Torno dopo uno stop di una settimana. Torno più stressato, causa full immersion nell’inferno lavorativo. E torno con questo racconto di una bel rapporto che si è potuto costruire tra un ragazzo gay e uno eterosessuale. Un’ovvietà, si dirà. Ma leggere storie così fa sempre bene. Non sono indicate la località e i nomi, perché il river-lettore non è dichiarato con tutti, non ancora.

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“Ciao River, questa è la prima volta che ti scrivo in dieci anni. Ho iniziato a seguirti praticamente da quando ho capito di essere gay, in un momento in cui cercavo risposte a tutte le domande che un ragazzo che inizia a rendersi conto di essere attratto da altri ragazzi normalmente si fa, sono incappato nel tuo blog. Te ne sono successe parecchie, i racconti di te alle prese con storie e flirt più o meno incasinati in particolare sono sempre riuscite a coinvolgermi in qualche misura. Inutile dire che in questi anni ne ho passate tante anch’io: da ragazzo un po’ sfigato e represso proveniente dal paesello sono arrivato ad essere uno studente universitario felice, sicuro di sé e circondato da persone che ricambiano il mio voler loro bene. Ho iniziato a vivere me stesso infatti quando mi sono trasferito per studiare; non lontanissimo, ma comunque in una grande città. Non è stato comunque facile, fra le varie difficoltà ne è recentemente emersa una che non mi aspettavo: nessuno direbbe che sono gay, da fuori non si vede e non sono uno a cui piace parlare delle proprie relazioni affettive. Ciò comporta dover sempre trovare l’occasione per dirlo apertamente, onde evitare di finire a parlar di figa con gli amici o trovarsi nel bel mezzo di cene/appuntamenti combinati ad-hoc per farti conoscere quella ragazza a cui piaci tanto e che passa tutta la serata a provarci in vano con te. Per cui, nonostante tutte le persone che conosco siano venute o vengano a sapere più o meno subito che sono gay, c’è sempre stata questa componente strategica, un po’ come un cecchino che deve scegliere il momento esatto in cui sparare. Ma finora questo è l’unico lato ipoteticamente negativo che la mia scarsa “visibilità” comporta. La città in cui vivo è molto aperta, così come le persone che ho intorno. Anche se dovrebbe essere la norma mi sento molto fortunato. Quello che ti voglio raccontare però mi ha fatto appunto ricredere su alcuni aspetti: il primo giorno di lezione dell’anno appena passato, sono stato letteralmente fulminato dalla presenza di un ragazzo seduto nell’ultima fila di banchi. È un modello e sportivo abbastanza noto, all’inizio tuttavia credevo si trattasse di qualcuno che semplicemente gli assomigliasse. Controllando sugli elenchi iscritti invece ho appurato fosse proprio lui. Inutile dire che aveva gli occhi di buona parte del corso sempre addosso, che è etero e che aveva la ragazza. Ho sempre avuto un rapporto particolare con i ragazzi come lui, etero e obiettivamente molto molto belli: stranamente non mi sono mai fatto illusioni, ma allo stesso tempo volevo trovare il modo di raggiungerli, di entrare nelle loro abitudini, capire come fosse la loro vita. Ho passato un semestre intero a cercare di “catturarlo”, ma sfuggente e circondato dai suoi amici com’era sempre non sono riuscito a combinare nulla. Quando mi interessa qualcuno non riesco a partire e andare a parlargli con scuse futili, lo trovo goffo e palesemente interessato.

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Ma l’attesa ha ripagato: una volta mentre preparavo un esame studiando in aula con amici si è avvicinato chiedendo se poteva unirsi. Da lì abbiamo costituito un gruppo di studio con il quale mi vedevo quotidianamente. Lui, simpatico, alla buona anche se a tratti diffidente, c’era sempre. Il semestre successivo abbiamo scelto gli stessi corsi e abbiamo scelto di lavorare insieme allo stesso progetto, passando praticamente tutti i giorni della settimana a studiare e lavorare assieme. I tratti di diffidenza hanno via via lasciato spazio a qualcosa che prendeva sempre più le sembianze di un’amicizia complice. Al di là dello studio iniziavano ad esserci le uscite, i giri per il centro, i pranzi e le cene, sia da soli che in compagnia. La cosa strana era però che per la prima volta avevo il terrore di dire che ero gay, nonostante in più occasioni avesse fatto sfoggio della sua apertura mentale e non avesse mancato di dire quanto lo nauseasse l’omofobia dei genitori della sua ragazza. La strada era spianata, ma non me la sentivo, il rischio era di passare per quello che si è messo in gruppo il compagno figo per rifarsi gli occhi e farsi lui. Ho avuto relazioni più o meno brevi con ragazzi molto carini, il mio non era quindi il gusto per qualcosa di irraggiungibile. Ho una sorta di fetish per i ragazzi come lui, fetish che però non ha per me niente di sessuale, non mai avuto alcun impulso di quel tipo nei loro confronti. So che è strano e difficile da credere, ma non mi ha fatto effetto nemmeno quelle volte in cui ha fatto apprezzamenti sul mio fisico, o dormito nel mio stesso letto. No, era tutto naturale. Due amici. Nella mia testa c’era la paura che aprendomi con lui tutto questo sarebbe finito. Avevo il terrore che potesse reinterpretare tutto quello che avevamo fatto insieme come un progetto con secondi fini da parte mia. Ci ho perso la testa, sono rimasto mesi in un limbo di dico/non dico, mentre nel frattempo la nostra amicizia cresceva, si rafforzava ed arricchiva di cose nuove. E in maniera direttamente proporzionale a tutto ciò la mia paura di rovinare tutto aumentava. È finita che una sera, ubriachissimi, siamo andati in una discoteca gay nella quale non ho mai messo piede nemmeno io. Ho trovato molti ragazzi che conoscevo, i quali mi sono venuti a salutare. Inutile dire che l’effetto carta-moschicida che ogni etero gnocco semi-noto suscita in un locale gay popolato da pseudoadolescenti ormonati in canottiera non ha certo mancato di manifestarsi anche in quel caso. Per cui dopo la prima mezz’ora passata a parlare con tutti quelli che mi si avvicinavano ho preso lui e il mio coraggio e ci siamo appartati in una zona più silenziosa. Ho vuotato il sacco, come se dopo la serie pubbliche relazioni appena intrattenute ce ne fosse ancora stato bisogno. La risposta? “Me l’aveva detto M. tempo fa. L’ho più o meno sempre saputo, ma aspettavo fossi tu a dirmelo, non volevo metterti in imbarazzo”. Silenzio. Nella sua semplicità e naturalezza, col suo sguardo e la sua espressione solare mi ha detto di averlo sempre saputo. Mentre io battevo la testa contro al muro per capire cosa fare, mentre mi faceva complimenti, mentre litigavamo, mentre dormivamo uno accanto all’altro, mentre studiavamo in costume da bagno per il caldo boia che faceva nei giorni degli esami, mentre andavamo in piscina, mentre piangeva sulla mia spalla per un litigio con i genitori lui sapeva che ero gay. Selfie insieme, balletti improvvisati, prendere il sole sull’erba condividendo auricolari e playlist, magliette in prestito, sciate, consigli, sfanculamenti vari. Mesi di paure insensate (ma fondate) mandate in fumo da una manciata di parole. Mi ha vissuto per quello che ero. C’è sempre un rovescio della medaglia nel dichiararsi ed è il rischio che tu e gli altri non vi comportiate in maniera naturale. Credo che per viversi appieno, almeno uno dei due debba non sapere se l’altro sa o meno, almeno in un primo tempo. Credo che anche il lato diffidente/pseudomofobo/pseudoeterofobo (insito o indotto) di ognuno vada sperimentato, o non potremo mai dire di conoscerci fino in fondo, non possiamo vivere solo la parte che ci fa comodo vivere di una persona. Io non ricordo cosa abbiamo fatto quella notte, so che abbiamo fatto tardissimo, so che siamo riusciti ad arrivare ognuno alle rispettive case senza trovarci graffi sul viso o oggetti altrui in tasca o i telefoni pieni di messaggi e chiamate ad ex vari(e). In tanti mi hanno scritto il giorno dopo per chiedermi che ci facessi con quel ragazzo in una discoteca gay, se me lo facevo, di come stessimo bene insieme e di quanto eravamo molesti. So anche però che il giorno dopo mi ha cercato perché andassi con lui ad una festa, so che come sempre abbiamo sfruttato ogni occasione per vederci e so che il giorno prima di partire per le vacanze ha voluto che facessimo colazione assieme. So che mentre sono via è già la terza volta che mi chiede quando tornerò e che mi parla di tutte le cose che dovremo fare una volta tornato, degli esami da preparare e di chi ha portato nel ristorante che abbiamo scoperto insieme quella sera. No, non si è innamorato di me, sta benissimo con la sua nuova ragazza. E io non sono innamorato di lui, non lo sono mai stato. Mentre scrivo queste ultime frasi ho in testa il finale de La Canzone del Sole di Battisti. Siamo due amici, uno gay e l’altro etero. Due ragazzi con gusti, passioni e vite completamente diverse che si stanno vivendo. E tutte le volte che pensavo tra me e me “se sapesse…” le ho rivissute nella mia testa: sapeva e gli stava bene così; e leggero ha aspettato che fossi pronto per dirglielo, col senno di poi evitando l’argomento ragazze come la peste solo per non mettermi in difficoltà. Ecco che questa cosa del dichiararsi subito, di mettere l’omosessualità come un macigno di traverso ad arginare possibili reazioni spontanee ogni tanto può lasciare spazio a un po’ di vecchia e sana incertezza (la mia in questo caso), tenere lo scudo abbassato per lasciarci il tempo di vedere e comprendere il valore di chi reputiamo importante. Le cose sofferte, o comunque pensate, ragionate, quelle che certe volte tolgono il sonno o ti lasciano col magone sono proprio quelle che lasciano il segno nel bene e nel male. A me ha lasciato un amico come probabilmente non ne ho mai avuti e gli voglio bene. Volevo condividere questo pezzo della mia vita con te, specialmente dopo l’ennesimo impatto con #coinquilinoetero. Non perdere fiducia. ti allego un selfie fatto assieme. Un bacio!”.

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10 Responses to ““Il mio migliore amico è un etero bello e fidanzato”.”

  1. Apollo Says:

    Gran bella storia davvero. E ottima dimostrazione di come l’orientamento sessuale sia oggi enormemente sopravvalutato nella complessiva concezione e rappresentazione di sé. Siamo anzitutto persone, uomini, ragazzi, animali sociali pensanti e senzienti: la libertà di vita, di pensiero e d’espressione prima che rivendicarla dagli altri dobbiamo essere noi stessi a concedercela, evitando i meandri dell’ideologia e nutrendoci di freschezza e spontaneità, fin che ne siamo capaci.

  2. Cristian Says:

    In genere non sono un disfattista, ma sta storia mi sa tanto di cavolata. Tante coincidenze o troppe fortune…….. La prendo x quello che è, una storiella carina. :)

  3. Ivo P. Says:

    Un bellissimo racconto di vita , vissuta, inaspettata, un racconto felice di quelli che vorrei leggere tutti i giorni

  4. Funto Says:

    Bellissima testimonianza.
    “Mi ha vissuto per quello che ero”.

  5. Beverly Says:

    Gran bella storia davvero. Un bellissimo racconto di vita.

  6. Marco Says:

    Ma che bella storia! Grazie River per averla condivisa.
    Io lo penso da sempre: siamo degli esseri umani, trovo molto limitante definirci in base ai nostri gusti sessuali. Dopo tutto con chi facciamo l’amore interessa solo noi stessi e i nostri partner.
    Per carità, poi c’è tutto l’aspetto ‘politico’ e di rivendicazione del movimento LGBT, che non va certo sottovalutato ed è importante, e grazie a tutte le battaglie che ha portato avanti ha permesso una migliore accettazione della diversità.
    Però trovo assurdo chi si presenta con un “Ciao, mi chiamo X, sono gay”. Immaginate come sembrerebbe strano sentire una simile affermazione da un eterosessuale!

  7. Davide G. Says:

    Anche a ne è capitato qualcosa di simile. Credo che in certi etero, ovviamente aperti e molto intelligenti, di fronte all’omofobia di cui tutti siamo circondati, sentano il bisogno di fare qualcosa per evidenziare che, sebbene eterosessuale, non fa assolutamente parte dell’odiosa categoria degli omofobi.

  8. luca_parma Says:

    Che bello. Ho rivissuto quanto è capitato anche a me qualche anno fa con un collega di lavoro.
    Eravamo (e siamo) in perfetta sintonia. Una di quelle persone che sapeva giá cosa volessi dire ancor prima che io aprissi bocca e lo stesso valeva al contrario. Gran brava persona, gran bravo ragazzo, gran professionista. Lo stimavo moltissimo (e lo stimo ancora). Ho sempre glissato sul tema di fidanzate ecc…, non abbiamo mai parlato di figa, tantomeno di calcio.
    Ad un certo punto, mi sono sentito pronto per dirgli che ero gay. L’ho portato fuori a cena, ho impiegato tre ore (partendo dalla notte dei tempi) per spiegare la cosa….e, dopo una lunga sudata lui mi risponde con “beh, tutto qui? ma lo sapevo giá, lo immaginavo giá da diversi anni!”. ;)
    Siamo ancora molto legati.

  9. Alessandro Says:

    Cristian per favore… stai affermando che le ragazze (etero) non possono avere amici maschi e viceversa!

  10. Casualboy Says:

    Che bella storia…
    Il magone e’ venuto a me perché, soprattutto in questo periodo nero, so già che tutto ciò non succederà mai…

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