La giornata contro l’omofobia.
May 17th, 2008

Per la giornata mondiale contro l’omofobia - oggi - scelgo questa locandina francese. “L’omosessualità non è una malattia”.
Da noi se ne parla sempre di meno in chiave di diritti.
Gay a Cannes.
May 17th, 2008

Questa è la locandina di “I love you Philip Morris”, in bella mostra a Cannes.
Come coppia gay sono poco credibili.
La chiesa evangelica finlandese parla a gay e neri.
May 14th, 2008


Queste sono alcune immagini della campagna realizzata dalla chiesa evangelica luterana finlandese. “C’è spazio per una religione che senti tua”, è scritto sul poster che raffigura un gesù nero e su quello in cui gesù ha le sembianze di una donna. In un altro disegno, due uomini sono a letto: “Cosa farebbe Gesù?”.

La fenomenologia del passivo.
May 13th, 2008
Sfacciato: Non ha alcun problema a comunicare la sua passività, che anzi è spesso la prima cosa che ti sbatte in faccia. Sono quelli che in chat hanno i nick “pass_30″, “passtuo”, “sfondami”, e così via.
Complessato: Non dirà mai di essere passivo, neanche quando si farà trovare schiacciato col viso contro il muro. Generalmente preferisce la definizione di versatile. Qui ricadono spesso i bisessuali.
Etero: Quello che “vado con le donne, ma con gli uomini mi piace essere passivo”. Oppure: “mia moglie non soddisfa il lato femminile che è in me”. Si considerano eterosessuali.
Maschile: Passivo per lui è sinonimo di femminile, e quindi quando lo incontri ci tiene a dirti che non si vede che è gay. Spesso utilizza il termine di “insospettabile”.
A metà: Predilige o l’oral o l’anal, mai entrambi.
Pentito: Gli piace farti credere, al termine di un rapporto, che non gli sia piaciuto così tanto e che, in fondo, preferisce essere attivo. Sotto sotto ha goduto, ma ci tiene a dissimulare il piacere.
Prima volta: In chat o dal vivo ci tengono a dire che fino ad allora sono stati attivi, ma che vorrebbero provare. Poi però scopri che sono più esperti dello “sfacciato”.
Su questo blog, tempo fa, avevo lanciato un sassolino nello stagno. Per vedere se qualcuno lo avrebbe raccolto. L’idea era quella di un coordinamento tra tutte le associazioni gay. Mi riferivo alla realtà romana, chiamata a “coalizzarsi” contro un sindaco, Gianni Alemanno, che certo non spenderà parole dolci per la comunità Glbt. A pochi giorni dal suo insediamento in Comune, registro la prima lite tra le associazioni.
Oggi pomeriggio, Arcigay, Arilesbica e DigayProject mandano un comunicato stampa congiunto, sotto forma di lettera indirizzata ad Alemanno, per richiedere di un incontro: “La invitiamo ad essere promotore di un percorso virtuoso, di ascolto e di confronto. Senza dare un colpo di spugna a quanto fatto in questi anni sia a Roma, sia nel resto d’Italia, auspichiamo che Lei metta concretamente in pratica quanto detto, e che a breve sia dunque possibile un incontro per discutere del Gay Pride di Roma e della questione lgbt in questa città“.
Mi ero stupito del fatto che la lettera non fosse firmata dal Mario Mieli. Passano circa due ore e tac, arriva il comunicato in cui ci si dissocia dalla lettera delle altre associazioni. “Il circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore del RomaPride 2008, precisa che non è stata avanzata alcuna richiesta d’incontro al sindaco di Roma Alemanno in merito alla manifestazione del 7 giugno prossimo, mentre sono in corso le varie richieste tecnico-amministrative del caso. Tale precisazione si rende necessaria per fugare eventuali dubbi - prosegue la nota - dopo la lettera politica inviata al neo sindaco da tre associazioni romane (Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Di’Gay Project), dove si fa anche accenno ad un confronto sul Pride. Il desiderio di qualunque associazione di fare confronti politici con chiunque è legittimamente segno del proprio percorso, ma non può riguardare ovviamente una manifestazione come il RomaPride, che raccoglie una ben più ampia compagine di realtà associative e di diverse sensibilità, oltre all’esistenza di una struttura organizzativa che si fa carico di esporre ciò che è condiviso dalla totalità. Inoltre in questa fase organizzativa dell’evento RomaPride è impossibile per qualunque organismo istituzionale e politico conoscere, comprendere ed esprimersi compiutamente su tale manifestazione, non essendo ancora uscito pubblicamente il relativo documento politico e la piattaforma rivendicativa, in fase di ultimazione e condivisione collettiva”.
Se Alemanno se la ride, fa bene.
Gay Pride, sobrietà, suvvia.
May 7th, 2008
Tre giorni di malattia e si torna a parlare di Gay Pride. Prima Gianni Alemanno, che lo ha criticato (sarebbe stata una notizia il caso contrario). Adesso a pronunciarsi è il responsabile dei PapaBoys, già ospitato su questo sito per alcune sue posizioni vagamente omofobe. Dice il presidente dell’associazione cattolica: “Nella libertà della diversità è necessario richiedere, ed a voce alta, massimo rispetto per la religione, per i credenti tutti, e condannare tutto ciò che è blasfemia ed attentato al sacro. Sono scandalizzato per l’immoralità, nel manifestare contro ciò che è sacro, che ogni edizione del Gay Pride evidenzia per le strade delle città che vedono questo tipo di incontri”. Ancora: “Non è detto che si debba stare zitti ogni volta che si attenta alla religione, recando gravi offese a chi ha nel proprio dna la tradizione cristiana“. E poi un messaggio ai gay, anzi, “agli appartenenti al mondo omosessuale” (manco fosse un sindacato): “Vogliamo ricordare le parole della Dottrina Sociale della Chiesa, che non condanna – come tanti media vorrebbero far passare – ma richiama ad una vita sessuale lineare e sobria, non portando in piazza quelle diversità che per prime incalzano l’uomo verso l’immoralità”.
Insomma, gay sì, ma tra le mura di casa. Un po’ come fanno i pedofili. Brava gente, al lavoro; orchi a casa.
Affettuosità da Eroi.
May 7th, 2008

Non conosco la serie “Heroes”, anche se da quello che vedo in giro per la blogosfera ha parecchi fan. Ma questa foto mi ha colpito per la sua ambiguità. Loro sono Adrian Pasdar e Milo Ventimiglia.
Coraggio-Madonna.
May 7th, 2008

Madonna non mi fa impazzire (sarà perché è un’icona?), ma di fronte ad un bacio così provocatoriamente naturale ad una sua ballerina non si può che fare clap clap. La foto è stata scattata ieri all’Olympia di Parigi, durante il suo concerto.
Slinguazzata cinese.
May 4th, 2008

Purtroppo non so niente di questa foto. Ma, conoscendo la tradizionale compostezza cinese nei luoghi pubblici, sarei curioso di sapere in che contesto è stata scattata.

Martin e Linda si sono sposati 30 anni fa, nel 1977. Anno dopo anno, Martin (foto sotto) matura la convinzione e il desiderio di cambiare sesso: decisione che comunica alla sua metà nel 1998. Il tutto avviene con operazioni su operazioni e un costo di circa 25mila euro. Quando il cambio di sesso è andato a buon fine, Martin - nuovo nome Emma - è praticamente costretto a separarsi dalla moglie: solo così facendo, lo Stato gli avrebbe riconosciuto ufficialmente il cambio di identità. Ma a quel punto la coppia, che ha continuato a vivere insieme, si è trovata di fronte ad un problema di natura economica: entrambi, divorziando, dovevano rinunciare ad alcuni benefici di natura fiscale e pensionistica. La soluzione? Sposarsi di nuovo grazie alle unioni civili riconosciute nel Regno Unito. Secondo le statistiche ufficiali, da quando le unioni civili sono state introdotte, nel dicembre 2005, circa 27mila coppie hanno potuto beneficiarne. Ma un’associazione per la tutela dei transessuali, la Beaumont Society, chiede modifiche legislative, per evitare che si ripetano casi come quello di Martin/Emma e della moglie. “Sarebbe più logico che una coppia non fosse costretta a divorziare per vedere riconosciuti gli stessi diritti. Chiediamo quindi che sia possibile continuare a essere sposati, anche se uno dei due partner ha cambiato sesso”.

Gay Pride/ Giorgia Meloni, “e’ una forma di privilegio”.
May 2nd, 2008
Giorgia Meloni mi sta simpatica, a pelle. Non l’ho mai intervistata, ma mi sembra una ragazza molto sveglia, e, da molti punti di vista, fuori dagli schemi aennini. Oggi è l’intervistata di turno per la trasmissione di Klaus Davi che sarà messa on-line su Youtube. Tra i tanti temi affrontati, questo è il suo pensiero circa il Gay Pride:
“Ho amici gay e non ho mai manifestato alcuna forma di repulsione o discriminazione verso il mondo omosessuale, mentre ho manifestato e continuo a manifestare una forma di disappunto verso il Gay Pride, una ostentazione che ho trovato fastidiosissima perché si sono viste scene sinceramente raccapriccianti, scene che fanno male anche ai gay. Le persone omosessuali di buon senso se ne rendono conto meglio di me. Inoltre mi sembra che siamo di fronte a forme di privilegio, altro che discriminazione, considerato che, ad esempio, a me nessuna amministrazione locale ha mai dato dei soldi per andare a manifestare i miei gusti sessuali”.
Out d’estate.
May 1st, 2008
Il Gay Pride 2008, tra preoccupazioni e dubbi.
April 30th, 2008
Bologna è la città che, quest’anno, torna ad ospitare, dopo 13 anni, il Gay Pride. L’appuntamento, annunciato da tempo, è per il 28 giugno. Parallelamente, però, sono iniziati anche i preparativi per il Pride di Roma. Ancora una volta, infatti, si ripeterà quello che avviene ogni anno: oltre alla manifestazione nazionale, ce ne saranno altre locali (per adesso conosco solo quella di Roma). Ad organizzare la sfilata romana, che avrà luogo nel mese di giugno, è il circolo Mario Mieli, che martedì prossimo ha indetto un’assemblea sul tema. Ma a Roma non ci sarà solo una sfilata: dal 28 maggio all’8 giugno saranno organizzati una serie di eventi culturali, teatrali, letterari. Il patrocinio di Regione e
Provincia è pressoché certo (ci fu anche nelle passate edizioni), come certa è l’assenza dell’”appoggio” del nuovo Comune, guidato da Gianni Alemanno. Le associazioni romane, Mario Mieli in testa, sono già preparate al peggio: la nuova giunta ha tutti gli strumenti per creare eventuali problemi agli organizzatori. In primis con l’occupazione di suolo pubblico per eventuali manifestazioni (l’autorizzazione a sfilare, invece, viene dalla Questura).
Sono perplesso. Mi chiedo se di fronte alla mutata scena politica italiana, con una destra che cercherà ogni pretesto per parlare di “ostentazione”, “strumentalizzazione delle diversità”, “eccessi da evitare”, abbia senso organizzare un Pride nazionale e tante sfilate locali (queste ultime con un’affluenza inevitabilmente minore). Più in generale mi chiedo: ha ancora senso un Gay Pride?
Alemanno sindaco, una sfida per i gay romani.
April 28th, 2008
Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Con un risultato che neanche lui si aspettava, ha sconfitto il più quotato Francesco Rutelli. Era una sfida difficile, il cui risultato era difficilissimo da prevedere, anche per il sottoscritto e per i sondaggisti con cui mi era capitato di parlare nei giorni scorsi (”Una previsione? Impossibile. 50 e 50″ mi ero sentito direi solo ieri). Ma la sconfitta rutelliana era nell’aria. Walter Veltroni è stato il miglior sindaco che Roma abbia mai potuto avere. Un sindaco che si sporcava le mani con le questioni di tutti i giorni, e che ama la politica, col cuore e con lo stomaco. Ma Rutelli, a sentire molte persone di sinistra, non era per niente amato. Scorbutico, arrogante, saccente: gli aggettivi che ho sentito più spesso da chi parlava di lui.
E adesso? Scelgo la prospettiva della comunità gay romana, da sempre divisa, spesso per banalissime questioni di soldi (penso agli accordi dell’ArciGay di Roma con la giunta Veltroni per una linea telefonica d’ascolto - accordo ‘promesso’ anche da Rutelli; penso agli inutili scontri tra il Mario Mieli e Digayproject; alle polemiche sui partiti da sostenere). Ecco, io penso che di fronte alla vittoria di una destra che certamente non si batterà per i diritti gay (Rutelli lo avrebbe fatto?), venga offerta una possibilità. La possibilità di compattarsi, di fare fronte unico contro l’omofobia che è spesso latente nella destra italiana, così diversa da quella Usa. I gay della capitale possono fare quello che a livello nazionale non è mai stato fatto: unire le forze, creare una sigla forte, in grado di smuovere interessi, politici ed economici. Insomma, fare una lobby vera e propria, come avviene in America.
Detto ciò, viviamo in un paese di centrodestra. Ormai credo sia un dato di fatto.
In memoria di Justin, calciatore coraggioso.
April 28th, 2008
Una campagna contro l’omofobia nel mondo del calcio, ne Regno Unito. Il via è previsto il 4 maggio, due giorni dopo il decimo anniversario della morte (per suicidio) di Justin Fashanu. Chi era costui? Justin, che dà anche il nome alla campagna, è stato il primo calciatore professionista dichiaratamente gay (l’anno era il 1990). L’appuntamento è a Brighton, alle 17, con un dibattito pubblico. “Dieci anni dopo la morte di Justin - ha spiegato uno dei portavoce della campagna - non c’è ancora un giocatore o un manager di una squadra che abbia avuto il coraggio di dichiarare la sua omosessualità”. I siti inglesi che hanno lanciato l’appuntamento, riportano anche le farneticanti dichiarazioni di Luciano Moggi (”I gay? Non sono adatti al mondo del calcio”). Secondo un sondaggio del 2006, il 57% dei calciatori ritiene che il calcio sia uno sport omofobo. I leader della campagna Justin chiederanno alle squadre della Premier League di osservare un minuto di silenzio e di indossare una fascia nera al braccio, con il nome del giocatore scomparso.
Emilio Carelli risponde e non risponde sul coming out.
April 24th, 2008
Due lettori mi segnalano sul Magazine del Corsera, l’intervista di Vittorio Zincone ad Emilio Carelli - direttore del migliore telegiornale italiano, quello di Sky. Ecco il passo più scivoloso.
Teme che le sue cose private potrebbero nuocerle professionalmente?”
“No. Sono sempre stato riservato”.
Un suo coming out potrebbe nuocerle professionalmente?
“Sinceramente credo che agli italiani queste cose interessino poco”.
Zincone abilissimo. Carelli ancora di più.
Tipi da bikini.
April 24th, 2008

Segni d’affetto.
April 17th, 2008









