“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre”.

Incrocio questa frase in una timeline di Facebook che, di tanto in tanto, mi riserva delle sorprese, nel bene e nel male. Un lampo, che porta dietro un acquazzone di pensieri. Sono al lavoro. Ma mi fermo un attimo. Mi passano davanti agli occhi i volti di persone che combattono battaglie durissime, in queste ore. Persone che non conosco, non sono amici, neanche conoscenti. Me ne ha parlato l’amica S., al telefono, tra un cazzeggio e l’altro. C’è il ragazzo che va dal barbiere, routine, chiacchiera del più e del meno, e a un certo punto, mentre lo tocca dietro alla testa, scopre una piccola protuberanza. “Lo sapevi?”, gli chiede. E lui no, non lo sapeva, 40 anni alle spalle e tanti altri davanti. E, invece, no, davanti aveva un solo mese. Perché dopo che è andato da un medico, la tac, la risonanza, la diagnosi (tumore), c’è voluto un mese perché quel maledetto Male lo trascinasse via, per sempre. E me lo chiedo, come si è sentito, in quel mese. Attaccato alla vita, con la forza, mentre i medici, forse, scuotevano la testa, e gli dicevano “sarà dura, sarà impossibile, si prepari”. Ma ci si può preparare alla morte? No. Ce l’abbiamo tutti dentro, ma preferiamo non guardarla negli occhi, non ascoltare il suo richiamo, eppure aspetta tutti, non scappa nessuno, né quelli che viaggiano in Economy e neanche quelli che hanno 12 jet privati, ‘a livella serve a quello. E in un mese si è spento tutto, sogni, speranze, colazioni al bar, amori, albe e tramonti, notti con gli amici, parcheggi in doppia fila, sms di mamma che ti chiede come stai, prenotazioni di un lastminute. Tutto finito. Non si respira più, zero pensiero, reset. Ma qui non si riparte, capitolo chiuso, dentro una bara sigillata, che tutti dimenticheranno, prima o poi. E poi c’è A., lavora all’ingresso di una delle più grandi discoteche romane. La stazza del simpatico, barbuto, sempre premuroso, uno che ti chiedi come faccia a dire “no, tu non entri”. Da un mese ha iniziato la sua battaglia. Lo ha attaccato alla bocca. Ma non gli ha tolto il sorriso. Racconta sul suo profilo Facebook, perché anche quella è la sua famiglia, raccoglie pacche virtuali, si sfoga. Forse ha paura, non lo so, ma la dignità non lo ha abbandonato. Ma nessuno può sapere cosa vede quando spegne la luce, è nel letto solo, e si ritrova a guardare quel mostro che striscia nel suo corpo e lo vuole rubare alla vita. No A., non mollare, fiducia, speranza, tenacia, ce le hai, non lasciarle scivolare via. Un altro A., era in compagno di chiacchierate per la tromba delle scale. Quando mi volevo sfogare, passavo da lui, lui prendeva la sigaretta e mi ascoltava. Io lo chiamo sempre il mio “orso preferito”, lui che non è orso – ma robusto – manco gay, anzi, papà splendido e marito. Un anno fa, la leucemia, fottuta, il trapianto, la chemio, chiuso in una stanza del S. Andrea. E poi il cazzeggio su Facebook, gli amici che lo bombardano di messaggi, lui non molla, è cocciuto, e adesso è fuori. Trapianto fatto, strada in discesa. Ti penso spesso, perché ti voglio bene. Anche a te M., capelli e barba bianche, come quelle di Babbo Natale, anche tu paziente e confidente. Un papà, anche mio in fondo, perché mi ha guidato in tante scelte che ho fatto. Lo incontro mentre vado al Gemelli, mesi fa, per la tosse. E’ lui a dirmelo. Tumore. Chemio. Ma sorride. Mi abbraccia forte. La vita gli sta lasciando lividi che non cancellerà mai. Lo risento pochi giorni fa. Quasi mi vergogno a parlargli del mio lavoro, in fondo cosa ho da dirgli che potrebbe interessarlo in questa fase della vita? Ha finito il ciclo di chemio. Combatte con un fastidioso formicolio alle mani e ai piedi. Effetti collaterali di una cura che ti distrugge, per aiutarti a rinascere. Va a lavorare, anzi, non ha mai smesso, neanche dall’ospedale. Chiama, scrive email, risponde a tutti, mai scazzato. Lui. Sorride anche F. il fidanzato, l’amore di un dj che ha fatto da colonna sonora a tante mie notti in discoteca. A quarant’anni si è ritrovato a lottare con qualcosa che cerca in ogni modo di rendergli la vita difficile, che genera ostacoli quotidiani da superare, e fa di tutto per bloccarlo e non farlo vivere. Ma lui no, non si ferma, va avanti, fotografa e riprende il suo amore – da 17 anni – gli sta vicino, sorride. Incrocio il suo sguardo qualche sera fa, lui sta mangiando un piatto di pasta, lo saluto, so quello che passa, ma forse non posso saperlo, vorrei abbracciarlo ma in fondo chi sono io? C’è un muro che separa noi “sani” da chi combatte, coi denti, da chi non ce la fa più e vuole lasciarsi andare, da chi conta le ore che mancano al suo addio alla vita. Un muro che divide chi può pensare a dove andare a ballare e alla prossima vacanza e a chi, invece, non sa neanche se vivrà il prossimo Natale.

Sì, non sappiamo nulla delle battaglie che in tanti combattono. Cerco di essere gentile, sempre, e vorrei che pensassimo tutti a masticare delicatamente la felicità che, spesso, neanche vediamo.

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6 Responses to “Le battaglie che tanti combattono, ogni giorno.”

  1. orsamaggiore40 Says:

    la gentilezza è uno dei pochi sentimenti che non ci si ritorcerà mai contro. essere gentili verso gli altri vuol dire avere a cuore la nostra anima.

  2. clolove Says:

    non sono del tutto d’accordo con Orsamaggiore40, non è vero che la gentilezza non ti si ritorce contro, ma non si è gentili per aver qualcosa in cambio ma per essere persone migliori. Rimane comunque difficile mantenersi così “puri”.

  3. roberto Says:

    Grazie per questo post.al momento sono dall altra parte della barricata,quella dove si lotta e non si deve mollare.e leggendoti è stato bello sentire il tuo “capire”. grazie !!

  4. Simone Says:

    Certe persone non sanno nemmeno dove stà di casa la gentilezza, eppure è gratis. Un sorriso vero, una pacca sulla spalla, un conforto, due parole… che gli costa? Ma sono io che sono “diverso”, lo sò! Un saluto a tutti ed un forte in bocca al lupo a chi…sta combattendo…con la speranza che un giorno possano essere più felici e sereni e sentirsi vittoriosi!

  5. Anto Says:

    Grazie River per esserci e per stare vicino anche se solo virtualmente, a chi come me non pensava e invece, ci sta combattendo da un paio di mesi.
    Mio padre, tumore, cancro, polmone, sigarette, chemio.
    Paura.
    Parole che non riesco a dire

  6. Emgiac Says:

    River grazie, grazie per i tuoi post, per la tua gentilezza, l’educazione.
    E’ vero non ti conosco e non posso dirlo, ti seguo da anni e ho letto tutte le storie che hai pubblicato, spesso navigo e rileggo cose ormai vecchie di anni, vado a ricercare virgole e parole che mi sono perso e in ogni lettera in ogni punteggiatura scopro cose nuove, non di te ma di visioni sul mondo. Quasi mi pare di vederti, di conoscerti da tempo come fossi un amico che non sento spesso, ma i cui incontri sono boccate di ossigeno, respiri a pieni polmoni da cui nascono respiri di altre vite, altri mondi spesso sconosciuti.
    Ho riletto gli scritti del tuo cane e da quando mio padre ne ha uno mi sono ritrovato a piangere e queste sono solamente alcune delle storie.
    Anche mia madre ha fatto la chemio seppur leggera rispetto ad altre ma gli effetti negativi li vede, li vedo, tremore, dolore alle ossa, stanchezza e sto male perchè so che ogni giorno sentirà sempre più gli anni che vengono, io non posso fare nulla e a noi figli non ce lo farà mai pesare nonostante certe volte abbia solo voglia di buttarsi a letto.
    Sto cercando la mia strada come fotografo, ma non ho la sua forza e so che non so se riuscirò a prendermi cura di lei come vorrei. Lo farò al massimo delle mie forze e non lascerò mai che si rintani in qualche casa di riposo, e leggendo le forza che tanti trovano nella vita in situazioni più difficili la forza viene, deve arrivare.
    Scusa la lunghezza, cancella pure se è troppo lungo ma dovevo dirti.
    Ciao

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