Campagna by you.

Tanto per dimostrare la maggiore “sensibilità”  degli americani, ecco una campagna pubblicitaria per sradicare un modo di dire abbastanza diffuso da quelle parti: “That’s so gay“. Spesso ha un’accezione negativa. La pubblicità non è promossa solo da un’associazione Glbt, ma anche da una di pubblicitari, abbastanza potente: l’Advertising Council. Tra l’altro, fanno notare i siti gay Usa, è la prima volta che questa associazione lancia una campagna su un tema Glbt. La campagna si articolerà in spot televisivi e pagine acquistate su quotidiani e riviste. Ci saranno anche dei vip, come testimonial: tra questi Hilary Duff and Wanda Sykes. C’è anche un  sito: “Think before you speak“. Lo scopo principale, viene fatto notare, è quello di “proteggere” i minori gay. “Gli adolescenti gay sono spesso vittime a scuola - spiega il sito - di commenti insultanti. Il risultato è quello di creare un clima irrispettoso e anche di paura. La battuta ‘è così gay’ è una di quelle più ricorrenti quando si parla di omofobia. Molti non se ne accorgono neanche, ma con quelle parole possono ferire. Con questa campagna vogliamo far comprendere le conseguenze di pregiudizi e di un comportamento anti-gay”.

thatsogay by you.

Non saprei trovare un equivalente italiano. Magari il classico: “ammazza che frocio”. Peccato che, spesso, a dirlo, siano proprio i gay.

Comunque siamo alle “finezze” linguistiche. Vaglielo a spiegare alla Carfagna.

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Il reverendo Peter Mullen, cappellano della Borsa di Londra, ha avuto nei giorni scorsi l’uscita omofoba più “originale” del 2008. Il sessantaseienne ha, infatti, scritto sul suo blog che è necessario “scoraggiare le pratiche omosessuali, facendo ricorso agli stessi avvisi posizionati sui pacchetti di sigarette”. Secondo Mullen dovrebbe essere obbligatorio, per tutti i gay, ricevere un tatuaggio che recita: “La sodomia può seriamente compromettere la tua salute” ma anche “La fellatio uccide”. Nel suo delirio omofobo, sosteneva che i “gay osceni dovrebbero essere dichiarati fuorilegge”, e che i “gay pride sono come il fumo passivo: corrompono chi li osserva, in particolare i giovani”. Immediata la reazione del movimento omosessuale anglosassone, che è arrivato a chiedere le dimissioni del prete. Il quale, cuor di coniglio, cosa fa? Dichiara: “La mia era satira, e rispetto i gay. Ho persino degli amici omosessuali”. Ha comunque ribadito di essere contrario a chi “va in giro a predicare l’omosessualità”. Persino l’arcivescovo di Londra si è risentito, arrivando a diramare una nota ufficiale di biasimo: “Se è vero che i preti possono avere le loro opinioni, questo testo è altamente offensivo, e non rispecchia in nessun modo il punto di vista della diocesi di Londra”.

Aggiornamento/ Dopo le pressioni arrivate ormai anche al di fuori del Regno Unito, il prete ha diramato una ulteriore nota di giustificazione: “Non volevo irritare nessuno, ma mi rendo conto che i miei giudizi sono stati poco cauti e hanno offeso le persone. Voglio scusarmene. Le mie erano considerazioni scherzose sugli omosessuali, con le quali non volevo offendere nessuno. Non volevo criticare i gay, ma i promotori della cultura gay. In ogni caso, le mie frasi sono state offensive, e per questo chiedo scusa”.

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La storia me la racconta via email A. un ragazzo quasi diciottenne del sud barese. Sabato scorso si trovava su un treno partito da Bari, in compagnia del fidanzato. “Il treno - scrive A. - era di due vagoni. Quello in cui stavamo noi era completamente vuoto, nell’altro c’erano un controllore ed un paio di persone. Quando il controllore ha visto che io e il mio ragazzo ci stavamo abbracciando e dando qualche normalissimo bacio, è venuto da noi, e ci ha detto, con la massima maleducazione, di smetterla perchè non stavamo a casa nostra e quindi dovevamo rispettare gli altri”. A., ovviamente, è rimasto di stucco: “Sono rimasto impietrito. Il mio ragazzo ha tagliato corto ed ha detto che non stavamo facendo niente. Non mi era mai capitato niente del genere”.

Non mi viene difficile credere a questa storia e penso che le grandi aziende italiane, impegnate nel delicato settore dei servizi pubblici, debbano promuovere dei corsi di formazione sulle tematiche Glbt.

La madonna degli omosessuali.

September 25th, 2008

La madonna degli omosessuali. by you.

Raffaele Ciotola, artista napoletano 44enne, mi ha scritto alcuni giorni fa per segnalarmi questa sua opera. Si chiama “la madonna degli omosessuali” ed è dedicata alle vittime gay durante il periodo del nazismo. Vittime di cui, troppo spesso, si parla solo marginalmente. L’intento è tutt’altro che provocatorio, anche perché l’autore è credente. Come spiega l’artista sul suo sito, nasce dal collegamento di quello che è successo ai gay negli anni nazisti, e il dolore di tante madri, che hanno perso i loro figli, con quello della Madonna, “madre di tutti”. Anche degli omosessuali.

L’autore dell’opera, rispondendo ad alcuni commenti, ci tiene a spiegare qual è la differenza tra questa e le altre Madonne: ”Gesù porge alla madre 2 simboli maschili (di marte),  e 2 femminili  (di venere),  e sono doppi per ogni cordoncino,  per indicare appunto che sono gay”. E ancora: “Quest’opera vuole ricordare a chi  non vuole, che queste vittime in un modo o in un altro, bisogna ricordarle”.

Gay black is beautiful.

September 24th, 2008

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Manifesto di una campagna promossa da due associazioni, a New York. I manifesti sono affissi ad Harlem, quartiere con un’alta concentrazione di persone di colore.

Michele e Roberto, i due gay che vennero sorpresi dai carabinieri nei pressi del Colosseo, intenti a “compiere atti osceni”, saranno processati. Nei confronti dei due giovani, infatti, il pubblico ministero Pietro Pollidori ha emesso un decreto di citazione a giudizio, fissando la prima udienza per il 24 febbraio prossimo. La vicenda è fin troppo nota, e risale allo scorso 26 luglio. I legali dei due ragazzi speravano in una archiviazione: evidentemente la Procura non ha creduto alla loro versione. Quello che, però, mi ha colpito - in negativo - è l’ultima presa di posizione dell’Arci Gay di Roma, da sempre molto “innocentista”. La linea degli avvocati dell’associazione è sempre stata che i due ragazzi si stessero solo baciando e che i carabinieri li abbiano “perseguiti” in quanto gay. Versione che, francamente, non mi ha mai convinto: la linea di carabinieri/polizia su questi temi è sempre di estrema cautela. Poco fa, Arcigay ha fatto appello alle telecamere presenti nella zona del Colosseo: “Non comprendiamo per quale motivo non siano state acquisite le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza posizionate nella zona come richiesto espressamente dell’avvocato difensore, legale di Arcigay Roma, associazione alla quale si sono rivolti i due ragazzi. Le immagini avrebbe consentito, infatti, di fare luce sull’intera vicenda”.

La stessa Arcigay, pochi giorni fa, aveva criticato la proposta del sindaco Alemanno di collocare telecamere nella zona della gay street. Due pesi, due misure?

Rainbow flag.

Un liceo per soli gay. E’ la proposta che si sta vagliando a Chicago, dove potrebbe sorgere la “Social Justice High School—Pride Campus”. “Ragazzi e ragazze gay, purtroppo, non sono tenuti nella giusta considerazione in questa zona”, spiega Chad Weiden, che dovrebbe diventare il preside dell’istituto. Ma non mancano le critiche, anche dalle stesse associazioni Glbt americane, secondo le quali sarebbe una sorta di “specchietto per le allodole”, che non risolve i problemi dei giovani gay. Non si tratterebbe, comunque, del primo college Glbt: nel 2002, a New York, è stata costituita la “GLBT Harvey Milk School“. A chi si rivolgerebbe il Pride Campus? Soprattutto a giovani vittime di episodi di intolleranza, e i cui genitori non si possono permettersi di mandarli in una scuola privata, più liberale. “Lo scopo di questa scuola - spiega un altro sostenitore del progetto - è quello di insegnare la tolleranza”. In ogni caso, non si tratterebbe di un istituto chiuso agli etero: “Tutti saranno ammessi, e non faremo certo discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale”. La proposta è ancora in fase di discussione e, qualora si dovessero ottenere tutte le autorizzazioni del caso, non si potrà pensare di aprirla prima del 2012.

Squadra in ginocchio.

September 19th, 2008

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Pubblicità del “Termix Club”, locale gay sportivo di Praga.

Potevano pure scegliere dei modelli più decenti.

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Dopo le recenti aggressioni nei confronti di gay, e la richiesta del sindaco, Gianni Alemanno, di effettuare maggiori controlli, arriva una prima proposta. A farla è il primo cittadino: telecamere per “proteggere” gli avventori di via San Giovanni in Laterano, ormai ribattezzata Gay Street. Alemanno ha avuto stamattina un incontro con il prefetto di Roma, e proprio a lui ha suggerito questo provvedimento. “E’ importante aumentare la sorveglianza nelle zone simbolo - ha detto Alemanno - Penso anche a piazza Navona”. La proposta di Alemanno è stata accolta dalla prefettura con favore: a questo punto si dovrà studiare la loro collocazione. Il sindaco ha poi precisato che “concorderà con la comunità gay” gli interventi più opportuni contro il bullismo.

Agggiornamento/ A poche ore dalla diffusione di questa notizia, è già polemica da parte di alcune associazioni gay (Arcigay, Gaylib). Poco fa hanno diramato una nota in cui bocciano la proposta di Alemanno:  ”Le telecamere non rappresentano una soluzione di fronte al fenomeno della discriminazione e verrebbero percepite come un problema per la privacy da parte di moltissime persone. Le aggressioni, inoltre, avvengono solitamente a qualche isolato di distanza, in luoghi bui. Ribadiamo che la sicurezza delle persone lesbiche, gay e trans deve essere garantita in tutta la città e che ciò è possibile solo attraverso un serio piano contro l’omofobia: campagne di comunicazione, formazione dirette alle stesse forze dell’ordine e anche nelle scuole (ricordiamo che spesso gli aggressori hanno meno di 18 anni), iniziative culturali, sostegno e implementazione dei servizi, maggiore presenza delle forze dell’ordine in borghese”. Enzo Foschi (Pd), vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Lazio va oltre, parlando di “inaudita violenza”: “Non vorrei che, al contrario, con l’installazione delle telecamere si voglia raggiungere un altro intento, ovvero quello di riprendere tutti coloro che frequentano abitualmente la gay street e con lo scopo di scoraggiare, non i delinquenti omofobi (che si nasconodono e agiscono in altre strade, magari sotto al Colosseo), ma i ragazzi e le ragazze dal continuare a poter passare le serate in questo  importante luogo d’incontro“. Diversa la posizione di DìGayproject che è sostanzialmente a favore (”non sono certo la panacea di tutti i nostri problemi, ma sono un supporto alle forze dell’ordine per prevenire le aggressioni”, dice Marco Belfiore, segretario dell’associazione di Imma Battaglia), ma che fa notare una cosa condivisibile: “La politica a favore dei gay e dei loro diritti non può passare ogni giorno attraverso la gay street. La cultura anti-omofobia è qualcosa di più ampio e complesso e non può riguardare sempre, tutti i giorni il dibattito sulla gay street di Roma. Esistono anche Napoli, Trieste, Bari, Milano e tutto il resto d’Italia. I gay sono ovunque e meritano di essere soggetto di diritti”.

Quanto alle critiche: le trovo fuffologiche. Roma è piena di telecamere che, in molti casi, hanno permesso di risolvere casi di violenza, e non solo. Non vorremo mica creare una zona franca intorno alla Gay Street?

Giusy dà buca al Gayvillage.

September 17th, 2008

giusy by you.

Da Giusy Ferreri non se l’aspettavano. La cantante, che deve tutta la sua attuale fortuna discografica al programma XFactor (e all’aiuto, musicale e comunicativo, di Tiziano Ferro), ha deciso all’ultimo momento di non cantare più al GayVillage domani sera. Il suo concerto era molto atteso, e ci si aspettava un grosso afflusso di pubblico. Tra l’altro questa è l’ultima settimana del Gayvillage. Soltanto oggi, però, l’artista ha fatto spedire tramite la sua casa discografica (la Sony), un certificato medico con cui comunicava di non potersi più esibire. Un modo molto formale - ineccepibile dal punto di vista legale - per dare buca. Gli organizzatori sono abbastanza arrabbiati, fondamentalmente perché annunciare un nome e poi dover fare marcia indietro è quanto di più sgradevole possa esserci nel settore dei concerti.

Ho letto il certificato, firmato da un medico di fiducia di Abbiategrasso (il suo stesso Paese di nascita). Direi che è fin troppo generico:

“Si comunica che la sig. Ferreri Giuseppa necessita di tre giorni di riposo per malattia (dal 17/9 al 19/9)”.

Piccolo particolare: il 19 settembre è in programma una serata a Mantova. Serata confermata dal suo Myspace ufficiale e da una radio locale. Strane dimenticanze.

Aggiornamento/La data di Mantova del 19 è stata ufficialmente cancellata (oggi).

babilonia by you.

Imma Battaglia è in una fase di iper-comunicazione. E lo dimostrano le recenti uscite su temi caldi. Va detto che non amo chi parla solo per far parlare di sè, e francamente mi stupiscono questi razzi sparati a così breve distanza. Su alcuni punti sono d’accordo con lei. Su altri meno. Oggi è la volta del numero di ottobre di Babilonia, che intervista la presidente di Dìgayproject.

La sua antipatia verso Arcigay e le leadership omosessuali è cosa ormai nota: “Stiamo pagando il divismo di alcuni, la caccia al posto, il carrierismo, che è stato devastante. Hanno manipolato un movimento per avere posti in Parlamento e fare i propri interessi”. Alla domanda di Babilonia se i partiti hanno usato i movimenti, Imma battaglia risponde: “Noi, non loro dobbiamo essere lobby: guardiamo come si organizzano Chiesa e industriali. Così va fatto! Essere presenti ovunque”. Non è d’accordo neppure sulla diatriba Merlo-Arcigay scoppiata dopo la tragedia di Madrid: “Spesso è Arcigay ad avere atteggiamenti imbarazzanti. Bisogna avere rispetto delle morti e delle tragedie: io queste urla isteriche non le sopporto; in nessun caso la difesa deve essere aprioristica”. E per spiegare meglio le sue posizioni a Babilonia, Imma cita l’esempio di quando scacciò dal Gay Village gay drogati e fu attaccata: “Hanno scritto cose ingiuriose contro di me, come “omofobica” perché non sanno neppure scrivere “omofoba”. Io sono contro le droghe e in questo sono più fascista di altri. Arcigay la smetta di urlare usando l’ingiuria”.
Su cosa dovrebbe poi fare Arcigay, la presidente di Di’Gay Project non ha dubbi: “Forzare a destra; la destra si è evoluta, abbiamo dato l’opportunità alla sinistra di mangiarci e a continuare ad urlare, porta il movimento solo a destabilizzarlo. Gli ultimi Gay Pride sono stati un fallimento di visibilità massima che è la piazza. Il Gay Pride nazionale deve essere fatto a Roma”.

Credo che la sua strategia sia ormai chiara.

P.s. Complimenti per la copertina.

A.A.A. Offresi lavoro a gay.

September 17th, 2008

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L’appuntamento per tutti i gay disoccupati è per domani, a New York: qui, infatti, avrà luogo la seconda fiera del lavoro per Glbt. “Out to work“, questo il nome dell’evento, ospiterà oltre 50 aziende in cerca di personale da assumere. “Sempre più società - viene spiegato sul sito dell’evento - vogliono diversificare la loro forza lavoro, assumendo persone della comunità Glbt. Non solo: molte aziende vogliono anche dimostrare che sono aperte e tolleranti su questa materia”. Si prevedono circa 2000 partecipanti (l’anno scorso furono circa mille). Tra chi cerca gay da assumere si segnalano: la Federal Reserve Bank; Ymca; Il St. Vincent Catholic Medical center; la polizia di New York; Polo Ralph Lauren; Ups. A chi ne facesse richiesta sarà anche offerta una consulenza gratuita in materia di futuro lavorativo. L’evento è promosso da un’associazione gay e dalla camera di commercio.

Ma gli etero li fanno entrare?

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La recente apertura dei ministri Rotondi e Brunetta sulle unioni civili ha già fatto il giro della blogosfera gaya. Tra quanti l’hanno accolta con favore c’è Imma Battaglia, che, proprio ieri, ha avuto un colloquio telefonico con Rotondi. E’ stato il ministro stesso a chiamare la presidente di DìGayProject: “Rotondi ha raccolto con favore le mie dichiarazioni di apprezzamento della proposta sua e di Brunetta per un progetto di legge sulle unioni di fatto - dice Battaglia - Sono stata contattata nei giorni scorsi dallo e gli ho proposto un incontro, che si terrà in settimana, prevedibilmente giovedì o venerdì. Rotondi nelle dichiarazioni e interviste di questi giorni ha mostrato coraggio e intelligenza politica”. Per la Battaglia è ora di “raccogliere quest’importante apertura di segno liberale che viene da un politico cattolico e porre le basi per un dialogo e un sereno confronto che faccia cadere il muro dello scontro culturale e politico. D’altronde, è caduto il Muro di Berlino, non dovrebbe essere difficile far cadere il muro sui gay. Fuor di metafora, l’obiettivo urgente è riuscire ad avere una legge con il consenso più ampio e trasversale”. Nell’incontro sarà sottoposto al rappresentante del governo il testo del contratto privatistico elaborato dall’ufficio legale del DiGayProject, che “intanto può essere uno strumento temporaneo per migliaia di coppie già esistenti che non trovano tutele né per i diritti né per i doveri”. Il contratto si chiamerà “Atto d’Amore” e sarà presto presentato alla stampa.

Che ci sia un collegamento con la lettera pubblicata ieri su Repubblica?

Di certo ci troviamo di fronte a timide manovre di avvicinamento verso il centrodestra. Serviranno alla “causa”?

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Ancora scritte omofobe all’ingresso della gelateria della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano. “Gay nei forni” e “Via i froci da San Giovanni”, con in calce una svastica. La denuncia arriva da Arci Gay. Scritte simili sono poi comparse anche su altri palazzi, diversi metri più avanti. “Scritte omofobe sono presenti lungo tutto il tratto della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano - afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - più volte sono comparse pochi giorni dopo episodi di violenza e discriminazione: l’incendio del Coming Out, l’aggressione di una ragazza lesbica, o l’aggressione di Federico e Cristian, qualche giorno fa”. “Per questo - sottolinea Arci Gay - chiediamo in primo luogo un intervento urgente da parte dell’ufficio per il decoro urbano per cancellare le offese. Queste continue manifestazioni d’odio e di intolleranza ci preoccupano molto perché testimoniano un clima omofobico e di intimidazione ai danni degli imprenditori della Gay Street e quindi di tutta la nostra comunità. Abbiamo più volte sottolineato la necessità di valorizzare quello che è ormai diventato un luogo simbolico, affinché si possano costruire occasioni di dialogo con la città. Chiediamo che le Istituzioni ci sostengano con delle azioni concrete per contrastare l’omofobia e nella definizione di iniziative culturali”.

Ma io dico: ma non lo sanno che usando un pennarello indelebile, magari dal colore più acceso (tipo fucsia), si ottengono risultati migliori? E poi quella svastica storta? Dilettanti.