Qualcosa si vede, non abbastanza ovviamente. Ma devo dire che quel poco pare vagamente deludente.

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Francisco Lachowski ha appena 24 anni ma è così navigato che si ha sempre la sensazione che siano passati decenni. Una cosa è certa: sembra sempre quel giovincello sbarbato, con la faccia angelica, che ha incantato le passerelle di tutto il mondo quando ha iniziato a sfilare, ad appena 17 anni. In questo servizio fotografico per la rivista RollerCoaster, realizzato da da Pantelis, ci regala ancora una visione simil-angelica piena di energia (con tanto di pezzo del lato b).

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Cose che capitano in un backstage.

September 17th, 2015

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Lavoro che avrei voluto fare: sono indeciso tra quella che fa la pedicure e quello che misura le gambe del modello. Mumble. (qui siamo nel backstage di Versace, applausi).

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Durante un sermone – tenuto a luglio, ma diffuso solo in questi giorni sul web con questo filmato che lo traduce – l’imam Ahmed Miklós Kovács, vice presidente dei musulmani ungheresi, si è lasciato andare ad una serie di spaventose dichiarazioni anti-gay. Non è la prima volta e non sarà l’ultima che affermazioni del genere provengono dai rappresentanti di questa religione. “Gli omosessuali sono le creature più sporche di Allah – ha sentenziato – Un musulmano non deve mai accettare questa malattia, questa tremenda depravazione”. Si è anche scagliato contro i profili rainbow che hanno colorato Facebook, la scorsa estate: “I musulmani non dovrebbero colorare i loro profili con l’arcobaleno e non devo mai esprimere solidarietà verso le persone gay”. Ancora: “Gli omosessuali sono malati e un musulmano non deve accettare questa cosa orrenda.

Poi ci meravigliamo se i gay li buttano giù dalle torri.

Hanno portato in scena una coreografia non facile, se non fosse per il loro sesso: due ragazzi (entrambi molto belli) hanno ballato muovendosi come una coppia, con sguardi e prese che hanno conquistato il pubblico tedesco del programma “Got to Dance“. Loro si chiamano Timo e Pierre, formano il Duo Piti, hanno 20 anni o giù di lì, uno con un passato di commesso da Abercrombie, entrambi con un fisico e una forza propri di chi pratica la ginnastica acrobatica (sospiro). Ecco la loro esibizione e, sotto, alcune loro foto. Ah, per la cronaca, Pierre è fidanzato con una ragazza, quindi applausi doppi.

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Questa è la storia di due madri italiane sequestrate in Spagna con il loro figlio Ruben. E’ una storia vera, che arriva da una river-lettrice in cerca di aiuto. E che spera, attraverso questo post, di riuscire a fare giustizia.

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Siamo due cittadine italiane residenti a Barcellona da sette anni e iscritte all’A.I.R.E (Anagrafe italiani residenti all’estero). Ci siamo sposate in Spagna il 17 luglio del 2015 e il 3 agosto dello stesso anno è nato nostro figlio Ruben, frutto di un’inseminazione artificiale fatta a Barcellona. La registrazione della nascita del nostro bambino in Spagna, è stata effettuata con due cognomi, come prevede il Reglamento del Civil Art. 219. Tale articolo recita: “El nombre y apellidos de un extranjero se rigen por su ley personal.” (Il nome e cognomi di uno straniero vengono determinati dalla legge del paese di origine). Non essendoci in Italia una legge che regola il nostro caso, ovvero matrimonio e filiazione omosessuale, le autorità spagnole hanno registrato il bambino con doppio cognome. Il primo cognome è quello della mamma biologica e il secondo è quello della mamma non biologica. Nonostante questo, sappiamo che in Italia le leggi sono diverse. Per questo motivo abbiamo iniziato una pratica con il Consolato italiano a Barcellona e abbiamo richiesto la trascrizione di questa nascita mantenendo soltanto il cognome della madre biologica del bambino. La trascrizione è per noi di vitale importanza. Abbiamo bisogno di richiedere il passaporto al Consolato per avere assistenza sanitaria qui in Spagna e per regolarizzare la situazione del bambino, dato che al momento non ha un documento di identità. Questo ci impedisce anche di uscire dal paese, andando contro l’accordo di libera circolazione dei cittadini europei nell’Unione Europea. Il 10 settembre 2015 siamo state convocate dal Consolato Italiano a Barcellona e ci hanno comunicato che l’atto di nascita non è trascrivibile e ci hanno proposto di seguire un iter alternativo attraverso un avvocato, facendo ricorso alla Procura e alla Commissione Europea. Cosa che dovremmo fare a nostre spese e senza sapere quando finalmente la nascita di nostro figlio verrà trascritta e potremo richiedere il suo passaporto. Sino ad allora, Ruben non ha un pediatra e non può uscire dal paese. Siamo riuscite per ora a bypassare l’intervento dell’avvocato grazie ad un’amica (architetto al Comune), che ha smosso un intero ufficio a Napoli. Il Dirigente ha dovuto applicare la legge italiana e non ha potuto, su nostra richiesta, trascrivere il nome di Ruben. Siamo in attesa di passare il caso alla procura di Roma. La conclusione è che siamo tre cittadini italiani, uno dei quali minorenne e senza tutela, bloccati in Spagna e con la necessità di viaggiare in Italia a fine settembre. Ció che chiediamo con urgenza è la trascrizione della nascita di Ruben e la conseguente emissione del passaporto da parte del Consolato italiano o chi ne potrà eventualmente fare le veci.

Questa è una storia di ordinaria discriminazione, tutta italiana. Ed è paradossale che a pagarne le conseguenze siano due cittadine che vivono in Spagna, costrette a fare i conti con leggi superate, fuori dall’Europa. A queste due mamme e al piccolo Ruben (in foto, i suoi piedini, subito dopo la nascita) faccio tanti in bocca al lupo, sperando che chi legge questa storia, possa essere loro d’aiuto (la mia mail, per entrare in contatto con loro è riverblog@gmail.com).

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River scopre oggi Luke George Evans, classe 1979 (ehm…), attore e cantante britannico. E’ sia un attore teatrale che cinematografico ed è ricordato soprattutto per le sue performance nelle opere teatrali Rent, Miss Saigon e Piaf e nei film Scontro tra titani, I tre moschettieri, Fast and Furious 6, Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, e altro. Ma noi lo ricorderemo soprattutto in quanto possessore di un potenziale #trecolonne.

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Applausi.

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La bocca sul tram è impegnata.

September 14th, 2015

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Fortunata lei.

Uno dei due comandanti che ho conosciuto nei viaggi a Londra si era preso il mio biglietto da visita, per girarlo agli organizzatori del corso di Alitalia “Voglia di volare”, che dovrebbe aiutare i fifoni come me. Oggi mi hanno scritto, con specifiche e dettagli della due giorni.

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Era da tempo che ci pensavo e, forse, potrei farlo. Il punto, però, è un altro: non credo di riuscire mai a superare la paura che ho delle turbolenze. Sì, lo so, gli aerei sono sicuri e in grado di gestire anche il passaggio in una tempesta. Ma tant’è. Una cosa che faccio, di tanto in tanto, è quella di andarmi a vedere i video postati su Youtube con le turbolenze più brutte (tipo i tre video che ho postato sotto). Ecco: solo a vederli mi sudano le mani. E credo che se mi trovassi su un volo così, perderei i sensi o boh.

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Pazzi che non hanno paura di morire. Ma che, anzi, sembrano voler sfidare la morte. Se lo vedi, prima o poi, ti capiterà di rivederlo in un incubo (grazie Luca!).

Di lui si è letto praticamente su ogni sito di informazione. I suoi 48 centimetri di carne tra le gambe hanno fatto il giro del mondo. Più recente (e stupefacente) un video – degli americani di TMZ – in cui Roberto Esquivel Cabrera misura la sua terza gamba su una bilancia. L’anaconda supera il chilo di peso (la visione del video è consigliata ad un pubblico maggiorenne).

Allora, premesso che lui è un mostro e che, insomma, per me ci potrebbe pure sturare il cesso con quel coso, mi chiedo: riuscirà mai ad avere un’erezione?

Meglio fermarsi a 21 centimetri.

Joshua Ryan Alcorn aveva 17 anni e per tutte le persone che le volevano bene era Leelah Alcorn. Era nat* nel 1997. E’ mort* il 28 dicembre del 2014. Con un biglietto d’addio inviato sul suo blog di Tumblr, ha spiegato perché si sarebbe tolta la vita, descrivendo le norme sociali che colpiscono le persone transgender. Con quel gesto, sperava di poter creare un dialogo sulla discriminazione, l’abuso e la mancanza di sostegno di cui molte persone transgender sono vittime.

A un anno dalla morte di Leelah – che ha commosso il mondo -, il suo volto – o almeno quello di un adolescente in lacrime, vagamente truccat* e la cui immagine era stata accostata dai media americani a quella di Leelah – finisce nel tritacarne della propaganda disgustosa e becera della destra, contro la cosiddetta educazione “gender” (traduco: il pretesto usato per discriminare le persone omosessuali). Il volto di un adolescente viene accostato a parole di odio, a idiozie che offendono ragazzi e ragazze che, ogni giorno, devono ancora lottare per accettarsi, che calpestano la dignità delle persone che si sono accettate e che ora lottano per avere pari diritti. E’ un volantino che mi fa paura, per le idiozie che contiene e che, spesso, genitori senza scrupoli cercano di trasmettere ai loro figli. Figli incolpevoli, di coppie spaventate dalla diversità, che li educheranno all’odio.

E poi ci si chiede perché noi gay abbiamo voglia di fuggire da questa Italia che ancora dà voce e spazio a queste idee medioevali.

C’erano anche loro. Con i pompieri. La polizia. Scavavano per trovare tracce di vita. Con il loro muso guidavano i pompieri alla ricerca di persone sepolte sotto le macerie. Sono i cani-eroi, quelli che, ogni giorno, in tutto il mondo, rischiano la loro vita per salvare quella del loro migliore amico. La fotografa olandese Charlotte Dumas ha voluto realizzare un omaggio a questi cani reclutati come aiuto nelle operazioni di salvataggio sotto le macerie delle Torri Gemelle e del Pentagono. Ha girato 9 stati americani e ha recuperato gli eroi a 4 zampe, intervistando anche i proprietari. Tutti gli scatti sono stati raccolti nel libro Retrieved.

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L’11 settembre del 2001 ero nella sede dell’ordine dei giornalisti. Avevo appena consegnato gli articoli per diventare pubblicista, quando sulla tv iniziarono a scorrere le immagini di quella tragedia. Subito dopo venni spedito all’ambasciata Americana a raccogliere le voci dei turisti che iniziarono un silenzioso pellegrinaggio.

Se guardo questi cani negli occhi rivedo la dolcezza di quelli del mio, poco prima che se ne andasse per sempre.

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