Rientro dal lavoro, domenica sera, pioggia, stanco. Te ne sei andato, come preventivato, senza colpi di scena, senza sequenze alla Pretty Woman, limousine sotto casa, citofonate, sorprese, mazzi di rose, inviti a C’è Posta per te. Niente. Ciao ciao, non è cambiato niente, tutto come prima. Tutto come da copione. Che non ho scritto io. Ma ci può stare, anni di assenza, pochi contatti, in fondo non credo di averti mai cercato in modo particolare, dopo il nostro primo e unico incontro, attraverso questo blog.

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170 settimane fa. Scorro l’album delle foto su Instagram. Operazione rischiosissima. Dribblo one night stands, due case, micio young, vacanze veneziane, estati al GayVillage, instant crushes, meteore di ogni genere, delusioni fatte addominali. E poi arrivo a quei due scatti. Sul mio divano. Davanti al quartiere Coppedè, la mia terzultima casa (tra poco sarà la quartultima…), quella in cui è crollato il soffitto del bagno. Appuntamento al Verano. Pioveva. Anzi, diluviava. Poi da me. Due ore di baci, leggo l’hashtag che dice tutto. Io sono in pigiama. Mi ricordo di essermi inzuppato. Tu avevi le scarpe fradice, erano AllStar, ovviamente. Siamo rimasti umidicci ad abbracciarci, vivendo quella parentesi per quello che era: qualcosa di irripetibile. Avevi la tua vita a Torino, e lo rimarcavi sempre. Che non ti saresti potuto spostare e che, non lavorando, non potevi certo viaggiare frequentemente. Era una scusa, mi dico, se ci si vuole vedere, si abbattono tutte le barriere, anche economiche. Ma, in fondo, quella pillola poteva essere ingerita così com’era. Forse ero ancora troppo preso da Allstarboy. Ci salutiamo. I baci che ci scambiamo mi sembrano profondi, di quelli che non mi capita di dare spesso. E non mi importa che la cosa possa non essere reciproca. La felicità può essere anche a senso unico, se presa a piccole dosi.

Rileggo le conversazioni che abbiamo avuto in queste 170 settimane. I vaghi “vediamoci”, il tuo raccontarmi delle storie, dei tradimenti, delle gelosie, del fidanzamento (e di lui che non sarebbe stato felice se fossi sceso a Roma), del mio lavoro. Nulla di più. “Sì, dai, prima o poi ci si ribecca”, sassi lanciati nel mare e destinati a scomparire alla chiusura della chat. Promesse da one night stand che su quei baci non sono pronti a scommettere, a investire. Quasi 700 chilometri ci separano, altri amici, vite così diverse, tu studi, io lavoro. Uno di noi ha ancora tutta la vita davanti, 23 anni e sentire tutta la loro spensieratezza, l’altro ha tanti album dei ricordi da sfogliare e in tasca solo un pezzo di pessimismo da masticare all’occorrenza. Non ci siamo cercati, è vero. Non più. Niente buon Natale, buon compleanno, niente curiosità su quello che accade nella mia vita, sulle cose che scrivo. Sul tuo profilo Facebook non vado spesso, quando capita sei con i tuoi coetanei, e non riesco ad immaginarmi in una foto con te. Ma del resto è questo il destino di una parentesi, niente contaminazioni di mondi e affetti. Ma tant’è. Arriva l’apeRIVER, a novembre, ti informi, dovresti scendere a dicembre. Il viaggio salta. Me la prendo. Mi riscrivi a gennaio. Nel frattempo ti sei lasciato, anche se il tuo ex è una presenza che aleggia intorno a te. Vi vedete ancora, qualcosa capita, una storia che pare non volersi chiudere. Arrivi e ti materializzi con lo stesso identico sapore di 170 settimane fa. Il sapore dei baci, della saliva, la forza di te che mi stringi. No, non può essere passato tutto questo tempo. Se ci penso, vorrei piangere. E da solo piangerò. Perché so che restiamo sempre e solo una parentesi, limitata nel tempo, divisa nello spazio, unita da un pensiero che non è abbastanza forte e che non è in grado di smuovere le barriere materiali che ci separano, di unire vite così diverse. Però stiamo bene. Quando balliamo. Andiamo al teatro, e ci teniamo per mano. Passeggiamo. Parliamo. Non del passato, di quello che è stato. Sarà che non mi interessa, voglio solo il tuo oggi, esserlo. Il domani è fuori da quella parentesi, argomento tabù. Nelle foto di gruppo chiedi di non essere taggato, evidentemente ci sono cose che non posso sapere, persone della tua vita che vorrebbero sapere ma non possono neanche loro. Lascio scivolare via il pensiero tra le cose ininfluenti; le parentesi, del resto, non hanno il diritto di essere presenti nella timeline della quotidianità. Ceniamo con una mia collega, ormai cara amica. Si fa colazione insieme. Sembra tutto così maledettamente normale, e la cosa mi piace.

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Te ne vai. Da casa mia. Resti a Roma per altri giorni, per un corso, con degli amici. Vorrei rivederti, e te lo dico. Ma non è possibile. O meglio, non vuoi. Del resto lo hai detto tu stesso, che a Roma non potrai più venire, perché hai la tua vita a Torino, che devi finire le tue cose lì, che hai un mondo ad aspettarti, più grande dei baci che ci siamo scambiati. Ho apprezzato la tua brutale sincerità. Uno schiaffo, su guanto chiodato, che ha avuto l’effetto (per fortuna?) di far evaporare sogni e fantasie. Un po’, lo confesso, inizio ad essere stanco, ad accusare la fatica di questi scontri frontali coi muri della realtà, mi sento come un maratoneta che è vicino a raggiungere la sua meta, quei 42 chilometri che deve correre sudando e faticando. Vorrei fermarmi prima, avere il coraggio di barare, chiudere tutto, piombare nel buio, ma la paura mi consente ancora di continuare a correre. E’ il destino dei curiosi, di quelli che non vogliono andarsene all’improvviso abbracciando il vuoto, perché poi non saprebbero cosa succederebbe. Grazie curiosità, se sono ancora qui è merito tuo.

La vita (mia) è così. Trovarsi per riperdersi subito dopo, senza avere il coraggio di dirsi addio.

24 Responses to “Una parentesi, oggi come 170 settimane fa.”

  1. luketop Says:

    cambia target river e vedrai che la tua vita avrà la svolta

  2. dubbioso... Says:

    @luketop e perché dovrebbe? Rileggi il blog: sono scene già viste. Evidentemente cerca questo perché gli piace questo. Spero solo si faccia una bella buccia: quando sarà troppo over anche per un’avventura, la solitudine sarà insopportabile.

  3. Casualboy Says:

    Non ho mai commentato questi tuoi posto per il sacrosanto diritto di libertà, ma vedendo che continui a soffrire, mi sento in dovere di dire una cosa…
    Tu cerchi una stabilità economica, una serietà ed una maturità che un 22enne (età media del tuo target) che non potrà MAI darti.
    A tutti piacciono i ragazzetti con l’addominale, ma se oltre il one night stand cerchi qualcosa di più (e la cerchi), dovresti salire un pelo…
    Con affetto, ovviamente.

  4. Luis Says:

    Ha fatto benissimo. Mai inseguire una chimera o improbabili sogni d’amore seppur vissuti intensamente per pochi giorni, se ne esce solo con le ossa rotte.

  5. luketop Says:

    @Casualboy concordo al 100% con te!

  6. Razzo Says:

    Ma come si faad andare appresso ad un pischello senza ne arte ne parte… Strade che non spuntano…

  7. riverblog Says:

    Scusa razzo, tesoro mio, ma che ne sai che è un pischello senza arte e né parte?

  8. P_ Says:

    @casualboy mi sento sinceramente offeso da ciò che dici. Ho 23 anni, non ho una stabilità economica perché lo stato italiano non me lo permette; ho l’addominale e per questo dovrei essere additato come oggetto utile ad una one night stand? Avere 23 anni e un addome scolpito non preclude assolutamente alcuno sviluppo. Tra me 23enne e il mio ex ragazzo 35enne, il vero ostacolo agli sviluppi della vita di coppia è stato il suo comportamento infantile: eppure ha un lavoro stabile e un’età che dovrebbe garantire serietà e maturità; chissà perché, poi, i maggiori fruitori della fascia 18-24 siete proprio voi sedicenti maschioni seri, maturi e lavoratori. Ma fatemi il piacere!

  9. Michael Says:

    scusa ma da un ventenne cosa pretendi ? Prova ad uscire con qualcuno della tua età e che magari ha le tue stesse aspettative di vita dopo anni di porte in faccia e delusioni di cuore e non

  10. Marcus Says:

    Finché ci saranno persone che fanno ragionamenti simili sull’età anagrafica saremo ancora ai tempi del Medioevo. Un 23 enne, così un 18 enne sono persone adulte e libere di scegliere, coscienti e responsabili su tutto. L’età non conta un cazzo in qualsiasi rapporto, ovviamente entro certi limiti. Amicizia, amore e frequentazione tra un 20 e un 40 enne non ha nulla di male, ovvio se fosse tra un 20enne e un 70 enne allora si.
    E da 30enne vi posso dire che molti miei coetanei hanno cervelli da bambini di 13 anni.

  11. dubbioso... Says:

    @Marcus, uno può raccontarsela come vuole, ma la differenza di età ti presenta sempre il conto. Le eccezioni esistono, certo, ma mai a 20 anni. Poi possiamo dirci tutte le belle cose che vogliamo, come fai tu. E crearci l’alibi, piuttosto infantile, di 30enni immaturi. Tra un 20enne ed un 40enne ci può stare la frequentazione, la curiosità nell’incontro tra due esperienze di vita che necessariamente sono distanti, in cui il 20enne trova il fascino dell’adulto che ha raggiunto magari una posizione, che ha saputo affrontare le situazioni di scelta che la vita adulta comporta, ed il 40enne che sente il profumo della carne fresca e soddisfa una sottile vena feticista appagata da un senso di potenza e virilità che spesso nella vita di relazione non ha. Poi possiamo dirci tutte le fregnacce che ci pare, ma certe “storie” le misuri con il numero delle scopate. Il problema, è quando è l’adulto che resta solo e sconsolato mentre l’imberbe 20enne fa le sue scelte. E mi pare che a Riv succeda sempre così. E questo è il mondo capovolto. #escidallafavola

  12. Casualboy Says:

    Caro P_, a parte che ho 28 anni e anche io vado in palestra, quindi la tua accusa nei miei confronti regge poco… Ho solo parlato per sommi capi dicendo la verità, che può coinvolgerti (e bruciarti) o meno.
    Detto questo, nessuno accusava il singolo 20enne, ma è logico che una certa mentalità, posizione economica e sociale che ha un 40enne non può e non deve essere replicata in un 20enne, perché sono età completamente diverse, con due fasi di vita differenti.
    Se te a 20 anni ti paragoni a un 40enne… beh, mi spiace per te, io non ne andrei fiero.
    Quindi rimane il mio consiglio che, se oltre al one night stand si cerca altro, uno potrebbe PROVARE ad alzare un po’ l’asticella, tanto a cambiare ci vuole un attimo

  13. dubbioso... Says:

    @P__, scusa. Volevo leggere il tuo commento. Poi sono arrivato a “non ho una stabilità economica perché lo stato italiano non me lo permette” e mi è salito il vomito. Il qualunquismo in un 23 enne è peggio di una ragade al culo.

  14. riverblog Says:

    Io trovo molto riduttivo e anche banale ridurre tutto ad una questione d’etá.

  15. Marcus Says:

    @dubbioso
    non sono affatto d’accordo. L’età sta nella maturità di una persona, non nel numero dei suoi anni. Per frequentarsi, stare insieme, ecc, servono gli stessi ideali, gli stessi valori, le stesse passioni, avere gli stessi obiettivi, un percorso da percorrere e a raggiungere in comune, che sia esso un’amicizia, una storia o altro.
    E non è vero che certe storie durano giusto il tempo di alcune scopate, significherebbe generalizzare tutto. Ci sono un sacco di coetanei, di ogni età, che stanno giusto insieme ma si fanno di tutto reciprocamente e sono infelici. E ci sono altri, con stessi valori e ideali, che stanno insieme da una vita.
    Prendo ad esempio, tanto per citare qualcuno, nel mondo dello spettacolo Rita Pavone e il marito Teddy Reno, insieme e felici da una vita. Lo sono stati anche Mike Bongiorno e la moglie Daniela e, seppur con meno anni di differenza rispetto ai primi, gli indimenticabili Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Concentriamoci a conoscere le persone e a giudicarle per come sono, non in base alla loro età.

  16. Razzo Says:

    Eh no l ‘etá conta altri interessi altre prospettive altri punti di vista. Non fermiamoci solo agli addominali se di addominali si tratta. Un ventenne si sente meno vincolato perche deve ancora crescere e sperimentare ma un ultratrentenne non deve nemmeno avere l’ossessione della storia d’amore. Cosi non vive piu… L’ultratrentenne.

  17. riverblog Says:

    Ora so diventato ultra trentenne? Pensa che torinese é magrissimo, zero addominali. Quindi pensa le cazzate che hai scritto.

  18. Razzo Says:

    Io facevo un discorso generale di differenza anagrafica notevole e hai commenti di altri di cui sopra non c ‘era alcuna intenzione di essere offensivo. Vabbé buon proseguimento

  19. Dubbioso... Says:

    @Marcus, fai esempi di millemila anni fa. La società è molto cambiata. Poi, è ovvio che l’età conta per la maturità che dovrebbe esprimere. È pacifico. Parliamo proprio di questo.

  20. Marcus Says:

    @ dubbioso
    Allora concordi con me in fondo. P.s. Gli esempi che ho fatto ok sono di coppie formatesi 50 anni fa, e allora la società era ben più chiusa e arretrata di ora.

  21. dubbioso... Says:

    @Marcus, no, per niente. Due persone di età così differenti esprimono (o dovrebbero) maturità differenti. Possono condividere amicizia, frequentazione. Ma difficilmente un percorso comune in termini di relazione affettiva profonda e quotidiana. L’età (e ci siamo capiti in che senso) ti presenterà sempre il conto. Se non accade è perché uno dei due rinuncia ad essere quello che potrebbe e dovrebbe essere. Come il maratoneta che si ferma ad aiutare l’atleta caduto: bel gesto, ma perde la gara. Del resto, mi sembra che il nostro abbia al proposito più di una riprova. O mi sbaglio?

  22. dubbioso... Says:

    @Marcus (segue): 50 anni fa si maturava molto prima perché la vita quotidiana ti portava ad affrontare certe responsabilità prima e con più rigore di adesso. E non scambiare la disinibizione con la maturità, ti prego: avere il culo come la giostra ti fa #cagna non adulto.

  23. Ivan Says:

    Ciao River, alla fine ci si infila sempre nel discorso età. Dovresti metterlo come sottotitolo: “Riverblog, ovvero del fastidio che danno i ragazzi(ni) a chi non può averli”.
    Però il problema è averli, o farsi avere.
    Vado si esperienza personale, che sulle teorie ci si è già scannati. Io avevo 23 anni, Paolo 41; 18 anni di differenza, o meglio 17 e 10 mesi che sennò lui si sente vecchio. Il prossimo giovedì, il 25 febbraio, festeggiamo 13 anni di relazione, convivenza e da 8 anni anche lavoro assieme. Ci piacerebbe un bel regalo dalla politica, ma è un altro discorso.
    Dicevo, l’importante è “avere” l’altro. Nei primi anni della nostra relazione ero io ad aver paura di essere lasciato non appena scaduta la mia età; cerca ragazzini? appena non lo sarò più, mi darà il benservito.
    Non è stato così, non poteva esserlo. Perché io HO Paolo; Paolo ha me. I gusti, le età, le preferenze, son cose buone per gli incontri, creano le occasioni. Poi c’è la vita vera, viene dopo e può essere bellissima. Ciao River, ti leggo sempre, anche quando ti darei uno schiaffo (leggero leggero)

  24. dubbioso... Says:

    “Dicevo, l’importante è “avere” l’altro”…
    “Perché io HO Paolo; Paolo ha me.”
    Si parlava, appunto, di maturità. Una tragedia.

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