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Chi è passato da Grom, alla stazione Termini, non avrà potuto fare a meno di notare questo ragazzo #gnocco, che incanta italiani e stranieri. Il nome è ignoto. Le mani son belle. I denti pure. Ma sicuramente passeremo per salutarlo di nuovo.

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Di modelli in slip ne abbiamo visti parecchi. Ma di “pacchi” così robusti no. Lui si chiama Mitchell Slaggert, il suo account Instagram va visto solo dopo aver assunto adeguata dose di tranquillanti.

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Un gruppo di amici, in giro per Roma. Sono gay, ma questo non dovrebbe essere un dato di cronaca. E, invece, i soliti idioti prendono di mira la loro auto proprio per il loro orientamento sessuale, disegnandoci un fallo sopra e invitandoli a morire. Il caso è stato denunciato su Facebook dai protagonisti di questa vicenda. Scrive Simone, che di professione fa la Drag Queen:

“Nella Roma delle libertà, del Giubileo della Misericordia, ma soprattutto nella capitale dell’italietta che si fa abbindolare dai fantocci e che crede che i Pride non servono…bravi tutti…soprattutto plaudo a questo imbecille che per la TERZA volta torna ad accanirsi…prima o poi morirai tu…ma non è un augurio, solo forza di cose”.

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Che significa? Che bisogna ancora lottare molto per uccidere il cancro dell’omofobia. A Roma come in tutto il Paese.

 

Nella polemica sul tradizionale mercatino – saltato – di piazza Navona, si inserisce, con la consueta eleganza e fine analisi politica, un senatore della Repubblica Italiana. Il solito troll twittero, Maurizio Gasparri (Forza Italia), al centro, tempo fa, di qualche boatos trans. Il senatore si dice sconvolto per lo “stravolgimento delle tradizioni di Piazza Navona”. Ovviamente protesta contro l’esclusione della lobby dei Tredicine (di Forza Italia), che, fino all’anno scorso, “controllava” larga parte dei banchi del mercato. Ma Gasparri va oltre. E lancia un allarme:

“Cacciare gli imbroglioni è un dovere delle istituzioni ma il deserto della piazza e la presenza che si annuncia di gay, rom, trans e compagnia cantando offende una tradizione che non si richiama solo alla befana, ma anche al presepe. Le bancarelle di Piazza Navona erano infatti prevalentemente dedicate agli oggetti con cui addobbare i presepi nelle case. Ora invece gay e transessuali domineranno la piazza. È un’autentica vergogna”. “Invito pubblicamente il prefetto Tronca, al quale ho già in maniera diretta e pacata illustrato questo disagio della città, ad impedire questa offesa alla Capitale. Dopo il fallimento del bando di gara del Pd, che poteva e doveva evitare la presenza di persone che non avevano i requisiti per partecipare alla festa di Piazza Navona, assistiamo a questo sconcio. Si passa dalla tradizione alla propaganda per adozioni gay ed uteri in affitto. Così non va. Bisogna correggere questo sconcio prima che sia troppo tardi. Altrimenti chi avrà da dire qualcosa avrà ben diritto di andare nella piazza per contestare l’offesa della Capitale”.

 

Massaggiare, che passione.

December 28th, 2015

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Posso rinascere massaggiatore? Anche se temo che non riuscirei a rimanere concentrato. Quei calzini. Quei piedi. Quei pacchi. Morirei.

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Buona visione.

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Milano, un ragazzo al pianoforte.

December 28th, 2015

Ancora poesia da questi pianoforti metropolitani. Stavolta siamo in stazione a Milano. Un ragazzo giovanissimo regala emozioni a chi passa di lì. Straordinario (grazie ad Alberto Simone per il video).

Ormai ho smesso di fare bilanci. Di dare i voti agli anni appena vissuti. Di cercare di capire, marzullianamente, come sia stato l’anno appena passato. Se debba finire nella lista dei buoni o di quelli cattivi. Ho smesso, perché non serve a nulla. Perché Natale non è un giro di boa. Perché nel minestrone della vita, le cose belle si sovrappongono a quelle brutte e il gioco delle somme e delle sottrazioni non porta a niente. Sono stato felice, è vero. Ho scoperto di avere due nuove amiche. Già le conoscevo, ma questo è stato l’anno in cui ho ufficialmente iniziato a chiamarle, quando avevo un problema. Quando avevo voglia di sfogarmi. Sono anche le persone che mi hanno seguito nella principale novità del 2015, l’apeRIVER, esperimento “social” nato da un blog, ma ormai del tutto indipendente da questo. Un esperimento che mi sta dando molto, perché ho la possibilità di conoscere nuove persone – storie, sguardi, racconti – cammini che si intersecano con il mio, il tempo di un aperitivo e un minilive. Ma non è stata l’unica cosa ad avermi reso felice. Dopo più di 4 anni, finalmente, sono riuscito a risalire su un aereo. Da solo. Londra, due volte. E poi l’idea di trasferirmici. Ci lavoro, sempre. Ma, in fondo, non ho fretta. Ci sono, dentro di noi, tanti timer, ognuno settato verso un evento che ci farà piacere o ci darà sofferenza. C’è il sabato al GIAM, valvola di sfogo dopo una settimana di lavoro, recinto in cui ormai ritrovo tanti volti amici. C’è la tripletta, generalmente una volta al mese: i tre giorni di riposo consecutivo (ven-sab-dom). Poi ci sono gli appuntamenti dal dentista (capitolo negativo), con quella maledetta devitalizzazione che ho iniziato ma che non sono riuscito ancora a portare avanti. E poi ci sono le vacanze: alle prossime non penso ancora, programmarle da solo mi mette ancora troppa tristezza. Sono come una medicina amara: la prendi e poi gradualmente stai meglio. Ma lo scopri solo facendo il salto, da solo, su un aereo, in un hotel, una nuova città. E nel 2016 ci sarà, promesso. Al fidanzato, quello mancato e l’ex che non c’è più, non ci penso più, non nello stesso modo degli anni passati. Credo – e qui mi ripeto – di essere uscito dalla fase dell’amore, quella in cui vivo sapendo, prima o poi, di potermi intrecciare con qualcun altro, al di fuori del sesso. Non lo so cosa sia accaduto dentro di me, ma so solo che quando conosco un ragazzo, ormai, sono del tutto disilluso e so già che il copione si chiuderà nello stesso e identico modo, due strade parallele che si allontanano senza mai avvicinarsi troppo. Sì, il sesso non è la stessa cosa, ma lo prendo per quello che è, pasticcino consumato in fretta, buon sapore, che non nutre mai il cuore. Ma in fondo sono felice, adesso. Credo di esserlo, forse sono anestetizzato nei confronti del dolore, lucida ubriachezza che ti porta a non soffermarti sulle ferite. Il segreto per continuare ad esserlo è non fermarsi, mai. Chi si ritrova con le giornate piene non ha tempo di turbarsi, lagnarsi, autoflagellarsi. Che poi è lo stesso motivo per il quale è difficile pensare di uscire di scena, per sempre. Quando mi fermo a pensare, generalmente alle due di notte, luci spente, nel letto della mia stanza, ogni tanto si riaffaccia la cantilena “vorrei una persona accanto a me”, ma la scaccio subito via, pensando agli impegni del giorno dopo. Al prossimo aperitivo. All’estate. All’appuntamento di lavoro. Anche i pensieri di morte, coi quali ho convissuto una quindicina di anni fa, ormai vengono neutralizzati subito. Troppa paura di morire, per andare a buttarmi tra le braccia della morte. E anche se esistesse un metodo indolore, avrei troppa paura di sentire qualcosa. Ho pensato che se avessi a disposizione un pulsante dell’autodistruzione, avrei paura di far rimanere troppe persone. I miei genitori, qualche collega, gli amici che sento più spesso. Già. Si va avanti, per forza, e si cerca di farlo col sorriso, più o meno vero.

E’ Natale. Per me significa poco. Non festeggerò con i miei. Mio padre è influenzato e ci ha detto che preferiva saltare il veglione. Ci vedremo direttamente il 26. Stasera ceno con la famiglia di C. Idem domani a pranzo. In fondo le famiglie sono anche quelle che ci circondano con il loro affetto, al di là dei certificati anagrafici. Io in questo blog continuo a mettere tutto me stesso, senza filtri, senza doppi fini. Ci sono tutto. E quando qualcuno dice “sì, ma manca la foto”, faccio notare che le cose che ho scritto qui in tanti anni sono così intime da valere molto di più di un banalissimo scatto grindriano. Scrivo di meno, è vero, ma perché rimugino di meno sulle cose – vedi sopra – e quando c’è un neo, ci passo una mano di trucco sopra e via, non mi metto ad analizzarlo con la lente di ingrandimento. Non fermarsi, per guardare avanti. Dietro c’è chi non mi ha voluto più seguire, e che non merita più la mia attenzione.

Tanti auguri. A tutte le persone che, dopo 13 anni, continuano a passare per queste pagine. A voler curiosare nella “vita-secondo-River”. A essere interessate a quello che ho da dire, nel bene e nel male. Sono fiero di questa famiglia, lo dico sempre, perché siamo una cosa unica e speciale. Alcuni si sono palesati, dal vivo. Altri continuano a rimanere dietro lo schermo, e io le rispetto.

Un abbraccio.

Lui è un pilota di quei trabiccoli che sembrano sempre di essere sul punto di precipitare. Lei è la sua fidanzata. Anche se il genere “marriage proposal” mi sta un po’ sul cavolo, questo mi ha commosso. Il pilota, a un certo punto, simula un’avaria del motore. Prende, come si fa in questi casi, il libretto degli step da seguire e, mentre lo legge, se ne esce con la fatidica domanda: “Mi vuoi sposare”.

Io non avrei fatto in tempo a rispondere di “sì”, perché sarei già morto.

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Lui si chiama Julio Furch, ha 26 anni, è argentino e gioca con il Veracruz. Per ragioni a noi ignote, il ragazzo si è scattato una foto nudo – presumibilmente per girarla ad una ragazza – e oggi possiamo ammirarlo nel suo splendore. Ci conferma che gli argentini son sempre messi bene.

Clap clap.

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I giorni che seguono ogni appuntamento di #apeRIVER mi servono sempre per rimasticare emozioni, ripensare a cosa ha funzionato e cosa, invece, andrebbe limato. Devo dire che, però, tutte le quattro date di questo 2015 hanno avuto un comun denominatore: l’essere riusciti a far sentire le persone a casa loro, mettendole a loro agio in quello che, davvero, sembra un salotto. Forse un salotto un po’ piccino, visto che il 17 dicembre non sapevamo più dove mettere le persone e c’è stato un momento in cui neanche ci si riusciva a muovere.  Questo calore, ovviamente, ci spinge ad andare avanti, con lo stesso spirito di sempre. Abbiamo già avuto modo di ospitare tanti volti noti – Mara Venier in primis – ma anche talenti della musica italiana e cabarettisti che si meriterebbero la prima serata Rai. Vogliamo continuare ad essere una vetrina, attraverso la quale presentare giovani più o meno affermati.

Grazie a tutti quelli che sono venuti. E grazie, ovviamente, a chi ha reso possibile tutto ciò. Dall’infaticabile Lady Tatoo a Giusva, volto e padrone di casa di apeRIVER. Grazie al talento di Andrea Maestrelli (che ci ha fatto conoscere quello di Diego Conti); grazie a Mirko Oliva, professionale e determinato a crescere ancora di più, insieme al suo pubblico; grazie a Belaid, per averci regalato un’anteprima del suo singolo “Sultan”, nonostante una partenza per Dubai che lo porterà via da noi per un bel po’. Grazie ad Andrea Melchiorre, stanco da una tre giorni londinese, che però ha voluto esserci.

Ci si rivede presto, a gennaio. Stiamo già lavorando per mettere insieme una serata unica.

Il fotografo a #trecolonne.

December 21st, 2015

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Le chiamano fisse. Tipo quella per Simone Le Bon nel film cult in cui tutte, pardon, tutti ci siamo identificati e continuiamo a farlo. Quell’idea di innamoramento superficialissimo e molto passeggero, il tempo di una notte insieme, macché, di due corpi che si intrecciano e via. A volte quei corpi si intrecciano solo nelle fantasie onanistiche, ma va bene così. I sogni aiutano a vivere meglio (cit. Marzullo). La mia fissa di questo mese (ehm…) è per il fotografo che immortala le notti del GIAM. E’ nuovo. Arrivato fresco fresco dalla fabbrica dei manzi. Ha un look più da Amigdala/Glamda e, per questo, spicca molto. Niente sneakers, ahinoi. Anzi, sabato scorso indossava mocassino senza calzini (ti prego, dimmi che avevi almeno i fantasmini). In ogni caso, surfando la rete mi sono imbattuto in una sua pausa pranzo. Già. Lui e una ciotola di riso. E poi c’era il #trecolonne in mezzo, baciato dal sole e apparecchiato per alimentare fantasie sconcissime.

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Ed è subito amore eterno. “Sposerò il fotografo a #trecolonne”, regia e testi di River.

Li hanno messi anche nelle nostre stazioni. Pianoforti ad uso e consumo dei passeggeri, che volessero regalare qualche momento di musica. Questo video, che arriva da Parigi, è molto particolare: mentre un ragazzo stava suonando il piano, un altro, che non aveva mai visto prima, arriva da dietro e, senza dire nulla, inizia ad accompagnarlo. Il tutto in un crescendo di intesa davvero emozionante. La performance dei due sconosciuti viene salutata, alla fine, da un grande applauso di tutti i passeggeri della stazione.

Ed è sempre così. Dobbiamo trovare qualcuno che arrivi per affiancarci e suonare con noi note in sintonia.

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Chi segue Uomini e Donne sa (molto bene) chi è Andrea Melchiorre. Ex corteggiatore e fidanzato di Valentina Dallari, dopo essere uscito dal programma ha iniziato a produrre una sua linea di abbigliamento (la 4FAAN) insieme agli amici Federico Barba (calciatore di serie A, milita nell’Empoli) e Nicolò Masciangelo.

Ieri è partito per Londra e tornerà giovedì pomeriggio. Giusto un tempo per un saluto ad apeRIVER. Qualcuno (ehm) sta già sbavando.

Applausi.

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