“Ciao River, è da molto tempo che seguo il tuo blog, in silenzio, se non per qualche sporadico commento. Sono 8-9 anni che sento di essere attratto dagli uomini. Se pur attratto fisicamente sento il bisogno di un rapporto affettivo più che sessuale. 11 anni fa mio padre mi toccò e dava sguardi dove non avrebbe mai dovuto. Da allora continuo a sentire un senso di inadeguatezza a tutto ciò che mi circonda. A volte ho attacchi di ansia, depressione e non capisco se il mio essere attratto dagli uomini è dovuto a quel che è successo, oppure è davvero un mio desiderio. River, è da tanto che cerco risposte, lo so rischio di essere banale, ma mi interssa il tuo parere. Inoltre è un anno e mezzo che sono fidanzato con una donna, che fa parte di me, ma mi sento come se fossi ad un bivio, paralizzato, senza poter scegliere la strada da seguire. Cosa ne pensi?”. A.

Intanto penso che tuo padre sia una persona malata che ha bisogno di cure. Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome: malattia. Non so dirti se la tua attrazione fisica per gli uomini dipenda da quello che ti ha fatto: non sono uno psicologo, ma, da esperienze dirette, la reazione che si ottiene spesso è opposta. Ho conosciuto omofobi che erano stati molestati da un familiare o, peggio ancora, da un prete. Un consiglio mi sento di dartelo: parlane alla tua ragazza, col rischio di chiudere tutto, ma ti sarai liberato da un peso importante. E’ sbagliato tenere i piedi in due paia di scarpe, che non sai neanche se e per quanto tempo ti calzeranno bene. Vedrai, le risposte arriveranno, vivendo con onestà e con la consapevolezza di essere normali. Normalmente bisognosi di affetto.

“Non sono una ragazza gay, ma ho bisogno di un consiglio. Un consiglio da un totale estraneo che ritengo - appunto perchè estraneo - imparziale, e che in più sono arrivata a stimare leggendo il suo blog. Il mio uomo mi ha lasciata quattro mesi fa, dopo quattro anni. Dice che è confuso. So con certezza che non ha un’altra, ma quando uno inizia a farsi venire dei dubbi così colossali da necessitare della separazione di solito per me la storia è finita. Per gli ultimi quattro mesi abbiamo ovviamente continuato ad andare a letto insieme. A condividere ogni aspetto delle reciproche vite. Poi, ieri, un ragazzo conosciuto anni fa attraverso un altro amico e mai frequentato assiduamente, mi chiede di uscire. Ho passato la serata a ridere. Letteralmente. Lui è intelligente, buffo, colto, affascinante. Unico difetto? Si chiama come il mio ex, che nemmeno ha un nome comune, no! Si chiama Emiliano. Ho conosciuto tre Emiliano nella mia vita e giustamente ne devo mettere due in fila. Beh, dicevo, serata fantastica. Si fanno le due e un quarto a parlare senza rendercene conto. Vedo che gli piaccio. Tanto. E lui piace a me. Mi riporta a casa, ci abbracciamo e ci provo. Ovvero, gli piazzo un bacio sul collo. Avevo voglia di baciarlo, anche se erano le tre, anche se casa mia era invasa di gente. Lui, che stamattina doveva alzarsi presto, d’improvviso non ha più voglia di tornare a casa. Facciamo sesso. Ma sesso bello, lento, passionale, cattivo, fino alle cinque e un quarto del mattino. (In macchina. Sulla strada parallela a quella di casa mia). Non ho mai fatto sesso la prima sera con un uomo. Forse perchè a noi donne ci crescono con l’imperativo categorico di essere “serie”: dobbiamo dissimulare il desiderio, dissimulare la voglia, godere in silenzio, se possibile. Io ieri questo imperativo categorico l’ho cancellato totalmente”. Continua qui.

Dalla mia professoressa di italiano alle superiori, calze aderenti colorate nonostante la ciccia, non ho imparato granché. Solo una cosa, mi ricordo, ripeteva spesso: “Se qualcuno vuole offendere un uomo, lo chiama frocio; se, invece, vuole offendere una donna, basta darle della troia”. Il dramma, però, è che queste categorie e imperativi morali, pur non riconoscendoli e, anzi, disprezzandoli, li abbiamo spesso interiorizzati. Come una vocina che sembra ripeterci: “Non si fa, non si fa, sporcaccione/a”. Anche a me, scopare la prima sera di un appuntamento, non piace. E mi fa sentire meno “potenzialmente innamorato”. Così, con L., la prima volta che ci siamo visti, nella casa del nonno a Bologna, facevamo entrambi resistenza. “No, non si può, non deve essere come le altre volte”. Poi è successo. E chi se ne fotteva dei cliché interiorizzati. Vivi, scopa, sorridi. Un po’ di sano qualunquismo, sotto le coperte, può far solo bene.

Mi chiamo Simone e ho 17 anni. Mi fa paura scrivere questa e-mail, perchè sei la prima persona a cui confesso di essere gay, e spero che tu sia anche l’unica, perchè se qualcuno lo venisse a sapere la mia vita sarebbe finita (anche se molta gente lo ha già sospettato). Per anni compagni di scuola e “amici” mi hanno letteralmente distrutto moralmente, e ho pensato più di una volta di farla finita come quel povero ragazzo di Torino. Anche se è uno sforzo immane nascondere tutto ciò che sono, lo devo fare, River, e la cosa mi fa stare tanto male. Adesso c’è questo ragazzo della mia compagnia (composta da 4 persone ) di cui mi sono innamorato perso. Lo amo, lo giuro, e tutti i giorni quando lo vedo sento il cuore che letteralmente mi si contorce per il dolore di non potergli parlare liberamente, di non poterlo toccare. Sono quasi certo che lui non possa mai contraccambiare: quindi il punto è come fare a dimenticarlo? o se c’è … qual’è il modo di scoprire se pure lui è gay?

Caro Simone, intanto non considerare neanche lontanamente amico chi ti spinge a pensieri che, per un 17enne, sono come lame infilate in una ferita viva. La cosa che devi fare è cercare il confronto, con persone che ti possano capire. Come hai fatto scrivendo a me, guarda se c’è qualche gruppo nella tua città. Quando io avevo 18 anni frequentavo degli incontri pomeridiani (pallosissimi) organizzati dall’ArciGay. Occasioni per conoscere chi ha i tuoi stessi problemi. Perché è con loro che devi parlare. E se ami chi non potrà mai amarti, potrai solo continuare a farti del male. Non c’è un consiglio che ti possa dare su come “dimenticarlo”. Certo è che l’amore si capisce, e se lui non ha fatto nulla per “avvicinarsi” a te, direi che non è gay. Volta pagina, guardati intorno, e capirai che non sei solo.

“Ho un negozio, ed essere gay non mi sta aiutando. A guardarmi non ho particolarità che mi indicizzano come tale ma è stata una mia scelta non vivere nell’ombra. Il prezzo da pagare è molto caro, non avrei mai pensato che per vivere la propria vita…Forse se fossi stato etero o finto tale, le cose sarebbero andate molto meglio, sicuramente ora non sarei in crisi economica. Perché vivere nell’ombra? No, non ce la farei, eppure il prezzo è caro… giornate che non entra nessuno, giornate di magoni. Forse acquistare da me contagerebbe di gaismo?? Probabilmente è quello che pensa la gente Se solo vendessi di più… se solo vivessimo in un mondo senza pregiudizi e schieramenti!”

Non mi intendo di commercio. La mia esperienza diretta, per ora, è limitata al mondo del giornalismo. Un mondo dove gli unici gay tollerati sono quelli che si occupano di moda e frivolezze varie alla Donna Moderna. In una redazione, un gay dichiarato sarebbe continuamente soggetto di battutine e frecciatine. Nel tuo caso, la gaiezza sarebbe un valore aggiunto se facessi il parrucchiere. Perché, nell’immaginario collettivo, quello è un ruolo da gay. O il massaggiatore. O l’istruttore. A questo punto, cliché per cliché, ti direi di “allearti” con l’Arci-gay. Fatti inserire nella guida Spartacus. Comprati qualche bannerino – i costi sono davvero bassi – su siti a tema. Vai avanti. Un mio collega diceva sempre: se ti trovi davanti ad un muro e non riesci a buttarlo giù, giraci attorno.

“Mi chiamo John, ti scrivo da Perugia ed ho 29 anni. Non so bene nemmeno io perchè ti stia scrivendo in questo momento, non ho nessuna domanda in particolare da “Askare” a river, forse ho solo voglia di sfogarmi e di chiedere a te ed a tutto il blog: Perchè tante persone hanno così paura di amare? Amare ed essere amati? Perchè un uomo deve nascondersi dietro miliardi di paraventi di vetro e non lasciare andare il suo cuore? Perchè non si riesce a liberarsi dei pesi che ci opprimono? Perchè continuo ad amare così tanto un uomo e, dopo oltre un anno, non riesco a rendermi conto che in queste condizioni di inganni, nascondigli e menzogne non potrò mai avere l’amore che voglio? Perchè il mio cuore è così pieno di un uomo che crede di ingannare il mondo e la vita nascondendosi dietro donne di facciata mentre non si accorge che è il mondo e la vita che in realtà sta ingananndo lui?” Domande a cui probabilmente non troverò risposte nè soluzioni… John”.

E’ vero, non c’è una soluzione. C’è solo da aprire gli occhi. Perché un uomo che ti costringe a vivere tra inganni e nascondigli, è un uomo che non ti ama. Senza alibi. E’ un uomo che pensa prima a sé stesso, e poi, eventualmente a “voi”. Un uomo così è da lasciare davanti a qualche studio psicoanalitico.

“La mia situazione non è toccante, forse nemmeno problematica, mi chiedo anche cosa mi spinga a rovesciare addosso ad uno sconosciuto fatti miei, come se sbriciolarli serva ad alleggerirli. Amo la stessa donna, mia moglie, da 18 anni. Amo le mie 2 figlie. L’estate scorsa mi sono preso una cotta per F, uomo. con il quale ho avuto rapporti due sere, poi più, di tanto in tanto lo sento oppure un messaggio, nient’altro. A volte ho paura, tanta. Di far soffrire qualcuno, tra i quali anche me. Ci credi che possa davvero amare anche F., anche mia moglie, anche le mie figlie? Ho paura river, mi ritorna in mente una sera, uscito di casa scendo sul mare, un lampione lontano illuminava malamente solo poche punte degli scogli, il resto era buio e basta. Mi sembra sempre di camminare così, mettendo i piedi solo su ciò che intravedo, senza nessun riferimento, fuori (anche volutamente forse) da ogni schema o giudizio. Mi sento proprio solo. Come si fa a tenere insieme pezzi che sembrano inconciliabili? Secondo te basta voler bene ed essere sinceri con se stessi?” (radicchio rosso).

La tua mail è incoraggiante. Perché dimostra che non c’è Un amore. A ama B, fine. Io non credo alle rigide formulette matematiche, alle convenzioni sociali che vogliono incanalare i sentimenti in schemi predefiniti. Non mi è mai capitato di amare due persone allo stesso tempo ma non mi sento nemmeno di dire che sia impossibile. Sono di un sesso diverso? Non mi porrei il problema di auto-definirti. Di dare un nome al tuo amore. L’unica cosa che mi spaventa è come la potrebbero prendere le due figlie e tua moglie. Perché, se da un lato tu devi vivere quello che ti suggerisce il cuore, dall’altro stai tradendo i sentimenti della persona che hai accanto. Pensa, caro radicchiorosso, se sia il caso di scoprire le tue carte. Vivere nella finzione è doloroso, e non ti porterà da nessuna parte.

“E’ strano che in un momento così serio e duro chieda supporto a una persona che conosco solo tramite un blog, ma se lo faccio è perché sento che un saggio incoraggiamento potrebbe venire proprio da te, dato che è proprio quello di cui ho bisogno. Sono anni ormai che convivo con mia madre e quasi tutte le notti mi chiudo nella stanza a cercare di soffocare le lacrime per non farle sentire quanto mi logori il doverle nascondere che suo figlio è gay… e che soffre ogni giorno perché sa che se la madre lo venisse a sapere proverebbe disgusto e rancore. River, oggi pomeriggio, dopo un’ennesima delusione universitaria, mi sono guardato intorno e mi sono accorto che questa mia vita fasulla a casa mi compromette anche fuori”. Continua qui.

I manuali, la razionalità, le lectio magistralis delle intellighenzie gaie, mi suggeriscono la risposta. “Dillo a tua madre, sii te stesso, devi avere il coraggio di mostrare il tuo vero io”. Ecco, se ti rispondessi così ne ricaverei prevedibilissimi consensi. Ma non me la sento. Non me la sento perché sono realista. So che bisogna avere i piedi per terra. E così, la mia razionalità, mi suggerisce di dirti: solo quando potrai andartene di casa, solo quando potrai mantenerti, potrai sfidare il rifiuto di tua madre, che tu mi dici essere cosa certa. Se glielo dicessi ora, forse, non potresti continuare a studiare, a vedere il tuo ragazzo. E’ una finzione, lo so. Ma quante altre finzioni dobbiamo sopportare, al lavoro, con gli amici, e non solo relative al nostro orientamento sessuale?

Quando, però, sei nella tua stanza, quando avrai chiuso la porta, pensa che sei una persona grande. Pensa che non hai nulla da farti perdonare. Tu non hai niente di sbagliato. E’ tutto il resto che è storto. 

Ask River.

March 6th, 2007

Il difetto più comune ad ogni blogger è un’insana dose di egocentrismo. Potrei capolvogere questa affermazione, e dire chi solo chi è altamente egocentrico potrebbe pensare di aprirsi un blog. Questa premessa è necessaria per spiegare la mia resistenza verso la classica rubrica del “domanda e risposta”, un angoletto pippologico per le masturbazioni mentali del personaggio di turno. Ce l’ha Mina, ce l’ha Maria de’ Filippi, ce l’ha Maurizio Costanzo. Persino Costantino (evviva, sa scrivere). Insomma, niente di nuovo. Prima L., poi molti lettori (quasi tutti fedelissimi) mi hanno detto: “Perché non te la fai anche te una rubrica così?”. A farmi cambiare idea, però, sono state alcune email che ho ricevuto. Toccanti. Problematiche. E mi sono detto: magari possono aiutare altre persone, che condividono la stessa situazione.

Quindi ho deciso: da stasera si parte con “Ask River“. La mail cui inviare le domande è askriver@river-blog.com Ovviamente chi usa questo indirizzo, autorizza il sottoscritto a pubblicare il testo della mail (senza nome e senza riferimenti diretti ad altre persone).

Buongiorno.