Interviste/Parla il campione di wrestling Usa: "Perché lotto per i diritti GLBT". by you.

Quando, la scorsa settimana, ho letto sul sito Outsports le parole di Hudson Taylor, il campione americano di wrestling (è numero 3 nazionale nella sua categoria), ero rimasto colpito dalla naturalezza con la quale sembrava volesse dire l’ovvio: battersi per i diritti dei gay non può e non deve essere una prerogativa dei gay. Siccome ritengo che il movimento GLBT italiano riuscirà veramente a “sfondare” solo quando saprà coinvolgere nella sua lotta le persone eterosessuali, ho cercato di approfondire il punto di vista del 23enne Hudson. Il ragazzo, fidanzato con Lia (una ragazza la cui famiglia è originaria di Lucca), è stato molto disponibile e mi ha risposto a tempo di record. Quando parla di quelli che dovrebbero essere gli obiettivi da conseguire da parte dei gay – nella prima domanda – usa l’espressione “nostri obiettivi”. (Photo Credits: Amateur Wrestling Photos)

- Dal punto di vista italiano, in America i diritti dei gay sono ad un livello certamente più “evoluto”. Eppure anche i gay americani devono ancora fare molto. Puoi spiegarci cosa manca alle persone GLBT del tuo Paese?
Un obiettivo primario è quello di far sì che tutte le persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, dal sesso, dall’identità di genere, vengano trattate nello stesso modo e in maniera giusta davanti alla legge. Tra i nostri obiettivi politici, c’è la legalizzazione, a livello federale, delle unioni tra persone dello stesso, le adozioni gay, e l’abrogazione della disciplina del “don’t ask don’t tell”. Quest’ultima si applica all’ambito militare, ed impedisce a chi è gay, lesbico o bisessuale dichiarato di arruolarsi. Allo stesso modo, penso che anche la comunità transgender si trovi di fronte a sfide importanti in America: in particolare quella di combattere le discriminazioni. Dobbiamo darci da fare per superare questa condizione. Infine, dobbiamo impegnarci perché l’America possa diventare un Paese nel quale le persone GLBT (soprattutto quelle giovani) siano libere e si sentano a loro agio quando fanno coming out. Obiettivi difficili da conseguire, ma sono certo che riusciremo, prima  o poi, a cambiare le nostre leggi e strutture sociali.

- Sei un atleta eterosessuale, e ti batti per i diritti GLBT. Come hanno reagito i tuoi colleghi sportivi a questo approccio?
Ho sempre dichiarato il mio punto di vista, a livello politico e sociale, e non ho alcun problema a parlarne con i miei compagni di squadra. Allo stesso modo, i miei colleghi sono abituati al mio impegno per i diritti gay. Molti wrestler hanno una personalità complessa e sono aperti verso nuove idee e approcci alla vita. Molti accettano le mie posizioni. A volte mi capita di ricevere delle critiche da parte di chi non è d’accordo. Inoltre, sono anche impegnato per eliminare le distorsioni bigotte nel nostro vocabolario. Mi arrabbio quando sento espressiono omofobe, sessiste o razziste. Cerco sempre di fare in modo che le persone si trattino con rispetto, dignità e gentilezza. E, per far ciò, penso sia importante scegliere le parole giuste. Un punto che a volte mi trova in disaccordo con alcuni wrestler.

- Il wrestling non sembra uno sport molto aperto, dal punto di vista dei gay. C’è un alto tasso di omofobia?
L’omofobia è diffusa in molti sport maschili. In realtà penso che tutto il mondo sportivo debba fare dei passi in avanti, per dare il giusto peso agli atleti GLBT. Il wrestling è uno sport unico, perché prevede il corpo a corpo, nel quale gli uomini sono a stretto contatto tra di loro. La gente che non conosce questo sport, ti chiede se si tratti di un’attività gay oppure omoerotica. Domande che imbarazzano i wrestler, perché non c’è niente di omoerotico o gay in questo sport. Purtroppo, il tema dell’omosessualità diventa un tabù proprio per una serie di fraintendimenti. In ogni caso, come ho detto prima, molti wrestler sono aperti sul tema.

Interviste/Parla il campione di wrestling Usa: "Perché lotto per i diritti GLBT". by you.22 by you.

- Come ti senti quando un ragazzo ti fa i complimenti? La tua ragazza si è mai ingelosita nei confronti di un altro maschio?
Sono una persona defilata, e non tendo ad esibire molto il mio corpo. Quello lo riservo solo per la mia ragazza. Siamo innamorati e la nostra è una relazione monogama. In ogni caso, non vedo alcuna differenza tra gli apprezzamenti di una donna e quelli di un uomo. Rispetto entrambe le posizioni e i tipi di attrazione. E posso dire di essere lusingato da chi apprezza il mio corpo, indipendentemente dal sesso della persona. Anche la mia fidanzata la pensa così. E’ possessiva, perché in fondo sono il suo futuro marito. Ma devo dire che reagisce nello stesso modo quando qualcuno o qualcuna mi fa i complimenti. Cerchiamo sempre di non far dipendere i nostri approcci alle persone dalla classificazione di genere.

- In Italia l’omofobia è diffusa tra i giocatori di calcio. Alcuni sono bisessuali o gay, ma non sono dichiarati. Perché pensi che per loro sia difficile fare coming out?
Questa è una domanda difficile. Da atleta etero non ho mai dovuto affrontare le sfide di un atleta gay. Non ho mai dovuto trovare il coraggio per reagire all’odio e all’ignoranza. Posso solo immaginare quando sia difficile fare coming out. Deve essere una decisione intensamente personale. In ogni caso, non conosco quello che succede a questi giocatori di calcio. In generale, però, penso che gli atleti maschi tendano a mostrare un atteggiamento eterosessuale. E questo rende più difficile il coming out di quelli gay. C’è un’enorme pressione a conformarsi agli stereotipi della mascolinità. Una pressione che deriva dai compagni di squadra, dagli sponsor, ma anche dai fa.

- I gay dovrebbero poter adottare figli? 
Assolutamente sì! I gay hanno le stesse capacità di crescere i figli delle persone eterosessuali. Penso che le relazioni gay salutari e positive abbiano lo stesso grado di “validità”, romanticismo e ispirazione di quelle etero. La sessualità non dovrebbe essere mai una discriminante che ci fa giudicare se una persona sa prendersi cura di un altro essere umano. Il matrimonio e la famiglia sono fondamentali per moltissime culture. Impedire ai gay di prendere parte a queste due gioie basilari è qualcosa di devastante. Non riesco a trovare una ragione valida per la quale una persona non possa adottare un bambino per via del suo orientamento sessuale.

Interviste/Parla il campione di wrestling Usa: "Perché lotto per i diritti GLBT". by you.

- Il papa è contrario ai matrimoni gay. Un tema complesso per i cattolici. Tu cosa ne pensi?
Intanto vorrei chiarire che con la mia risposta non voglio assolutamente mancare di rispetto al papa. Sono certo che il suon fine ultimo sia quello di preoccuparsi per il bene dell’umanità. Allo stesso tempo non penso che quello del matrimonio gay sia un tema complesso. In realtà, è una facceda semplice e scontata. Mi piace credere che il cristianesimo incoraggi i concetti di amore, devozione e impegno. Il vero amore tra due persone, etero o gay, è qualcosa di bello e straordinario. E spero che il papa possa, in cuor suo, riconoscerlo.

Devo aggiungere altro? Hudson mi ha davvero spiazzato. Penso che tutto sarebbe molto più bello se ci fossero più persone come lui.

(English version here)

In un Paese normale, Raffaele Panizza sarebbe semplicemente un giornalista che ha fatto il suo lavoro. Ha incontrato un personaggio, gli ha fatto delle domande, e ha scritto le risposte. That’s it. Niente di più. Ma siccome viviamo nel Paese della fuffa dietrologica, Panizza è diventato, secondo alcuni: il “manipolatore di interviste”, il “mostro che ha estorto dichiarazioni”, lo “scorretto che ha estrapolato frasi ad hoc”. Per la cronaca: Panizza è il collega che ha firmato l’intervista nella quale Morgan confessava di far uso di droghe. Intervista registrata, e, quindi, “vera”. Su internet mi sono divertito a leggere le accuse mosse a Panizza, classe 1974, collaboratore per MAX e consulente del Chiambretti night. Spesso è la solita litania qualuquista anti-giornalisti. Altre volte, schizzi di invidia di tanti colleghi che avrebbero voluto firmare quel pezzo e che, invece, preferiscono schiumar rabbia. Perché – lo dico per chi non frequenta il mondo del giornalismo – chi firma una scoop è visto come un fastidioso rompicoglioni.

17869_316125373688_745743688_4632264_7544990_n by you.

Quando è esploso il caso, mi sono messo in contatto con lui. E, oggi, a poche ore dalla puntata di Annozero, che vedrà come ospite Morgan, ecco l’intervista.

Andiamo al dunque: per colpa tua Morgan non è andato a Sanremo. Sintesi giusta?
A non voler essere cervellotici sì, sintesi giusta. Anche se mi pare che la vera causa, oltre ovviamente alle sue dichiarazioni, sia lo strano can can di opinioni che è immediatamente seguito alle prime anticipazioni della mia intervista su Max. Se un giornalista di Repubblica o del Corriere, appena si ritrova in mano l’intervista di un artista che racconta di drogarsi tutti i giorni, si sente in dovere di chiamare come prime persone Giorgia Meloni e Carlo Giovanardi, significa che c’è qualcosa che non va. C’è proprio uno spostamento di piani, dallo spettacolo alla politica, che mi pare piuttosto emblematico del momento che viviamo (non solo in Italia) ultimamente. Credo che se ci fosse stato Nichi Vendola presidente del consiglio, giusto per capirci, al massimo i colleghi che hanno ripreso l’intervista avrebbero cercato Luzzato Fegiz, che in passato ha ammesso di usare coca, per fare una piccola storia del rapporto tra coca e rock and roll. La Meloni avrebbe fatto il suo comunicato stampa, ma non se lo sarebbe filato nessuno.

Morgan dice che hai travisato, frainteso, estrapolato. Insomma, quelle cose che si dicono quando ci si vuol rimangiare un’intervista. Te l’aspettavi, mentre scrivevi il pezzo?
No. Anche perché, vista la delicatezza degli argomenti, non mi sono permesso di fare nessun copia-incolla, nessun montaggio. La conversazione è avvenuta con la stessa scansione in cui l’ho scritta, senza “cose dette prima e messe dopo”, o viceversa. e comunque non credevo certo che sarebbe scoppiato tutto sto casino. Che Morgan potesse essere alle prese con problemi di droga, non me lo sono inventato io. Erano tutte le presone che avevano a che fare con lui, in particolare negli studi di X Factor, che non perdevano occasione per raccontare delle volte che si presentava strafatto alle registrazioni. Io non avevo idea che ciò rispondesse al vero. Glie l’ho chiesto. E lui ha risposto sinceramente.

La cosa che ti ha dato più fastidio leggere di te.
“Leggere” nulla. Durante una trasmissione radiofonica il figlio di un giornalista molto importante ha detto che ’se si profilasse un nuovo caso Pantani, io dovrei avere il peso di un morto sulla coscienza’. Una roba brutta da sentire.

Tornando indietro, ri-scriveresti lo stesso pezzo?
Professionalmente, sì, lo scriverei tale e quale. Detto questo, vedere la rassegna stampa del mio “caso Morgan” poco più bassa della tragedia di Haiti mi ha fatto schifo.

1 by you.

Hai più sentito Morgan?
No. Solo qualche sms. Spero che il momento dei chiarimenti arrivi presto.

Quando lo hai intervistato, Morgan era lucidamente “consapevole” di ciò che stava dicendo?
Sì. Era lucido, esaustivo, come sempre. Magari un po’ assonnato, vista l’ora (ci siamo incontrati intorno alle 17, orario in cui lui normalmente dorme), tanto che un paio di volte, sdraiato sul divano, si è quasi assopito. Non ho pensato neppure un attimo che fosse sotto l’effetto di droga, anche perché associo la cocaina a stati di eccitazione, non certo a torpore. E’ stato lui a dirmi, a un certo punto, di essere anche in quel preciso istatane sotto l’effetto del crack.

Sul web s’è scritto di tutto, su di te. Dagli insulti alle dissertazioni sulla professionalità. Eppure hai fatto “banalmente” il tuo lavoro. Ma qualcuno ti ha fatto i complimenti?
I complimenti sono stati molto più numerosi che gli insulti. Però mi hanno colpito di più i secondi. Dei primi non so bene cosa farmene. Mi hanno invitato in tutte le trasmissioni possibili, offerto soldi per vendere la registrazione dell’intervista, ma me ne sono rimasto bello tranquillo a casa mia. Ritengo che il caso Morgan sia una scoreggia nell’universo, e come tale lo considero.

Ricevuto minacce, più o meno velate?
Minacce no, discorsi strani però sì. I giornalisti musicali in particolare sembrano non aver gradito. E’ come se avessi rotto qualche equilibrio che regge il gioco tra artisti e stampa. Anche gli uffici stampa sono agguerriti. C’è la targa “io non posso entrare” davanti a un paio di porte. Mi dispiace e contemporaneamente non fa nessuna differenza. Io non sono interessato a diventare amico dei personaggi. Anzi. Credo che offuscare un po’ il loro bagliore, finto, sia un ottimo servizio sociale per chi sta a casa affondato nel divano, cresce i figli, e si chiede come cavolo è che nella vita non gli sia successo nulla di eccezionale.

Sanremo ha sbagliato a impedire a Morgan di salire sul palco?
Su questo non riesco a farmi un’idea. d’istinto dico che hanno sbagliato, perché, ancora una volta, reato e punizione non sono sullo stesso piano. Se fosse stato ancora a XFactor, dove il suo ruolo è misto, da guastatore-educatore, forse una sospensione sarebbe stata legittima. A Sanremo, dove si canta e basta, e in più si gareggia giudicati da un pubbico, no ha senso. Vedrai che alla fine succederà il contrario, e l’anno prossimo tornerà a X Factor sotto il nume tutelare di Simona Ventura. Sarebbe un paradosso. Ma è inutile aggiungere male a male solo per coerenza.

Droga e vip. Morgan, secondo molti, ha detto l’ovvio. Sono (siamo?) tutti degli ipocriti?
Non ha detto l’ovvio. Ha detto che la droga non gli interessa per lo sballo, ma solo per curarsi l’anima. Ha parlato della non violenza della sua scelta, contro l’aggressività di chi si droga in giacca e cravatta per placare le sue frustrazioni e poi si trasforma in un mostro. Ha detto cose tutt’altro che ovvie. E infatti nessuno ha cercato di capirle.

Interviste/Aurelio Mancuso lascia Arcigay: "E' ora di cambiare". by you.

E’ il presidente dell’Arcigay nazionale dal maggio del 2007, ma adesso ha annunciato che non si candiderà per un secondo mandato. Aurelio Mancuso ha deciso: lascia l’associazione, e rifiuta qualsiasi eventuale carica onorifica. La comunicazione è arrivata ieri, durante il consiglio nazionale, a Bologna. Ma, rendendo nota questa sua decisione, Mancuso ha anche voluto muovere alcune critiche, verso Arcigay stesso, rilanciando la necessità di voltare pagina. Ho cercato di capire meglio come Arcigay, ma anche il movimento Glbt, possano cambiare. 

Parlando dal palco di Bologna, hai esortato l’Arcigay a “stare con la gente comune”,  perché l’associazione è “fatta di gente comune”. Vuoi dire che fino ad oggi questo non è successo?
Arcigay più di altre associazioni è sempre stata attenta ad avere un rapporto vero con i gay italiani. La nostra rete territoriale è la dimostrazione che c’è un’attenzione rispetto alla quotidianità delle persone. Da qualche tempo però la nostra discussione si è troppo concentrata su aspetti di organizzazione interna, mentre fuori di noi la comunità sta cambiando.

Sei stato tra quanti hanno avuto parole di elogio verso i micro-pride, il fenomeno che ha visto i gay auto-organizzarsi, e scendere in strada, al di là delle associazione. Questa auto-organizzazione, per te, deriva anche da una ridotta capacità delle associazioni di “conquistare consensi” e coagulare il movimento Glbt?
Il fenomeno delle manifestazioni auto convocate da una parte segnalano un positivo risveglio da parte di tanti gay e tante lesbiche che vogliono reagire al clima di paura cui ci vorrebbero consegnare. Dall’altra è indubbio che vi sia una critica nei confronti delle associazioni, soprattutto in alcune realtà, rispetto ad un’eccessiva litigiosità che impedisce un vero rinnovamento e capacità di unione.

Pensi sia mai possibile superare le divisioni tra le varie associazioni GLBT italiane?
Penso che molte associazioni lgbt debbano cambiare profondamente se no l’unità non arriverà mai. Però può anche accadere, che a prescindere dalle volontà delle singole associazioni, si avvii un percorso di unità sostanziale della comunità lgbt, questo potrebbe portare anche ad un periodo di grande trasformazione.  Quindi, soprattutto per quanto riguarda Arcigay, o si ha coscienza che è forte la richiesta di cambiamento oppure si rischia di esser travolti.

Parlando a Bologna, hai detto che il prossimo congresso  Arcigay dovrà essere di “cambiamento e rinnovamento. Ci vuole un periodo di transizione verso una ‘cosa nuova’”. Ti riferisci ad una sorta di “unione” tra tutte le associazioni?
Credo che Arcigay debba proseguire nel percorso tracciato quasi tre anni fa dal Congresso di Milano che poggiava su due pilastri: distanza e distinzione dai partiti, ascolto e coinvolgimento dei tanti gay che magari sono pure iscritti all’associazione, ma che non partecipano. Un nuova Arcigay o parte da quì o non va da nessuna parte. Poi c’è il tema della federazione nazionale lgbt e su questo intendo lavorare personalmente anche in futuro.

Hai dei rimpianti, guardando a questo periodo da presidente?
La mia è stata una presidenza particolare, una sorta di proseguimento dei cinque anni da segretario dove ho portato a termine la riforma organizzativa di Arcigay. Posso aver commesso molti errori, in una situazione oggettivamente complicatissima, forse la peggiore dalla nascita del movimento lgbt. Non ho mai rimpianti, guardo avanti e cerco di trarre lezione dalle difficoltà incontrate. La cosa di cui sono più orgoglioso è di aver scientemente provocato strappi e conflitti atti proprio a svegliare un soggetto sociale indispensabile per tutto il movimento, ma che si era adagiato in un sereno e mortifero tran tran.

A volte, ci sono stati conflitti interni alla vostra associazione, anche con quelle locali. Bisogna cambiare il modello organizzativo, o è un problema di persone?
A parte qualche aggiustamento credo che lo strumento organizzativo Arcigay vada bene, quello che manca è il coraggio di comprendere che il passato è alle spalle, che bisogna intraprendere una strada incerta perché quella sicura è ormai inesistente. C’è poi la necessità di intraprendere una vera azione di formazione dei quadri dirigenti di Arcigay, che sono pochi e a volte ancora troppo impegnati in altri ambiti.

Perché ritieni che nelle grandi città, come Roma e Milano, l’Arcigay “sia in difficoltà” e debba assolutamente cambiare?
Perché queste due città sono strategiche per chi intende impegnarsi nel movimento lgbt. Aggiungo Bologna a questa lista. In queste tre città Arcigay ha profonde radici, per quanto riguarda Bologna e Milano Arcigay ha una storia gloriosa, una presenza importante da decenni, ma non ci può crogiolare. Bisogna sentire forte la responsabilità del ruolo che si riveste, smetttere i panni del reginismo e dell’autosufficienza e concorrere ad un nuovo progetto associativo nazionale.

Veniamo ad un tema caldo, di questi giorni: l’omofobia. Pensi che in Italia ci sia un’emergenza?
No. In Italia c’è una questione non risolta: la cittadinanza omosessuale. Parlare di emergenza omofobia significa partire dalla coda. L’omofobia violenta oggi è un fenomeno sociale riconosciuto anche perché i gay e le lesbiche finalmente denunciano, ma è sull’omofobia politica e sociale che dobbiamo concentrare l’attenzione e le azioni. Finché non otterremo pari diritti e pari dignità l’omofobia sarà di fatto lo status quo in cui viviamo.

mhwpko by you.

Classe 1979, Nicole Natalie Austin, nome d’arte Coco, l’ho trovata per caso, grazie alla segnalazione di un lettore. Non sono ancora riuscito a capire perché le forme eccessive mi piacciano così tanto. Dalla Marini alla mitica Lolo Ferrari, passando per Anne Nicole Smith. Coco è attrice, cantante ma, soprattutto, bomba sexy sposata con il rapper e attore Ice-T. Californiana, figlia di attori (i genitori si sono conosciuti sul set di “Bonanza”), ha iniziato a lavorare come modella, vincendo a 14 anni una gara. Ha lavorato anche nella mitica Playboy Mansion. Nelle sue apparizioni sul red carpet e ad eventi vip, mostra sempre i suoi pezzi forti – seno e sedere – ma in questa intervista tiene a sottolineare di essersi rifatta solo il primo. Oggi, dice, si sente “fisicamente proporzionata”. Mi risponde con simpatia, mentre sta preparando il calendario del 2010.

Coco, partiamo dalla cosa che si nota di più: il tuo corpo. Perché hai deciso di rivolgerti ad un chirurgo plastico?
Chiariamo una cosa: l’unica parte che mi sono rifatta è stato il seno, 12 anni fa. L’ho fatto perché volevo che la parte superiore fosse “equilibrata”, rispetto a quella inferiore. La gente pensa che mi sia fatta inserire delle protesi al sedere, ma non è così. Ora mi sento proporzionata. Sono lieta di aver ricevuto un sedere così atletico. Anzi, posso dire di essere contro le protesi, perché ti ci devi sedere sopra. Gente, non ve le fate!

394141_e454e8a3-8bdf-4b2b-aff6-f2e63dff857b_prod by you.

Prima di sposare Ice T, come facevi a sapere se un uomo non voleva solo possederti fisicamente?
Penso di avere un bel carattere, e credo che sia la prima cosa che nota la gente. E, in genere, non ho mai avuto l’impressione che i maschi desiderassero soltanto il mio corpo. Mi sono sempre sentita rispettata.

Cosa ti piace di più in tuo marito?
Mi fa ridere, e sa che sono una ragazza scherzosa. Quello che mi fa letteralmente impazzire è la sua voce. Adoro quando mi sussurra qualcosa nell’orecchio.

Coco, sei un’attrice, ballerina e modella: che vuoi fare da grande?
Sto già vivendo il mio sogno. Non potrei desiderare altro. Incontro gente splendida, viaggio per il mondo, vivo in belle case, ho delle auto belle, e mi ritengo felice. Una cosa che vorrei fare, però, è una linea d’abbigliamento.

Che ne pensi dei siti di gossip Usa? Come reagisci quando parlano male di te?
Li odio. Non li visito mai. Molti sono siti che ispirano odio, e la gente che scrive cose negative lo fa perché ha problemi con la sua vita privata. Metà delle cose che scrivono sono false. E poi usano le mie foto peggiori, per mettermi in cattiva luce. Per favore: non credete a quello che scrivono su di me. In generale, se siete delle brave persone, date una possibilità alle celebrità: le cose non stanno così come sembre. Ovviamente ci sono anche bei blog, e mi piace trasmettere a loro il mio amore.

v9yja by you.

Che attore sposeresti?
Davvero non saprei. Dovrei prima amarlo con tutto il cuore, prima di poterlo sposare.

Molti siti gay americani sembrano essere attratti dalle tue forme “voluminose”. Incluso il sottoscritto. Che effetto ti fa?
E’ una cosa meravigliosa! Sono cresciuta con molti gay, perché ho fatto danza. Mi considerano una diva, e apprezzano il mio senso estetico. A dire il vero ricevo complimenti anche dalle ragazze lesbiche.

Molte delle tue foto che ho pubblicato mostrano una Coco aggressiva, anche sessualmente. Ti senti così?
Sì, credo di essere molto “sessuale” come persona. Sono anche sicura di me, e penso che per questo le mie foto vengano bene. Ma comunque sono anche generosa. Ice dice che a volte sono troppo gentile.

poca by you.

Il più bel complimento che ti sia mai stato fatto?
Una volta mi è stato detto che una ragazza è andata dal chirurgo plastico, con una mia foto, e si è sottoposta a 4 interventi per sembrare come me. Lo so, è strano. E poi mi ha molto colpito il fatto che Ice abbia scritto delle canzoni su di me.

Sei mai stata in Italia? Ti piacerebbe venirci?
E’ strano, ma devo dirti che non me lo ricordo. Ho girato il mondo, e in uno stesso giorno mi è capitato di essere in Paesi diversi. Quindi direi che se è capitato, è stata una tocca e fuga. Comunque mi piacerebbe venirci, e vivere l’atmosfera del posto.

Coco, prossimi impegni?
Sto lavorando al mio calendario per il 2010. Ne approfitto per ringraziare i miei fan italiani, che invito a venire sul mio sito ufficiale e su Twitter.

Interviste/ Luis Kelling: "Amo Parigi e gli stilisti italiani". by you.

Ventuno anni, Luis Kelling è originario di Monaco, in Germania. Lavora come modello da un anno e mezzo, ed è rappresentato dall’agenzia Talents. E’ entrato nel vivo di questo lavoro, girando il mondo, lo scorso mese di settembre, subito dopo aver completato gli studi. Finita la scuola, si è tuffato a Parigi, dove è stato arruolato dall’agenzia New Madison. Nella capitale francese ha vissuto per quattro mesi, e si è ggiudicato il primo lavoro per Hugo Boss. E’ da poco rientrato da Atene (lavoro per X-Ray), e in questi giorni si trova a Milano (per D Men). Nelle settimane successive sarà a Parigi, Barcellona, e in Germania. Dopo gli show estivi, partirà alla volta della Cina. Ha un fratello minore, anche lui modello, e con una somiglianza impressionante. Qui tutte le sue foto.

Partiamo da una delle cose che mi hai detto che ti pesano di più in questo lavoro: le cosiddette “amicizie” da tre settimane. Colleghi, con cui trascorri insieme il periodo di un lavoro, e poi addio.
E’ uno degli aspetti più complessi del mio lavoro. Vai in un posto, diventi amico di tuoi colleghi, feste, divertimento, provini insieme. E poi, da un giorno all’altro, li devi salutare, e non sai quando e se li rivedrai. Per me è sempre molto difficile, ma ti ci devi abituare. Oggi, con Facebook è più facile rimanere in contatto. Quando ho iniziato a fare questo lavoro, era più traumatico, e avevo bisogno di più tempo per superare la separazione. Può essere emotivamente molto complicato, soprattutto quando ti sei fidanzato con una ragazza.

Che rapporto hai con gli altri modelli?
Generalmente sono buoni. Ovvio che ci sia competizione, ma se riesci a superare questa cosa, puoi costruire delle buone amicizie. Vivi insieme a loro, fai molte cose assieme: è naturale che si finisca per diventare amici. Devo dire che mi diverto molto con gli altri modelli. Poi ovvio, se qualcuno di loro ottiene un lavoro per il quale sei stato provinato anche tu, è meglio che ti abitui a non vivertela male. Comunque, i ragazzi ci si abituano. Diverso per le ragazze…

Se potessi scegliere tra: un mese di sfilate e una pubblicità di due giorni, cosa vorresti?
Domanda difficile. Amo le sfilate, sono sempre molto divertenti, e al tempo stesso stressanti. C’è sempre qualcosa da riparare all’ultimo minuto, il trucco, il vestito, e si va sempre di corsa. Comunque mi piace presentare gli abiti delle nuove collezioni. Alla fine, potendo scegliere, punterei sulla pubblicità di due giorni, anche perché è un’occasione di dimostrare quello che sai fare. Il risultato finale dipende molto dalle tue capacità.

Interviste/ Luis Kelling: "La moda è Parigi, ma amo gli stilisti italiani". by you.

I modelli sono belli ma stupidi. Concordi?
Assolutamente no! Penso che la bellezza abbia a che fare anche con la personalità e il carisma. Ci sono tante persone, che non sono di bell’aspetto, con una personalità che le rende interessanti e, a modo loro, belle. E’ vero, spesso si dice che i modelli siano stupidi e che a loro importi solo dell’aspetto fisico. Ovvio che sia in parte così, fa parte del nostro lavoro curare l’apparenza. Ma francamente, dopo aver conosciuto moltissimi modelli, proprio non mi sento di dire che siamo stupidi.

Che consiglio daresti ad un ragazzo che vuole fare il modello?
Sii te stesso. Non basta essere belli, devi far trasparire il tuo carattere, quello vero. Non cercare di fingere, di essere qualcuno che non sei. E quando sarai preso da un’agenzia, datti tempo, non aspettarti che ti trattino come un astro nascente della moda. Devi essere paziente.

Dove ti vedi tra 10 anni?
Impossibile prevederlo. Ho molti interessi, e ogni giorno mi piace fare qualcosa di nuovo. Adoro il mondo della moda, e penso che continuerò a frequentarlo, anche tra 10 anni. Anche se non so con che ruolo. Diciamo che mi piacerebbe avere un ristorante: adoro cucinare e mangiare!

Interviste/ Luis Kelling: "Amo Parigi e gli stilisti italiani". by you.

Stilisti preferiti?
Quelli italiani: Armani e D&G.

Parigi o Milano?
Parigi è la capitale della moda, senza ombra di dubbio. Cerco sempre di guardare come si vestono i francesi, e devo dire che prestano molta attenzione alla moda. Anche quando si va a mangiare un cornetto. Gli stilisti italiani mi piacciono, ma hanno uno stile decisamente diverso. Quello francese mi sembra più misto, hanno abiti classici, ma anche molto casual.

Come vivi i complimenti dei ragazzi?
Prima di iniziare a fare il modello, non conoscevo ragazzi gay. Poi le cose sono cambiate, e anche in fretta. Ne conosci davvero tanti. Ricordo il mio primo lavoro, quando il truccatore mi disse: “Sei proprio bono!”. Ero un po’ confuso, e non sapevo cosa dire. Poi mi sono abituato, e la cosa mi fa piacere. Un complimento è un complimento, e mi piace avere i gay come amici :)

Fai attenzione a quello che mangi?
Assolutamente sì, anche se non dipende esclusivamente dal mio lavoro. Anche prima di fare il modello facevo molto sport, e quindi già prestavo attenzione ai miei pasti. Penso che la salute del corpo sia fondamentale. E poi è anche un modo per stare meglio.

Interviste/ Luis Kelling: "La moda è Parigi, ma amo gli stilisti italiani". by you.

In bocca al lupo, Luis.

luis8 by you.

Luis Batalha è nato 19 anni fa a Porto, in Portogallo. Nonostante l’età, ha iniziato ad affacciarsi nel mondo della moda dalle superiori. Gli inizi, come spesso avviene con gli under 18, sono stati “amatoriali”: ma è stato grazie ad una sfilata di studenti, che è stato notato e contatto da un’agenzia di Leiria. Due anni dopo, durante l’ultimo anno di scuola superiore, viene preso da un’agenzia più grande a Lisbona: è qui che inizia la sua vera carriera professionale. Luis è stato per un periodo a Milano, ma il problema, qui, è che tutti continuavano a dirgli che dimostrava meno anni (e in questa occasione ha imparato la prima parola italiana: “piccolo”, visto che tutti la usavano per definire il suo look). In Portogallo ha sfilato per José António Tenente, alla settimana della moda di Lisbona ed è stato protagonista di una pubblicità televisva per il McDonald’s. E’ attivo sopratutto nel suo Paese, anche se spera di poter presto viaggiare di più. Attualmente è rappresentato in Portogallo dalla Karacter, in Italia dalla Elite Milano e da una agenzia minore in Germania. Luis, che intanto frequenta l’università, è felicemente fidanzato. Qui le sue foto.

Sei portoghese, ma come molti modelli sarai chiamato a viaggiare. E’ scontato dire che la cosa non ti dispiaccia..
Per niente. A volte penso che in futuro vivere in giro per l’estero sarà il mio stile di vita.

Il tuo Paese estero preferito?
Probabilmente l’Italia. Ci ho passato un bel periodo. Penso i momenti più belli in assoluto. La gente mi ha sempre aiutato, anche se non parlavo inglese, si sforzavano di farsi capire. E poi, agli italiani piacciono le feste, e ho incontrato belle persone.

luis5 by you.

Hai un’agenzia in Portogallo, una in Germania e una a Milano. In cosa differiscono l’una dalle altre?
Mentre con quella tedesca, a oggi, ho avuto pochi rapporti, quella italiana è molto famosa e per me è molto stimolante dover dimostrare quanto valga. Quella portoghese, invece, è un po’ la mia seconda famiglia. Mi trovo bene a lavorare con loro: mi rendono felice.

La cosa più strana che ti sia mai capitata ad una sfilata?
Una volta ho fatto una sfilata all’aperto, in una località montana. Prima della sfilata c’era il sole, ma poi ha iniziato a nevicare e noi dovevamo sfilare senza scarpe, con pantaloncini e t-shirt. E’ stato strano, oltre che freddo.

luis14 by you.

La parte che preferisci nelle sfilate?
Non mi piace quella che precede la sfilata: tutti vanno di corsa e sono stressati. E alcuni sono pure di cattivo umore. Sicuramente preferisco sfilare sulla passerella, e sentire l’adrenalina. Ma anche la fine non mi dispiace, quando le persone che all’inizio erano di cattivo umore iniziano a sorridere. Per non parlare della festa finale, tutti insieme.

Che rapporto hai con gli altri modelli?
Mi considero un ragazzo amichevole, quindi non ho mai avuto problemi particolari. Quindi direi che sono buoni.

Come ti senti a essere un oggetto del desiderio per maschi e femmine?
Non mi pongo il problema. E poi non è sempre desiderio: spesso è una semplice curiosità sulla vita del modello. Comunque non mi dispiace nessuna delle due cose.

luis3 by you.

Quanto conta la cura del corpo? Fai attenzione a quello che mangi?
E’ molto importante, non solo essere in forma, ma sentirmi a mio agio con me stesso. Faccio palestra ogni giorno, anche solo delle flessioni o degli addominali, oppure una corsa di mezz’ora nel bosco o al mare.
Delle calorie non mi preoccupo molto, ma se posso, evito cibi ipercalorici

Pensi mai a cosa farai dopo aver lavorato come modello?
Vorrei lavorare nel settore del marketing o delle comunicazioni sociali. Nel primo anno di università ho studiato contabilità, ma mi sono reso conto che non faceva per me. Mi piacerebbe approfondire anche lo studio del teatro e del cinema.

Che consiglio daresti ad un ragazzo che vuol diventare un modello?
La cosa più importante, secondo me, è avere fiducia in se stessi. Senza, non si va da nessuna parte. Prima di dimostrare agli altri che vali, devi esserne convinto tu stesso. Altra cosa: essere in forma e tenere al proprio corpo non è una cosa da ragazze. Prendetevi anche cura della vostra pelle, e curate il vostro aspetto. Infine: siate voi stessi.

Ronaldo, come te, è portoghese. Vuoi diventare un sex-symbol come lui?
Bella domanda. Non c’è niente di male ad essere dei sex-symbol, anche se poi è difficile trovare l’amore vero. Direi che rispetto a Ronaldo vorrei essere più intelligente e umile. Comunque mi piace essere me stesso, e so che un giorno tutto ciò sarò finito. E quando non potrai più usare il tuo corpo (o le gambe, come nel caso di Ronaldo), so che conterà molto quello che hai dentro alla testa. Quindi direi che non mi sento proprio come Ronaldo.

In bocca al lupo, Luis. (English version is here)

Interviste/Timmy Bryan, tra un Abercrombie e l'altro. by you.

Timmy Bryan ha 20 anni e il suo ingresso nel mondo della moda è avvenuto per caso. Di nazionalità norvegese, stava facendo una gita a Washington, quando venne notato dal responsabile di un’agenzia di moda. Il resto lo ha fatto il suo volto. Lo scorso anno è stato protagonista della campagna della giapponese “Uniqlo”, ma probabilmente l’esperienza principale è stata, nell’estate del 2008, con Abercrombie & Fitch, marchio cult in tutto il mondo. E i signori di Abercrombie sono rimasti soddisfatti di lui: Timmy, infatti, prenderà parte alla campagna estiva 2009. Il lavoro a cui tiene di più sarà pubblicato tra una settimana sull’edizione Spring di Time Out New York Magazine, con abiti che ha molto apprezzato. Timmy, il più giovane di sette figli (ha 4 sorelle e 2 fratelli), si è da poco trasferito a New York, dove è stato preso in consegna dalla potente agenzia Ford Models. E’ felicemente fidanzato. Mi risponde tra un casting e l’altro. Qui tutte le sue foto.

La tua carriera è iniziata con un colpo di fortuna. Che consigli ti senti di dare a chi vuol fare il modello?
Gli suggerirei di andare ad un incontro, per farsi vedere, con delle semplicissime Polaroid. Non sprecate i soldi in foto proefssionali, prima di essere presi da un’agenzia. Quando un’agenzia deciderà di farvi un contratto,  saranno loro a pensare a tutto, incluso il look e le foto.

La cosa che preferisci di questo lavoro?
Vedere il dietro le quinte di un servizio fotografico. Molta gente non sa quante persone vi lavorino. Si guarda una foto, per 10 secondi, e si volta pagina. Per me è diverso: ogni volta che osservo una foto, mi ricordo del lavoro che si è fatto per arrivare a quel risultato. 

Che rapporto hai con gli altri modelli?
Vivo con quattro di loro, e siamo ragazzi normalissimi, cui piace andare alle feste. Andiamo d’accordo e non sentiamo la competizione tra di noi.

Interviste/Timmy Bryan, tra un Abercrombie e l'altro. by you.Interviste/Timmy Bryan, tra un Abercrombie e l'altro. by you.

Molta gente pensa che i modelli guadagnino tanti soldi. Spesso non è vero. Sei soddisfatto di ciò che guadagni?
Buona parte dei modelli uomini guadagnano la metà delle donne. Fortunatamente lavoro con clienti dei cataloghi, che offrono un’ottima paga giornaliera. Quindi direi che non mi posso lamentare.

Raccontaci la tua giornata tipica quando non sei impegnato nelle sfilate.
Sveglia alle 9 e colazione ricca di proteine. Poi vado in palestra per un’ora, e dopo corsa nel parco. A quel punto ci sono i casting. Tra una cosa e l’altra mi vedo con un amico per un caffè; poi torno a casa per scrivere, disegnare o studiare le lingue. In serata mi piace andare per locali con i miei coinquilini.

Ti fa piacere ricevere molti complimenti?
Sì, mi fa piacere, ma non ci faccio caso. Ci sono moltissime altre cose più importanti dell’aspetto, secondo me.

Abecrombie è una delle marche preferite dai gay. Che effetto ti fa sentirti desiderato dai ragazzi che vedono le tue foto?
Il mio lavoro è essere desiderato dalle persone che vedono le mie foto. Non posso controllare chi le guarda, e quindi non potrei mai giudicare chi le apprezza o meno.

Stilista preferito?
Tom Ford e John Galliano.

Sei mai stato in Europa?
Ad aprile sarò in Grecia. Quindi, Europa, occhio che sta arrivando Tim Bryan :-)

Interviste/Timmy Bryan, tra un Abercrombie e l'altro. by you.

Trovi che sia più difficile, per te, costruire una relazione duratura? Penso ai viaggi che devi fare, e al fatto che sei circondato da molta bellezza.
Attualmente vivo una relazione a lunga distanza. Per fortuna, entrambi ci possiamo permettere di viaggiare e di vederci ogni due settimane.

In bocca al lupo, Timmy. (English version is here).

Interviste/ Pawel Bednarek, da Varsavia a Londra. by you.

Da oggi riprendo le interviste a modelli internazionali, più o meno noti. Compatibilmente con i miei e i loro impegni, vorrei cercare di presentare regolarmente giovani talenti delle passerelle, per raccontare, anche se in maniera sintetica, la loro vita nel mondo della moda.

Pawel Bednarek ha 22 anni. Originario di Varsavia, ha studiato progettazione grafica. La sua carriera è iniziata due anni fa. Oggi vive a Londra, dove ha già iniziato a cercare un lavoro alternativo, che compensi i periodi di inattività nella moda. Qui una sua selezione di foto.

Interviste/ Pawel Bednarek, da Varsavia a Londra. by you.

Pawel, come è iniziato tutto?
La mia non è la classica storia da Cenerentola, che viene scoperta per caso in strada. Ho mandato ad alcune agenzie delle mie foto, molto divertenti: le avevano scattate i miei amici a delle feste. Pochi giorni dopo sono stato contatto dalla Orange Model Agency di Varsavia. Da là, è arrivato un contratto con la FM di Londra. Direi che poi ho iniziato subito a lavorare e a viaggiare.

E veniamo subito al lato positivo del tuo lavoro.
Sì, assolutamente. Ho girato buona parte del mondo e non posso negare che la cosa mi piaccia.  

Read the rest of this entry »

Trucchi d'autore. by you.

Che Federico Moccia sia un caso sociologico, in positivo o negativo, è innegabile. Io non ho mai toccato niente che fosse stato scritto da lui, e non per chissà quale preclusione nei suoi confronti. Forse perché sento che difficilmente mi riconoscerei nelle sue storie. Ma è un dato di fatto che i suoi racconti abbiano fatto sognare orde di teen. Il perché lo spiegano gli Alberoni di turno. C’è un’intervista che aiuta bene a capire questo “fenomeno” letterario. L’ha realizzata Mariano Sabatini, giornalista 36enne, collega multitasking, come l’ho definito. Uno di quelli cui ogni definizione sta stretta. Autore di programmi come “Tappeto Volante” e “Unomattina”, ha rubriche su giornali diametralmente opposti, dal serioso Italia Oggi al più leggero Eva 3000, passando per l’attualissimo Metro. Se vedo il suo curriculum mi chiedo dove abbia trovato il tempo di fare due figlie. Ovviamente a me sta simpatico perché passa spesso da queste parti. L’intervista fa parte di una serie di libri ( “Trucchi d’autore” e “Altri Trucchi”: si comprano qui), in cui sono passati sotto la lente d’ingrandimento 100 scrittori, italiani e non. Da Brizzi a Buttafuoco, passando per Cunningham, Mazzucco, Orengo, Parrella, Camon, Ferrante, Deaver, Santacroce, Lansdale, Veronesi. Ecco alcune delle risposte di Moccia.

Niente computer?
Solo per prendere appunti
I telefoni?
Spento tutto, tranne una linea riservata a pochissimi.
Blocchi, incubo della pagina bianca?
A volte posso non aver voglia di scrivere e allora fatico di più e so già che dovrò correggere quello che ho scritto.
Libri per ispirarsi?
No, li ho letti prima, magari tanto tempo fa e qualcosa come tutto ciò che fa piacere ricordare, resta.
Per quale scrittore prova invidia?
Per nessuno, ammirazione tanta, per Hemingway e Fitzgerald.
Metodo di scrittura?
Prima passeggio e raccolgo idee, poi me le segno, poi faccio una scaletta poi scrivo tutto il romanzo poi lo correggo più volte.
Quante pagine produce in un giorno?
Da cinque a quaranta quando inizio a scrivere.
Scrittori si nasce o si diventa?
Credo che si nasca con questo desiderio e poi ci si diventi veramente dandogli retta.
A chi fa leggere in anteprima?
Quando è finito il libro lo faccio leggere ad una persona fidata.
In quanto tempo è pronto un suo romanzo?
Da sei mesi a un anno ad anche di più.
Rituali di inizio e fine lavoro?
Accendo la radio e inizio a scrivere. Quando finisco la spengo. Quando poi ho finito proprio tutto il libro vado a fare un giro in motorino, vago senza meta, mi prendo un caffè o una granita e per un pomeriggio faccio un po’ il turista, magari mi compro una cosa semplice e mi godo il tramonto pensando a quello che mi passa per la testa, così con un sorriso leggero…
I suoi personaggi, di solito, sono ricalcati su persone reali?
Assolutamente sì, prendo spunto da persone che conosco o ho incontrato o semplicemente visto e da lì spicco il volo, certo molto di quello che racconto è in più rispetto alla loro vera vita… Ma è quello che aggiungo che mi diverte. La loro esistenza mi aiuta nell’immaginazione e nello scrivere.

Ho un solo dubbio: sei mesi/un anno per “Tre metri sopra il cielo”?

Pierre Fitch intervistato da river. by you.

Il canadese Pierre Fitch, classe 1981, è un volto ormai molto noto nel mondo del porno gay americano. Ex attore per la potente “Falcon Studios”, dopo essersi svincolato dalla casa di produzione che lo ha lanciato, ha iniziato a muoversi da solo, creando la Fitch Media. Si è aperto un blog, che cura con aggiornamenti regolari e foto dalla sua vita professionale e privata. E’ stato fidanzato per tre anni con la pornostar Ralph Woods. Il suo cognome è stato cambiato in Fitch, perché è un grande appassionato di Abercrombie & Fitch – oltre che di tatuaggi. Il web è popolato di numerosi suoi fan club. Il suo ultimo film – si può comprare qui (link vietato ai minori di 18 anni) - si intitola “Una notte con Pierre Fitch”. Intervistarlo non è stato facile, visti i suoi impegni: non ce la fa a stare dietro alle richieste che gli arrivano da tutto il mondo. Ringrazio Marco per l’aiuto e il lavoro da ambasciatore :)

Quasi tutte le pornostar hanno un loro sito vetrina. Tu hai un blog, che aggiorni spesso. Lo fai per ragioni pubblicitarie o perché ti diverti?
Posso dirti che tutte le cose che faccio, le faccio perché mi va. Non riuscirei a impegnarmi così tanto tempo solo per farmi pubblicità. E poi la pubblicità dopo un po’ finisce, mentre le persone che ho conosciuto grazie al blog sono miei grandi fan, amici, e so che continueranno ad esserci. Mi fa anche piacere far vedere alla gente che a conti fatti ho le loro stesse paure e speranze, e che facciamo una vita molto simile.

Sei fidanzato. Il tuo ragazzo non è geloso dei tuoi film?
Per niente. Prima di iniziare una relazione con una pornostar, sai cosa ti aspetta ;) Quindi non può essere geloso, perché non gli ho mai nascosto niente.

Pierre Fitch intervistato da river. by you.

Perché hai deciso di lavorare nel porno? Ti diverti ancora?
Mi è sempre piaciuto essere davanti all’obiettivo, e agli inizi ero affascinato dalla tecnologia che mi permetteva di essere presente su molti siti per adulti. Anche se di fondo sono estremamente timido, allo stesso tempo ero attratto dall’idea di ballare nei locali e di essere ripreso. Adesso sono finalmente padrone della mia carriera e di tutto ciò che faccio, inclusa la vendita di Dvd. Quindi mi diverto molto.

Che ne pensi del sesso bareback nei film porno?
Il sesso non protetto non è sicuro, nella vita di tutti i giorni e nei film. Non penso che la gente che vede i film di questo tipo, poi imiti gli attori. Penso che il pubblico sia molto più intelligente. Comunque a me il bareback non piace.

Sei mai stato in Italia?
Mai. E’ un invito? :)

Pierre Fitch intervistato da river. by you.

La richiesta più insolita che ti abbia fatto un fan?
Non me ne arrivano molte, anche se sono una persona di ampie vedute. Sul blog, ad esempio, non ho mai dovuto cancellare niente. E’ un bel risultato. Certo, poi può capitare che mi chiedano del seme congelato, anche se la cosa non mi interessa. Non lo faccio, ma non giudico nessuno.

E’ più facile essere attivo o passivo in un film?
E’ come con i gusti dei gelati. Molto dipende dagli attori, piuttosto che dalla posizione che si assume con loro.

Un altro lavoro che ti piacerebbe fare?
Nessuno, perché sto già facendo quello che mi piace.

Pierre tra 10 anni: dove ti vedi?
Spero di sopravvivere :)

Ti sei mai rifiutato di girare una scena?
Forse sono stato fortunato, ma non ho mai dovuto dire di no.

P.S. Un bacio a tutti i ragazzi italiani che mi hanno letto!

Pierre Fitch intervistato da river. by you.

Della vicenda del forum di “NemicidiMaria”, chiuso per protesta dopo che Mediaset ha fatto cancellare da Youtube tutti i filmati relativi ad Amici, ho già scritto. E se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che dietro alla cancellazione dei video ci fossero ragioni economiche, proprio ieri mi arriva un comunicato stampa in cui si annuncia la partnership tra Msn e Mediaset per la diffusione di contenuti multimediali. Adesso è possibile vedere i migliori filmati di Amici collegandosi a Msn (vedi foto a lato foto iniziativa). Iniziativa che si aggiunge a quella di Rivideo, il canale a pagamento dove saranno diffusi i video Mediaset. Per capirci qualcosa, River ha intervistato Etabeta, la creatrice del forum Nemicidimaria. Forum che nasce il 5 marzo 2004, si avvale dell’aiuto di 12 collaboratori, con 1323 utenti registrati. Il canale su Youtube con i video di Amici – quello cancellato su richiesta di Mediaset – era diventato il 40esimo nella classifica mondiale.

Da quello che mi è sembrato di capire, Mediaset ha ordinato a Youtube di cancellare tutti i video di Amici. O solo quelli caricati da voi?
Per quanto ad oggi ci risulta, al momento è stato rimosso il solo canale di “Etabetabetissima”: facile pensare che abbiano voluto colpire il canale più noto e popolare nella rete. Non abbiamo notizia certa di una segnalazione Mediaset ma, anche qui, è facile presumere una azione pensata a tutela dei propri copyrights, che, sia chiaro, qui nessuno contesta. Ciò che lascia quantomeno perplessi è la tempistica di tale rivendicazione, avvenuta, letteralmente, all’indomani della fine della settima stagione della trasmissione. Una questione non giuridica, ma come già scritto di fairplay nei confronti di avversari “Nemici” che non hanno fatto altro che da (gran)cassa di risonanza ad uno show altrimenti povero di spunti ironici e godibilità. Che gli autori e l’entourage tutto di Amici, non ne siano consapevoli è cosa tanto strana da risultare, francamente, improbabile. Tanto più che Chicco Sfondrini, per sua stessa ammissione a un nostro moderatore, legge il nostro forum e si diverte pure, e che ci conoscano e ci ritengano popolari lo dimostra il fatto che hanno citato Nemici nel libro “Ad un passo da Sogno” da loro scritto. Senza contare che i ragazzi di Amici ci hanno citato spessissimo durante i pomeridiani, sia per i soprannomi che troviamo loro, sia per i fotomontaggi che li vede protagonisti. Federico, il vincitore dell’anno scorso, portò un nostro fotomontaggio addirittura nella trasmissione Verissimo. Cosa poi possa accadere in questi giorni, non è dato saperlo, non possiamo sapere se altri canali coi medesimi contenuti verranno censurati. Anche se l’azione parrebbe alquanto “mirata”…

Perché avete deciso di chiudere il vostro forum?
La chiusura e’ stata concordata con tutto lo staff dei collaboratori, per dare alla epurazione del Canale tematico di Youtube la giusta dose di risonanza nel Web. La indubbia notorieta’ del nostro sito/forum ha gia portato numerose manifestazioni di solidarieta’ nel mondo collegato alle nostre iniziative nonostante la sofferta decisione presa per protestare contro l’inopportuna decisione dei rappresentanti RTI di colpire il canale anche nell’archivio storico delle passate edizioni, che con il businnes Rivideo (il canale a pagamento Mediaset con i video, ndr) non c’entrano nulla. Sarebbero bastati pochi contatti civili per ottenere una meno drastica soluzione del caso copyright.

Lo riaprirete?
Riapriremo il sito solo per pubblicare documenti multimediali di protesta e di scherno alla impopolare presa di posizione di Golia vs. Davide cercando in tal modo di aprire gli occhi ai numerosi adolescenti che utilizzavano il materiale prelevato gratuitamente per incensare attraverso i Fan clubs i loro idoli di cartapesta. Di certo non compariranno piu’ video in chiaro, ma solo eventuali link che condurranno al pagine di particolare interesse o curiosita’ sempre a tema con il sito.
337737_Serranda
Amici: un fenomeno, a giudicare dai dati di ascolto dell’ultima edizione. Cosa non va, secondo te, nella gestione del programma?
Il programma sarebbe facilmente migliorabile recuperandone la sua iniziale formula e abbandonando il crescente trash programmato che ha inquinato le 3 ultime edizioni di Amici relegandolo negli spettacoli televisivi diseducativi e illusori per migliaia di ragazzi che vedono nel format la facile risoluzione alle loro speranze pseudo artistiche. L’dizione appena terminata ha beneficiato di una diffusa informazione nella rete internet, sempre e facilmente accessibile 24 ore su 24. A contribuire a questa successo di ascolti voglio pensare che anche noi come informatori/diffusori online di materiale pubblicitario mirato alle vicende del programma, siamo stati un mezzo per avvicinare ad Amici tutti quelle persone impossibilitate per varie ragioni a seguire il programma nei tempi canonici di diffusione televisiva. Visto il giro d’affari e la solerzia nel volersi riappropriare di immagini e video verrebbe da dire: nulla! In termini mediatici ed economici, il programma è una macchina infallibile. Quanto alla gestione prettamente “di spettacolo”, parecchie sarebbero le cose da rivedere, ma a noi va bene così. Noi non puntiamo alla censura Amica, anzi, incoraggiamo i comportamenti zanforliniani e sfondrinistici. Guai se non fossero così.

Cosa ne pensi delle denunce dell’Adoc in merito alla regolarità del programma?
Forse basterebbe una sola parola: PONGO. Il Pongo, che sta a significare l’estrema (?) malleabilità, modellabilità dei vari regolamenti “amiciani”, da solo vale a giustificare tutto ciò che è denunciabile ,ivi compreso il costumista promosso a stilista della sig.ra De Filippi.

Aurelio Mancuso, 45 anni, è, dal maggio del 2007, il presidente nazionale di Arcigay. A lui un compito tutt’altro che agevole: gestire un’associazione dalle molte ramificazioni territoriali, ognuna con i suoi vertici, le sue esigenze, le sue richieste e, a volte, i personalismi dei singoli presidenti (penso al caso romano). Nel 2006 è uscito polemicamente dai Ds, dopo 25 anni di adesione al partito: una decisione difficile, maturata in seguito “all’appiattimento del partito sulle posizioni cattoliche”. Mancuso, nella sua carica di presidente, ha preso il testimone da Franco Grillini e, in questa intervista, non si nasconde dietro ad un dito, quando gli faccio osservare delle liti che spesso dividono il movimento omosessuale. Anzi, sostiene la necessità di una nuova fase, più “unita”, in cui si possa far nascere una vera lobby Glbt, che riesca a far pesare le sue esigenze in Parlamento. Un po’ come avviene in America.

Parto dalla campagna elettorale romana: perché, secondo te, Franco Grillini ha insistito cosi’ tanto sul puntare il dito contro Rutelli? Imma Battaglia ha parlato di attacchi eccessivi, e ha detto che sosterrà Rutelli.
Voglio chiarire subito che se anche non ci fosse stata la candidatura di Franco Grillini, come Arcigay non avremmo mai potuto sostenere Rutelli, che è il nostro peggior avversario nel centro sinistra. Bisogna avere memoria e rammentarsi quante volte questo fiero difensore del Vaticano è intervenuto contro il riconoscimento dei nostri diritti. Imma Battaglia ha fatto una scelta che rispetto, ma che non condivido. La nostra critica non si ferma a quando Rutelli ha tolto il patrocinio al World Pride di Roma del 2000, ma si estende a tutta la sua azione di questi anni, che può essere comodamente visionata nelle rassegne stampa. Comunque molti gay e lesbiche voteranno Grillini come sindaco e sceglieranno una lista della sinistra o del centrosinistra, insomma attueranno il voto disgiunto. L’imponrtante è che non vinca Alemanno, ciò il rappresentante della peggiore destra omofoba italiana.

Secondo te perché ci sono dei gay che scelgono il centrodestra? La trovi una scelta incomprensibile?
Più che incomprensibile, suicida. Il centro sinistra e la sinistra hanno forti responsabilità rispetto al fatto che non è stato approvato alcun provvedimento a nostro favore, ma il centro destra ogni giorno non perde occasione per manifestare tutta la sua omofobia. Votare chi ci vuole dichiaratamente discriminare non è certamente un atteggiamento positivo.

Perché il nostro Pd, sul tema dei diritti dei gay, è cosi’ distante dai democratici americani?
Perché il progetto di un partito democratico in Italia si è per ora risolto in un incontro tra le vecchie culture comuniste democratiche e quelle delle varie anime cattoliche. Il tema dei diritti civili è ancora visto come una questione marginale, invece se non avanzano insieme diritti sociali e diritti civili la società non migliora, come dimostrano tutte le politiche messe in campo dai partiti socialisti europei. C’è poi da dire che negli USA la tradizione sui diritti civili è ben diversa da quella italiana. Speriamo che con il tempo anche il PD acquisisca quella volontà politica che lo faccia diventare davvero un partito moderno.

Il politico italiano più omofobo e perché.

Ce ne sono molti. Certo il più trucido continua ad essere Caldaroli della Lega, che forse è così accanito per nascondere sue turbe personali… Segue a ruota Volontè dell’UDC, un vero baciapile reazionario che non perde occasione per attaccare la nostra dignità.

Perché molti gay hanno l’impressione che le diverse associazioni omosessuali siano spesso in contrasto e lotta tra loro?
E’ un impressione corretta. Dentro il movimento lgbt italiano si litiga spesso. Poi ora che sono entrati in crisi sicuri riferimenti politici, la situazione si è fatta ancora più complicata. Credo che il movimento debba smettere di guardare al suo interno e debba invece recuperare una profonda sfiducia serpeggiante dentro il popolo gay. Come Arcigay ci stiamo ponendo il problema e nel prossimo periodo cercheremo di attuare una strategia completamente nuova. C’è bisogno che nasca la vera lobby sociale per far sì che finalmente contiamo davvero in questo curioso e faticoso paese. Ma anche le associazioni devono cambiare profondamente atteggiamento, prima fra tutte Arcigay. Il tempo dell’attenzione alla politica è finito, bisogna pensare a noi stessi a costruire una solida e diffusa comunità.
arcigay
Cosa farà secondo te Walter Veltroni sul tema delle unioni civili gay?

Intanto dipenderà da quale risultato avrà il PD. Pesa poi la presenza di una agguerita pattuglia di deputati e senatori cattolici. Già ora la Binetti ed altri dicono che non voteranno mai una legge sulle unioni civili. Insomma il quadro è complicato e non sono per niente ottimista. Come Arcigay guardiamo in avanti, e ci vogliamo preparare a rendere la forza dei gay davvero pesante, percepita come coesa e determinata a contare. Certo bisognerà comunque fare i conti con il PD, perché è indubbio che sarà il più grande partito del centro sinistra. Anche in questo caso però ognuno svolga bene il suo compito in modo distinto. Noi dobbiamo rappresentare le istanze concrete dei gay e delle lesbiche, loro avanzare proposte e soprattutto renderle praticabili in Parlamento.

Franco Grillini è soddisfatto. I sondaggi degli ultimi giorni lo danno al 2,5-3%. Una piccola vittoria, in una sfida elettorale che, a Roma, vede correre 14 persone per la poltrona di sindaco. Mentre molti candidati – al di fuori dei big Rutelli ed Alemanno – sostengono, con quel tanto di sfacciataggine politica che non fa mai male, di poter arrivare al ballottaggio, Grillini è stato onesto, sin da subito. “Voglio raccogliere più voti possibili, per far valere la nostra laicità in caso di ballottaggio”, ha detto. Ma, soprattutto, per portare sul piatto da servire a Rutelli, in caso di ballottaggio, il registro delle unioni civili. Un boccone che sarà sicuramente amaro per il candidato del Pd che, in più di una occasione, ha detto che la questione delle unioni civili non compete ai comuni, ma al Parlamento. River ha intervistato Grillini, nel giorno della chiusura della sua campagna (grazie a Stefano per l’aiuto).

Partiamo da quella che ha definito campagna acquisti: Imma Battaglia e Cecchi Paone sosterranno Rutelli. Perché secondo lei i gay non riescono a compattarsi intorno ad un nome storicamente legato alla difesa delle loro problematiche?
A mio parere i gay si sono compattati attorno alle loro problematiche e hanno compreso la mia candidatura. Ho ricevuto il sostegno da decine e decine di attivisti, militanti o semplici simpatizzanti e da pressoché tutto l’associazionismo glbt. (link: http://www.arcigay.it/sosteniamo-forza-franco-grillini-sindaco-roma). I due nomi che fai corrono da soli, questo non significa che non abbiano diritto a pronunciarsi, ma il loro rimane solo un punto di vista isolato.

Cosa pensa dei gay che votano a destra?
Sono necessari alla battaglia comune per i diritti gay. E’ anche grazie a loro se le democrazie cristiane nord europee hanno votato a favore delle unioni civili. Tuttavia in Italia a parte poche eccezioni come Gaylib, che appoggia la mia candidatura, potrebbero fare molto di più facendo pressione sulla loro parte politica che è la più omofoba d’europa e meriterebbe uno stimolo molto forte e deciso, che invece non ha. Ovviamente, dal mio punto di vista, la soluzione delle questioni gay, e non, può venire solo da sinistra.

I sondaggi parlano, nel suo caso, di una percentuale compresa tra il 2,5% il 3%. Visto che, quasi certamente si andrà al ballottaggio, quale sarà la sua prima richiesta che farai a Rutelli in caso di incontro?
Un registro per le unioni civili. E’ il suo tallone d’achille: quando era alla Camera diceva di no, ora che corre per il Comune sostiene che la questione sia di competenza della Camera. Gli chiederò garanzie precise di una amministrazione laica.

Se Rutelli dovesse dire “no” al registro delle unioni civili, lo sosterrà comunque?
Decideremo il da farsi, democraticamente, insieme ai miei sostenitori, la sera del 14 aprile. So comuque che Rutelli sta già cercando sostegno al centro, nella Rosa Bianca, i neodemocristiani…

Paola Concia, Ivan Scalfarotto, Andrea Benedino: i gay nel Pd. Riusciranno ad avere la meglio sull’ala teodem del partito?
Sono tre contro 120 parlamentari cattolici che il Pd eleggerà. Valutate voi.

Massimiliano De Marco, detto Maximo, classe 1969, per chi ama le etichette è “il candidato gay” dell’Udc. E’ anche un uomo dal passato sui generis, sicuramente non in linea col classico curriculum di un candidato del partito di Casini: autore di video dove la religiosità è trattata in maniera “poco ortodossa”; gestore di un privè gay; protagonista di foto hot. Amico di Claudia Koll, oltre che regista del film “Petali di Rosa”, interpretato dalla stessa attrice, ha iniziato insieme a lei un “cammino di conversione”. Maximo è candidato nella posizione numero 23 al Comune di Roma, nella lista dell’Udc per Ciocchetti sindaco. River-blog lo ha intervistato (grazie alla redazione di Notizie Gay per la segnalazione del personaggio), e ha scoperto – con suo grosso stupore – che Maximo non ha nessun problema a dire di essere a favore delle unioni civili, anche dei gay.

Sei stato definito l’unico candidato omosessuale dell’Udc. Non vedi una contraddizione nell’essere gay e nel correre per un partito che si è schierato contro le unioni gay?
L’Udc è l’unico partito con valori cristiani in cui credo fermamente. Gesù disse: “che merito abbiamo se amiamo chi già ci ama?”. Il merito è amare chi non ci ama e indurli a capire. Con questo non dico che l’Udc odia i gay, semplicemente non riescono a comprendere, perche’ nessuno sino ad oggi ha cercato un dialogo con loro. Questo è ciò che sto facendo e che continuerò a fare.

C’è chi sostiene, tra le associazioni omosessuali, che i gay che votano a destra non siano coerenti. Tu che ne pensi?
In quale partito c’é la coerenza? Tra i vari schieramenti la sinistra e la destra sono peggio perché giocano con l’inganno, hanno governato per anni, hanno fatto tante promesse, e non hanno mantenuto mai niente. Questa la chiami coerenza?

Sei stato protagonista di foto hot e hai gestito un gay privè. Resistenze dal mondo dell’Udc?
In passato sono stato un brillante imprenditore di locali gay e non. Ne ho aperti ben 10 in tutta Roma: penso che questa citta’ abbia bisogno di giovani imprenditori per rilanciare il turismo, anche se vanno abbattuti gli iter burocratici e favorita la liberalizzazione delle licenze per dare piu’ opportunita’ ai giovani. Non vedo cosa potrebbe importare ad un partito la tipologia di locali che ho aperto: ho sempre lavorato onestamente ed e’ questo ciò che conta. Ho aperto a Roma la prima discoteca apertamente gay nel centro (il Maximilian multiclub), in anni in cui la gente aveva paura solo a dire che era gay. Io quando credo in qualcosa non ho paura di niente, non sopporto la vigliaccheria. La stampa ha esagerato con le foto hot, io non sono mai stato un porno attore, sono stato semplicemente un artista un po’ “ribelle”, che cercava di dare voce a problemi sociali. La mia non e’ mai stata una “provocazione gratuita”. Ho realizzato un calendario contro il terrorismo dopo l’attacco delle Torri Gemelle in America e mi sono fatto fotografare come un angelo nudo caduto sulla terra, ricoperto di sangue per essere stato colpito a morte. Ho realizzato un video musicale contro lo sfruttamento della prostituzione ed uno contro l’omofobia parlando di un amore incompreso tra due ragazzi. Sono stato il primo ed unico artista a subire tre censure in Italia solo perche’ viviamo in un paese di finti perbenisti. Oggi non rinnego il mio passato ma userei un atteggiamento piu’ amorevole e meno aggressivo per comunicare i disagi sociali. Questo perche’ solo da un anno ho incontrato Gesu’ nella mia vita e ho compreso cosa significa davvero amare il prossimo e dare tutto per gli altri. Il mio cammino di conversione e’ un qualcosa di cosi’ intimo che non mi sarei mai aspettato che venisse messo al bando dai media come hanno fatto in questi giorni con me! E’ una grande sofferenza, ma da quando ho compreso cosa ha passato Gesu’ durante la sua passione, non ho alcun rancore verso nessuno.

Tu cosa ne pensi delle unioni civili per persone dello stesso sesso?
Tutti gli esseri umani in un Paese democratico e civile devono avere gli stessi diritti civili e giuridici.

Hai affermato: “Tra le varie comunità quella GLBT e’ fra quelle che fa più gola ai politici… ma che subito dopo le elezioni vengono ricacciati nel loro ghetto a tacere..”. E l’Udc cosa è pronto a fare
per la comunità Glbt?

Sono certo che l’Udc sul piano civile e giuridico saprà far valere la giustizia e la democrazia. Io sono qui per battermi per il riconoscimento dei pari diritti per tutti.

Al secondo turno delle elezioni comunali, a Roma, si prospetta una sfida tra Alemanno e Rutelli: tu per chi voterai?
Ancora Rutelli? No grazie! Alemanno neanche a pensarci. Ho imparato a scrivere solo un nome: Luciano Ciocchetti.

Cosa ne pensi del candidato sindaco Franco Grillini?
Mi hanno molto infastidito le sue affermazioni su papa Giovanni Paolo II. Un politico che non ha rispetto non merita di rappresentarci. Inoltre, non condivido la sua lobby di potere basata sull’associazionismo. Io sono contro l’associazionismo perche’ e’ ghettizzante e sono a favore della liberalizzazione di ogni cosa. Comunque penso sia importante il dialogo, l’unione, cosa che non c’e’ mai stato nella comunita’ glbt e questo dipende anche da chi e’ stato al governo. Ho letto il suo programma da sindaco di Roma, parla ossessivamente di laicita’, di aprire spazi ai naturisti…con tutti i problemi che ci sono, penso che un sindaco dovrebbe affrontare ben altre emergenze! Roma e’ al primo posto in Europa per gli omicidi a carattere omosessuale: questo e’ un problema serio. La vita va tutelata prima di ogni altra cosa,  il bullismo nelle scuole andrebbe combattuto aspramente insegnando cosa significa la convivenza. Questi e tanti altri sono i problemi seri che riguardano la vita di tutti. Io ho vissuto e combattuto per la comunita’ Glbt e per i giovani di questa citta’ per piu’ di 20 anni e so quali sono le vere priorita’. Per questo vorrei istituire tre commisioni tecniche al Comune: una per le problematiche giovanili e il mondo artistico per dare piu’ possibilita’ nel mondo lavorativo; una per il mondo cristiano, per non perdere quei valori importanti che aiutano al dialogo e alla comprensione reciproca; e una per la comunita’ glbt e le minoranze sociali per combattere le discriminazioni e vivere in una citta’ che sia davvero una capitale europea.

Com’è la vita vista attraverso gli occhi di un sieropositivo? Me lo chiedo spesso, occupandomi qui e là di Hiv e di campagne di prevenzione in giro per il mondo. Grazie ai commenti di questo blog – spesso un mondo di umanità in pillole – sono entrato in contatto con Davide (il nome è di fantasia, perché non ha parlato a tutti della sua condizione). Si discuteva di sesso non protetto. Gli ho chiesto di parlarmi della sua malattia, sotto forma di un’intervista.

Davide nasce a Milano, nella seconda metà degli anni Sessanta e lavora come libero professionista nel settore della comunicazione. Compiere quarant’anni, per lui, è stato raggiungere un obiettivo importante: “Per la prima volta nella vita non c’era più nulla da dimostrare – racconta – avevo una professione, un reddito, una casa, un affetto stabile; avevo raggiunto un po’ di obiettivi insomma, e recentemente tutto questo sembrava diventato ancora più definitivo ed evidente, insomma ero convinto di potermi finalmente ‘godere il viaggio’, verso la vecchiaia”. Poi, un giorno, tutto cambia. Va a fare il test, dopo un paio di anni. E’ tranquillissimo. Là scopre “di aver vinto la lotteria della sfiga” e di essere sieropositivo.

Come è avvenuto il contagio?
Ovviamente con un rapporto sessuale non protetto. Ho sempre cercato di “ridurre il rischio”: da quando sono sessualmente attivo non ho mai deliberatamente accettato una cosa così folle come il passaggio di sperma, e per lungo tempo ho creduto che questa attenzione fosse sufficiente a ridurre significativamente il rischio. Col senno di poi è stato come confidare nel coito interruptus quale metodo anticoncezionale…Se c’è quindi un insegnamento è che non basta “non farsi venire dentro”: non so cosa succeda, probabilmente si tratta di emissioni non avvertite, o forse si tratta proprio di scambio attraverso microlesioni… ma insomma l’attenzione non basta, ci vuole il profilattico.

Riusciresti a individuare il momento preciso, il rapporto “incriminato” ?
Sì, direi di sì. È stato nel primo semestre del 2005. È una ricostruzione su forti elementi indiziari, ossia un legame causa-effetto abbastanza evidente, senza nessun sintomo evidente (non sempre ci sono), ma una immediata e inspiegabile prolungata febbre altissima, con spossatezza, insomma la battaglia del sistema immunitario… poi la vita è continuata tranquilla, senza stranezze che mi lasciassero sospettare alcunché, fino alla scoperta casuale qualche mese fa.

Continua qui.