Ristoranteggiando/Hard Rock Cafè.
May 18th, 2008



La prima cosa che guardo in un ristorante, è il mood dei camerieri. Se sono svogliati e scoglionati, è probabile che vengano pagati poco, che non siano motivati a sufficienza, e che magari ti sputacchino nel piatto. All’Hard Rock Cafè, in via Veneto, ti colpisce il clima. I camerieri corrono - letteralmente - da un tavolo all’altro e scherzano tra di loro. Alcuni sono un po’ coatti e non spiccicano una parola di inglese (ma coi turisti come si fa?), altri sanno di essere bellini e come tali si atteggiano.
Gli hamburger non sono buoni come quelli del T-Bone di via Crispi, ma sono sicuramente più saporiti di quelli del McDonald’s – non che ci voglia molto. Del resto per 13 euro è il minimo. La musica potrebbe essere ad un volume più civile. Ma il vero plus di questo posto sono gli antipasti e i dolci: difficile resistere ai fritti da inzuppare in salse di ogni genere e alla panna che inonda il brownie al cioccolato, caldo. I bagni sono puliti: la carta era al suo posto, e anche il sapone. Alle 14 di oggi il ristorante era pieno, con attesa media di 15 minuti. All’ingresso, a chi attende, viene dato un telecomandino che si illumina quando il tavolo si è liberato.


Ristoranteggiando/ Nobu, questione di soia.
June 3rd, 2007

Il problema di un posto con un nome “forte” è che si rischia di perdere di vista il valore reale del cibo. Spesso, poi, il nome deriva banalmente da: attente attività di pubbliche relazioni, grazie al contatto con qualche giornalista compiacente; un intenso via-vai di vip e vipetti; gli interni disegnati ad hoc dall’architetto/designer di turno. Nobu, al primo piano del palazzo Armani, in via Manzoni, è presente nell’immaginario come posto caro-frequentato da vip-chic. E il cibo? Alla delizia della tartare di salmone con caviale (ovviamente porzione minuscola, 20 euro) ha fatto da contraltare una normalissima selezione di sushi. Selezione rigida, perché quando ho chiesto al cameriere di poter sostituire le uova di salmone (bleah) con un qualsiasi altro nigiri, la risposta è stata un laconico “non è possibile”. Inammissibile per un posto così. Ma col sushi è arrivato qualcosa di indicibilmente salato: la soia, anima e colore del pesce. Quando l’ho fatto notare al cameriere, la risposta mi ha stupito: ‘lo sappiamo, è troppo salata, per questo suggeriamo quella ‘low sodium’”. Peccato, perché ha ucciso il sapore degli otto nighiri e 3 rolls (31 euro). Passato alla selezione di tempura (30 euro): buona quella di verdure, troppo pastoso quello di gamberetti. Acqua commerciale (una selezione si potrebbe osare).


Punti di forza - che col cibo non c’entrano niente: la cortesia dei camerieri; le luci soffuse; la distanza tra i tavoli (solo in alcuni casi).
Voto: 5,5.
Ristoranteggiando/ I Maccheroni, acidità e lentezza.
May 6th, 2007
A casa non mangio quasi mai, fatta eccezione qualche cena, nei rari giorni in cui non lavoro. Perché allora non iniziare a buttare giù qualche parere sui ristoranti dove mangio? Premessa fondamentale: non si accetteranno inviti a cena o richieste di recensione e/o pubblicità (che poi è il sistema con cui vanno avanti le riviste di settore). Ai 4mila lettori al giorno di River si garantisce una parzialità del tutto disinteressata.

Il Ristorante Maccheroni – piazza delle Coppelle – si presenta come una vecchia osteria, con piastrelle e pareti in stile, e offre una tradizionale cucina romana. I prezzi sono contenuti – dai 5 euro degli antipasti ai 13/17 dei secondi. Peccato, però, che il vero problema sia il servizio e il timing della cucina. Insieme ad L. e una coppia di amici abbiamo ordinato 3 piatti diversi: sono arrivati tutti e tre a distanza di circa 5 minuti. Il cameriere – ahilui, carino – si affacciava di tanto in tanto nella saletta dove l’aria condizionata a 16° (“ma purtroppo non si puo’ alzare”, diceva laconico) ci costringeva a stare col giubbino. Il cibo, spesso, non è tutto in un ristorante. E il servizio ha contribuito in questo caso a farcelo andare di traverso. La pasta con pachino era cotta male; saporita la cotoletta alla milanese e gli spinaci ripassati. Alla fine si è speso 25 euro a testa, consegnati alla cassiera, antipatica e acida 40enne con infradito che sembrava essere lì per farti un favore.
Voto: 40 (da 0 a 100).





