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E alla fine ho ripreso in mano le scatole. Nuove. Sono andato a comprarle a piazza Zama, su consiglio di R. Prima andavo sempre da Ikea, ma non mi andava di guidare fino a Porta di Roma. Ne ho comprate 30, una decina di metri di plastica con le bollicine, tre nastri di scotch. Non basteranno, l’ultima volta erano 40. Penso di tornare al negozio il prossimo week-end. Stavolta le scatole tocca riempirle a me, della mia vita. L’altra settimana ho cercato di mettermi in contatto con l’ultimo traslocatore. Era simpatico, giovane, gay, si era occupato del trasloco da Trastevere a Monteverde. Ma non c’è più. Un incidente grave in Calabria, otto mesi di coma, e la morte. Non ho ancora cancellato il suo cellulare dalla rubrica. Così mi sono affidato a chi mi ha pitturato questa casa. Egiziano, tuttofare, ha detto che organizza tutto lui. Speriamo. Fa tutto, meno le scatole. E così ho iniziato a prendere questi pezzi di vita e ad organizzarli. Sono partito dai libri. Quelli dell’università. Del lavoro. Dell’esame da giornalista professionista. E’ la sesta volta che cambio casa dal 2011, ma ogni volta è un tuffo al cuore, riprendendo in mano pezzi del mio passato. Un passato che vive ancora dentro di me. Non sono tante le cose alle quali sono affezionato. Forse le cartelline dei ricordi. Quelli con le lettere (quando ancora si scrivevano), le foto (quando ancora si stampavano), i regali, i biglietti di auguri, e poi pezzi degli ex e degli amici, portachiavi, tazzine del caffè, telefoni cellulari da collezione. I mobili dovrebbero entrare tutti nella casa nuova. Forse un divano di troppo, ma vedremo di sistemarlo in qualche modo. Entra anche l’armadio a tre ante, in camera da letto. Il contratto devo ancora firmarlo, il padrone di casa vive a Palermo e ancora non sa se salire o se mandare all’agenzia una copia firmata. La data del trasloco dovrebbe essere nel week-end del 6 marzo. Con i proprietari della casa dove sto adesso dovremmo aver trovato un accordo: ormai si parla solo tramite avvocati, ma più o meno ci siamo. Lascio solo i due mesi di caparra (sigh), ma non pago nessuna penale per non aver rispettato la disdetta dei sei mesi. Non conosco bene la zona di piazza della Repubblica, devo intanto capire dove si trova il più vicino supermarket h24, il bar per la colazione, il ristorante aperto dopo le 24. Gli Spaghettari si allontanano, peccato. Si allontana anche la mia adorata Trastevere. Ogni volta mi chiedo cosa troverò, se ci sarà qualcuno che vivrà con me quella nuova casa. Chissà, come ho scritto più volte ho smesso di pensarci. Questa di Monteverde è stata la casa degli incontri mordi e fuggi (in alcuni casi tutti da dimenticare) e, quindi, non la associo a nessuno in particolare. Del resto sono anni che ciò non avviene. Dai tempi di piazzale degli Eroi, dove è sbocciato e fiorito l’amore per L. e per AllStarboy. In quella casa ho vissuto per sette anni. Mio record personale.

Sarei rimasto volentieri qui, se il soffitto non fosse venuto giù. Cambio, per non affezionarmi. Perché gli anni scorrono via veloci, e voglio viverla tutta, questa Roma dalla quale penso sempre di andare via, prima o poi.

(Yes, I try loving myself, all day long, but I still can’t figure out how to do that)

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9 Responses to “Preparando il trasloco. Con la vita nelle scatole.”

  1. zeno Says:

    Ciao Riv,
    ti capisco.
    Mesi fa anche io ho iniziato a inscatolare ricordi e non è stato per niente semplice abbandonare la mia prima casa.
    Chi se lo scorda il primo affitto, le volture, i litigi coi condomini, la raccolta differenziata e i tanti gingilli comprati in quell’anno.
    Ho letto note malinconiche fra le righe di questo post e quindi mi sento di scriverti poche parole ma buone.
    “In quelle scatole che stai chiudendo con i tuoi tre rotoli di scotch e le tante carte a pallini ci sono dentro anche io e tutti i follower, tutti coloro che da decenni ti seguono, tutti coloro a cui dai una voce.”
    Quindi toglieti st’aria malinconica e portaci a ballare alle serate e agli APE-river, raccontaci degli spaghettari e di tutte le belle mangiate che ti fai, e facci sognare.

    Sei un bravo blogger,
    sei una fenice,
    sei uno forte.

    z

  2. Giorgio Says:

    Guarda che non gli devi niente, altro che caparra, anzi ti spetta un congruo risarcimento per quanto da te patito. Il tuo avvocato dorme?

  3. riverblog Says:

    Giorgio, il problema è che la disdetta è di sei mesi. Ergo: potrei chiedere il risarcimento, ma quei sei mesi di affitto dovrei pagarli. Altrimenti loro potrebbero procedere con un decreto ingiuntivo. Io sicuramente vincerei una causa, ma parliamo di 4/5 anni.

    Zeno, ma è ovvio che voi siete con me. E chi vi lascia <3

  4. Giorgio Says:

    Capisco la voglia di fuggire, è tutto sommato chissenefrega delle mensilità, ma resta il fatto che gli strumenti ci sono. In caso di inadempimento grave del locatore (come nel tuo caso) non è assolutamente dovuto preavviso. Inoltre in causa potresti avere diritto fino a 36 mensilità di risarcimento se provi che l’appartamento era insalubre e pertanto sei stato costretto a lasciarlo senza che il proprietario sia opportunamente intervenuto.
    In ogni caso… In bocca al lupo! :) e goditi la casa nuova

  5. Giu Says:

    Ciao
    quando ho letto del tuo traslocatore di fiducia che è morto, mi è preso un colpo al cuore: era Mimmo?
    Lui era una persona speciale, anch’io non riesco a cancellare il suo numero…
    Baci
    Giu

  6. riverblog Says:

    Piccolo il mondo…

  7. Davide G. Says:

    Ma comprare una casa proprio no?

  8. Vanessa Says:

    Mannaggia River, se fossi domiciliata a Roma invece che qui nel Piemùnt orientale verrei a darti una mano e non solo perché sono semi disoccupata!

    Che malinconia le scatole di un trasloco! Io dovevo farne uno a settembre, poi è’ saltato tutto e morale della favola ho vestiti e casalinghi divisi in due città e regioni, tra cui quella bella tazza rossa mai usata…

  9. Federico Says:

    Ciao, mi hai fatto ripensare a quello che ho provato nel mio ultimo trasloco, e a quanto avevo scritto a riguardo. Penso già al prossimo, anche se sono passati solo due mesi, sembra già trascorsa una vita. Come passare di stanza in stanza, lungo un corridoio. Chiudersi le porte alle spalle e andare sempre avanti. Tanti ricordi si allontanano, quelli più importanti restano nelle scatole. Che di trasloco in trasloco, aumentano..

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