La misura di quanto poco mi interessi la realtà in fotografia è il libero utilizzo che faccio del foto ritocco. Libero, e senza rimorsi di coscienza. Anzi. Quando sento criticare il largo uso che se ne fa mi viene da fare uno sbadiglio grosso così. Sarà che vengo dalla pittura, ma il mio approccio alla fotografia è essenzialmente lo stesso. L’immagine finale deve corrispondere all’idea che io ho di bellezza, senza tener troppo conto dell’aderenza che questo ha con la realtà.  Di realtà ci ingozziamo ogni giorno, lascio che a caricarsene le spalle anche in fotografia siano quei poveri fotoreporter.

Qualche tempo fa ho scattato questa foto a una mia amica, non era un servizio di moda, né un lavoro. Una vera eccezione poichè evito di scattare foto se non vengo pagato. Non porto mai la macchina fotografica con me in vacanza o alle feste. Finirei per idealizzare tutte le facce dei miei amici in post-produzione. Incarnati, proporzioni, contrasti. E’ una vitaccia guardare in faccia la realtà senza poterne cancellare i difetti in photoshop.

P.s. La mia amica è comunque bella.

hollywood_highRientrato finalmente a casa dopo tre settimane di pellegrinaggi sui set in cui lavorano alcuni nostri clienti. River non me ne voglia, ma proprio non ce l’ho fatta a buttare giù i miei pensieri. Al limite mi sarei buttato al fiume, tanto ho lavorato. Sono stato a Vancouver, sul blindatissimo set del nuovo film di X-Files e a Sidney per un sopralluogo a Cockatoo Island dove stanno girando Wolverine. Avevo più valigie al seguito della povera amica stylist di Gillian Anderson che si portava dietro una cinquantina di vestitini nuovi (e finalmente guardabili) per la bella detective.
A Vancouver abbiamo fatto una due giorni con i giornalisti provenienti da tutto il mondo che hanno potuto assistere ad alcuni momenti delle riprese e intervistare, a gruppi, oltre ai due protagonisti anche quel genio di Chris Carter, l’inventore della serie. C’erano giornalisti da ogni dove: incluso il Giappone. C’è davvero moltissima attesa intorno a questo film, e le pressioni per far trapelare dettagli sono moltissimi. Devo anche dire che il fascino che David Duchovny esercita sulle giornaliste, e su alcuni giornalisti, è rimasto immutato. Sarà forse anche per quel che si dice, a Hollywood, della sua dotazione… più o meno a misura di Oscar (nella foto, in basso, è ripreso in un momento di pausa a Vancouver).

Adoro Sydney perché per me vuol dire Hugh Jackman. Il preferito tra i miei. Adorabile, affettuoso e molto fisico. Ho visto molte persone perdersi nei suoi abbracci di saluto. L’aneddoto che racconta spesso ai giornalisti sulla sua normale e disinvolta vita da star del cinema mondiale è che la moglie gli ordina ancora, ogni mattina, di portar fuori la spazzatura perché, “nessuno è una star a casa propria”. Invidiatissima donna: God bless you.

La pila di composit mi aspetta nello studio. Sono nella zona dei Navigli, in uno studio che conosco bene. Ho sonno e il tempo è milanese, as usual. Fa schifo. Devo selezionare le ragazze per un lavoro per un grande gruppo. Un editoriale da scattare in studio, l’idea è quella di fare una donna slightly bad taste, un po’ Marc Jacobs, un pò Heat di Paul Morrissey. Il problema è che in questo periodo ci sono le sfilate, a Milano. Cosa vuol dire? Che le agenzie mi mandano solo le modelle di fascia B. Niente contro di loro, per carità, ma le top, quelle più belle, preferiscono tenersele per le sfilate. Pagano meglio, li/le capisco.

Nello stanzone ce ne sono un centinaio. Le guardo, le scruto come fossero immobili da ristrutturare. E’ abbastanza luminosa? Ripulita e arredata che potenziale avrà? Però sarò rapido. Due ore in tutto. Ma non è sempre così. In genere, un casting per un editoriale può durare anche molte più ore. Le ragazze, oggi, saranno un centinaio, non di più. Qualche viso interessante c’è. Sfoglio i composit. Inizialmente non me ne piace nessuna. “Thanks for coming, have a nice day”. Ne metto una ventina al muro. L’espressione, per chi non è dell’ambiente, indica quegli scatti che si fanno con la modella al muro: niente pratiche erotiche o da tortura, insomma. Della ventina pre-selezionate, ne prendo 3. Ci parlo un po’. Sono abbastanza simpatiche. Giro le richieste all’agenzia. Speriamo non vengano opzionate anche per le sfilate.

hollywood_highSiamo tutti in festa da queste parti losangelesine. L’amica e collega blogger Diablo Cody (in foto) ha vinto per la sua sceneggiatura Juno. L’ho conosciuta grazie al suo blog – si chiamava The Pussy Ranch, adesso blogga su www.myspace.com/diablocody - e in seguito l’ho incontrata insieme ad Ellen Page in giro per qualche Festival. Ex telefonista erotica ed ex lapdancer non si è mai vergognata del suo passato, anzi… Purtroppo là in Italia questo piccolo e delicato film, che ha entusiasmato mezzo mondo e solo qui in America ha incassato oltre 120 milioni di dollari, non è ancora arrivato. Quando sono andato su Google per cercare la data di uscita – 4 aprile, coraggio manca poco! – ho scoperto che Giuliano Ferrara lo ha adottato per la sua campagna contro l’aborto. Sono rimasto sbigottito! Forse mi sarà sfuggito qualcosa… Juno un film contro l’aborto? Andatelo a vedere e poi ne riparleremo. Giuliano Ferrara - del quale ricordo le sue bretelle rosse e la militanza socialista – è a capo di un movimento politico pro-life? Davvero in Italia avete intenzione di cancellare la legge che regolamenta l’aborto?

hollywood_highSpero davvero che quest’anno ci si riesca: Meryl Streep sarebbe un ottimo presidente di giuria al Festival di Venezia. Meryl è diligente, sempre puntuale e, quando parla, molto attenta. Lei non si sognerebbe mai di fare come Catherine Deneuve, presidente nel 2006, che al termine del metafisico film di Aronofsky chiese, intercettata da un cronista, “un petit café pour se reprendre“. Il regista ci rimase molto male. Anche se per Meryl saremmo disposti a fare qualsiasi cosa, non ha pretese e non fa mai capricci. E’ quasi un peccato. L’unica cosa che chiede, sempre gentilmente e quasi bisbigliando, sono ambienti freschi attorno ai 15 gradi o giù di lì. Di solito basta aggiungere due o tre condizionatori portatili in ogni stanza e mettersi poi addosso una maglia in più! Meryl adora l’Italia. Con la più bellina delle sue figlie, che là ha degli amici, qualche volta capita a Bologna dove al Diana ha scoperto di adorare i tortellini in brodo. Parla anche spesso della sua amica italiana Tiziana Rocca. E’ un’esperta di comunicazione e, come si dice da queste parti, una socialite che scrive anche tanti libri – dice Meryl. La descrive come una donna simpatica, affascinante e gentile. Io, per non offendere la diva, faccio sempre finta di sapere chi sia. Quando torno in Italia mi dovrò ricordare di comprare qualcuno di questi suoi libri.

Anche questa volta, alla vigilia di un suo viaggio, arriva nella nostra casella di posta una lista. La lista della spesa. L’acqua artesiana delle isole Fiji, quasi introvabile in Europa – solo una volta l’ho trovata da un grossista di Parigi e l’ho mandata a Londra – che mi toccherà mandare a destinazione direttamente da qui. E’ l’acqua più pura del mondo: in effetti, se si guarda dove stanno le Fiji, viene da pensare che posto più lontano dall’inquinamento non ci potrebbe essere. Per 3 giorni, 40 litri andranno bene: ci sono ancora delle scorte dall’ultima sua visita, là dove deve andare. Una volta c’era la Penta water ma poi è diventata troppo di moda a L.A. tra le celebrities televisive. Ma non basta. Per Tom si useranno almeno 20 flaconi di Purell, il gel disinfettante per le mani: bisogna disseminarne un po’ nelle macchine, in aereo, nelle sale di attesa, camere d’albergo e ristoranti. Per 3 giorni di solito bastano, ma dipende da quante persone dovrà incontrare e da quanti autografi questa volta vorrà fare. Tom adora i bagni di folla ed è molto generoso con i suoi fan. A proposito: i pennarelli colorati.  Questa volta bisogna assolutamente ricordarsene. Chiederli in prestito ai cacciatori di autografi professionisti deve rimanere una soluzione d’emergenza. Le gomme dovrebbero essere le Dentyne Ice. In alternativa le Trident. Forse a Londra ci saranno, ma per andare sul sicuro mando uno scatolone da Los Angeles e se avanzano le terranno per la prossima volta. In ogni città lui alloggia sempre nel suo hotel preferito e in molti di questi un angolo del magazzino è dedicato alle sue cose.

Su River arrivano i Guest editor.

February 11th, 2008

Coltivavo l’idea da parecchio tempo, da quando, tra le email che mi arrivavano, trovavo spunti interessanti da approfondire. Insomma: su questo blog arriveranno delle rubriche, curate da terzi. Si parte con il primo “Guest editor”, river-lettore da un annetto, ironico ed efferscente quanto basta per scrivere da queste parti. Vive a Los Angeles, dove lavora nel mondo del cinema (in quella città è difficile fare altri lavori). Il nickname, scelto da lui stesso, è indicativo del tenore della rubrica: “Hollywood intruder“. Chicche, retroscena, aneddoti sulle grandi star con le quali ha avuto a che fare. Ringrazioe Artlandis che ha disegnato il logo.

Nei prossimi giorni, la prima puntata.