A proposito di MyAir, piccola compagnia low cost italiana creata da un gruppo di ex dirigenti di Volare, mi è capitato spesso di leggere a proposito di casi di disservizi e di voli cancellati. Per questo non mi stupisce la mail che mi arriva da un river-lettore, a proposito di quello che gli è successo il primo maggio. Partenza prevista alle 9.30, effettiva ore dopo, in serata.

“Avevo organizzato di andare a Pantelleria con degli amici per il ponte; Volo con la compagnia charter my air, l’ unica che arriva sulla minuscola isoletta. Prenotiamo un volo alle 9:30 del mattino di giovedì primo maggio. Il lunedì precedente mi contatta l’ agenzia dicendomi che il volo sarebbe partito a mezzogiorno. Una volta arrivato in aereoporto scopro che il volo ha subito un altro ritardo e che sarebbe decollato solo alle 17.30. L’ aereo nel ritardo parte puntuale, e alle 17:30 si stacca da terra. Quando siamo ormai quasi arrivati il comandante ci informa che a causa della nebbia non sarà possibile l’atterraggio, e l’ aereo viene dirottato a Palermo. Siamo lasciati per 3 ore in una sala d’ attesa, dove arrivano anche i passeggeri di un volo per Pantelleria partito da Bologna, fino a che ci viene comunicato che la nebbia si è diradata e che l’ atterraggio sarà eseguito. Veniamo caricati tutti assieme su un aereo più grande, e una volta in volo nella meraviglia di tutti il comandante ci avvisa che l’Enac non ha ancora acconsentito all’ atterraggio e che probabilmente saremo costretti a tornare agli aereoporti di partenza, prima a Bologna e poi a Bergamo. Fortunatamente siamo riusciti ad atterrare, ma personalmente mi ha dato molto fastidio il fatto che non ci abbiano comunicato la possibilità di un fiasco prima di imbarcarci”.

Penso che se un comandante mi informasse in volo che le condizioni per l’atterraggio non permettono di scendere, promuoverei un referendum tra i passeggeri per cambiare immediatamente destinazione. Scherzi a parte, ti consiglierei di rivolgerti ad un’associazione di consumatori (magari l’Adoc), per verificare se ci siano le condizioni per poter chiedere qualche rimborso.

Caro River, sono uno studente di 18 anni e frequento l’ultimo anno di liceo. Qualche giorno fa ho letto un tuo intervento riguardante gli attacchi di panico. È più o meno da settembre (dall’inizio della scuola circa) che soffro regolarmente di attacchi di panico. Questo mi capita durante le lezioni o anche semplicemente in mezzo a tanta gente (durante la ricreazione). Ho un aumento della sudorazione, nausea, mal di testa e difficoltà a deglutire. La cosa si manifesta in maniera peggiore nei momenti in cui mi trovo in una sala con 200-300 persone…sento di svenire da un momento all’altro. Cerco di pensare a qualcosa che mi possa distrarre, ma non ci riesco. Continuo a ripetermi che sto bene, ma non serve a nulla. Ho cercato di mangiare cicche, di bere acqua, di ascoltare musica di nascosto, di cercare di distrarmi parlando con gli altri. Niente di niente. Cosa posso farne per uscirne? Sono stufo di sentirmi male in pubblico, sono stufo di rifiutare di uscire con gli amici solo per la paura di avere qualche problema, sono stufo di avere l’impressione di aver buttato letteralmente nel cesso un anno di vita.
Dovrei andare da una psicologa? La paura è che si inizi con delle terapie lunghe, troppo lunghe, e che non portino a nulla. Dovrei andare da uno psichiatra? Non voglio diventare uno schiavo dei farmaci.
Dovrei trovare qualcuno con cui confidarmi? Mi è difficile, il mio carattere asociale e solitario mi è veramente d’ostacolo. Non riesco neanche a parlare con mia madre, ho la sensazione di essere giudicato… L’anno prossimo l’università in un’altra città, lontano da casa e dagli affetti, e forse è questo che mi provoca tanta ansia. O forse il mio sentirmi solo e non apprezzato? O la mia scarsa autostima? O il pensare sempre a cosa pensano gli altri di me?

Faccio subito una premessa: non sono un medico e i miei consigli nascono dalla mia personalissima esperienza con gli attacchi di panico, 7 anni fa. Intanto chiariamo una cosa: gli ADP sono una malattia, e non vanno assolutamente presi sottogamba. Quando io mi sono ammalato, sono arrivato ad un punto in cui non potevo più uscire di casa. Questo perché li ho sottovalutati, e ho atteso mesi prima di farmi vedere da un medico. Quindi, primo errore da non fare: aspettare che passino da soli. Quanto alla cura, posso dirti che ci sono due percorsi. Quello psicoanalitico, che può essere breve o lungo (un “corso” anti-attacchi di panico puo’ durare anche solo tre mesi): ti insegneranno ad analizzare ogni singolo attacco di panico, a capire cosa c’è dietro e a vedere che c’e’ una relazione causa-effetto tra alcune situazioni di stress e di malessere psicologico e l’ADP. C’è poi il percorso farmacologico: alle medicine si ricorre, in primissima istanza, se il soggetto è fortemente debilitato, se non riesce più ad uscire di casa, se gli ADP si presentano spesso. Non ragionare per luoghi comuni: i farmaci fanno male, se presi senza essere seguiti da un bravo medico. Inoltre, non confondere gli psicologi con gli psichiatri: in estrema sintesi, posso dirti che per le cose “serie” è meglio fare ricorso ai secondi. E ricorda: se ne esce sempre. Forza e coraggio.

Sto passando un periodo un po’ strano. Convivo con M. da circa 2 anni. Fino a poco tempo fa faceva l’operaio.  A dicembre, gli è stato offerto un lavoro molto importante, sempre nella sua azienda, ma molto diverso da quello di ora. Da operaio a tempo determinato, si è presentata l’occasione di crescere. In particolare di occuparsi dell’assistenza, dei prodotti all’estero. Ne abbiamo parlato tanto, e vista la grande opportunità, abbiamo deciso che questa era la cosa migliore. Stanotte lui parte per la Colombia, sta lì una settimana, poi due settimane in Messico, poi una Spagna. Tornerà a casa, starà qualche giorno, e poi ripartirà per chissà dove. Come si fa, River? Tu che viaggi spesso, hai la risposta? Come fa, chi sta a casa, a vivere bene? Ho tanta paura. Paura di non riuscire ad affrontare questa cosa, paura che con questa cosa, il nostro rapporto finirà. E’ possibile, continuare una cosa così? E’ possibile voler costruire un futuro con una persona, che vivrà con la valigia sotto al letto? Tutti mi hanno detto, che se c’è l’amore, non sarà questo a rovinare tutto. Non voglio iniziare la descrizione di quanto ci amiamo, ti dico solo che ci amiamo. Che sono fortunata ad averlo incontrato nel mio cammino. Ma che ho tanta, tanta paura di perderlo. Era da qualche giorno che mi frullava l’idea di scriverti queste cose. Spero che potrai darmi un consiglio. Federica

La presenza fisica dell’amato conta, eccome. Però, se è stata preceduta da un periodo in cui ci si è conosciuti bene e si ha avuto la possibilità di declinare nella quotidianeità un rapporto d’amore, allora una separazione diventa meno dolorosa. La parola che ci fa paura è sempre la stessa: il futuro. Lo perderò? Ci lasceremo? Mi tradirà? Domande che sono uguali per tutti, persone con o senza valigia sotto al letto. Tu sei certa dei tuoi sentimenti, bene. Se lo è anche lui, posso dirti che l’amore avrà la meglio. Certo, sarebbe meglio se entrambe aveste la certezza che un giorno lui potrà tornare a lavorare in Italia. Ma per adesso, prendete questa esperienza come una nuova sfida, un’occasione per mettere alla prova il vostro sentimento. Non chiederti troppo cosa sarà domani. Quando stanotte scivolerai sotto le coperte, e lui ti aspetterà, stringilo a te. Sarà un ricordo che lo accompagnerà ovunque.

27 anni, ricercatrice universitaria, storia di 9 anni con pochi sussulti che già mamma e papà vedono benedetta dal parroco e…persa per un 19enne che non sa cosa sia un congiuntivo, pazzo e immaturo, l’antitesi di un futuro sicuro e stabile. Perchè River? Me lo sai dire tu perchè io oltre a picchiare la testa al muro ripetutamente sperando che quel ragazzino stupido mi scivoli fuori dalle orecchie, non so che altro fare? Non so perchè scrivo a te, forse spero in una risposta (se mai ci sarà ovviamente) che mi dia una smossa, e mi faccia capire che ho già perso troppo tempo ed è ora di seguire l’Amore, anche se ciò significa stravolgere vita-famiglia-progetti e tutto il mondo incantato di Kendi-Kendi. Oppure no? E poi perchè dovresti darmela tu questa risposta? Non credere che sia una frustrata senza amici coi quali confidarsi, sono meno triste di così… ho troppa paura anche solo a confidare a chiunque mi conosca questa cosa. Un outing particolare ma non meno impegnativo: amo quel ragazzetto che tutti considerate stupido e inutile perchè è meraviglioso e mi fa sentire meravigliosa. Come si affrontano le “diversità” River? Non sono pratica del campo.

Il fatto che tu, nella prima frase, inserisca - è una sintesi, d’accordo, ma hai operato una scelta - come fattore discriminante le vostre età, mi lascia pensare. Ho ricevuto altre lettere - non pubblicate - in cui la differenza di età era molto maggiore. Quindi parto dal presupposto che quegli 8 anni non contino molto (tra me ed L. c’è la stessa differenza). L’impressione che mi dai, è che quel ragazzo sia per te un pretesto per trasgredire, per sfuggire al tuo destino di ragazza destinata a sposarsi, ecc. Un’uscita di emergenza che, in questa fase, è come una bombola d’ossigeno per un sub schiacciato dal peso di un futuro sentimentale già scritto. A questo punto devi chiederti una cosa: ti serve un pretesto perché non hai voglia di crescere, e vuoi rimanere una 19enne, o non ami la persona che hai accanto? Fossi in te non mi preoccuperei troppo dei congiuntivi. Ci sono ricercatori più tonti di molti 18enni che ho conosciuto. Chiediti, invece, se la fuga dall’Amore - come lo chiami tu, con la A maiuscola - non sia in realtà un campanello d’allarme. La diversità, cara ricercatrice, è una questione interiore. E’ nell’interiorizzare quelle differenze che, spesso, ci vengono dal mondo esterno ma che, di fatto, non ci sono. Siete molto più vicini di quanto tu possa pensare. Quante persone sanno farti sentire meravigliosa?

Ciao River e intanto scusa se ti scrivo. Sono sposato con mia moglie che conosco da quando avevo 14 anni e spiegarle qualcosa che non conosco neppure io è impossibile e non intendo perderla per nulla al mondo. Sono andato in terapia, per capire la mia attrazione verso gli uomini che origine avesse ed ho capito che è meglio non darsi una risposta, sono almeno riuscito a pensare che incontrare un uomo rappresenta comunque una eventuale possibilità. Premetto che non riesco ad immaginare una vita senza mia moglie e verosimilmente nemmeno una vita accanto ad un uomo ma l’attrazione (forse enfatizzata) c’è ed è inutile negarla. Possibile che nessuno si accorga di nulla, che io non susciti l’interesse di qualcuno, a parte qualche sguardo per strada? Mi dirai che il contesto confezionato in cui vivo fa da filtro ed e’ vero, ma anche quando sono fuori e solo non cambia nulla benchè io non sia certo il tipo che si vada a cercare l’occasione. Come vedi è un gran casino e io ci sto proprio in mezzo, tuttavia, non mi sento, nè voglio sentirmi, uno sporco meschino…menzognero e quant’altro si dica si gli uomini sposati fosse solo per il fatto che non ho mai tradito mia moglie e se dovesse capitare qualcosa non potrei tenerle nascosto nulla. Puoi accendere un faro nella mia vita (con garbo per favore…) ?

Lasciando i fari a chi ha il carisma e l’ambizione di caricarseli in spalla, penso che il primo passo che devi fare è il seguente: quando provi attrazione per qualcuno che vedi in strada, fai conto che sia una donna. Così facendo riporti il problema ad un livello “normale”, che vivono tante persone sposate: è normalissimo sentirsi attratti da qualcuno, pur essendo felicemente innamorati. La domanda è: vuoi tradire tua moglie? La risposta puoi darla solo tu. Quanto alla tua bisessualità (immagino abbiate una normale vita sessuale), lascia stare terapie e affini e segui il tuo istinto. Se un uomo ti piace, perché devi chiederti perché ti piace? Quando mangi la cioccolata, ti chiedi perché la preferisci alla vaniglia ? No. E allora vivi la tua passione, segui il tuo istinto e, ovviamente, inizia a pensare che se davvero ami tua moglie, è il caso che gliene parli. L’amore è condivisione, ed è sbagliato tacere alcune cose per paura di perderlo.

“E’ la prima volta che parlo di me e del mio segreto: non so perché lo faccio adesso e con una persona che non conosco, ho deciso di scriverti perché vedo il tuo sito internet e ti ritengo una persona intelligente. Ho 33 anni, sono gay e sono vergine, abito in un paesino di 6000 abitanti nella pianura padana, vicino a Milano. I motivi che mi hanno spinto a non confidare a nessuno questo mio segreto e a rimanere assolutamente insospettabile sono principalmente:
1) la famiglia: i miei genitori sono all’antica e per loro l’omosessualità è abominio, non mi sento di parlare con loro di questo fatto perché non capirebbero e non avrò mai la loro comprensione …;
2) la società: vivere in un paesino, con una mentalità chiusa, dove tutti conoscono tutti non è facile per chi è gay: adesso che a fatica mi sono ritagliato un ruolo nella comunità non voglio diventare la barzelletta del paese. A fatica si sale la china ma basta un attimo per essere buttati per terra e schiacciati. Senza considerare che ci sono persone che vivono solo per “gettarti merda addosso” e non aspettano altro che una tua “caduta” (sempre che l’omosessualità può essere considerata tale, cosa che io personalmente non accetto)
3) la religione: sono cattolico praticante e tu sai la considerazione che abbiamo in tale campo. Non sono tanto le opinioni della Chiesa la mia preoccupazione (sappiamo tutti che predicano bene e razzolano male), ma spesso mi interrogo se l’illiceita dell’omosessualità è solo un’interpretazione della Chiesa o se sia proprio il volere di Dio. Da un lato, non sapendo come risolvere questi problemi, non mi sento pronto a fare il “salto”; dall’altro, però, quando vedo dei bei ragazzi mi sento sciogliere tutto: sono stanco di reprimermi continuamente e a fingere quel che non sono, anche perché comincio oramai ad avere un’età e so che sto lasciando perdere i tempi migliori e poi, un domani, non voglio rimanere solo. Non so neanche io cosa sto cercando, so solo che avanti così non posso continuare. Forse adesso ho solo bisogno di condividere con qualcuno questo segreto che ogni giorno è sempre più opprimente”. Blu-1974

Caro Blu, i tre punti che tu citi come degli ostacoli per vivere la tua omosessualità non sono punti facili da superare. Soprattutto per uno che a 33 anni ancora non è riuscito a capire una cosa: che la vita è breve, fottutamente breve. Non è un luogo comune, affatto. Hai già perso gli anni del cuore che batte per un compagno di classe, delle carezze furtive, degli sms spediti per mandare un bacio, del sesso consumato in fretta in auto con la paura di essere visti. Hai perso molto. Sei una persona adulta, e dovresti capire, da solo, che un giorno sarai tu di fronte allo specchio, a chiederti: “Ma io sono me stesso?”. Blu, scuotiti, datti una mossa, perché non puoi buttare nel cesso così la tua vita. Credimi, religione, famiglia e società non devono poter condizionare il tuo voler amare, il seguire il tuo cuore. Ricordati: tutto ciò che ti dice di fare il tuo cuore, è normale. Ti serve una scarica elettrica emotiva, per liberarti dalle catene. P.s.: Non usare la parola insospettabile: fa così gay represso ;)

A volte qualcuno, parlando di questo blog e della community di commentatori che vi ruota attorno, usa la parola “famiglia”. Una parola forte, con mille sfaccettature. Ci penso, da tempo. E mi capita di pensarci soprattutto quando mi vengono segnalate storie di suicidi o di omicidi (penso a quello di Valentina, morta per colpa di un pirata della strada ancora latitante). Non so perché qualcuno si senta di voler condividere con me e con questa “famiglia” virtuale il suo dolore, ma la cosa mi fa riflettere.

VincentLa storia di Vincent arriva da un river-lettore che abita a Bruxelles. Vincent aveva 35 anni, da 15 anni viveva in Belgio, era single, lavorava, ed era dichiaratamente omosessuale. Una condizione che viveva senza alcun problema. Eppure, da qualche tempo diceva di voler andare a vivere in Spagna, di voler cambiare vita, che si era stancato di Bruxelles. Come ricorda l’amico: “Vincent come una persona che aveva il gusto della libertà. Ha sempre vissuto la sua omosessualità in modo aperto, senza complessi, serenamente, senza schemi. Ci ha aperto un mondo, ci ha regalato un affetto che nessun’altro sa dare. Sapeva ascoltare e capire con lo sguardo”.

Vincent si è impiccato martedì. E’ andato a nascondersi in un cantiere nel quartiere dei palazzi della Ue. Una zona dove non andava mai. Come se avesse voluto nascondersi, da tutti. Anche da quelle persone che adesso hanno il rimorso di non averlo potuto aiutare e, forse, di non averlo capito. Non aveva una famiglia, e ora un gruppo di suoi amici si sta battendo contro il Comune di Bruxelles per evitare che venga cremato, e dargli una sepoltura.

Vincent,  J. mi ha scritto perché voleva dirti che eri importante per lui. Mi ha mandato questa tua foto. Guardi in alto, forse sognavi.

Sono una ragazza di 17 anni che da sempre si considera una sognatrice ma, forse, sono solo un’illusa. Il mio incubo è iniziato il 13 marzo di quest’anno, quando ho avuto il coraggio di dire a mia madre che mi ero innamorata di una mia amica. Da quel giorno ho smesso di vivere. Mia mamma ha smesso di parlarmi, di salutarmi, di farmi da mangiare, di lavarmi le cose. Io per lei non esistevo più. Ho cercato mille volte di parlarle, di chiederle il perchè, ma nulla. Usciva da ogni stanza in cui entravo accertandosi di chiudere bene la porta dietro di lei perchè la mia voce non potesse superare quella barriera. La mattina usciva di casa prima che mi svegliassi per non dovermi vedere né sentire e lo stesso discorso a pranzo e a cena. Arrivava anche a mandarmi sms con scritto cose del tipo “sei la mia disgrazia” o “ritornerai a essere mia figlia solo quando guarirai” o cose peggiori che ho cercato di rimuovere dalla mia testa. Grazie però a quella mia “amica”mi sono fatta forza e sono riuscita a finire l’anno scolastico come la migliore del liceo con una media dell’ 8.70. Poi sono partita 6 settimane per quel paradiso chiamato Finlandia in una famiglia che mi adorava e che mi ha fatto respirare un po’. Tornata in Italia, completamente sola, ho provato a ricominciare tutto e mia mamma ha iniziato a parlarmi un po’ ma solo perchè credeva e sperava che fossi tornata “normale”. Ogni volta che esco è terrorizzata che possa vedere la mia ex o qualsiasi altra ragazza: per questo continuo a essere segregata in casa. Addirittura mi accompagna e mi viene a prendere (in bicicletta) in palestra (a 100 metri da casa) perchè ha il terrore che possa vedere qualcuno di “sconveniente”.  Adesso ho conosciuto un’altra ragazza, e mi sto innamorando davvero. Ma ho paura di perdere anche lei a causa di una persona che non è una madre”. Dreamer

Cara Dreamer, il nostro errore, spesso, è quello di credere che il volere bene ad una persona si manifesti con l’accettazione di ciò che questa persona è. E, invece, siccome i genitori perfetti non esistono neanche sui libri di psicologia, il volere bene si può manifestare con queste forme distruttive. Dietro c’è la debolezza, l’ignoranza, l’incapacità di saper affrontare una condizione di “alterità” rispetto al modello tradizionale della figlia-innamorata-del-ragazzo. Quello che ti posso dire, è di guardare oltre le manifestazioni di questa incapacità di accettarti. Lascia stare gli sms, i silenzi, e pensa comunque a quel cuore che batte per te, ai baci che riuscirai a dare al tuo amore, alle carezze di una fidanzata che anche tu avrai. Prima o poi le porte di casa tua si spalancheranno, e tu potrai respirare. Ma ricordati sempre che tua madre, nella sua imperfezione, ti vuole bene.

M. ha 16 anni e vive a Como. Ci siamo scritti varie e-mail, prima che mi decidessi a pubblicare parte del suo racconto (dopo avergli chiesto il permesso). Perché la sua, forse, è la storia comune a tanti ragazzi gay della sua età, che si trovano a fare i conti con un ambito familiare omofobo, che vorrebbe reprimere, annientare, cancellare il loro essere omosessuali. Le conseguenze? Non sono uno psicologo, ma mi fa paura il solo pensarci.

“Entrambi i miei genitori sono omofobi, ma davvero tanto - scrive M. in una delle sue e-mail - Mio papà sospetta qualcosa: ad esempio, io leggo Oscar Wilde e lui è talmente folle da pensare che il solo leggere un suo libro significhi essere gay. Mi tartassa di continuo con prese in giro molto mirate, scambiando poi occhiate allusive con mio fratello, (un piccolo fascista di 14 anni) che si abbandona a fragorose risate. Questo comportamento mi ferisce davvero, ma proprio tanto. Quando tento di parlargli mi ferma e mi fa lunghi discorsi sulla morale e sul fatto che la natura va rispettata. Io ho superato - grazie ancora una volta ai miei amici, in particolare a una, che mi ha accolto a casa sua come se fossi suo fratello - la fase in cui mi sentivo storto, sbagliato, peccatore. Ogni volta che il Vecchio mi sfotte o mi parla in quel modo io mi sento sempre più vicino a, come dire, una ricaduta: ricomincio a farmi domande che non mi tormentavano da tempo, ricomincio a piangere di notte, a sentirmi in colpa quando guardo un ragazzo, quando parlo di come sono, ho paura river non ci voglio ricadere, non voglio”.

Le tue e-mail mi hanno fatto provare tanta rabbia, oltre che aumentare un senso di frustrazione che provo di fronte a certe tematiche. Parlarne qui serve, ma pochissimo. Perché là fuori ci sono ancora persone che trattano gli adolescenti come te, come fossero dei malati. E se questi non hanno la fortuna, come ce l’ha avuta M., di potersi confidare con degli amici? Non oso immaginare a che cosa vanno incontro. Spesso si dice che i “gay” ormai vengono favoriti, che non si pensa più agli etero, che ci vorrebbe l’etero pride e cazzate del genere. Ecco, a queste persone io dico una cosa: i gay sono diversi perché spesso hanno dovuto sputare sangue, per poter dire, con fierezza, quello che sono. Chi amano. Le emozioni che vivono. Non significa fare le vittime, ma riconoscere una diversità. A te, piccolo M., dico di tenerti stretti i tuoi amici, e di ripeterti, ogni giorno, quando stai giù: “Io sono normale”. Ripetitelo spesso, e ricordati che sono i tuoi genitori ad essere sbagliati.

AskRiver/ Origliando alla porta.

November 11th, 2007

Ciao River, origliando alla porta della camera da letto, ho scoperto mio padre e mio fratello parlare di me e della mia sessualita’. Ho diciotto anni, il mio comportamento non è poi cosi evidente, ma sono veramente disperato! Sono arrivato a quel punto in cui dovrei vuotare il sacco ? Non è facile, e mi servirebbero veramente molti consigli in questo momento della mia vita dove qualsiasi cosa si ritorce contro di me. Potrei sembrarti acerbo e senza esperienza, ma ti chiedo appunto un consiglio.

Primo consiglio: non origliare alla porta. Le peggiori fregature si prendono sempre così. Secondo consiglio: l’”evidenza” dei comportamenti, come la chiami tu, è molto soggettiva. E, una volta che hai deciso di fregartene, del tutto relativa. Che tuo padre e tuo fratello si preoccupino della tua sessualità è normalissimo. Ti vogliono bene, e vogliono solo essere certi che stia bene. Non posso dirti di “vuotare il sacco”, perché non conosco il contesto in cui vivi. Ti direi di valutare il loro approccio al tema omosessualità: come si comportano quando si parla di gay in casa? Non pensare, poi, che tutto si ritorca contro di te: quando avevo 18 anni mi sentivo in lotta col mondo, salvo poi scoprire che il “mondo” aveva ben altro cui pensare.

“E’ la prima volta che scrivo ad un blogger. Sono un ragazzo gay di 27 anni (non dichiarato) che vive in un paesino sperduto della Costiera Amalfitana. Ho cominciato solo quest’anno a vivere la mia sessualità e a cambiare fisicamente perdendo peso e cercando di drizzare la barca. Tutto questo in seguito alla morte di un amico (gay e fidanzato) per colpa di uno stramaledettissimo cancro. A giugno prendo coraggio e mando un messaggio su un sito e mi incontro con un 58enne (primo incontro della mia vita: ero vergine). Dopo aver parlato e incontrati un paio di volte, finiamo a letto. Per me è stato bellissimo perchè lui mi piaceva veramente. Dopo 2 mesi che ci sentivamo e andati a letto, io gli ho detto che lo amavo. Lui è rimasto di sasso…dicendomi ‘io ti voglio bene, ma non voglia che tu prenda delusioni. Stai tranquillo ma non sono innamorato di te’. All’inizio fu uno schock anche perchè a lui ci tenevo. Ci siamo rivisti altre volte ma io lo sentivo sempre più lontano, distante e avevo forse capito il perchè.  Adesso mi evita. Gli mando email a cui non risponde sempre e con i messaggi è letteralmente ‘telegrafico’. Ho fatto outing con il ragazzo di questo mio amico, per trovare una parola di conforto e per capire meglio il mondo gay a cui mi sono affacciato solo adesso. Io spero solo che l’ambiente non sia tutto così: botte e via e chi si è visto si è visto. Per me della costiera è talmente difficile anche solo poter guardare qualcuno: troppi occhi indiscreti e qua anche i palazzi hanno le orecchie. Ma la gente ha dimenticato come si ama? Possibile che una relazione gay non possa essere forte e profonda come una etero? Siamo veramente condannati ad essere promiscui?”. Orsetto del cuore.

Perdonami se sono brusco, orsetto del cuore: ma non puoi trarre delle conclusioni generali da una sola storia. Anzi: da una notte di sesso. Il mondo gay - che tu descrivi come qualcosa da te ‘distante’ e che, sotto sotto, senti essere ‘peccaminoso’ - è anche questo. Trombate senza amore, baci senza passione, sesso con disinvoltura. Ma è anche altro. Fai attenzione alla parola “amore”, fin troppo inflazionata. E poi, non pensare troppo alle orecchie che ti sentono e agli occhi che ti guardano: loro saranno sempre importanti, se tu darai loro importanza. Cerca di frequentare altre chat, informati sui locali, sulle associazioni. Viaggia. Incontra, magari anche dei coetanei. Parla. E vedrai che quel mondo ti apparirà meno lontano dalla percezione che hai di te stesso.

AskRiver/ Amore senza sesso.

October 1st, 2007

Sono Marco M., 36 anni, di Reggio Emilia. Sono il responsabile tecnico di una importante azienda metalmeccanica. Viaggio spesso per lavoro in Spagna. Convivo da 8 anni con Filippo, uno splendido ragazzo con il quale condivido la mia vita, i miei pensieri, le mie gioie, i miei dolori. Non saprei come vivere senza di lui. In tutti questi anni di relazione il sesso è passato in secondo piano, anzi l’abbiamo (non per volontà o colpa mia) praticamente messo da parte. Ritengo che anche il sesso sia molto importante all’interno di un rapporto di coppia, ma lui dice sempre “non adesso”, “domani”, “lasciami stare”, “pensi sempre a quello”. Viaggiando spesso per lavoro, inutile dirlo, mi trovo ad addocchiare altri uomini. Gli occhi sono fatti per guardare, no? Mi è già però capitata qualche occasione di tradimento. Che ho sfruttato. Non ce l’ho fatta a resistere. Il sesso mi piace, mi piace farlo spesso, in due, in tre, e anche in quattro. Mi dico sempre che non tradirò mai più, ma appena riparto per Barcellona, ecco che incontro uno che mi guarda e io ci casco di nuovo. Ora, non è che io vada con tutti, ma devo pur sfogarmi con qualcuno. So di essere poco onesto con Filippo e, altresì, poco onesto con me stesso. Vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire.

Ho ricevuto questa mail un po’ di tempo fa, e sono stato due volte sul punto di pubblicarla. Poi ci ho ripensato. Perché non sapevo cosa rispondere, ad una situazione che, sotto molti aspetti, ricalca quella che si è venuta a creare tra me ed L. Se ragionassi in maniera pragmatica, dovrei dirti: l’amore senza sesso non può esistere. Ma ci sono tanti ma. Quelli delle coccole a letto, dello sfogarsi, del raccontarsi le cose belle, dell’uscire insieme. E non è uno stare insieme da amici. E’ qualcos’altro. Forse il tuo è un periodo. Forse avete bisogno di trovare un punto di equilibrio. L’unico consiglio che riesco a darti, è di parlargli. Non cambierà molto, ma almeno darai a lui uno strumento in più per valutare la vostra storia con un’ottica più aderente alla realtà.

Sono Luca, 26 anni di Napoli. Ho conosciuto un ragazzo su internet. Lui 37 di Milano. Dopo un pò che abbiamo chattato ci mettiamo d’accordo e lo vado a trovare da lui, dove mi ospita per il week end. Inizialmente pensavo che fosse deluso dal mio aspetto fisico, perchè non mi dava nessun segnale che gli piacessi. Però poi finimmo a letto. E’ stato strano, mi ha penetrato senza nemmeno sfiorarmi con le mani, senza nemmeno un bacio o una carezza. Io per natura sono passionale e caldo. Infatti in seguito è stato inevitabile per me accarezzarlo, coccolarlo. Nei primi momenti lui faceva finta di niente. Poi con il passare delle ore ha iniziato ad allontanarmi con delle scuse varie. Fino a dare segni di intolleranza. Tra l’altro mi sono sentito anche umiliato perchè lui non voleva essere toccato però mi girava intorno semi-nudo facendomi impazzire. Insomma questa cosa che non voleva essere toccato da me mi ha mortificato e non mi sono sentito più a mio agio. Ho provato a parlarne ma lui non ha voluto affrontare l’argomento fulminandomi con lo sguardo. Insomma alla fine raccolgo le mie cose e lo mollo prima del tempo. Lui ci rimase molto male, e mi ha detto che sono egoista visto che ho pensato solo a quello che era giusto per me. Io mi sono poi sentito in colpa per avergli rovinato il week end e mi sono reso conto che la mia è stata una reazione esagerata e da immaturi. Però una cosa era chiara, non stavamo sintonizzati per niente sulla stessa frequenza d’onda. Cosa ne pensi in proposito? Ho veramente sbagliato ad andarmene prima del tempo?.

Che senso ha tentare la via della relazione con chi a 37 anni ha problemi con la propria fisicità? Conviene indicargli la strada di un bravo psicanalista. Mi ritengo una persona abbastanza lineare, e se qualcuno rifiuta delle semplicissimi tenerezze, soprattutto dopo un rapporto fisico profondo come è quello anale, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Io, fossi in te, neanche mi chiederei cos’è. Certo, se è un incontro da botta e via, nessun problema, si accetta questo e altro (l’umiliazione, fisica e psichica, è fatto di eccitamento, per alcuni). Hai fatto bene ad andartene, e il tuo sentirti in colpa è del tutto fuori luogo.

AskRiver/ Facciamoci del male.

August 26th, 2007

Mi chiamo Luigi, sono un ragazzo di 25 anni di Milano. Due anni fa ho conosciuto un ragazzo (G.) e mi son detto: è lui quello che fa per me. In questi due anni ho cercato di insegnargli l’importanza del coltivare le amicizie, ero io che lo spingevo ad uscire con i suoi compagni dell’università, convinto che in questo modo non avrebbe mal digerito il rapporto che io avevo con i miei amici a cui sono molto legato. Da un anno ha iniziato a frequentare assiduamente questo gruppo in cui il loro passatempo era quello di bere come disperati. Le volte in cui sono uscito con loro mi son sempre sentito fuori luogo per la mia inesistente voglia di “alzare il gomito”, per cui ho iniziato a declinare gli inviti del mio ragazzo ad uscire insieme a loro. Ben presto però i suoi amici sono diventati una presenza asfissiante nel nostro rapporto. Un giorno dello scorso giugno mi ha detto: “non ti amo più”! Io ovviamente sapevo che non era vero anche se ci sono rimasto di sasso, e in pochi giorni grazie a delle astuzie l’ho fatto tornare da me. Passiamo due settimane bellissime fino a quando un giorno mi ha detto di avere un’irrefrenabile voglia di partire. Io fin dall’inizio gli ho detto di non poterlo fare non avendo grosse disponibilità pecuniarie. Il giorno successivo aveva già organizzato con gli amici e questo ha portato alla rottura. Da allora ci siamo visti poche volte e ogni volta siamo finiti a letto. Avevo capito che G. non è quello per me ma lo amavo ancora. Ieri invece mi ha detto di aver bisogno di me e io come sempre sono andato, mi sono presentato con il suo pranzo come mi aveva chiesto, e dopo aver mangiato mi ha detto:”ieri ci siamo ubriacati e una volta a casa ho fatto sesso con M. ed S”. Io in quel momento non ho dato peso alla frase perché lui ha sempre cercato di stuzzicare la mia gelosia in questo modo, si è accoccolato sulle mie gambe e poi ci siam baciati. Da lì al passo successivo non c’è voluto molto, ma mentre lo facevamo mi ha confermato che era tutto vero. Io in quel momento mi sono rivestito e non gli ho più rivolto la parola. Lui si è fatto sentire via sms per dirmi che non capisce la mia reazione e io gli ho detto di cancellare il mio numero, ma lui dice di non voler rinunciare a me facilmente. Secondo te devo sentirlo ancora o tagliarlo fuori dalla mia vita? 

Caro Luigi, questo ragazzo avresti dovuto tagliarlo fuori quando, a giugno dell’anno scorso, ti ha detto “non ti amo più”. Lascia stare il retropensiero “lo dice, ma in fondo mi ama”. Se anche così fosse, sarebbe comunque una persona insensibile, che parte con gli amici, trascurando il fatto di averti umiliato. E poi, tu, che lo “fai tornare ad te con delle astuzie”: ti sembra questo il modo di sviluppare un rapporto “sano”? Non pago, lui ha fatto sesso, un anno dopo, con altre due persone. E’ scontato, lo so, ma non c’è amore che tenga di fronte all’insensibilità e alla freddezza emotiva di una tale persona. Lo ami? Non importa. Preparati a soffrire, ora, perché così una tua “rinascita” sarà molto più facile. E il caro G. lascialo ai suoi boccali di birra. A ognuno la compagnia che si merita.

“C’è una cosa che non riesco proprio a capire e chissà che tu non riesca a spiegarmela. Ho notato che in vari siti gay ci sono persone che si definiscono etero e al tempo stesso passivi. Ora ti voglio chiedere dove sta il confine tra etero, gay e bisex? Dal momento che uno decide di mettere una inserzione in un sito gay si può ancora definire etero? Io ho sempre avuto storie e rapporti sessuali con l’altro sesso, anche se devo ammettere che a volte ho provato attrazione sessuale per uomini e onestamente non mi ritengo etero”. Al.

Se penso ad un etero, penso al mio amico E. Se gli prospetti la possibilità di interagire sessualmente, in qualsiasi forma e modo, con un uomo, rischia di avere un conato di vomito. A nessuna condizione: neanche pagandolo. Ecco, questo è un etero. Le altre sono più o meno sottili variazioni sul tema gaio. C’è il bisex, attivo o passivo, e il gay, attivo o passivo. “Confessare” che si è passivi, spesso, non fa figo. Anche dire che si è gay, sa di lebbroso. Per questo è più trendy dire che uno c’ha la ragazza, che è solo attivo. Salvo poi farsi trovare a pecora sul letto. Tu, Al, sei corretto nella tua onestà. Ma di travestimenti, figurati o meno, interiorizzati o palesati, il mondo gaio è fin troppo pieno.

“Ho 24 anni e sono gay. Nessuno lo sa della mia famiglia; solo due amiche. Premetto che stando alle parole altrui, sono un bel ragazzo, piaccio sia dentro che fuori. Ho ragazze e ragazzi che mi vorrebbero, sono modesto e sincero, ma le ragazze proprio zero, ragazzi mi si avvicinano solo checche, nulla contro per carità, ma le isteriche non le reggo. Mi innamoro sempre di uomini errati. Maturi e importanti. Ora soffro per uno solo che è fidanzato con una lei. Credo conviva con lei. Ha 36 anni. Non so se la differenza di eta’ significhi qualcosa. Io vivo di cuore, sensazioni, vibrazioni nell’essere. Lui mi ha dato modo di capirlo, ma il fatto è che io ero suo alunno all’universita’. Lui assistente e io studente. Durante il corso universitario ci sono stati sguardi, ammiccamenti, occhiate… e poi mi sentì che commentavo il suo popo’ con un’amica e da lì diciamo si è mostrato piu’ aperto. Poi è capitato che ho lavorato all’università e da allora è come se avesse preso le distanze…Cerco di non pensarlo, ma non mi riesce. Sto male a tratti. Io vorrei anche parlare di me ad altre persone, ma non so, non avendo una relazione che mi dia forza, sto male. Ho paura di dire di me anche ad un’altra amica/o. In casa non voglio dire ancora nulla, non ha senso. C’è gente che sospetta, di certo, sono un bel ragazzo ma come si dice il classico: “tutti lo vogliono ma nessuno lo prende”. Sarò anche io esigente, ma in ogni caso mi innamoro sempre di chi non si innamora mai. Come devo fare a capire chi ci sta? Devo evitare adesso il professore?. Con lui ho dato l’esame e non ho nulla a che vedere adesso, solo che devo dare la tesi con un suo stretto collaboratore. A volte sono troppo preso dal mio essere che non me ne rendo conto se uno ci prova o meno. Mi blocco o penso ad altro inconsapevolmente”. Filippo.

Partiamo dal professore: è una persona corretta. Sulla mia pelle ho imparato che non bisogna mai mischiare lavoro e amore/sesso. Succedono sempre casini. Laureati e, al limite, solo allora torna alla carica. Quanto alle altre persone che ti circondano: mai sentito parlare di gaydar? Quella lucetta che si illumina quando percepiamo che qualcuno è gay? Ecco, stai certo che se qualcuno proverà interesse per te, lo capirai. Allo stesso modo, se la cosa sarà reciproca, qualcuno che ti dovesse piacere si farà avanti. Non cercare con ossessione “segnali”, “messaggi”. Vivi alla giornata. E, soprattutto, guardati intorno: chi non merita di sapere che sei gay, non è un amico che valga la pena di tenere. Fingere in casa può essere un passo necessario, magari solo fino a quando non andrai a vivere per conto tuo: ma fingere con gli amici è un inutile atto di auto-flagellazione. Un ultimo consiglio: rispetta le “checche”,  perché forse soffrono quanto soffri te.

“Caro river, chiedo aiuto a te, per gioco e per vedere se mi puoi aiutare a tirarmi un po’ su il morale. Mi sento tanto triste. Vorrei tanto sentirmi vicino qualcuno, un ragazzo come me, che mi possa stringere, darmi affetto, coccole, attenzioni. Vorrei una storia seria, un amore sincero ; a me il sesso così non mi interessa… voglio dire: mi diverto in tanti modi e vorrei un amore vero. E’ un anno che sono single. Di ragazzi nel frattempo ne ho conosciuti diversi ma poi alcuni dopo poche uscite sono spariti senza spiegazioni. Con alcuni di loro non c’era complicità; uno degli ultimi dopo avermi fatto sognare con lettere d’ amore se ne esce dicendomi che ha capito di amare le donne e che non prova nulla per i maschietti davvero assurdo). Forse la verità è che in questo periodo sono poco fortunato in amore e so anche che l’amore si trova e non si cerca. Però river, ho tanto bisogno di affetto ed ho tanto amore da dare. A volte mi girano le palle e mi rifiuto di cercare gente sui vari siti gay di annunci tipo gaydar, me2, popkorn, badoo, netlog. Tutti vogliono solo scopare, ti incantano e poi scappano. Sono carino eppure qui a roma non trovo un ragazzo serio e voglioso di una storia seria. Puoi aiutarmi?”. Vega  international.

Caro Vega, intanto lasciati dire che devi scrollarti di dosso due cose: il vittimismo, che ti porta a credere che il mondo sia fatto di tanti stronzi che vogliono solo scopare o che tu sia uno sfigato; la convinzione di essere più “speciali” di altri. In quelle chat c’è anche gente “normale”, quella stessa gente che cerca una storia, come te. Assimilare tutti alla categoria della macchina da sesso è sbagliato. Certo, non ti nascondo che quando l’amore si cerca con ostinazione, non arriva mai. Ma poi, cosa vuol dire cercarlo? Mica si compra al bar. Il modo migliore per trovarlo è, secondo me, vivere. Chat o non chat, il bisogno d’amore, alla fine, prevale sulla botta e via. Te lo auguro.

“Ciao River, è da molto tempo che seguo il tuo blog, in silenzio, se non per qualche sporadico commento. Sono 8-9 anni che sento di essere attratto dagli uomini. Se pur attratto fisicamente sento il bisogno di un rapporto affettivo più che sessuale. 11 anni fa mio padre mi toccò e dava sguardi dove non avrebbe mai dovuto. Da allora continuo a sentire un senso di inadeguatezza a tutto ciò che mi circonda. A volte ho attacchi di ansia, depressione e non capisco se il mio essere attratto dagli uomini è dovuto a quel che è successo, oppure è davvero un mio desiderio. River, è da tanto che cerco risposte, lo so rischio di essere banale, ma mi interssa il tuo parere. Inoltre è un anno e mezzo che sono fidanzato con una donna, che fa parte di me, ma mi sento come se fossi ad un bivio, paralizzato, senza poter scegliere la strada da seguire. Cosa ne pensi?”. A.

Intanto penso che tuo padre sia una persona malata che ha bisogno di cure. Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome: malattia. Non so dirti se la tua attrazione fisica per gli uomini dipenda da quello che ti ha fatto: non sono uno psicologo, ma, da esperienze dirette, la reazione che si ottiene spesso è opposta. Ho conosciuto omofobi che erano stati molestati da un familiare o, peggio ancora, da un prete. Un consiglio mi sento di dartelo: parlane alla tua ragazza, col rischio di chiudere tutto, ma ti sarai liberato da un peso importante. E’ sbagliato tenere i piedi in due paia di scarpe, che non sai neanche se e per quanto tempo ti calzeranno bene. Vedrai, le risposte arriveranno, vivendo con onestà e con la consapevolezza di essere normali. Normalmente bisognosi di affetto.