AskRiver/ Se il fidanzato ti lascia e ti confessa di essere sieropositivo.
October 16th, 2008
Mi chiamo S., ho 28 anni e sono un tuo lettore da qualche mese. Ad aprile pubblicasti l’intervista ad un ragazzo sieropositivo, e io ne rimasi molto colpito. E non solo per l’argomento o per quanto fosse vibrante lo stile in cui riportavi il tutto, ma per qualcosa d’altro che all’epoca non potevo ancora comprendere. Semplicemente, di lì a poco tempo mi sarei trovato in una situazione molto simile. A maggio, il mio ragazzo mi ha lasciato. Da allora è cominciato quello che a tutt’oggi è stato senza dubbio il periodo più difficile della mia vita. Il giorno dopo la fine ufficiale della mia storia con lui, mi ha chiamato per dirmi di avere appena scoperto di essere sieropositivo. Il giorno stesso in cui ha scoperto di essere positivo all’HIV mi ha confessato di avere consapevolmente avuto dei rapporti non protetti con degli sconosciuti nel periodo tra febbraio e marzo di quest’anno. Fino al giorno prima, fidandomi di lui dopo 5 anni di storia, mi sono esposto al rischio senza sapere che in fondo è proprio nelle situazioni apparentemente più sicure che si finisce per correre grossi rischi. Quel giorno stesso sono corso a fare un test urgente al pronto soccorso dell’Ospedale Sacco di Milano. Alla fine è arrivato il responso del test: negativo. Ciò ovviamente non escludeva la possibilità che io fossi stato comunque infettato. I medici mi hanno consigliato di intraprendere la terapia post-esposizione, visto che rientravo ancora nei limiti delle 72 ore successive a un rapporto non protetto con una persona infetta. Perché ovviamente durante il weekend appena trascorso, nonostante lui mi stesse lasciando o forse proprio per questo motivo, io avevo comunque avuto rapporti con il mio ex esattamente nella stessa modalità in cui li avevo sempre avuti nei 5 anni precedenti, ossia senza usare precauzioni quando io ero la parte ricettiva. Eravamo entrambi all’oscuro della sua positività, e io ero all’oscuro del fatto che lui si fosse esposto al rischio. La cosa più grave è il fatto che lui mi avesse esposto al rischio pur essendo cosciente di avere avuto comportamenti pericolosi.
Caro S., la tua mail racchiude in sè così tante risposte, più o meno implicite, che non mi sento di aggiungere altro. Quel che è certo, è che questa esperienza ti segnerà per il resto della tua vita. Non so come ti rapporterai ai ragazzi che verranno. Non so se continuerai a pregare Dio. Ma la tua testimonianza brucia, perché è drammaticamente vera. L’unico consiglio che mi sento di darti è di non continuare a pensare a come si sentirà il tuo ex, che, francamente, merita solo di essere dimenticato. Ti abbraccio, e ti ringrazio di aver condiviso con me questo pezzo di vita, masticato e sputato con rabbia, dolore ma anche con lucida consapevolezza.
AskRiver/”20 anni, mi servono soldi per accademia. Cerco lavoro”.
September 22nd, 2008
Sono stato molto perplesso se pubblicare questa richiesta di aiuto. Fondamentalmente perché non voglio creare false illusioni e poi perché in passato ho sventato, per fortuna via email, una serie di richieste “farlocche”, al limite della denuncia. Ma, visto che questa, dopo tutto, è una famiglia virtuale, perché non accontentare una river-lettrice 20enne di Bologna con un sogno nel cassetto? La sua situazione, purtroppo, è comune a molti giovani che, pur avendo un curriculum di ferro, non riescono a trovare un lavoro.
“Sono Angela Madonia, ho 20 anni e sono siciliana (qui il mio sito). A 18 anni, subito dopo il diploma, mi sono trasferita a Bologna per studiare canto al Music Academy 2000. Un mese dopo il mio trasferimento muore mio padre, già malato da tempo al fegato, a causa del vino. Essendo figlia unica mi ritrovo sola con mia madre, che non ne vuole sentire proprio di trasferirsi con me a Bologna. Il cuore mi dice di tornare da lei, che si sente tanto sola, ma la ragione mi fà rimanere qui, a Bologna, a studiare una cosa che amo: la Musica. L’accademia che frequento ha solo un difetto: è privata. E non posso più permettermi di pagarla. Adesso ti chiederai: “perchè allora sei andata in un’accademia privata”? Ti rispondo subito.. Da premettere che fin quando mio padre era vivo stavamo molto bene economicamente… Ma il fatto principale è che quell’accademia è l’UNICA in Italia a rilasciare un diploma di Laurea riconosciuto. Ora arrivo al punto. Cerco lavoro a Bologna da mesi ormai. Ma nonostante io abbia sbandierato i miei CV qua e là, nessuno mi considera (e sinceramente non capisco il perchè visto che a soli 20 anni ho un curriculum di 3 pagine!). L’aiuto che ti chiedo io è, magari, di pubblicare questa mia mail. Qualche bolognese che cerca qualche ragazza per QUALSIASI lavoro ci sarà che legge il tuo blog no? Non voglio lavorare per guadagnare e vivere meglio di come vivo ora. Voglio solo guadagnare per poter pagare l’accademia, i miei studi. Ciò che un domani, forse, mi darà da vivere. Rischierò forse di far pena addirittura a qualcuno. Ma per continuare questo cammino musicale sono disposta a tutto, anche far pena a qualcuno”.
No, Angela, non penso che faccia pena a nessuno. Anzi. Ci vuole coraggio anche a chiedere aiuto, e la tua mail è scritta con grandissima dignità. In bocca al lupo.
AskRiver/Secondo mia madre è colpa di internet se sono gay.
July 31st, 2008
Caro River, perdonami se ti do del tu. Da tempo leggo il tuo blog e da tempo volevo chiederti un consiglio. Finalmente ora mi sono deciso. Ho un grosso problema. Sono un ragazzo di 18 anni e vivo in un piccolo paese di provincia. Dentro di me ho sempre sentito di essere diverso dagli altri sotto un certo punto di vista. Prima però ero piccolo, e non me ne rendevo poi così tanto conto. Ora però sono cresciuto, e ho capito. Ho capito tante cose su di me. E se inizialmente fingevo di essere “normale”, ora sono stanco di dover recitare, di dover indossare una maschera alla quale di per se non crede più nessuno e da un anno a questa parte mi sto accettando per quello che realmente sono: Gay. Ho avuto il coraggio di accettarmi, di togliere almeno in parte quella maschera e rivelare la mia vera personalità. Ho confidato il mio segreto alle persone di cui veramente mi fido. Le vere amiche. Con il tempo che passa mi sono ritrovato con tante amiche femmine e pochi amici maschi. Con le ragazze mi trovo di più, ho più affinità, posso parlare di tutto e soprattutto di argomenti che mi interessano. Cosa che con i ragazzi non posso fare. Non è colpa mia, però io sono così. E mia madre non perde occasione di rinfacciarmi che ho solo amiche femmine ed esco solo con ragazze. E soprattutto non perde occasione di incolpare la mia migliore amica di avermi trasformato in gay. Sostiene sia stata l’influenza di questa persona a trasformarmi. Ma non è questo il punto. Più il tempo passa, e più io mi nascondo di meno. Ormai la cosa si nota tranquillamente. Mi sento più libero, e mi trattengo meno. La mia omosessualità è ormai agli occhi di tutti, o meglio, è agli occhi di chi vuol vedere. Ho conosciuto alcuni ragazzi, e con alcuni ho anche avuto rapporti. Nulla di serio purtroppo. Continua qui.
Non è la prima volta che ricevo mail di questo tipo. Alcune le ho pubblicate, altre no, perché troppo delicate. Posso dirti l’ovvio, cose che già senti dentro e di te e che dimostri di sapere bene. Ovvero che non c’è niente di sbagliato nella tua persona. Che, nel sentirti attratto da un ragazzo, stai seguendo la natura. La tua natura. Ma di fronte a questo modo di essere, non tutti sanno reagire come si dovrebbe. E i genitori non sono super-eroi. Sono persone deboli, con le loro credenze, il loro approccio alla vita, che non sempre contempla il rispetto della diversità. Forse capiranno che non c’è niente di anormale nel tuo voler vivere i tuoi istinti e i tuoi sentimenti. Forse capiranno che il computer è solo un pretesto, così come le amiche che ti hanno “fuorviato”. O forse no. Adesso posso solo dirti che presto avrai davanti a te un altro mondo, quello universitario. Poi sarà la volta del lavoro. E allora sì che non dovrai più nutrirti dal cordone ombelicale. Fino ad allora, inutile nascondersi dietro ad un dito, dovrai fare buon viso a cattivo gioco. Ma ricordati sempre che sei nel giusto. Anzi: che giusto e sbagliato sono due categorie delle quali dovremmo volentieri fare a meno. Siamo. Punto.
Myair, una giornata di disagi.
May 7th, 2008
A proposito di MyAir, piccola compagnia low cost italiana creata da un gruppo di ex dirigenti di Volare, mi è capitato spesso di leggere a proposito di casi di disservizi e di voli cancellati. Per questo non mi stupisce la mail che mi arriva da un river-lettore, a proposito di quello che gli è successo il primo maggio. Partenza prevista alle 9.30, effettiva ore dopo, in serata.
“Avevo organizzato di andare a Pantelleria con degli amici per il ponte; Volo con la compagnia charter my air, l’ unica che arriva sulla minuscola isoletta. Prenotiamo un volo alle 9:30 del mattino di giovedì primo maggio. Il lunedì precedente mi contatta l’ agenzia dicendomi che il volo sarebbe partito a mezzogiorno. Una volta arrivato in aereoporto scopro che il volo ha subito un altro ritardo e che sarebbe decollato solo alle 17.30. L’ aereo nel ritardo parte puntuale, e alle 17:30 si stacca da terra. Quando siamo ormai quasi arrivati il comandante ci informa che a causa della nebbia non sarà possibile l’atterraggio, e l’ aereo viene dirottato a Palermo. Siamo lasciati per 3 ore in una sala d’ attesa, dove arrivano anche i passeggeri di un volo per Pantelleria partito da Bologna, fino a che ci viene comunicato che la nebbia si è diradata e che l’ atterraggio sarà eseguito. Veniamo caricati tutti assieme su un aereo più grande, e una volta in volo nella meraviglia di tutti il comandante ci avvisa che l’Enac non ha ancora acconsentito all’ atterraggio e che probabilmente saremo costretti a tornare agli aereoporti di partenza, prima a Bologna e poi a Bergamo. Fortunatamente siamo riusciti ad atterrare, ma personalmente mi ha dato molto fastidio il fatto che non ci abbiano comunicato la possibilità di un fiasco prima di imbarcarci”.
Penso che se un comandante mi informasse in volo che le condizioni per l’atterraggio non permettono di scendere, promuoverei un referendum tra i passeggeri per cambiare immediatamente destinazione. Scherzi a parte, ti consiglierei di rivolgerti ad un’associazione di consumatori (magari l’Adoc), per verificare se ci siano le condizioni per poter chiedere qualche rimborso.
AskRiver/Come guarisco dagli attacchi di panico?
April 8th, 2008
Caro River, sono uno studente di 18 anni e frequento l’ultimo anno di liceo. Qualche giorno fa ho letto un tuo intervento riguardante gli attacchi di panico. È più o meno da settembre (dall’inizio della scuola circa) che soffro regolarmente di attacchi di panico. Questo mi capita durante le lezioni o anche semplicemente in mezzo a tanta gente (durante la ricreazione). Ho un aumento della sudorazione, nausea, mal di testa e difficoltà a deglutire. La cosa si manifesta in maniera peggiore nei momenti in cui mi trovo in una sala con 200-300 persone…sento di svenire da un momento all’altro. Cerco di pensare a qualcosa che mi possa distrarre, ma non ci riesco. Continuo a ripetermi che sto bene, ma non serve a nulla. Ho cercato di mangiare cicche, di bere acqua, di ascoltare musica di nascosto, di cercare di distrarmi parlando con gli altri. Niente di niente. Cosa posso farne per uscirne? Sono stufo di sentirmi male in pubblico, sono stufo di rifiutare di uscire con gli amici solo per la paura di avere qualche problema, sono stufo di avere l’impressione di aver buttato letteralmente nel cesso un anno di vita.
Dovrei andare da una psicologa? La paura è che si inizi con delle terapie lunghe, troppo lunghe, e che non portino a nulla. Dovrei andare da uno psichiatra? Non voglio diventare uno schiavo dei farmaci.
Dovrei trovare qualcuno con cui confidarmi? Mi è difficile, il mio carattere asociale e solitario mi è veramente d’ostacolo. Non riesco neanche a parlare con mia madre, ho la sensazione di essere giudicato… L’anno prossimo l’università in un’altra città, lontano da casa e dagli affetti, e forse è questo che mi provoca tanta ansia. O forse il mio sentirmi solo e non apprezzato? O la mia scarsa autostima? O il pensare sempre a cosa pensano gli altri di me?
Faccio subito una premessa: non sono un medico e i miei consigli nascono dalla mia personalissima esperienza con gli attacchi di panico, 7 anni fa. Intanto chiariamo una cosa: gli ADP sono una malattia, e non vanno assolutamente presi sottogamba. Quando io mi sono ammalato, sono arrivato ad un punto in cui non potevo più uscire di casa. Questo perché li ho sottovalutati, e ho atteso mesi prima di farmi vedere da un medico. Quindi, primo errore da non fare: aspettare che passino da soli. Quanto alla cura, posso dirti che ci sono due percorsi. Quello psicoanalitico, che può essere breve o lungo (un “corso” anti-attacchi di panico puo’ durare anche solo tre mesi): ti insegneranno ad analizzare ogni singolo attacco di panico, a capire cosa c’è dietro e a vedere che c’e’ una relazione causa-effetto tra alcune situazioni di stress e di malessere psicologico e l’ADP. C’è poi il percorso farmacologico: alle medicine si ricorre, in primissima istanza, se il soggetto è fortemente debilitato, se non riesce più ad uscire di casa, se gli ADP si presentano spesso. Non ragionare per luoghi comuni: i farmaci fanno male, se presi senza essere seguiti da un bravo medico. Inoltre, non confondere gli psicologi con gli psichiatri: in estrema sintesi, posso dirti che per le cose “serie” è meglio fare ricorso ai secondi. E ricorda: se ne esce sempre. Forza e coraggio.
AskRiver/Un amore con la valigia in mano.
February 18th, 2008

Sto passando un periodo un po’ strano. Convivo con M. da circa 2 anni. Fino a poco tempo fa faceva l’operaio. A dicembre, gli è stato offerto un lavoro molto importante, sempre nella sua azienda, ma molto diverso da quello di ora. Da operaio a tempo determinato, si è presentata l’occasione di crescere. In particolare di occuparsi dell’assistenza, dei prodotti all’estero. Ne abbiamo parlato tanto, e vista la grande opportunità, abbiamo deciso che questa era la cosa migliore. Stanotte lui parte per la Colombia, sta lì una settimana, poi due settimane in Messico, poi una Spagna. Tornerà a casa, starà qualche giorno, e poi ripartirà per chissà dove. Come si fa, River? Tu che viaggi spesso, hai la risposta? Come fa, chi sta a casa, a vivere bene? Ho tanta paura. Paura di non riuscire ad affrontare questa cosa, paura che con questa cosa, il nostro rapporto finirà. E’ possibile, continuare una cosa così? E’ possibile voler costruire un futuro con una persona, che vivrà con la valigia sotto al letto? Tutti mi hanno detto, che se c’è l’amore, non sarà questo a rovinare tutto. Non voglio iniziare la descrizione di quanto ci amiamo, ti dico solo che ci amiamo. Che sono fortunata ad averlo incontrato nel mio cammino. Ma che ho tanta, tanta paura di perderlo. Era da qualche giorno che mi frullava l’idea di scriverti queste cose. Spero che potrai darmi un consiglio. Federica
La presenza fisica dell’amato conta, eccome. Però, se è stata preceduta da un periodo in cui ci si è conosciuti bene e si ha avuto la possibilità di declinare nella quotidianeità un rapporto d’amore, allora una separazione diventa meno dolorosa. La parola che ci fa paura è sempre la stessa: il futuro. Lo perderò? Ci lasceremo? Mi tradirà? Domande che sono uguali per tutti, persone con o senza valigia sotto al letto. Tu sei certa dei tuoi sentimenti, bene. Se lo è anche lui, posso dirti che l’amore avrà la meglio. Certo, sarebbe meglio se entrambe aveste la certezza che un giorno lui potrà tornare a lavorare in Italia. Ma per adesso, prendete questa esperienza come una nuova sfida, un’occasione per mettere alla prova il vostro sentimento. Non chiederti troppo cosa sarà domani. Quando stanotte scivolerai sotto le coperte, e lui ti aspetterà, stringilo a te. Sarà un ricordo che lo accompagnerà ovunque.
AskRiver/ Ho perso la testa per un 19enne.
January 28th, 2008
27 anni, ricercatrice universitaria, storia di 9 anni con pochi sussulti che già mamma e papà vedono benedetta dal parroco e…persa per un 19enne che non sa cosa sia un congiuntivo, pazzo e immaturo, l’antitesi di un futuro sicuro e stabile. Perchè River? Me lo sai dire tu perchè io oltre a picchiare la testa al muro ripetutamente sperando che quel ragazzino stupido mi scivoli fuori dalle orecchie, non so che altro fare? Non so perchè scrivo a te, forse spero in una risposta (se mai ci sarà ovviamente) che mi dia una smossa, e mi faccia capire che ho già perso troppo tempo ed è ora di seguire l’Amore, anche se ciò significa stravolgere vita-famiglia-progetti e tutto il mondo incantato di Kendi-Kendi. Oppure no? E poi perchè dovresti darmela tu questa risposta? Non credere che sia una frustrata senza amici coi quali confidarsi, sono meno triste di così… ho troppa paura anche solo a confidare a chiunque mi conosca questa cosa. Un outing particolare ma non meno impegnativo: amo quel ragazzetto che tutti considerate stupido e inutile perchè è meraviglioso e mi fa sentire meravigliosa. Come si affrontano le “diversità” River? Non sono pratica del campo.
Il fatto che tu, nella prima frase, inserisca – è una sintesi, d’accordo, ma hai operato una scelta – come fattore discriminante le vostre età, mi lascia pensare. Ho ricevuto altre lettere – non pubblicate – in cui la differenza di età era molto maggiore. Quindi parto dal presupposto che quegli 8 anni non contino molto (tra me ed L. c’è la stessa differenza). L’impressione che mi dai, è che quel ragazzo sia per te un pretesto per trasgredire, per sfuggire al tuo destino di ragazza destinata a sposarsi, ecc. Un’uscita di emergenza che, in questa fase, è come una bombola d’ossigeno per un sub schiacciato dal peso di un futuro sentimentale già scritto. A questo punto devi chiederti una cosa: ti serve un pretesto perché non hai voglia di crescere, e vuoi rimanere una 19enne, o non ami la persona che hai accanto? Fossi in te non mi preoccuperei troppo dei congiuntivi. Ci sono ricercatori più tonti di molti 18enni che ho conosciuto. Chiediti, invece, se la fuga dall’Amore – come lo chiami tu, con la A maiuscola – non sia in realtà un campanello d’allarme. La diversità, cara ricercatrice, è una questione interiore. E’ nell’interiorizzare quelle differenze che, spesso, ci vengono dal mondo esterno ma che, di fatto, non ci sono. Siete molto più vicini di quanto tu possa pensare. Quante persone sanno farti sentire meravigliosa?
AskRiver/ Come dico a mia moglie che mi piacciono gli uomini?
January 14th, 2008
Ciao River e intanto scusa se ti scrivo. Sono sposato con mia moglie che conosco da quando avevo 14 anni e spiegarle qualcosa che non conosco neppure io è impossibile e non intendo perderla per nulla al mondo. Sono andato in terapia, per capire la mia attrazione verso gli uomini che origine avesse ed ho capito che è meglio non darsi una risposta, sono almeno riuscito a pensare che incontrare un uomo rappresenta comunque una eventuale possibilità. Premetto che non riesco ad immaginare una vita senza mia moglie e verosimilmente nemmeno una vita accanto ad un uomo ma l’attrazione (forse enfatizzata) c’è ed è inutile negarla. Possibile che nessuno si accorga di nulla, che io non susciti l’interesse di qualcuno, a parte qualche sguardo per strada? Mi dirai che il contesto confezionato in cui vivo fa da filtro ed e’ vero, ma anche quando sono fuori e solo non cambia nulla benchè io non sia certo il tipo che si vada a cercare l’occasione. Come vedi è un gran casino e io ci sto proprio in mezzo, tuttavia, non mi sento, nè voglio sentirmi, uno sporco meschino…menzognero e quant’altro si dica si gli uomini sposati fosse solo per il fatto che non ho mai tradito mia moglie e se dovesse capitare qualcosa non potrei tenerle nascosto nulla. Puoi accendere un faro nella mia vita (con garbo per favore…) ?
Lasciando i fari a chi ha il carisma e l’ambizione di caricarseli in spalla, penso che il primo passo che devi fare è il seguente: quando provi attrazione per qualcuno che vedi in strada, fai conto che sia una donna. Così facendo riporti il problema ad un livello “normale”, che vivono tante persone sposate: è normalissimo sentirsi attratti da qualcuno, pur essendo felicemente innamorati. La domanda è: vuoi tradire tua moglie? La risposta puoi darla solo tu. Quanto alla tua bisessualità (immagino abbiate una normale vita sessuale), lascia stare terapie e affini e segui il tuo istinto. Se un uomo ti piace, perché devi chiederti perché ti piace? Quando mangi la cioccolata, ti chiedi perché la preferisci alla vaniglia ? No. E allora vivi la tua passione, segui il tuo istinto e, ovviamente, inizia a pensare che se davvero ami tua moglie, è il caso che gliene parli. L’amore è condivisione, ed è sbagliato tacere alcune cose per paura di perderlo.
AskRiver/ Cattolico, 33 anni, gay e vergine.
January 2nd, 2008
“E’ la prima volta che parlo di me e del mio segreto: non so perché lo faccio adesso e con una persona che non conosco, ho deciso di scriverti perché vedo il tuo sito internet e ti ritengo una persona intelligente. Ho 33 anni, sono gay e sono vergine, abito in un paesino di 6000 abitanti nella pianura padana, vicino a Milano. I motivi che mi hanno spinto a non confidare a nessuno questo mio segreto e a rimanere assolutamente insospettabile sono principalmente:
1) la famiglia: i miei genitori sono all’antica e per loro l’omosessualità è abominio, non mi sento di parlare con loro di questo fatto perché non capirebbero e non avrò mai la loro comprensione …;
2) la società: vivere in un paesino, con una mentalità chiusa, dove tutti conoscono tutti non è facile per chi è gay: adesso che a fatica mi sono ritagliato un ruolo nella comunità non voglio diventare la barzelletta del paese. A fatica si sale la china ma basta un attimo per essere buttati per terra e schiacciati. Senza considerare che ci sono persone che vivono solo per “gettarti merda addosso” e non aspettano altro che una tua “caduta” (sempre che l’omosessualità può essere considerata tale, cosa che io personalmente non accetto)
3) la religione: sono cattolico praticante e tu sai la considerazione che abbiamo in tale campo. Non sono tanto le opinioni della Chiesa la mia preoccupazione (sappiamo tutti che predicano bene e razzolano male), ma spesso mi interrogo se l’illiceita dell’omosessualità è solo un’interpretazione della Chiesa o se sia proprio il volere di Dio. Da un lato, non sapendo come risolvere questi problemi, non mi sento pronto a fare il “salto”; dall’altro, però, quando vedo dei bei ragazzi mi sento sciogliere tutto: sono stanco di reprimermi continuamente e a fingere quel che non sono, anche perché comincio oramai ad avere un’età e so che sto lasciando perdere i tempi migliori e poi, un domani, non voglio rimanere solo. Non so neanche io cosa sto cercando, so solo che avanti così non posso continuare. Forse adesso ho solo bisogno di condividere con qualcuno questo segreto che ogni giorno è sempre più opprimente”. Blu-1974
Caro Blu, i tre punti che tu citi come degli ostacoli per vivere la tua omosessualità non sono punti facili da superare. Soprattutto per uno che a 33 anni ancora non è riuscito a capire una cosa: che la vita è breve, fottutamente breve. Non è un luogo comune, affatto. Hai già perso gli anni del cuore che batte per un compagno di classe, delle carezze furtive, degli sms spediti per mandare un bacio, del sesso consumato in fretta in auto con la paura di essere visti. Hai perso molto. Sei una persona adulta, e dovresti capire, da solo, che un giorno sarai tu di fronte allo specchio, a chiederti: “Ma io sono me stesso?”. Blu, scuotiti, datti una mossa, perché non puoi buttare nel cesso così la tua vita. Credimi, religione, famiglia e società non devono poter condizionare il tuo voler amare, il seguire il tuo cuore. Ricordati: tutto ciò che ti dice di fare il tuo cuore, è normale. Ti serve una scarica elettrica emotiva, per liberarti dalle catene. P.s.: Non usare la parola insospettabile: fa così gay represso ;)
Vincent, in un cantiere, di nascosto.
December 8th, 2007
A volte qualcuno, parlando di questo blog e della community di commentatori che vi ruota attorno, usa la parola “famiglia”. Una parola forte, con mille sfaccettature. Ci penso, da tempo. E mi capita di pensarci soprattutto quando mi vengono segnalate storie di suicidi o di omicidi (penso a quello di Valentina, morta per colpa di un pirata della strada ancora latitante). Non so perché qualcuno si senta di voler condividere con me e con questa “famiglia” virtuale il suo dolore, ma la cosa mi fa riflettere.
La storia di Vincent arriva da un river-lettore che abita a Bruxelles. Vincent aveva 35 anni, da 15 anni viveva in Belgio, era single, lavorava, ed era dichiaratamente omosessuale. Una condizione che viveva senza alcun problema. Eppure, da qualche tempo diceva di voler andare a vivere in Spagna, di voler cambiare vita, che si era stancato di Bruxelles. Come ricorda l’amico: “Vincent come una persona che aveva il gusto della libertà. Ha sempre vissuto la sua omosessualità in modo aperto, senza complessi, serenamente, senza schemi. Ci ha aperto un mondo, ci ha regalato un affetto che nessun’altro sa dare. Sapeva ascoltare e capire con lo sguardo”.
Vincent si è impiccato martedì. E’ andato a nascondersi in un cantiere nel quartiere dei palazzi della Ue. Una zona dove non andava mai. Come se avesse voluto nascondersi, da tutti. Anche da quelle persone che adesso hanno il rimorso di non averlo potuto aiutare e, forse, di non averlo capito. Non aveva una famiglia, e ora un gruppo di suoi amici si sta battendo contro il Comune di Bruxelles per evitare che venga cremato, e dargli una sepoltura.
Vincent, J. mi ha scritto perché voleva dirti che eri importante per lui. Mi ha mandato questa tua foto. Guardi in alto, forse sognavi.
AskRiver/ A 17anni reclusa e pedinata dalla mamma.
December 4th, 2007

Sono una ragazza di 17 anni che da sempre si considera una sognatrice ma, forse, sono solo un’illusa. Il mio incubo è iniziato il 13 marzo di quest’anno, quando ho avuto il coraggio di dire a mia madre che mi ero innamorata di una mia amica. Da quel giorno ho smesso di vivere. Mia mamma ha smesso di parlarmi, di salutarmi, di farmi da mangiare, di lavarmi le cose. Io per lei non esistevo più. Ho cercato mille volte di parlarle, di chiederle il perchè, ma nulla. Usciva da ogni stanza in cui entravo accertandosi di chiudere bene la porta dietro di lei perchè la mia voce non potesse superare quella barriera. La mattina usciva di casa prima che mi svegliassi per non dovermi vedere né sentire e lo stesso discorso a pranzo e a cena. Arrivava anche a mandarmi sms con scritto cose del tipo “sei la mia disgrazia” o “ritornerai a essere mia figlia solo quando guarirai” o cose peggiori che ho cercato di rimuovere dalla mia testa. Grazie però a quella mia “amica”mi sono fatta forza e sono riuscita a finire l’anno scolastico come la migliore del liceo con una media dell’ 8.70. Poi sono partita 6 settimane per quel paradiso chiamato Finlandia in una famiglia che mi adorava e che mi ha fatto respirare un po’. Tornata in Italia, completamente sola, ho provato a ricominciare tutto e mia mamma ha iniziato a parlarmi un po’ ma solo perchè credeva e sperava che fossi tornata “normale”. Ogni volta che esco è terrorizzata che possa vedere la mia ex o qualsiasi altra ragazza: per questo continuo a essere segregata in casa. Addirittura mi accompagna e mi viene a prendere (in bicicletta) in palestra (a 100 metri da casa) perchè ha il terrore che possa vedere qualcuno di “sconveniente”. Adesso ho conosciuto un’altra ragazza, e mi sto innamorando davvero. Ma ho paura di perdere anche lei a causa di una persona che non è una madre”. Dreamer
Cara Dreamer, il nostro errore, spesso, è quello di credere che il volere bene ad una persona si manifesti con l’accettazione di ciò che questa persona è. E, invece, siccome i genitori perfetti non esistono neanche sui libri di psicologia, il volere bene si può manifestare con queste forme distruttive. Dietro c’è la debolezza, l’ignoranza, l’incapacità di saper affrontare una condizione di “alterità” rispetto al modello tradizionale della figlia-innamorata-del-ragazzo. Quello che ti posso dire, è di guardare oltre le manifestazioni di questa incapacità di accettarti. Lascia stare gli sms, i silenzi, e pensa comunque a quel cuore che batte per te, ai baci che riuscirai a dare al tuo amore, alle carezze di una fidanzata che anche tu avrai. Prima o poi le porte di casa tua si spalancheranno, e tu potrai respirare. Ma ricordati sempre che tua madre, nella sua imperfezione, ti vuole bene.
16 anni, preso in giro dai genitori perché gay.
November 26th, 2007

M. ha 16 anni e vive a Como. Ci siamo scritti varie e-mail, prima che mi decidessi a pubblicare parte del suo racconto (dopo avergli chiesto il permesso). Perché la sua, forse, è la storia comune a tanti ragazzi gay della sua età, che si trovano a fare i conti con un ambito familiare omofobo, che vorrebbe reprimere, annientare, cancellare il loro essere omosessuali. Le conseguenze? Non sono uno psicologo, ma mi fa paura il solo pensarci.
“Entrambi i miei genitori sono omofobi, ma davvero tanto – scrive M. in una delle sue e-mail - Mio papà sospetta qualcosa: ad esempio, io leggo Oscar Wilde e lui è talmente folle da pensare che il solo leggere un suo libro significhi essere gay. Mi tartassa di continuo con prese in giro molto mirate, scambiando poi occhiate allusive con mio fratello, (un piccolo fascista di 14 anni) che si abbandona a fragorose risate. Questo comportamento mi ferisce davvero, ma proprio tanto. Quando tento di parlargli mi ferma e mi fa lunghi discorsi sulla morale e sul fatto che la natura va rispettata. Io ho superato – grazie ancora una volta ai miei amici, in particolare a una, che mi ha accolto a casa sua come se fossi suo fratello – la fase in cui mi sentivo storto, sbagliato, peccatore. Ogni volta che il Vecchio mi sfotte o mi parla in quel modo io mi sento sempre più vicino a, come dire, una ricaduta: ricomincio a farmi domande che non mi tormentavano da tempo, ricomincio a piangere di notte, a sentirmi in colpa quando guardo un ragazzo, quando parlo di come sono, ho paura river non ci voglio ricadere, non voglio”.
Le tue e-mail mi hanno fatto provare tanta rabbia, oltre che aumentare un senso di frustrazione che provo di fronte a certe tematiche. Parlarne qui serve, ma pochissimo. Perché là fuori ci sono ancora persone che trattano gli adolescenti come te, come fossero dei malati. E se questi non hanno la fortuna, come ce l’ha avuta M., di potersi confidare con degli amici? Non oso immaginare a che cosa vanno incontro. Spesso si dice che i “gay” ormai vengono favoriti, che non si pensa più agli etero, che ci vorrebbe l’etero pride e cazzate del genere. Ecco, a queste persone io dico una cosa: i gay sono diversi perché spesso hanno dovuto sputare sangue, per poter dire, con fierezza, quello che sono. Chi amano. Le emozioni che vivono. Non significa fare le vittime, ma riconoscere una diversità. A te, piccolo M., dico di tenerti stretti i tuoi amici, e di ripeterti, ogni giorno, quando stai giù: “Io sono normale”. Ripetitelo spesso, e ricordati che sono i tuoi genitori ad essere sbagliati.
AskRiver/ Origliando alla porta.
November 11th, 2007

Ciao River, origliando alla porta della camera da letto, ho scoperto mio padre e mio fratello parlare di me e della mia sessualita’. Ho diciotto anni, il mio comportamento non è poi cosi evidente, ma sono veramente disperato! Sono arrivato a quel punto in cui dovrei vuotare il sacco ? Non è facile, e mi servirebbero veramente molti consigli in questo momento della mia vita dove qualsiasi cosa si ritorce contro di me. Potrei sembrarti acerbo e senza esperienza, ma ti chiedo appunto un consiglio.
Primo consiglio: non origliare alla porta. Le peggiori fregature si prendono sempre così. Secondo consiglio: l’”evidenza” dei comportamenti, come la chiami tu, è molto soggettiva. E, una volta che hai deciso di fregartene, del tutto relativa. Che tuo padre e tuo fratello si preoccupino della tua sessualità è normalissimo. Ti vogliono bene, e vogliono solo essere certi che stia bene. Non posso dirti di “vuotare il sacco”, perché non conosco il contesto in cui vivi. Ti direi di valutare il loro approccio al tema omosessualità: come si comportano quando si parla di gay in casa? Non pensare, poi, che tutto si ritorca contro di te: quando avevo 18 anni mi sentivo in lotta col mondo, salvo poi scoprire che il “mondo” aveva ben altro cui pensare.
AskRiver/ Dalla costiera amalfitana, con confusione.
October 17th, 2007

“E’ la prima volta che scrivo ad un blogger. Sono un ragazzo gay di 27 anni (non dichiarato) che vive in un paesino sperduto della Costiera Amalfitana. Ho cominciato solo quest’anno a vivere la mia sessualità e a cambiare fisicamente perdendo peso e cercando di drizzare la barca. Tutto questo in seguito alla morte di un amico (gay e fidanzato) per colpa di uno stramaledettissimo cancro. A giugno prendo coraggio e mando un messaggio su un sito e mi incontro con un 58enne (primo incontro della mia vita: ero vergine). Dopo aver parlato e incontrati un paio di volte, finiamo a letto. Per me è stato bellissimo perchè lui mi piaceva veramente. Dopo 2 mesi che ci sentivamo e andati a letto, io gli ho detto che lo amavo. Lui è rimasto di sasso…dicendomi ‘io ti voglio bene, ma non voglia che tu prenda delusioni. Stai tranquillo ma non sono innamorato di te’. All’inizio fu uno schock anche perchè a lui ci tenevo. Ci siamo rivisti altre volte ma io lo sentivo sempre più lontano, distante e avevo forse capito il perchè. Adesso mi evita. Gli mando email a cui non risponde sempre e con i messaggi è letteralmente ‘telegrafico’. Ho fatto outing con il ragazzo di questo mio amico, per trovare una parola di conforto e per capire meglio il mondo gay a cui mi sono affacciato solo adesso. Io spero solo che l’ambiente non sia tutto così: botte e via e chi si è visto si è visto. Per me della costiera è talmente difficile anche solo poter guardare qualcuno: troppi occhi indiscreti e qua anche i palazzi hanno le orecchie. Ma la gente ha dimenticato come si ama? Possibile che una relazione gay non possa essere forte e profonda come una etero? Siamo veramente condannati ad essere promiscui?”. Orsetto del cuore.
Perdonami se sono brusco, orsetto del cuore: ma non puoi trarre delle conclusioni generali da una sola storia. Anzi: da una notte di sesso. Il mondo gay – che tu descrivi come qualcosa da te ‘distante’ e che, sotto sotto, senti essere ‘peccaminoso’ – è anche questo. Trombate senza amore, baci senza passione, sesso con disinvoltura. Ma è anche altro. Fai attenzione alla parola “amore”, fin troppo inflazionata. E poi, non pensare troppo alle orecchie che ti sentono e agli occhi che ti guardano: loro saranno sempre importanti, se tu darai loro importanza. Cerca di frequentare altre chat, informati sui locali, sulle associazioni. Viaggia. Incontra, magari anche dei coetanei. Parla. E vedrai che quel mondo ti apparirà meno lontano dalla percezione che hai di te stesso.
AskRiver/ Amore senza sesso.
October 1st, 2007

Sono Marco M., 36 anni, di Reggio Emilia. Sono il responsabile tecnico di una importante azienda metalmeccanica. Viaggio spesso per lavoro in Spagna. Convivo da 8 anni con Filippo, uno splendido ragazzo con il quale condivido la mia vita, i miei pensieri, le mie gioie, i miei dolori. Non saprei come vivere senza di lui. In tutti questi anni di relazione il sesso è passato in secondo piano, anzi l’abbiamo (non per volontà o colpa mia) praticamente messo da parte. Ritengo che anche il sesso sia molto importante all’interno di un rapporto di coppia, ma lui dice sempre “non adesso”, “domani”, “lasciami stare”, “pensi sempre a quello”. Viaggiando spesso per lavoro, inutile dirlo, mi trovo ad addocchiare altri uomini. Gli occhi sono fatti per guardare, no? Mi è già però capitata qualche occasione di tradimento. Che ho sfruttato. Non ce l’ho fatta a resistere. Il sesso mi piace, mi piace farlo spesso, in due, in tre, e anche in quattro. Mi dico sempre che non tradirò mai più, ma appena riparto per Barcellona, ecco che incontro uno che mi guarda e io ci casco di nuovo. Ora, non è che io vada con tutti, ma devo pur sfogarmi con qualcuno. So di essere poco onesto con Filippo e, altresì, poco onesto con me stesso. Vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire.
Ho ricevuto questa mail un po’ di tempo fa, e sono stato due volte sul punto di pubblicarla. Poi ci ho ripensato. Perché non sapevo cosa rispondere, ad una situazione che, sotto molti aspetti, ricalca quella che si è venuta a creare tra me ed L. Se ragionassi in maniera pragmatica, dovrei dirti: l’amore senza sesso non può esistere. Ma ci sono tanti ma. Quelli delle coccole a letto, dello sfogarsi, del raccontarsi le cose belle, dell’uscire insieme. E non è uno stare insieme da amici. E’ qualcos’altro. Forse il tuo è un periodo. Forse avete bisogno di trovare un punto di equilibrio. L’unico consiglio che riesco a darti, è di parlargli. Non cambierà molto, ma almeno darai a lui uno strumento in più per valutare la vostra storia con un’ottica più aderente alla realtà.



