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Ne hanno parlato tutti, qualcuno anche a sproposito. E come faccio sempre, non ho letto una singola recensione di questo film osannato dal mondo Glbt. Non leggo le recensioni, perché penso che ognuno abbia il suo modo diverso di vivere un film e, quindi, un parere terzo non fa altro che alterare la nostra percezione naturale di quella data storia. Ora che ci penso, il fatto che sia ritornato al cinema rappresenta un po’ un evento. Da quando è finita la storia con Allstarboy – agosto 2011 – ci sono andato una sola volta (con un mezzo architetto, andammo piazza della Repubblica, il “nostro” cinema, e mai decisione fu sbagliata). E mi fa senso anche solo scriverlo. Con Allstarboy andavamo una o due volte a settimana e, quindi, non sono mai riuscito a superare il trauma dell’interruzione di quell’abitudine. Di quella e di molte altre, ovviamente. Torno al cinema con un ragazzo, vicino di casa, conosciuto qualche settimana fa su Facebook. Mi ha mandato prima un “poke” (roba di cui avevo dimenticato l’esistenza), e poi mi ha scritto un messaggio un po’ in stile Grindr. Altezza spropositata – siamo sul metro e 95 – capelli rasati, studente (te pare…) e, soprattutto, appassionato di cinema. Sabato scorso, alla serata “Poppe” (my first time, e quanto mi sono divertito…), ci siamo baciati in pista e poi altre volte da me, a casa. Zero sesso, solo coccole. Lo sento più come amico, ma chissà. Comunque, vado con lui, via delle Quattro Fontane. Non so di cosa parli il film, niente di niente. Ho intuito che si tratta di una storia di amore. Mi ci vuole poco a capire che, in realtà, è un po’ la storia della mia vita recente. E non solo dopo Allstarboy.

Weekend è la storia di due ragazzi, uno emancipato, l’altro no, uno dolce, l’altro più aggressivo, che si incontrano, in un locale dove non si va per discutere d’arte o d’amore, ma dove ci si scambia sguardi di intesa anche nei cessi. Un locale da rimorchio. Si conoscono lì e tra i due nasce qualcosa, subito. Quell’alchimia che porta due persone a volersi rivedere, subito. Che è un po’ la dinamica che caratterizza tanti miei rapporti recenti, dal bacio in su. I due dormono insieme, fanno persino colazione insieme, con lui che porta il caffè caldo all’altro (primo segnale che c’è un’intesa, niente fuga dopo l’orgasmo), parlano e decidono di incontrarsi di nuovo, quel giorno stesso. A metà film la rivelazione: uno dei due deve partire, dopo 36 ore, per l’America. Sostituisci America con Torino o Madrid o (…) e l’identificazione è pressoché totale. Il film è il racconto di un amore a tempo, della clessidra capovolta dove i granelli sono i baci e gli orgasmi che i due si concedono, prima di dirsi addio. Il rapporto cresce, ora dopo ora, aumentano le confidenze, i due cercano di farsi un riassunto delle puntate precedenti, in fretta, e ci riescono. Parentesi cocainomane (un vero peccato macchiare una storia d’amore con quella polvere bianca che, per fortuna, viene ignorata dalla stragrande maggioranza di noi) e poi, infine, l’ultima notte insieme, l’ultimo risveglio. Si salutano in stazione – e questo è un piccolo colpo di scena, quando uno dei due decide di raggiungerlo, senza avvisarlo. La fine è quella che ho vissuto n volte, si intuisce dall’inizio, non spoilero nulla. La fine è vita.

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Guardo negli occhi lo spagnolo che ho conosciuto stamattina. E’ qui con la famiglia, una decina di persone (madre, padre, fratelli, nonni) fino a mercoledì. Lo guardo mentre gli tengo la mano, dopo che abbiamo fatto all’amore. Ci siamo visti a Largo Argentina, ero rimasto colpito dall’altezza, il ragazzo, studente pure lui, è mingherlino. Barbetta, collabora con un sito internet spagnolo, scrive di politica, si interessa di arte. Parliamo di lavoro – il suo inglese non è il top, ma riusciamo a capirci – e ci abbracciamo, come se ci conoscessimo da tanto tempo. Cinque tatuaggi. Alcuni pianeti colorati sul braccio (in onore a un gruppo spagnolo, Los Planetas), uno sul petto e un’altro sul fianco. Mani belle, curate, piccole, ma forti. E uno sguardo deciso, con quegli occhi neri in cui mi sono perso dopo il secondo bacio. Gli scatto delle foto, le carico su Instagram davanti a lui, la cosa sembra fargli piacere. Mi chiede come mai non faccia il dj, visto che in Spagna tanti blogger gay lavorano nel mondo della notte. Bah. Mi accontento di aver messo su un aperitivo, lo invito, so che non verrà, ma chissà. E’ single e, anzi, si lamenta del fatto che non riesca a trovare un fidanzato. “Come me”, gli faccio notare, e ridiamo, anche se poi gli avrei voluto dire “e allora rimani, no?”. Ma si sa, Madrid rimane scomoda, nonostante la Ryanair. Lo saluto a Corso Vittorio Emanuele, dietro al suo hotel. Faccio per salutarlo con un bacio sulla guancia, lui mi prende e me lo dà in bocca. Forse ci rivedremo domani, prima della sua partenza.

Quanti “forse” ho dovuto digerire, quanti baci ho dato appoggiandoli sull’incertezza di un futuro che mi ha – finora – sempre allontanato dall’oggetto delle mie attenzioni, quanti Weekend di coccole e baci, prima di dirci addio.

E sì, continuerò ad essere così, a rincorrere un sogno e ad andare a sbattere, perché soltanto emozionandomi sento di essere vivo. Prima o poi, tanto, lo spiccheremo il volo, insieme.

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9 Responses to “Su “Weekend”, ovvero, la storia della mia vita.”

  1. Frocialista Says:

    Ecco.
    Posso onorarmi di averlo pensato a questo titolo quando l’ho visto la prima volta.
    E sono quasi sicuro di avertelo anche consigliato! ;)

  2. Valentina C. Says:

    mi viene da commentare così: <3

  3. BettyCook Says:

    Amore questa foto, in modo sexy

  4. Sebastian Says:

    Io non capisco:
    “Guardo negli occhi lo spagnolo che ho conosciuto STAMATTINA. […] Lo guardo mentre gli tengo la mano, dopo che abbiamo fatto all’AMORE.”

  5. riverblog Says:

    Se non capisci, é inutile che spieghi. E tranquillo: avrei capito pure se non avessi scritto stampatello.

  6. Beps Says:

    ….ho visto il film e ti ho pensato. Ho visto le foto di instagramm e te l’ho detto ” weekend”.
    Tu sei quel film. River,questi nove anni di frequentazione mi hanno fatto anche vivere le tue emozioni.
    Un abbraccio
    Beps

  7. LucaM Says:

    hai mai provato a vedere la serie Looking (dallo stesso regista)? Le storie ovviamente sono diverse ma le atmosfere si assomigliano…

  8. Vanessa Says:

    Mh… Da adolescente vidi “Prima dell’alba” (credendo fosse “Prima della pioggia”!!!!!) e mi dissi: mai e poi mai così, meglio tanta solitudine in più… Però che piacere leggere le tue situazioni affettivo-amorose! E chissà che questo spagnolo non diventi qualcosa di più…

  9. Vanessa Says:

    Ho visto ora la carezza sul ginocchio: dolcissima!

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