Si chiama “Message in a bottle” una delle principali novità dell’apeRIVER del 14 gennaio (ne parla anche RomaToday). Sui tavoli dell’Apartment bar saranno collocate alcune bottiglie vuote, oltre a dei foglietti di carta bianca. Durante la serata sarà possibile scrivere, in forma anonima, dei messaggi e piazzarli all’interno delle bottiglie. Quando partirà la canzone “Message in a bottle” – simbolo di una generazione e un’epoca – Giusva, dal palco, scenderà a prendere questi messaggi e a leggerli al microfono. Qualunque cosa dicano. I più significativi saranno poi ripubblicati sul blog e sulla pagina ufficiale di apeRIVER (che ricordo è questa).

Questo perché dietro ad apeRIVER c’è un’idea forte, che è quella che ci ha spinto a lanciare questo appuntamento: voler creare un’altra possibilità di incontro e di dialogo, partendo da una community virtuale, ma senza rimanere legati ad essa. E a distanza di due mesi dal debutto, confesso che questo esperimento può già dirsi riusciti.

Altra novità: River è in vena di romanticherie e per questo trasmetteremo in loop “Il tempo delle Mele”. Dovrei dedicarlo ad #occhiblu, che sarà in sala. Ma forse è troppo.

Can’t wait to see u there.

Rimanere appesi ad uno sguardo. No, anzi, ad una serie di sguardi. Della stessa persona. Lo conosco, non direttamente, l’ho visto in giro sui social, una volta ci siamo anche scritti su Grindr, con quei calzini colorati non ho potuto fare a meno di condividere un apprezzamento. Poi più nulla. Lady Tatoo me ne aveva parlato, prima che partissimo con l’esperienza di apeRIVER: “Sarebbe un ottimo Pr”. Ricordo che lasciai cadere l’argomento, fondamentalmente perché non sapevo nulla di lui e non avrei mai voluto affidare una mia “creatura” a chi non ne condivide filosofia e storia. Poi una sera ci siamo incrociati. Ed è stata una prima volta, vera. Sarà che non avevo mai notato che gli occhi erano blu, di un blu non caldo, ma gelido. E’ difficile che qualcuno riesca a intimorirmi con uno sguardo, ma lui ci è riuscito. E così, al suo sorriso, delicatamente accennato, ho risposto con un’espressione abbastanza da ebete, anzi, credo anche di essermi girato da un’altra parte. Non per indifferenza, più perché ero convinto che si fosse sbagliato. E, invece, quella notte, in mezzo a tante persone, i suoi sguardi hanno continuato a raggiungermi. Curiosità? Non lo so. Da quella sera, però, non ci siamo più rivisti. Rivedo i suoi amici, vorrei chiedere loro qualcosa, ma non si fa. Due miei amici, che lo conoscono, hanno risposto: uno con una smorfia (come a dire “non mi piace”), l’altro con uno “se la tira”. Vorrei lasciare scivolare via il ricordo di quella notte, che non potrà portare a nulla di buono, ma non ci riesco. I suoi post acchiappalike (e li acchiappa perché quello sguardo è una calamita) sono uno specchio della vita dello #gnocco medio romano (e, in fondo, milanese). Alto livello di socialità rigorosamente under 30, un numero imprecisato di spasimanti (oltre al blogger romantico che gli dedica post…), e una connessione a Grindr che è il reparto macelleria del supermarket, un catalogo 18-30 (anni) da sfogliare e il pezzo di carne da scegliere. Sceglie lui, #occhiblu è lì, seduto al leggìo, che dispensa sguardi e attenzioni. Ama riceverne, ma raramente li ricambia. Un po’ mi è venuto il dubbio che abbia la sindrome della profumiera. Insomma, uno che ama farlo annusare in giro, senza mai darlo. Ma sono sensazioni basate su nulla di concreto. Io l’ho cercato, ma non l’ho più trovato. Qualche like qui e lì, per dirgli che lo seguo. Ricambiato – anche se erano ad un paio di ragazzi che avevo postato (che vorrà dire? Loro più di me?). Insomma, sono rimasto appeso a quella notte in cui ci siamo incrociati. Lo sguardo mi ha regalato fantasie su fantasie, che non sono sessuali, perché quando una persona mi interessa, l’ultima cosa alla quale penso è quella di farci sesso. Il sesso non ci fa apprezzare le piccole cose, le carezze, i baci, i morsi. Meglio le coccole, gli abbracci, quelli forti, da togliere il respiro. L’altra sera, al GIAM, ho incrociato un ragazzo. Era fiorentino. L’ho incontrato in un angolo buio. E l’ho abbracciato. Lui si è fatto stringere. Alza lo sguardo e mi sussurra nell’orecchio: “Che bello che mi abbracci, non capita spesso”. Abbracciavo lui, ma in realtà abbracciavo l’idea di affetto e vicinanza ad una persona che mi vuole bene. Se devo essere realista, non penso che #occhiblu mi possa offrire nulla. E’ nella fase in cui vuole leggerezza, quella in cui ci si circonda di bellezza perché la reputazione social è importante (il suo Instagram sembra un catalogo della Elite…), quella in cui se si esce con qualcuno è soprattutto per aggiungere una medaglia al catalogo dei premi vinti. Non so se ci rivedremo, forse all’aperitivo o forse dove lavora – in linea d’aria siamo a un chilometro e mezzo scarso dalla sua occupazione diurna – ma non ci penso più di tanto. Questi anni mi hanno abituato a non farmi male quando mi scontro con i muri altrui, a capire le ragioni dell’indifferenza e, soprattutto, a non offendermi se i miei bisogni difficilmente potranno essere recepiti dai ragazzi ai quali resto appeso.

E’ bello incrociarsi per una notte. Senza parlarsi. Immaginandosi, però, abbracciati, su un muretto, al Gianicolo. E sognando di avere qualcosa da dirsi, giorno dopo giorno.

Ciao #occhiblu, è bello ricordarti.

Chi ieri sera è passato in quella gabbia di pazzeh del sabato notte, non puo’ non aver notato il blitz dei tre riverboys sul palco. Blitz gentilmente offerto dalla direzione artistica, che ci ha permesso di ricordare a tutti l’appuntamento del 14 gennaio all’Apartment bar. Eravamo tutti emozionati, l’ultima volta un Riverboy ha rischiato di cadere dal palco (aveva infilato il piede in una fessura…). I lecca lecca, anche ieri, sono andati a ruba. A immortalare la scena, tra gli altri, l’oggetto del desiderio di River da ormai circa tre mesi: #fotografognocco (che si è scoperto essere a #trecolonne).Ormai  ruba la scena ai gogo più gnocchi. Tutti meno uno: quello nuovo, arrivato ieri sera, fresco fresco. Diciotto anni, biondino, forse un po’ intimidito da quell’esercito di cagneh (ehm…), ma un vero spettacolo.
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Un’altra notte è scivolata via fino all’alba e qui siamo felici di sentirci sempre più a casa nostra nel mondo GIAM :)

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Ethan è piccolo, ha 8 anni, ma ha sempre avuto un sogno: truccarsi come una Drag Queen. Un sogno che, come racconta l’Huffington Post, è diventato realtà, quando è entrato in un negozio di cosmetici, con la madre. “Ethan  ha visto su Youtube molti tutorial e vorrebbe imparare l’arte del trucco”, ha detto la mamma. Ad accoglierli nel negozio, Joey Killmeyer, che da 15 anni lavora come truccatore. Season Wilwert, mamma di Ethan, intervistata dall’Huffigton Post si è augurata che la sua apertura mentale, verso i desideri del figlio, possa essere di ispirazione agli altri genitori, “affinché apprezzino le qualità dei loro figli”. “I bambini vanno amati incondizionatamente e incoraggiati a coltivare i loro talenti e le loro passioni”, ha spiegato. “Se i genitori li sostengono e incoraggiano, possono essere sicuri di se e credere in loro stessi. Noi genitori dovremmo essere i più grandi fan dei nostri figli. La società – ha aggiunto – deve superare gli stereotipi e accettare il fatto che un bambino possa essere truccato, per esprimere la sua vena artistica. Questo, ovviamente, non altera il suo orientamento. Lui sta giocando, in quanto bambino. Non serve essere di mentalità chiusa, perché così si farebbe del male ai bambini”.

Applauso!

A me non è mai successo. Avrei comunque detto subito di sì.

Nudità in strada/La doccia.

January 7th, 2016

Il ragazzo, carino, ma soprattutto con un accento che mi fa morire, si doccia (nudo) in strada. Nella (quasi) indifferenza di chi gli passa attorno.

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Manca una settimana esatta al primo appuntamento del 2016 di apeRIVER, giovedì 14. La nuova location, più spaziosa, è l’Apartment Bar, nella zona della Sapienza (è in via Marrucini): un vero gioiellino vintage, con salotti che ricordano l’atmosfera di casa. Il padrone del palco non poteva non essere Giusva, volto indiscusso di questo aperitivo che ospiterà, stavolta, Arianna Alvisi, reduce dall’esperienza a “The Voice” e attualmente impegnata con la formazione funk “Acoustic Vibes”. Una gran voce, oltre che una simpatia travolgente. E a proposito di simpatia tornerà anche quella portata in scena da Vincenzo De Lucia, l’imitatore dei personaggi televisivi femminili più amati dai gay: dopo Maria de Filippi, Mara Venier stavolta Vincenzo impersonerà Barbara D’Urso, coinvolgendo il pubblico e i River Boys in esilaranti sketch. E poi un altro gradito ritorno: Diego Conti, giovane cantautore (ha appena 20 anni), che con la chitarra ha accompagnato Clementino nel brano che presenterà al prossimo Festival di Sanremo. Ancora una volta l’ingresso a questo appuntamento eterofriendly sarà gratuito e i lecca lecca accoglieranno i nostri ospiti. Ci sarà un buffet e chi lo vorrà potrà aperitiveggiare (10 eu, buffet con drink).

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Abbiamo faticato non poco per questo cambio di locale, perché cerchiamo sempre di offrire il meglio, in termini di accoglienza, al pubblico. Ma cambiare ci piace. Che è un po’ il motivo per cui River ha cambiato 5 volte casa in 4 anni.

Ci si vede giovedì 14 :)

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Il 26 gennaio si discuterà, al Senato, il disegno di legge sulle unioni civili. Il movimento anti-gay – le Sentinelle in piedi, ovvero quell’esercito di integralisti omofobi e bacchettoni – ha lanciato l’iniziativa “Un’ora di guardia”. Un’ora di preghiera contro questo disegno di legge. Tramite il loro sito, è possibile “impegnarsi” per 60 minuti, durante i quali augurarsi che lo Stato italiano non ci conceda gli stessi diritti delle coppie eterosessuali.

Una roba che fa rabbrividire. E mi chiedo se Dio voglia davvero ascoltarle, queste preghiere cariche di odio.

 

Il bestemmiatore ha il fisico.

January 4th, 2016

Ha 21 anni, è di Taranto e si chiama Vito Zingarelli. Alias Cobra (nick tatuato sul braccio). Il ragazzo, che è stato intervistato nientepopodimeno che dal Corriere della Sera, è l’autore del bestemmione di Capodanno. Tralasciamo le giustificazioni sul perché del gesto, notiamo con piacere che il giovine ha un fisico niente male.

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Anno nuovo, stessa formula per apeRIVER, l’appuntamento nato da questo blog lo scorso mese di novembre, quasi per scommessa, e cresciuto giorno dopo giorno grazie ai suoi ospiti e all’atmosfera speciale che il pubblico può respirare. Si torna il 14 gennaio, con ospiti musicali ma anche con l’intrattenimento offerto da un volto molto amato dal pubblico “riveriano”. La grande novità, però, è rappresentata dal cambio di location. Come River ha cambiato casa sua 5 volte in 4 anni, così anche apeRIVER ama (r)innovare, sperimentando nuove sistemazioni e formule. L’idea di un aperitivo itinerante ci piaceva molto e, quindi, giovedì 14 saremo a San Lorenzo, nella zona universitaria. Dove? Tutti i dettagli arriveranno presto.

Stay tuned.

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E niente: i river-lettori si confermano ancora una volta dei segugi da far paura. Il gelataio fotografato qualche giorno fa alla stazione Termini adesso ha un nome: Danilo. Ha 25 anni è di Roma e lavora per GROM da un annetto. Tipetto alternativo, molto ye ye, aggiungiamo noi: sempre figo (grazie a Renato!).

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Evviva il gelataio #gnocco. A breve nascerà un fan club, River presidente onorario.

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I pruriti del giovane Eden.

January 2nd, 2016

Eden Hazard, classe 1991, è un calciatore belga, centrocampista del Chelsea e della Nazionale belga. In campo è un toro, che spesso deve combattere con i pruriti in zona #pacco. E le dimensioni sembrano essere di tutto rispetto.

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Da oggi tiferemo Eden.

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Due simpatici (e #gnocchi) giocatori di rugby della squadra dei Polecats prendono il posto degli assistenti di volo su un volo australiano, arrivando persino a togliersi la t-shirt. Applausi.