“Dicono che durante la nostra vita abbiamo due grandi amori. Uno con il quale ti sposerai o vivrai per sempre, può essere il padre o la madre dei tuoi figli: con questa persona otterrai la massima comprensione per stare il resto della tua vita insieme. E dicono che c’è un secondo grande amore, una persona che perderai per sempre. Qualcuno con cui sei nato collegato, così collegato, che le forze della chimica scappano dalla ragione e ti impediranno sempre di raggiungere un finale felice. Fino a che un giorno smetterai di provarci, ti arrenderai e cercherai un’altra persona che finirai per incontrare. Però ti assicuro che non passerà una sola notte senza aver bisogno di un altro suo bacio, o anche di discutere una volta in più. Tutti sanno di chi sto parlando, perché mentre stai leggendo queste righe, il suo nome ti è venuto in mente. Ti libererai di lui o di lei e smetterai di soffrire, finirai per incontrare la pace, però ti assicuro che non passerà un giorno in cui non desidererai che sia qui per disturbarti. Perché a volte si libera più energia discutendo con chi ami, che facendo l’amore con qualcuno che apprezzi”. Paulo Coelho.

Parto da qui. Parto da questa citazione tratta da “Lo Zahir“. E’ lei a riuscire a sbloccare un groppo in gola che avevo da una decina di giorni. Il groppo era un post che avrei voluto scrivere, parole che rimbombavano nella mia testa, stati d’animo che non riuscivo a collegare tra loro, anche se erano pezzi di uno stesso puzzle. Per farlo dovevo abbattere la diga che mi frenava dal farlo. Freno inconscio, che non mi consentiva di far scivolare le parole con quella naturalezza e spontaneità che è alla base di ogni mio appunto personale su questo diario virtuale. Parto da questo secondo grande amore che non c’è più, che ho perso per sempre, che è morto dentro di me, che non risponderà più a nessuna delle mie domande, che non sbatterà più la porta di casa per poi riaprirla, che non entrerà più dentro di me, che non mi sussurrerà più nulla, non urlerà più odio. Addio, per sempre, anche se vivi a qualche chilometro da me, ami, lavori, ti diverti nella mia stessa città, ignorandomi e, forse, cancellando tutto quello che c’è stato tra noi. Parto da questa citazione per smentirne una metà: è vero che ho avuto un grande amore e che l’ho perso per sempre. Ma non credo che ne avrò più altri con i quali vivere per sempre, caro Coelho. Scrivo queste parole dopo averci pensato su tutti questi dieci giorni, e lo faccio senza alcun approccio vittimistico, ma realistico. Forse ho esaurito la pazienza. Oppure l’entusiasmo di chi non sa cosa aspettarsi dalle persone, di chi non conosce già tutti i copioni possibili e immaginabili, di chi non sente di vedere un The end che arriva sempre troppo presto. Forse non ho più alcuna propensione a conoscere, ad approfondire nuovi rapporti sentimentali, a innamorarmi. Sì, credo di essermi stancato di aspettare qualcosa che non arriva. E non arriverà. Ed è partendo da questa mia consapevolezza interiore che sto meglio. Ho iniziato ad apprezzare gli amici e solo gli amici, i momenti che questi mi regalano, senza secondi fini, a mordere ogni attimo di vita senza pensare al dopo. Sì, capita di rimanerci male, ogni tanto. Quando con l’amica F. abbiamo flirtato col cameriere del Porto Fluviale, e lui giocava, e scherzava, e ammiccava, gli abbiamo allungato il mio bigliettino da visita – poco elegante, ma lavorava ed era l’unico modo per non dare troppo nell’occhio – eravamo entrambi convinti che si sarebbe rifatto vivo. Come il ragazzo conosciuto alla festa, il viso candido, la carnagione chiara come la purezza che hanno tutti i giovani di provincia trapiantati in una grande città. Sì, il numero te l’ho dato ma mentre l’ho fatto sapevo già che non sarebbe successo nulla. E non saprei neanche spiegare il perché. Il sesto senso di chi non vuol più sperare, in un messaggio, un’aggiunta su Facebook, banale dimostrazione di interesse. La generazione pompa-e-via viaggia al ritmo di cento like a post, una decina di offerte al giorno su Grindr, proposte che si sovrappongono l’una sull’altra, e allora che senso ha impegnarsi in qualcosa di complicato che sia fuori dagli scaffali dei self-service sessuali. In genere sono stato sempre io a fare il primo passo, con tutti. Se ripenso agli ultimi ex, è sempre stato così. E’ nel mio istinto, credo. Non più, adesso. L’istinto che mi guida è quello della chiusura a riccio. Prima andavo in discoteca pensando sempre di voler rimorchiare. Ma non ci ho mai provato, sono sempre stato con gli amici, la mia coperta di Linus, quella sotto alla quale nascondersi quando si vedeva qualcuno di interessante, che puntualmente ci scivolava via, tra dark room e abbracci altrui. E da quando – sia lodata Londra e l’Heaven – ho iniziato a ballare, il pensiero di approcciare un ragazzo, di iniziare un corteggiamento che un tempo mi divertiva ancora, mi è totalmente passato di mente. Fuori dal mio cuore l’intenzione di voler e poter incontrare qualcun altro che non sia un compagno di letto, per quella mezz’ora in cui ci si svuota il corpo, mentre il cuore continua a rimanere impermeabile. Passano gli anni e ci si abitua a non aprirsi più. Chi si apre è perduto, penso. Le delusioni passate ci hanno reso più forti e l’indifferenza è una medicina assai economica e facile da ingerire. Una telefonata dal cameriere mi avrebbe fatto piacere, avrei accarezzato volentieri quelle braccia ricoperte di tatuaggi. Col ragazzo di provincia sbarcato a Roma sarei andato al cinema – a tanto sono arrivato a fantasticare i quindici minuti in cui abbiamo parlato al bar. Ma in fondo adesso che non è arrivata ho avuto la conferma di cui avevo bisogno. Non sono pronto per amare, non voglio più amare, solo circondarmi dall’affetto incondizionato di persone in grado di trasmettermi una serenità che può farmi stare bene. Non amo più da 4 anni e non mi voglio più lamentare. Non saprei neanche dire se alla base dei mancati intrecci ci sia il mio target d’età troppo giovane, i ventenni son volubili e non potrebbero mai offrirmi ciò di cui ho bisogno, al netto di rapide congiunzioni carnali. Già. Di cosa ho bisogno? Mi sono abituato a vivere solo. Un po’ come ci si abitua ai dolori sopportabili, quelli per i quali non val la pena prendere un Oki o andare dal medico, ma che ci dimentichiamo presto di avere. Una gengiva infiammata, un’unghia incarnita, una screpolatura. Basta distrarsi e passa tutto.

E’ una scorza dura quella che si è formata intorno a me. Ogni tanto, da dentro, qualcosa si muove, uno slancio verso una persona appena conosciuta, la fantasia inizia a correre verso cene, cinema, teatri, aperitivi insieme. Qual è il sapore della felicità di coppia? Me lo chiedo ancora. Litigavamo sempre, spesso, in fondo non so neanche cosa sia la serenità libera dalla gelosia, dall’ansia, dalle preoccupazioni, dalle minacce. Forse non è mai stato amore, ma solo un sentimento malato dominato dalla voglia di possedere qualcuno. Non lo so. Ho poche risposte questa sera.

Sì, una telefonata me la sarei aspettata. Ma in cuor mio sapevo che non sarebbe arrivata. E so che non ne arriveranno altre.

Hello from the other side
I must’ve called a thousand times
To tell you I’m sorry for everything that I’ve done
But when I call you never seem to be home

Buona notte blog.

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14 Responses to “Telefonate che non aspetto più, ciao amore ciao.”

  1. Luigi Says:

    mado’ <3

  2. zorro Says:

    Friendship may, and often does, grow into love, but love never subsides into friendship.

    (Lord Byron)

  3. Max Says:

    Caro Riv, nessuno ha risposte facili in questo campo, l’amore è complesso, nel post letto ho ritrovato un quasi identico parallelismo con una cara amica. Il suo carattere è diverso dal tuo, è timida, insicura e molto introversa, ma anche lei è passata da storie a storie in cui, magari gli uomini che ha avuto hanno più preso che lasciato, oppure hanno inquinato ciò che stava nascendo con i loro problemi irrisolti, le loro ansie, il loro desiderio di possesso.

    Ha mollato tutto e deciso di stare da sola, con il suo lavoro, con i suoi amici, nonostante un orologio biologico che ticchettava in modo insopportabile.

    Negli ultimi tempi è arrivato un uomo dal circolo delle amicizie, è partita una conoscenza, che forse si sta tramutando in una convivenza snella, per ora occasionale senza obblighi o programmi, in cui, lentamente, vedo da fuori per entrambi un prendersi cura dell’altro, con piccolissimi gesti, ma sempre più frequenti.

    lui che la aiuta nel suo lavoro, lei che gli prepara un pasto caldo, lui che placa le sue nevrosi, lei che si fida dei suoi consigli e tenta di addolcire un carattere un po troppo rude e pragmatico.

    Si amano? Beh, hanno da tempo entrambi rinunciato all’amore, diciamo che hanno iniziato a prendersi cura della reciproca serenità, facendosi un pò di bene, intensificando l’interazione che deriverebbe da una normale amicizia, senza programmi e illusioni è più facile.

    Forso la strada per la serenità passa veramente da un processo di di liberazione totale, il cuore si chiude, ma solo ad altro dolore, mentre la mente si apre, proprio perchè non ci si aspetta più nulla dagli altri le porte si spalancano.

    Se un augurio voglio/vogliamo farti, forse è proprio quello di una serenità sottile, come la nebbiolina frizzante di marzo, che filtra e diffonde la luce del sole, che ti permetta di godere degli amici, del divertimento e di una piccola ritrovata intimità in cui si possano anche ricevere e fornire attenzioni e premure, se capita, se si vuole, senza inquadrare più ogni nuova conoscenza con il rigido metro dei nostri bisogni e delle nostre aspettative.

  4. Giorgio Says:

    Ciao River, capisco il tuo sentimento, perché in un certo modo lo provo anche io.
    L’attesa di qualcuno che ti completi, ti faccia sentire amato e privilegiato…ma oggi giorno nessuno è disposto a rinunciare un po della propria libertà per condividere con qualcuno delle emozioni. Non ti dico poi quando la persona che credevi di amare, quel sciocco pensiero,di invecchiare insieme..una casa..si rivela la persona che giorno dopo giorno ti uccide dentro.
    Ho imparato ad amare solo me stesso, che gli amici sono la tua vera famiglia…per il resto il “vuoto”.

  5. macsib Says:

    Caro River,
    ti accorgerari, col passare del tempo, che attraversiamo fasi e che fatti non siamo per stare soli.
    A volte bastiamo a noi stessi e ci sembra inutile il resto, a volte ci è insostenibile la solitudine. Gli amici aiutano, sì, e sono preziosi, da coltivare come rare pianticelle ma, un giorno, non bastano più e allora ricomincia l’estenuante ricerca e più si cerca meno si trova.
    Non c’è conclusione in questo mio sconclusionato ragionamento solo un augurio, prima o poi, quando meno te l’aspetti, qualcuno arriva, si accosta a te e comincia a camminarti di fianco, non gli hai chiesto niente e niente ti ha chiesto, semplicemente c’è.

  6. divo90 Says:

    Riv,
    purtroppo non esiste l’Oki per il cuore ed i ricordi fanno male, diversamente, ma possono comunque farne.
    L’Uomo non è nato per stare solo..
    XoXo

  7. LucaM Says:

    Il tuo errore è quello di pensare che puoi prevedere l’imprevedibile.

  8. pulver Says:

    “Non saprei neanche dire se alla base dei mancati intrecci ci sia il mio target d’età troppo giovane, i ventenni”. Ecco, forse quello non aiuta. A 20 anni si vuole sperimentare e divertirsi senza legami, specialmente se hai belle braccia muscolose.

    Mi piace la tua attuale consapevolezza, il tuo voler apprezzare quello che c’e’. Struggersi per quello che non si ha sarebbe crearsi un non problema, inutilmente.

  9. Francesco Says:

    sono arrivato a pensare che c’è solo un unico grande amore nella vita.
    Mi sento come avessi già sparato il colpo che avevo in canna.
    Ci sono e saranno altri, ma mai come quell’unico grande.

  10. Luca Says:

    Io sono sempre più convinto che aveva ragione l’Avvocato: “Passati i vent’anni, solo le cameriere si innamorano”.

  11. Andrew Says:

    Caro River, quanto mi sono ritrovato nel tuo post! E anch’io sono d’accordo a metà con Coelho. Vero è che esiste quel qualcuno che amerai per sempre e col quale, ahimé, per ragioni più grandi di noi, non si può scrivere l’happy ending. Ci si logora, ci si tormenta, ci si chiede perché, lo ricerchiamo in qualsiasi cosa facciamo, in qualunque porto approdiamo; diventa termine di paragone rispetto a qualsiasi altra persona che cerchiamo di conoscere e/o frequentare, resta il miglior ricordo, quello con cui meglio hai fatto l’amore…e poi…poi resta solo un ricordo, perché è maledettamente impossibile fare anche solo un passo ulteriore con quella persona. Che magari pure ti dice di amarti, che gli manchi, ma che neanche si accorge dell’esistenza di un’invisibile barriera che ostacola qualsiasi tipo di evoluzione.
    E come te, caro River, ho smesso di cercare, come te mi godo ogni singolo momento con gli amici, quelli veri, pochi, che con me sanno cogliere l’importanza di quel momento insieme; mi godo l’entusiasmo nei confronti della vita che ancora leggo negli occhi dei miei due nipoti e che spero non perderanno mai. Ho fatto mia anche la terribile paura di invecchiare tra quattro mura da solo, ne sono consapevole, ma va bene così.
    Vuoi che sono deluso, vuoi che sono rassegnato, forse sarà che sono stanco, ma anch’io ho smesso di aspettare e di voler aspettare quella telefonata. E se mai dovesse arrivare, è probabile che io dica “hallo”, voltando le spalle, già in partenza.
    Un commento/sfogo lungo River, te ne chiedo scusa, ma era anche per esprimerti tutta la mia comprensione.
    Ciao River.

  12. Luk78 Says:

    La risposta te la sei data ed è collegata al target di età su cui ti concentri. Se fossi attratto da tuoi coetanei la possibilità di vivere una vita di coppia sarebbero altre…

  13. Davide G. Says:

    Sicuramente il problema sta nel target scelto. Posso dirti con una certa esperienza che i ventenni o stanno tra di loro o sono attratti dal daddy, le vie di mezzo solo molto rare.

  14. Giuseppe Says:

    Ciao.
    Secondo me le aspettative alla lunga logorano.
    C’è così tanto amore che dobbiamo solo aprire le braccia.
    Prima lo comprendi, prima donerai luce ai tuoi occhi.
    Certo, dipende sempre da quello che vuoi realmente.
    Buona vita.
    Giuseppe.

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