Sono allergico alle magliette dell’Hard rock cafe: un ricordo scontato, che si paga anche caro. Ma passo oltre: mi colpisce il contrasto tra i peli scuri e i pantaloncini chiari, che sono adagiati sulle gambe di questo ragazzo. Tutto il tempo del viaggio parla con la sua amica, salvo controllare il cellulare nell’unico tratto a cielo aperto, tra Flaminio e Lepanto. E’ la seconda volta che i capelli ricci mi piacciono. Un caso, forse.

Quando leggo le dichiarazioni dei vertici delle Ferrovie dello Stato sulla necessità di aumentare ancora i biglietti ferroviari, mi verrebbe voglia di invitarli nei cessi dell’Eurostar Firenze-Roma delle 18.43. Prima classe (ma sarebbe grave in qualsiasi altro luogo), intasati di carta, con l’urina o altri liquidi che colano in terra. Il tutto alla modica cifra di 47 euro: 94 euro andata e ritorno. E ’sti cazzi che le nostre tariffe sono le più basse d’Europa.

Toccata e fuga fiorentina, a trovare un amico. Visito una specie di casa studentesca, con all’ingresso i tornelli che hanno montato nelle stazioni della metropolitana di Roma (trattano gli studenti come viaggiatori o viceversa?). Solita confusione, accenti soprattutto meridionali, anche se incrocio tanti stranieri (la stazione ferroviaria è stata invasa da un plotone di americani). In un taxi decorato con un topolino che neanche le fan di Zac Efron si comprerebbero, non vedo nemmeno un lavavetri. Leggo però, in viale Morgagni, molti cartelli di protesta contro la nuova tranvia: per costruirla si dovrebbero abbattere decine di alberi. Gli ambientalisti o pseudo-tali sono ovunque. Persino Beppe Grillo è sceso in campo.

Qui la mezza giornata in scatti.

Capelli ordinatamente arruffati, prima di salire in metro studi la mappa della città, con le fermate della linea A. Non sei un turista, piuttosto sembri un adolescente alle sue prime uscite in metro. Le mani sono massicce, mentre la camminata è timidamente scoglionata. E’ un orario strano, per uno che teoricamente dovrebbe studiare all’università. Forse oggi vai a farti un semplice giro in centri. Scendi a Termini.

C’è qualcosa di rabbioso nel tuo modo di camminare, con lo sguardo rivolto verso il basso, volutamente ignorando le persone che ti stanno accanto. Anche quando ti siedi, lo fai assorto tra non so quale pensiero. Una sola volta i miei occhi incrociano i tuoi, per riabbassarsi immediatamente. Il tuo corpo comunica voglia di stare da solo, di non parlare. In spalla, lo zaino coi libri dell’università.

C. Deblank studia al college a Fort Lauderdale, in Florida. Alto 1.82, 20 anni, si definisce bisessuale. Ammette di avere un carattere difficile: va d’accordo soprattutto con se stesso (oltre che col suo unico migliore amico Jamie). Il suo sogno è sfondare le mondo della musica e della recitazione. Guida una Lexus IS350. E’ single e gli piace questa sua condizione: la sua ultima relazione è stata pessima. Passioni: andare alle feste, fare shopping, guardare le partite di hockey.

Qui le sue foto.

La scelta delle infradito è una scelta coraggiosa. Perché bisogna essere consapevoli dei propri limiti, e capire quando è il caso di esporre alla pubblica vista i propri piedi. Incontro questo ragazzo in infradito di ritorno dal lavoro. E’ straniero: lo capisco dal fatto che osservi in continuazione la mappa delle fermate della metro. Insieme a lui c’è una ragazza, seduta accanto a me. Ha delle infradito con il logo del Brasile. I piedi sono piacevoli da guardare: unghie curate, dita della lunghezza giusta, puliti con quel tanto di vene che servono a dare un pizzico di mascolinità. Un cerotto nasconde un’abrasione.

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Nell’umanità turisticheggiante che riempie - poco - i vagoni della metro, ti incontro insieme alla tua fidanzata. Coppia strana, perché lei, viso rugoso e brufoloso, dimostra molti più anni di te. Non è bella, manco un po’. Il tuo rosa, cappellino e t-shirt, sembra scelto appositamente per far risaltare la carnagione scura. Siete del sud. Quando ti alzi, per uscire, devi abbassare la testa per evitare di sbatterla contro i sostegni. La camminata è quella di tutti i giganti, tra il goffo e il dinoccolato.

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Quando studiavo all’American University of Rome mi era stata prospettata la possibilità di frequentare alcuni corsi nell’AUB (American university of Beirut). Non ci andai, più per pigrizia che altro. Si tratta di una delle università più prestigiose del Medio Oriente (fonte: Lonely Planet), gestita da privati, con un museo e le classiche cose che non mancano mai in un campus Usa: campi da tennis, beach volley, piscine, una libreria, e una cafeteria (con wi-fi gratis). In verità di americani non ne abbiamo visti molti. C’erano in prevalenza studenti dei paesi del Medio Oriente, ovviamente molto occidentalizzati, a cominciare dalla lingua usata per parlare tra di loro (l’inglese).

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Qui la mattinata in scatti (con due distinte visite da Starbucks).

Questione di pelle. Liscia, coi peli appena accennati, e le uniche increspature salienti sono quelle delle vene. Non riesco a capire se sia italiano o meno. Hai una bottiglietta di tè freddo in mano, che ormai deve essere diventato caldo. Prima di scendere, ti passo accanto. Sono curioso di sentire che profumo hai. E’ dolce e fresco.

Pedinando il modello.

July 21st, 2007

Incrocio la tuo bionda chioma arruffata (risultato, credo, dei colori di qualche parrucchiere) mentre giochi a carte con un’amica ad una tavola calda di schifezze fritte. Scalo tecnico, di mezz’ora. Infradito (in questo caso azzecatissime, insieme al look da surfista), uno zaino, pantaloncini corti scuri, camminata scoglionata. Sorridi spesso. Ti seguo fino al tuo gate.

Dedico questo post alla bellezza che sprigiona dal tuo sorriso.

Incontro questo ragazzo mentro aspetto, alla stazione Termini, il treno diretto per l’aeroporto di Fiumicino. Dall’accento direi che sta andando nel Regno Unito. Viaggia insieme al padre, col quale condivide lo stesso taglio del naso e del labbro superiore. Ha lo sguardo timido, e, durante i 25 minuti di viaggio, lo incrocio solo un paio di volte. Quando parlotta col papà, lo fa a bassa voce. Hanno una sola valigia, in due. Penso ad una brevissima vacanza romana. Le stesse scarpe di L., una t-shirt bianca, slip grigi. Peccato per le unghi non cortissime.

Buon viaggio, dovunque tu sia andato.

Parigi/ Volti in strada.

July 13th, 2007

Qui gli scatti rubati per le strade di Parigi.

Oggi si torna. Ciao Parigi.

Parigi/ Nei giardini.

July 12th, 2007

I giardini del Lussemburgo sono splendidi. Ricettacolo di un’umanità di tutte le età. Ci sono studenti che cercano di studiare (a torso nudo), fidanzati che si sbaciucchiano, nonnine che spingono le carrozzine coi nipotini, quelli che passano la pausa pranzo smangiucchiando un’insalata. E poi ci sono io. Che, ovviamente, mi sono beccato il cazziatone dalla vigilanza, perché mi sono sdraiato sull’erba (in effetti c’ero solo io).

Qui tutte le foto.

I nostri sguardi si incrociano un paio di volte. Inizialmente penso che possa essere gay o, comunque, “aperto”. Mi incuriosisci. Il fisico è scolpito, i pettorali si intravedono sotto alla t-shirt, così come anche le gambe muscolose che fanno fatica ad essere contenute nei jeans. Dal borsone spuntano un paio di scarpe da ginnastica: potresti essere un oggetto del desiderio per il feticista di turno. Sul pulmino iniziamo a parlare. Hai un forte accento francese, ma con l’italiano te la cavicchi. Qualche battuta e già mi spiattelli la tua ragazza. Amen. Fai l’animatore turistico, e vivi in Provenza: mi immagino una casetta isolata a pochi passi dal mare e il vento che soffia tutto l’anno. A Roma sei venuto a trovare la tua fidanzata. Fate su e giù a turni. In mano hai una Psp, rosa (immagino sia della ragazza). Voleremo separati: tu siedi sempre nell’ultima fila, io più davanti possibile. E, una volta atterrati, sarai in compagnia di una ragazza, bruttarella e cicciotta. Dall’aeroporto di Parigi (che Parigi non è, visto che si chiama Beauvais e si trova in mezzo a campi e mucche: ci tocca fare un’ora e mezzo di pulmino) si scambia qualche battuta.

Ciao, buon proseguimento.

Entri una fermata dopo di me. La cosa che mi incuriosisce di più è la busta gialla di tela che porti con te. Dentro intravedo degli asciugamani, forse stai andando al mare o hai dormito fuori casa. Le unghie sono corte, cortissime. Un pizzetto appena accennato, appena ti siedi appoggi la testa e cerchi di dormire. Trasmetti una sensazione di trasandato che mi ricorda tanto River Phoenix.

Esco dal vagone, e i tuoi occhi sono chiusi.

Nessuno è perfetto. Penso a questo mentre ti osservo partendo dai piedi e dalle relative infradito. Ma capisco che da turista che marcia per chilometri al giorno sotto al sole possano dare sollievo. Quando salgo, ti trovo già a dominare il vagone dall’alto dei tuoi non-so-quanti-metri. Quel che è certo che è sfiori il soffitto dei vagoni made in Spain. Come minimo fai molto sport: secondo me qualcosa tipo hockey o football. L’accento è britannico. Sei insieme a due amici, anche loro giovani e scoppiettanti di energie. Scendete a Spagna.

Bella la vita del turista.

Pochi giorni dopo averti scattato una foto, ti incontro di nuovo, mentre scendi dalla metro. Dello scatto, salvato nella memoria del mio cellulare, mi ero quasi dimenticato. Strane coincidenze. Rubo la foto una mattina mentre vado al lavoro. Nei dieci minuti in metro - sei salito prima della mia Cipro - cerchi disperatamente di chiudere gli occhi. Hai il mento appoggiato alla mano. Le braccia, lisce e attraversate da vene che risaltano sul colore chiaro della pelle, sembrano morbide. La camicia è leggera, sbottonata, e lascia intravedere un petto senza neanche un pelo, con una lunga catenina nera.

Sali per la scala mobile, e scivoli via sotto il sole estivo di una piazza rumorosa.

Giovani, felici di esserci, gay ma anche etero. Eccoli, i ragazzi del Pride.

Qui una carrellata più ampia.