So che intorno a me ho tanta gente che mi vuole bene. Potevo mantenere il segreto, potevo. Potevo poi a 19 anni scappare a Milano o Roma, o comunque in una grande città e scappare dal problema, ma non voglio scappare. Perchè così avrei mentito, mentito a tutti, e soprattutto a mia madre. Ma non potevo rivelarle la verità su di me. Poi è successo che ha scoperto una mia “uscita” con un ragazzo, e lì sono iniziati i veri problemi. Chiedeva spiegazioni, e a lungo raccontare bugie mi tradivo da solo. Non è bello per una madre sentirsi dire “sono gay”. Non avrei mai voluto dirglielo. So che è una grandissima delusione, un’umiliazione. Subito ha reagito dicendo che da tempo lo sospettava, ma che non lo reputava possibile. Successivamente ha iniziato a chiedermi se ne avevo la certezza, e si aggrappava a tutto. Era una scena alquanto pietosa. Dopo quasi un’ora che ne parlavamo la sua conclusione è stata che la colpa era di internet, e dei siti che mi hanno deviato, e soprattutto delle mie amiche. Che mi hanno convinto di cose che lei reputa assurde. Che sono semplicemente confuso. Così mi ha tolto il computer. E di conseguenza internet. In questo modo, secondo lei, mi ha tarpato le ali, isolato da un mondo che lei reputa sbagliato. Poi è come se la sua mente avesse isolato il problema in una camera buia, e si rifiuta di guardare in faccia alla realtà, preferisce far finta di nulla. Ma non è finita qui. Non sono più libero di uscire: è lei che decide chi e quando posso incontrare. Non mi permette di conoscere gente nuova, gente come me. Non sono libero di provare anche io ciò che tutti gli adolescenti provano. Le prime cotte, il primo bacio, le prime storie. Mi è tutto negato. Perché sono gay. Sostiene che io mi sia fatto “incanalare in un tunnel” dalle mie amiche, e che io non mi sforzi assolutamente ad uscirne. Non ho scelto io di nascere così, ma voglio comunque vivere. Si vive una sola volta. Continua a dirmi che sono un bugiardo, che le ho sempre mentito, che devo vergognarmi. Non accetta le mie amicizie, quelle che mi hanno accettato nel bene e nel male, continua a criticarle, a scagliare insulti contro le persone che mi sono state vicine, quelle che mi hanno dato una spalla sulla quale piangere, quelle che mi hanno fatto ragionare, e disperate si sono precipitate a casa mia per calmarmi quando volevo dare un taglio alla mia vita. Un taglio definitivo. Non sono libero di vivere la mia vita. E la situazione sta diventando pesante per me da sostenere. Ho 18 anni e non posso decidere cosa fare. 18 anni non tornano più nella vita e non è giusto che io debba bruciarmeli a causa sua perché lei si rifiuta di accettare l’evidenza. È giusto che anche io possa fare le mie esperienza, gay o etero che siano. Ci sono momenti che vorrei fuggire, scappare via. River, che devo fare?

No tags for this post.

I commenti sono chiusi.