Io ho voglia di uscire dalla redazione di chiedergli della sua giornata. Dopo appena 12 ore sento già di amare quella quotidianeità fatta di “a te come è andata”, e di domande che solo un convivente può farti. Mi racconta della sua famiglia, non è dichiarato, mentre i suoi amici sanno di lui. Nessun Gay Pride, ma le idee molto chiare su quello che gli piace fare. Le sue storie d’amore non sono mai durate troppo. E io più lo guardo mentre scatta foto per gli amici – è fissato con Snapchat – più sento che lo vorrei con me a Roma. Perché ora dopo ora, mi rendo conto che questo potrebbe quasi essere il mio fidanzato perfetto. E glielo dico. Che importa tenersi le cose, quando – dopo pochi giorni – quella persona uscirà per sempre dalla tua vita? Ci confidiamo molte cose. Cose che sanno solo i miei amici più stretti. E penso che dovrebbe essere così sempre, non con tutti, ma con un significant other sicuramente. Sabato, dopo la sua visita ai musei Vaticani, andiamo al Gianicolo e ci apparecchiamo sull’erba. Parliamo, e continuo a rimanere incantato dal suo accento, così British, abituato come sono a quello più coatto degli americani. Non cerca l’amore, non in questo viaggio. Dopo Roma e Atene, Istanbul e Barcellona. Provo a parlare di futuro, capire, cosa, dove, con chi. Un anno di master, con tirocinio in una società, un mese di ferie: due settimane le userà per andare a trovare i suoi, e due per studiare. Niente viaggi, fino a luglio 2016. Toccherebbe a me, penso tra me e me, se solo non avessi questa fottuta paura dell’aereo. La supererò? Vorrei. L’argomento “addio” è tabù. Mi sento come in “Prima dell’alba”, mentre lo porto al Pincio, a vedere l’orologio ad acqua (rotto), dopo esserci sdraiati su una panchina (e a concentrarmi sul suo odore, che mi fa dimenticare tutto quello che ho intorno). Vivo quelle ore come fossero secondi, le sento scivolare via, ma non posso arrestarlo, non si fa. La vita ci scappa tra le mani, la vediamo, ma siamo impotenti. Sul letto di morte, questi momenti ci scorreranno tutti davanti, rapidi, e noi potremo dire di aver vissuto la felicità, anche se per soli tre giorni.

Tre giorni. Quattro notti. Intimità conquistata, carezza dopo carezza. Coccola dopo coccola. Come quando, la mattina, mi infilavo nel suo letto e lo abbracciavo. O la sera, quando, dopo essere tornati da una giornata di visite, lui appoggiava sulle mie ginocchia i piedi e io glieli massaggiavo. “E’ la prima volta che qualcuno bacia i miei piedi”, è il benvenuto ufficiale nel mondo fetish riveriano. Mondo – quello del blog – che gli introduco praticamente subito. Lo incuriosisce, sfoglia post e foto, si diverte, ci colleghiamo su Periscope, e sento che l’intreccio sta riuscendo. Penso alle prime volte che viviamo insieme: il primo gelato romano, i primi supplì, la pasta, e la mostra di David LaChapelle (già, non sapeva chi fosse). “Se le ricorderà”, mi chiedo, domanda retorica, anche se so che i suoi ricordi saranno presto sovrascritti da altre esperienze, più forti. Ha 22 anni, una vita davanti, lo spazio per i ricordi (e la nostalgia) è ancora ridottissimo. Spererei in un colpo di follia, niente Atene, resta a Roma altri giorni. “Ma ho già programmato tutto”, mi risponde quando gli butto là un “sei tu ad aver deciso di lasciare Roma”. “I programmi sono fatti per essere cancellati”, gli controrisponde. Non coglie, non vuole cogliere, la vacanza chiama, sono una tappa in questo suo percorso, non un punto di arrivo.

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Ma lunedì notte arriva presto, prestissimo. Prenotiamo il taxi alle 4. Fino alle due parliamo, questa volta del futuro. “Perché non vieni tu a Londra”, mi chiede, non rendendosi conto di quello che volare-viaggiare significa per me, da quando è finita la storia con AllStarboy. Ci penso, e mi convinco che questo potrebbe essere un valido pretesto. Non tornerei per lui, perché siamo “amici”, la friendzone è ben delimitata. Certo, ci sono le coccole, i baci e i massaggi, ma il messaggio è chiaro. Prepara la valigia,  mentre io preferisco non osservare il lento allontanamento fisico da me. Mi butto a letto. La sveglia suona alle 3.30. Mi alzo. Lo trovo in salotto, sul divano, che accarezza il gatto. Sorride. E’ felice di proseguire il suo tour. Resterò un ricordo. “Mi mancherai”, gli dico. “Anche tu, ti penserò”. Mi consegna una cartolina, un grazie per questi giorni assieme. Due baci sulle guance. “Abbracciami”, mi dice lui. Lo faccio. Sono troppo stanco per piangere. Piango il giorno dopo, in redazione, mentre parlo con una collega.

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P.s. I know you’ll be reading this post, so this message is for you – and you won’t have to use Google Translate. I’ve had great time, although everything has been so emotional and, sometimes, dramatic as well. I already miss your smell, your feet (ehm), your hands (almost perfect) and the snuggles with you. Yes, we are/were/ friends, and it’s ok for me. What really matters, is that I have been happy for three days and four nights. Thanks for the time together. I want to come to London this August. 

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I nostri amici vigili del fuoco di Città di Castello hanno salvato un gattino, appena nato, da affogamento, praticando la rianimazione. il gattino, rimasto intrappolato in un tubo, è stato recuperato dopo più di un' ora di duro lavoro da parte della squadra VF . Il "fortunato" felino gode ora di ottima salute.

Posted by ARI R.E. radiocomunicazioni emergenza – città di castello on Martedì 30 giugno 2015

Città di Castello, un gattino resta intrappolato in un tubo pieno d’acqua: viene recuperato dopo più di un’ora dai pompieri e salvato con un massaggio cardiaco.

Applausi ai pompieri (come sempre).

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Devo aggiungere altro?

Ceretta strappacapezzoli

Posted by Dario Guidi on Mercoledì 1 luglio 2015

C’è River che si fa la doccia su #periscope e Dario Guidi che si fa la ceretta ai capezzoli su Facebook. Evviva :)

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Daniele Baselli, classe 1992, centrocampista dell’Atalanta e della Nazionale italiana Under-21, al top anche in slip.

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